Le parole del restauro
Restauro e conservazione: significato e contrasti
Restauro e conservazione significano la stessa cosa? E conservazione e trasformazione siamo veramente sicuri che siano due contrari o sono uno la conseguenza dell’altro? Ecco la lezione di oggi riguarda questo, è una lezione sulle parole.
Evoluzione delle definizioni nel tempo
Cosa significa coriandolo? Ora lo definiamo come un pezzo di carta colorata, ma se l’avessimo chiesto a un uomo del 500, ad esempio Andrea Palladio, lui lo avrebbe definito come un piccolo dolce. Questo è un chiaro esempio per spiegare come le parole cambiano a seconda dell’epoca. Infatti, il restauro dell’800 è diverso dal restauro che intendiamo oggi.
Il Palazzo di Giustizia a Roma
Palazzo di Giustizia a Roma, progetto di Guglielmo Calderini, 1889-1911. Il ministro Zenardelli, colui che scrive il primo codice penale in Italia, ne curerà tutto l’apparato decorativo, la forma, l’andamento in pianta. L’idea era che ogni singola parte di questo palazzo debba raccontare il nuovo modo di pensare la giustizia, un modo che potesse rappresentare l’Italia appena nata.
“Monumento di severa bellezza, il quale, sulle tracce dei più imitabili modelli del 500, accoppi la venustà e l’eleganza all’impronta di quella maestà e quella forza che sono gli essenziali attributi della legge e del diritto”. Al suo completamento, inizi del 900, Venturi, un importante storico d’arte, dirà: “Il palazzo di giustizia di Calderini è una massa di travertino in preda al tetano”.
Questo è un chiaro esempio per spiegare che anche i giudizi cambiano nel tempo. Il giudizio su cosa è bello o cosa non è bello, su cosa ha valore e su cosa non ha valore, è un qualcosa che nel tempo cambia sempre, non è un principio assoluto. Il giudizio che si dà ad un oggetto, come per le parole, dipende anche da chi lo formula.
Beni culturali e leggi di tutela
Cos’è che oggi viene definito degno di restauro? Cosa significa bene culturale? Le leggi sono uno strumento normativo, dicono sostanzialmente cosa va tutelato. Le carte del restauro sono strumenti metodologici operativi che mi indirizzano gli interventi sul patrimonio culturale. Le convenzioni internazionali sono degli accordi che vengono fatti tra gli stati firmatari che s’impegnano di rispettare quanto scritto sulla convenzione.
Gli oggetti del restauro - Cosa tuteliamo?
Nell’Istituto di ricerca del Ministero dei Beni Culturali sono schedate anche le Sarde in Saor, considerate bene immateriale. Ma come siamo arrivati a riconoscere un valore anche ad una ricetta come quella delle Sarde in Saor?
Alle origini del nostro patrimonio culturale, la legislazione dei beni culturali comincia ad affermarsi solamente alla fine dell’800. Perché in un’Italia appena unificata le città subiscono un mutamento molto forte.
Leggi di tutela in Italia
La prima legge di tutela in Italia è del 1902. LEGGE NASI n°185, 1902. Prima legge che definisce qual è l’oggetto di tutela. Le disposizioni di questa legge si applicano ai monumenti, agli immobili e agli oggetti mobili che abbiano pregi di antichità e di arte. Introduce determinate questioni; innanzitutto l’inalienabilità dei beni pubblici, i beni che sono riconosciuti come monumenti mobili, oggetti mobili di appartenenza pubblica non sono vendibili, appartengono allo stato. Introduce anche la possibilità di dare delle indicazioni su come costruire in vicinanza di monumenti. È una legge che però non ha particolare successo.
Legge Rosadi-Rava
LEGGE ROSADI-RAVA n°364, 1909. Nella definizione di che cosa si tutela si legge che sono soggette alla disposizione della presente legge le cose immobili e mobili che hanno interesse storico, ecologico, paleontologico o artistico.
Quindi c’è innanzitutto un ampliamento degli aggettivi, ma la cosa veramente importante è che non si parla più di oggetti ma di cose. Nel linguaggio legislativo con il termine “cosa” si intende la “Res” romana, la “cosa pubblica”.
Progetti da tutelare
Nel chiamare i progetti da tutelare “cose”, cosa si sta dicendo? Che i beni mobili e immobili, che hanno interesse storico-artistico, hanno un valore che va oltre i regimi di proprietà privata, hanno un valore che è per tutti, per il pubblico, per lo stato.
