Corso di restauro
Capitolo 1 – Il restauro e la riqualificazione dei porti
Cos'è il restauro? Il restauro è una serie di operazioni che danno possibili soluzioni progettuali di carattere contemporaneo, sempre nella dimensione di continuità. Il riuso va oltre il campo di conservazione e restauro e propone innesti avanguardistici rispetto al restauro. In Italia abbiamo sempre lavorato nella conservazione e restauro. Le origini di queste posizioni risalgono a due figure importanti: Viollet-le-Duc, che per lui il restauro era stilistico e lo dimostra aggiungendo configurazioni alle architetture che andava a recuperare attraverso segni formali forti e che nel progettista originale non erano comparsi, e Ruskin, acerrimo nemico del primo, per cui l'architettura nasce, vive, diventa decrepita ma poi muore come muore l’uomo, visione molto organica che mette a rischio l’esistenza dell’oggetto.
I porti
La realtà dei porti è una delle realtà più importanti che mantiene l’economia dei paesi. Negli anni Venezia ha acquisito una fondamentale importanza turistica. Trieste invece faceva parte dell’Impero Austro-Ungarico ma ad oggi ha un porto quasi inutilizzato dal punto di vista commerciale. In Italia c’è una situazione critica.
Il porto di Napoli è stato diviso in tre parti: città storica, città con centro antico e periferia. Il tema è quello di rendere urbani alcuni luoghi dell’area del porto di Napoli. Possiamo lavorare sia sul restauro che sulla riconfigurazione urbana. Su Piazza Municipio già stanno lavorando degli architetti che vogliono coniugare i progetti della metro con quelli del porto. Sul fronte orientale Darsena di Levante si vuole rendere un'unica piattaforma per lo scarico dei container dove si trova l’ex fabbrica Cirio. Subito attaccato all’ex Cirio ci sono i serbatoi dei petroli. L’ipotesi è quella di avere un unico sistema che unifica le piattaforme per i container. La regione Campania ha fatto un bando per la città della tecnologia con un centro innovativo per non perdere elementi della zona industriale e farli lavorare insieme al porto. L’ex edificio della Cirio farebbe parte di questo complesso. Anche se ci troviamo di fronte oggetti scorbutici non c’è limite di riconfigurazione di restauro di attribuire nuova vita agli oggetti.
Quadro materico, del degrado e fessurativo
Il quadro materico è un elaborato prodotto scattando varie immagini da fotocamera o drone di un prospetto, importando poi quest’ultime sul programma che si occupa di correggere le foto, risultando un’ortofoto con le giuste proporzioni e la giusta scala. L’obiettivo è precisare quali sono le materie con cui è costruito l’edificio. Noi avremo l’ortofoto con i diversi materiali, tipo cotto, cemento armato, vetro, ferro, tutti gli elementi che compongono questo insieme vengono analizzati. Attraverso il materico conosciamo i materiali. Il quadro del degrado si occupa di individuare le varie criticità evidenziate da un edificio. In termini grafici vengono posti dei retini e dei colori in relazione alla criticità, costituendo un abaco del degrado. Avremo tutti i degradi del prospetto. Il fessurativo, dove ci sono le fessure, si evidenzia con una linea rossa, operazione molto semplice. Abbiamo già dei materiali di base.
Capitolo 2 – Il XIX secolo in Francia
Il patrimonio costruito è di due tipologie: da elementi primari che sono i monumenti e da elementi secondari che sono le residenze, ovvero le case. Si lavora su griglie di tracciati urbani di strade piazze, ovvero gli invasi spaziali.
Il restauro non riguarda più i singoli oggetti ma gli interi contesti urbani. Quando si parla di restauro conservazione si fa riferimento alla conservazione e al restauro: per conservazione si intende la condizione che mantiene nel tempo la qualità della materia (si concentra sul restauro della materia senza inserire nuovi elementi che fanno perdere il valore storico). Il restauro, invece, permette di modificare la materia e permette anche l’inserimento di forme che riguardano la nostra contemporaneità all’interno di un oggetto architettonico.
Viollet-le-Duc e Ruskin
Il restauro si sviluppa prima in Francia con Viollet-le-Duc e in Inghilterra con Ruskin, e poi in Italia circa nel 1800. I principi teorici nascono quindi da due rivoluzioni: la rivoluzione francese nel 1789 e in Inghilterra i principi del restauro emergono in contrasto con la rivoluzione industriale. L’emblema della Rivoluzione francese è la presa della Bastiglia avvenuta il 14 luglio 1789. La sua demolizione inizia il 15 luglio, ovvero un giorno dopo la presa. La furia distruttrice dei rivoluzionari si abbatté su molte altre architetture, sculture e simboli della monarchia francese deposta.
La storia della salvaguardia del patrimonio francese in seguito ai vandalismi post-rivoluzionari prende piede quando, il ministro Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, fece adottare, il 2 novembre 1790, un decreto sulla conservazione dei monumenti divenuti di proprietà nazionale. Tale decreto rappresentava un primo provvedimento di salvaguardia adottato in seguito alla denuncia del deputato François-Marie de Maison-Rouge per condannare i numerosi saccheggi che danneggiavano il patrimonio ereditato dalla monarchia. Il monito che Puthod rivolse all’Assemblea conteneva un’idea fondamentale per la tutela del patrimonio artistico e architettonico francese con cui, in seguito, si sarebbe avviata la creazione di nuovi musei.
