La teoria della Gestalt
- Gli studi in ambito percettivo sono da ricondurre a Fechner che, con l'elaborazione di leggi matematiche, leggi di Fechner, che regolano il rapporto tra le sensazioni e le stimolazioni fisiche corrispondenti, diede origine alla Psicofisica.
- Alla psicofisica seguirono due indirizzi sperimentali, Psicologia sperimentale = branca della psicologia che si occupa del rapporto tra ciò che si percepisce e la realtà fisica dell'oggetto esterno: il comportamentismo e la psicologia della Gestalt.
- L'approccio gestaltico prende spunto dalla psicofisica, non individuando delle leggi matematiche ma cercando di scoprire delle leggi di carattere percettivo.
- Esso trova le sue radici nella fenomenologia, il cui massimo esponente è Husserl, disciplina filosofica che designa lo studio dei fenomeni in ambito filosofico per come questi si manifestano, nella loro apparenza, alla coscienza intenzionale del soggetto, indipendentemente dalla realtà fisica esterna, il cui valore di esistenza viene messo per così dire «tra parentesi».
- Si sviluppa agli inizi del '900, in particolare a partire dal 1912 in Germania, con la Scuola di Berlino di Wertheimer, Koffka e Köhler, in Austria, a Praga e a Padova, con Benussi, Musatti, Metelli e Kanizsa.
- La Gestalt, dunque, si sviluppa in un contesto europeo, soprattutto in Germania, in un periodo caratterizzato dall'avvento del nazismo; proprio per questo, molti teorici della Gestalt migrano negli Stati Uniti e portano le loro idee gestaltiste lì, contribuendo a dare un nuovo approccio che, insieme ad altre teorie, metterà in crisi il comportamentismo nei primi anni ’60.
- La psicologia della Gestalt è una corrente psicologica, di ispirazione fenomenologica, che analizza i processi percettivi della persona, dimostrando come l’esperienza dell’individuo non sia una risposta automatica a singoli stimoli distinti, ma ognuno organizza in maniera strutturata e complessa il proprio campo percettivo.
- La psicologia della Gestalt, psicologia della percezione, si occupa dello studio dei processi che ci permettono di elaborare le informazioni che provengono dal mondo esterno e le modalità con cui vengono organizzate dagli organi di senso in strutture che recano un significato.
- L’oggetto di studio è dunque principalmente la percezione, inteso come processo che attraverso gli organi di senso ci permette di ricevere ed interpretare le informazioni provenienti dall’ambiente, ma non solo, N.B.: grazie al contributo di Kanizsa non possiamo ricondurre la Gestalt a teorie percettive e basta.
- Il motto per antonomasia dei gestaltisti è “Il tutto è più della somma delle singole parti”, Zerbetto, 1998, → la totalità del percepito è caratterizzato non solo dalla somma dalle singole attivazioni sensoriali, ma da qualcosa di più che permette di comprendere la forma nella sua totalità.
- La mente percepisce globalmente, ignorando le singole componenti.
- La percezione è più della semplice forma degli elementi che la compongono e l'unità della percezione viene espressa dalla “forma”.
- Si basa prevalentemente su un metodo fenomenologico, in cui si cerca di comprendere come uno stimolo appare nell'immediatezza, assoluta immediatezza dell'osservatore di fronte al fenomeno che si vuole studiare.
- Si cerca di studiare il più esattamente possibile quello che si vede senza che ci si faccia influenzare da quello che si sa; si cerca di comprendere come venga percepito il fenomeno “bottom – up”, come l'oggetto fisico appare ai nostri sensi.
- ≠ strutturalismo: non ponendo la loro attenzione sui singoli elementi, bensì sulla “globalità” i gestaltisti si pongono in netta contrapposizione e ribaltano l’approccio tradizionale elementaristico e lo strutturalismo di Wundt, che riteneva necessario partire da elementi semplici per poi arrivare alla totalità una volta definite le leggi dell’associazione tra le singole parti: mentre Wundt riesce a rendere “scientifica” la psicologia scomponendo ogni fenomeno nei suoi aspetti elementari per ottenere unità semplici non ulteriormente riducibili, i gestaltisti rifiutano completamente questa impostazione e i metodi che da essa derivano.