Questa legge introduce il regime di notifica; lo stato può riconoscere a un determinato bene la notifica di cosa di interesse storico, archeologico, paleontologico o artistico. È il vincolo di oggi, tutti gli edifici storici hanno un vincolo. Ci sono due tipi di vincoli: i vincoli di natura monumentale e i vincoli di natura paesaggistica. Quando un edificio ha un vincolo, sostanzialmente gli è stato riconosciuto un valore.
Il lavoro della sovraintendenza
Il lavoro della sovraintendenza è quello di supervisionare i lavori che vengono fatti in edifici, o beni, vincolati. Inizialmente questa legge venne bocciata, perché tra le cose immobili venivano compresi anche i giardini, le foreste, i paesaggi, le acque e tutti quei luoghi culturali che hanno un interesse sopracitato. Perché? Quando noi parliamo di tutela non parliamo soltanto di oggetti singoli, ma parliamo anche del paesaggio. Posizione molto più difficile, ma anche il paesaggio è un patrimonio e come tale va conservato.
Ampliamento della tutela nel 1912
La legge del 1912 amplia quanto stabilito nella legge Rosadi-Rava perché comprende anche le ville e i parchi che hanno interesse storico o artistico.
Legge Croce sul paesaggio
Prima legge che inizia a parlare di paesaggio: 1922, la cosiddetta legge CROCE, Benedetto Croce. Nel giro di vent’anni il concetto di cosa vada tutelato si amplia sempre di più. Si passa dall’elemento singolo a quelli di valore artistico archeologico, a quelli di valore paleontologico, e poi si apre anche alle bellezze naturali.
Evoluzione delle leggi di tutela
La bellezza naturale ha sempre una visione estetizzante, non per le sue proprietà ad esempio biologiche. Mostra una fotografia rappresentante Roma, ma molto simile a Venezia ricostruzione nel 1911. In una parte di Roma vengono integralmente ricostruite parti di città italiane. Nel 1936 tema dell’architettura minore diventa anche l’esposizione della Biennale, incentrata sull’architettura rurale.
Leggi gemelle Gottari
Due leggi costitutive della tutela: GEMELLE GOTTARI. La legge 1949 sulla tutela delle cose di carattere artistico e storico dove definisce come oggetto di tutele le cose mobili e immobili che presentano interesse artistico, storico, biologico, paleontologico e storia della civiltà, manoscritti, autografi, carteggi, documenti, libri, stampe, ville, parchi e giardini. Si sta sempre più ampliando il concetto di cosa è meritevole di tutela.
La seconda legge è la n° 1497 del 1949, la legge di protezione delle bellezze naturali. Dove dice che sono soggette ad un notevole interesse pubblico le cose immobili che hanno caratteri di bellezza naturale o di singolarità biologica, ville, giardini e parchi che si distinguono per la loro bellezza. Centri storici e bellezze panoramiche considerate accessibili al pubblico.
Definizione di beni culturali e paesaggistici
Queste due leggi stabiliscono cosa sono beni culturali e cosa sono beni paesaggistici. Ti dicono anche che può esser fatta una notifica, un vincolo che comporta un’approvazione. Si introducono i piani paesaggistici, strumento del piano paesaggistico. Ad ora, 2018, soltanto due regioni si sono dotate di piano paesaggistico: la Toscana e la Puglia.
La Costituzione Italiana
Italia distrutta dalla Guerra, produce uno dei documenti più belli che possano esistere: la Costituzione Italiana. I primi articoli sono i principi fondamentali, tra i primi, all’articolo 9 (primo caso al mondo), si legge: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura, della ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” Non si sta parlando di Stato, ma di Repubblica, che significa “noi tutti”.
Dopo la seconda guerra mondiale
Cosa succede dopo la seconda guerra mondiale? Il problema di come costruire le città diventa un problema centrale, nevralgico.
Carta di Venezia
CARTA DI VENEZIA. Un bene ha valore a seconda della funzione che rappresenta. Il valore che riconosco dipende da volta in volta anche a seconda delle persone che lo guardano. La del 1964 è un documento redatto con Carta di Venezia per il restauro e la conservazione di monumenti e siti con l'intento di fissare un codice di standard professionali e le linee guida che costituissero un quadro di riferimento internazionale per disciplinare le modalità con cui condurre interventi di conservazione e restauro di monumenti e manufatti architettonici, e di siti storici e archeologici.