Per evitare la perdita del patrimonio francese, Puthod sosteneva che era necessario sottrarre i monumenti all’oscurità della morte in cui giacevano e riportarli alla luce della vita classificandoli e raggruppandoli in un unico luogo. La nascita del Musée des Monuments français, fondato da Alexandre Lenoir e aperto ufficialmente nel 1795, rappresentò non solo la prima risposta concreta nei confronti della salvaguardia del patrimonio culturale francese auspicata da Puthod: se oggigiorno è possibile parlare di “patrimonio culturale” lo si deve proprio alla presa di posizione assunta da Puthod.
La Commission des Monuments, nominata l’8 novembre 1790, fu chiamata a vigilare sulla conservazione delle chiese, dei conventi e dei beni che vi erano racchiusi, a redigerne l’inventario, a smistarli ed accatastarli nei diversi depositi. Grazie anche all’operazione degli intellettuali come Victor Hugo, che mette in chiaro che va anche tutelato il patrimonio che la monarchia aveva lasciato abbandonato, come il gotico, quindi come si tutela il reperto artistico ereditato dalla monarchia inglese, si tutela anche l’architettura gotica, abbandonata nella campagna francese.
“Ogni genere di profanazione, di degradazione e di rovina minaccia il poco che ci resta di questi ammirevoli monumenti del medioevo, dove si è impressa la vecchia gloria nazionale, ai quali si attaccano sia la memoria dei Re che le tradizioni del popolo. Mentre si costruiscono con grande spesa non so che razza di edifici bastardi, che, con ridicola pretesa di essere greci o romani, non sono né romani né greci, altri edifici, mirabili e originali, cadono senza che ci si degni di informarsene, e il loro solo torto è di essere francesi per origine, storia e ideali […].”
Antoine Chrysostome Quatremère de Quincy iniziò la sua battaglia a favore del patrimonio monumentale francese combattendo contro l’istituzione del Musée des Monuments français voluto da Alexandre Lenoir. Aveva chiesto la dispersione del Museo di Lenoir a partire dal 3 agosto 1800 con un rapporto indirizzato al Consiglio generale della Senna, di cui era membro: nel rapporto denunciava questa sorta di “cimitero dell’arte”, in cui le opere sono accatastate una sopra l’altra, come dei materiali inutili, come i segni di una scrittura perduta i cui tratti non interessano più lo spirito. […]
Ma il vero contributo di Antoine Chrysostome Quatremère de Quincy alla formalizzazione di una nuova disciplina a carattere scientifico, ovvero il Restauro modernamente inteso, viene elaborato all’interno del suo Dictionnaire Historique d’Architecture dove, tra le diverse voci, vengono elaborate quelle relative alla RESTAURATION e al RESTAURER. Di seguito riportate alcune sue citazioni:
Restaurazione: "Nel senso letterale del termine, è il restauro di un edificio più o meno degradato per riportarlo in buone condizioni. Il restauro si dice, in architettura, in senso meno materialmente meccanico, dell'opera che l'architetto intraprende, e che consiste nel trovare, secondo i resti, i detriti o le descrizioni di un edificio, il suo antico insieme, e il complemento delle sue misure, proporzioni e dettagli. È noto che spesso è sufficiente trovare solo pochi frammenti di colonne, trabeazioni e capitelli di un’architettura greca, per trovare l'intera proporzione di un tempio".
"L'architettura consiste necessariamente, nelle sue opere, di parti simili che possono, attraverso l'osservazione esatta delle misure, essere copiate o riprodotte in modo identico. Il talento non può nemmeno entrare in una tale operazione, che può essere ridotta al meccanismo più semplice. […] Ma non si capisce quale pericolo potrebbero correre più di un edificio mutilato se, ad esempio, il suo peristilio fosse completato con una o più colonne dello stesso materiale e con le stesse misure del loro modello. Tale è, in moltissimi casi, la natura dell'arte di costruire, che simili aggiunte possono essere fatte ad un edificio mezzo rovinato senza causare la minima alterazione della parte conservata".
Lo stato di abbandono di molti monumenti francesi del passato alla cui stesura parteciperà anche Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc con circa 250 disegni, induce la cultura post-rivoluzionaria ad avanzare una consistente opera di valorizzazione del patrimonio monumentale vandalizzato o abbandonato, individuando nel medioevo e soprattutto nel gotico francese il vero carattere autoctono architettonico, della nazione. Una scelta che, attraverso Ludovic Vitet, cercherà di cancellare quegli influssi orientaleggianti del pittoresco tanto in voga nelle corti reali importati, prima della rivoluzione, dall’Inghilterra, sul finire del XIX secolo. Lo studio del Medioevo e del gotico francese rappresenta il vero preludio di una sistematica scienza della conservazione.
In tale prospettiva, nel 1830, viene creata la figura dell’Ispettore Generale dei Monumenti Storici il cui primo rappresentante è proprio Ludovic Vitet, cui succederà Prosper Mérimée che rivestirà tale incarico dal 1834 al 1860. Di fatto con Vitet si conclude la fase post-rivoluzionaria che comporta l’evoluzione della nozione di "monumento della nazione" in quella di "monumento storico": si afferma, per la prima volta, il principio della conservazione dei monumenti per ragioni di storia e di scienza. Prosper Mérimée porterà avanti l’opera.
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