- Cita le sperimentazioni di Michotte, Percezione della causalità, come un tipo di esperienze che hanno indagato le leggi di strutture percettive più specificatamente significative.
Estratto di Guillaume
Estratto di Guillaume, il principale esponente francese della psicologia della Gestalt, illustra le antitesi tra la Gestalt e la psicologia classica/elementaristica:
- La psicologia classica partiva dalle sensazioni elementari, o dalle loro riproduzioni, per costruire con esse, sia per mezzo del meccanismo associativo che per mezzo di operazioni sintetiche dello spirito, oggetti e fatti più o meno organizzati.
- La Gestalttheorie parte dalle forme o strutture considerate come dati primari. Essa non parte da una materia priva di forma, da una pura molteplicità caotica, per cercare poi quali azioni di forza esterna a questi materiali indifferenti li porterebbero a raggrupparsi ed ad organizzarsi. Non c’è materia senza forma (…). Se non v’è più da ricercare l’origine delle forme partendo da questi elementi, dobbiamo stabilire sperimentalmente le condizioni di quelle forme e le leggi delle loro trasformazioni. Sarà questo per la Gestalttheorie il problema essenziale. Il problema della percezione consiste nel determinare la costellazione fisica di stimoli corrispondente ad ogni forma percepita e quali siano le variazioni della prima che modificano la struttura della seconda. Ogni forma è una funzione a più variabili e non più una semplice somma di molteplici elementi.
Michotte e la percezione della causalità
Michotte è uno psicologo sperimentale belga che si è occupato di percezione, e seppure abbia frequentato il laboratorio di Wundt a Lipsia, dal 1905 al 1908, l’analisi che propone della percezione e i suoi risultati sono in linea con la psicologia della forma. Egli costruisce un apparato sperimentale che evidenzia l’effetto lancio e, cioè, l’impressione percettiva che A causa lo spostamento dell’oggetto B.
L’opera di Michotte sta a dimostrare che la connessione causale non è che il correlato fenomenico di un particolare processo strutturale e che dunque la causalità e la sostanzialità sono in fondo delle strutture già prefigurate sul piano percettivo.
Michotte confuta la concezione della causalità elaborata dal filosofo David Hume, la teoria di Hume afferma che esiste soltanto una successione di eventi indipendenti e che le connessioni che noi viviamo sono dovute all’abitudine e quindi all’aspettativa di veder seguire ad un evento un altro particolare evento. Per Hume cioè lo stesso carattere percettivo dell’impressione causale sarebbe apparente, illusorio in quanto dovuto in realtà ad un giudizio inconsapevole, rifiutando l’idea che il nesso causale nasca dall’osservazione del mondo esterno. Si tratta piuttosto di una forma a priori della nostra mente con la quale ordiniamo e pensiamo il mondo.
Estratto di Köhler
Estratto di Köhler, tratto dal volume Psicologia della Gestalt, 1929, ribadisce la distanza della teoria della Gestalt dall’introspezione e dal comportamentismo.
Egli ammette il ruolo degli aspetti periferici, come spiegare che a una determinata distanza e su sfondo omogeneo la grandezza visiva dipende principalmente dalla grandezza retinica.
Egli, dunque, non disconosce che in certe condizioni sia importante lo stimolo “semplice”, “Concediamo subito che a una determinata distanza e su uno sfondo omogeneo la grandezza visiva dipende principalmente dalla grandezza retinica”; tuttavia l’analisi degli stimoli come fatti locali non rappresenta una situazione “normale” e lo psicologo della Gestalt è interessato a come l’organismo reagisce al “modello” ordinato degli stimoli, cioè.
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