Legge Galasso 1985
LEGGE GALASSO 1985. Amplia ancora di più i confini di cose tutelate dal punto di vista paesaggistico. Sono sottoposti al vincolo paesaggistico territori costieri, territori con termini regali, i fiumi e i corsi d’acqua, le montagne, i ghiacciai, i parchi, i territori ricoperti da boschi e i vulcani. Significa che ancora oggi se noi facciamo un progetto in un’area che rientra tra queste dovremmo passare dalla sovraintendenza.
Beni immateriali e normativa attuale
Vi sono anche i beni immateriali. Oggi la tutela di un patrimonio culturale è aggiornata dalle leggi legislative, codici. Nell’articolo 2. beni culturali (immobili e mobili che rappresentano caratteristiche storiche, artistiche e archeologiche) e beni paesaggistici (immobili descritti dalla legge Galasso).
Aggettivi del restauro
Quali sono gli aggettivi del restauro? La prima definizione “ufficiale” del restauro la dobbiamo proprio al francese Viollet Le Duc. Nel suo dizionario ragionato sull’architettura francese in più volumi, dal 1854 al 1868, lui dà questa definizione di restauro: “La parola e la cosa sono moderne. Restaurare un edificio non è mantenerlo, ripararlo o ricostruirlo, ma è ristabilirlo in uno stato di completo che può non essere mai esistito.”
Pone l’accento su una cosa verissima: il restauro nell’accezione moderna del termine, come intervento su un edificio, dove c’è la consapevolezza che quell’edificio appartiene ad un momento storico differente da quello in cui si opera è un qualcosa che si afferma nell’800. Si afferma nell’800 perché proprio nell’800 cambia anche il modo di concepire la storia. La storia è diversa, c’è un modo di rapportarsi diverso nei confronti della storia che è diverso rispetto al passato perché se prima c’era un atteggiamento di continuità (nel ‘500 per esempio Palladio leggeva Vitruvio, di epoca romana, perché voleva essere un architetto bravo come i romani se non addirittura ancora più bravo) con il passato.
Nell’800 comincia ad essere percepito come qualcosa di altro, qualcosa che va indagato con precisi metodi. E i metodi sono metodi “presi in prestito” dalle scienze naturali. Sono i metodi di classificazione. Insomma si cerca di applicare schemi evoluzionistici, tipici dell’800, anche alla storia dell’architettura. Si indaga, si classifica, si cerca di distinguere le fonti.
Distinzione tra fonti storiche e tradizionali
Quali sono le fonti vere che testimoniano i fatti e le fonti invece che derivano dalla tradizione, da un’interpretazione della tradizione? Il restauro risponde anche ad un’altra istanza. Ha da un lato una questione prettamente scientifica ma dall’altro ha un’altra istanza. L’800 è il secolo in cui si affermano le grandi nazioni: Francia, dopo la rivoluzione francese, l’Inghilterra della rivoluzione industriale, l’Italia… sono i secoli dei nazionalismi. Quindi il restauro si carica anche di un significato simbolico perché i monumenti rappresentano testimonianze di un’identità nazionale. Testimonianze che vanno enfatizzate, cambiate in funzione anche di ciò che si vuole rappresentare.
Anime del restauro
Quindi abbiamo queste due anime del restauro: da un lato questo atteggiamento scientifico, quasi Darwiniano, e dall’altro questa istanza di rappresentatività di idealizzazione, di usare un monumento come simbolo di una nuova identità nazionale. Stilistico, analogico, storico sono tutti atteggiamenti del restauro che muovono da un’interpretazione del documento che partendo dal concetto di stile o analogia cerca di portare l’edificio in una condizione di uniformità stilistica che è rappresentativa di una determinata evoluzione.
Camillo Boito e il restauro di Porta Ticinese
Camillo Boito, anni ’60. Con il restauro di Porta Ticinese è stato profondamente modificato l’aspetto ma quel tipo di intervento rispecchia una riflessione di come dovevano essere le porte medioevali d’accesso della città e il tipo d’intervento fatto veniva fatto perché si voleva ridare uno dei simboli del periodo medioevale.
Restauro filologico
Camillo Boito è il padre del ma il suo tipo di intervento, classificabile come restauro analogico (in analogia ad altri manufatti simili) viene fatto negli anni ’60 quando non aveva cominciato ad affrontare in termini teorici il problema del restauro. Si tende a portare l’edificio ad una condizione di omogeneità. Facciata di Santa Maria del Fiore: è il risultato di lavori in stile neogotico fatti nel 1876. In questo caso si realizza una nuova facciata per motivi di rappresentatività.
Castello Sforzesco e il restauro storico
Castello Sforzesco, cosiddetto esempio di restauro storico. Luca Beltrami realizza una torre, torre del Filarete, mai esistita, sulla base di un affresco trovato in una cascina e studiando tutte le caratteristiche stilistiche di tutte le altre torri presenti nel territorio lombardo. Accurata indagine delle fonti. È comunque un’interpretazione.
Posizione di Ruskin sul restauro
Ruskin invece ha una posizione completamente diversa da quelle di un Beltrami. Assolutamente contrario ad un intervento basato su questi presupposti. Definisce il restauro come “il peggiore delle distruzioni”. Ruskin non era un architetto ma uno storico dell’arte. La sua visione del restauro è molto più ampia. Parte dall’idea che essendo la natura espressione di Dio, è di per sé bella. L’architettura è la forma massima di arte perché ha a che fare con la materia e con le leggi della materia, per esempio la gravità.
La materia in architettura porta questo continuo lavoro di sintesi della natura, di ricerca del bello, va quindi rispettata. Anche l’edificio è soggetto ad una naturale evoluzione. Nel momento in cui modifico le forme o quant’altro vado a togliere la memoria dei fatti. Ruskin è stato un assiduo frequentatore di Venezia. Scrive il libro “Le pietre di Venezia” e anche “St. Mark’s rest”.
Polemica di Ruskin su San Marco
C’è una grossissima polemica mossa da Ruskin relativamente al restauro di San Marco. I restauri di San Marco iniziati nell’800 per opera di Meduna con dei criteri di restauro che aveva portato alla sostituzione di tutto l’apparato di rivestimento lapideo. La facciata settentrionale presenta lo stesso marmo ma con due orientamenti differenti della vena: uno contro vena e uno in direzione di vena. I restauri della facciata settentrionale furono restauri molto pesanti dove la materia storica fu pesantemente sostituita e nel momento in cui comincia il cantiere anche sulla parte meridionale nasce una polemica per fermare interventi di sostituzione come quelli che in molti casi erano stati fatti.
Pensiero disorganico di Ruskin
Qui Ruskin afferma che non è possibile far tornare la basilica di San Marco ad una condizione di bellezza, di originalità come poteva essere agli inizi. Questa serie di interventi delegittima il monumento. Il pensiero di Ruskin è un pensiero molto disorganico perché la sua produzione scientifica è una produzione disorganica.
Restauro filologico di Camillo Boito
Camillo Boito, RESTAURO FILOLOGICO. È necessario considerare anche quei valori di testimonianza storica. Un edificio può avere insieme sia dei valori di natura formale ma anche un valore di testimonianza storica. Di conseguenza anche davanti ad un edificio che è composto da varie parti, se quest’ultime hanno un valore di testimonianza storica queste parti vanno mantenute. Lui parte dall’idea che l’edificio è un documento che dev’essere conservato. È un documento che può essere letto e quindi è importante che venga conservato nella sua complessità.
Atto conclusivo del quarto congresso degli ingegneri ed architetti italiani
Il documento principe per capire cos’è il restauro filologico è l’atto conclusivo del quarto congresso degli ingegneri ed architetti italiani a Roma nel 1883 dove compaiono i concetti sopra elencati:
- I monumenti architettonici del passato sono documenti essenzialissimi, servono a chiarire ed illustrare tutte le sue parti e perciò vanno rispettati con scrupolo religioso come documenti
- È necessario evitare le aggiunte e le innovazioni
Restauro scientifico e critico
RESTAURO SCIENTIFICO: Con Gustavo Giovannoni parliamo di restauro scientifico.
RESTAURO CRITICO:
- Cesare Brandi
- Roberto Pane, storico dell’architettura e architetto italiano
- Renato Bonelli, architetto di Roma
Si comincia a parlare di restauro critico quando i principi del restauro scientifico falliscono, quando si ha uno sconfinamento, per necessità, dei principi di “minimo intervento”. Il restauro critico è anche un’espressione di un modo diverso di leggere la storia perché se con Boito e Giovannoni il modo di leggere e interpretare la storia seguiva un approccio positivista nel caso del restauro critico il modo di leggere la storia è quella di Hegel. La storia non è una successione di eventi ma è espressione dello spirito. Il modo di concepire il restauro è sempre espressione del modo di concepire la storia e di pensare la storia. Non esiste una storia assoluta ma le sue varie interpretazioni. Quando riconosco ad un monumento quel valore non valgono più le regole del restauro filologico (conservare tutte le parti, permettere la riconoscibilità delle parti) ma io devo ripristinare un’unità di...
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