Teorema dei moltiplicatori di Lagrange
Sia f: D→ℝ, f ∈ C1(A). Sia ∂D:= {g(x,y) = 0}, con g ∈ C1(A) con A⊂D e ∇g ≠ 0 sul ∂D. Sia P0 un estremo locale vincolato per f. Allora: ∃λ∈ℝ : ∇f(P0) = λ ∇g(P0) [≠sono nulli⟩.
Osservazione:
Se qui fosse vero Fermat non ci sarebbe nulla da dimostrare poiché Fermat afferma che ∇f(P0) = 0. Deduciamo quindi che Fermat non vale per gli estremi vincolati. λ è detto moltiplicatore di Lagrange (è un'incognita).
Dimostrazione:
- Valg ie l.t. Dini in Ig(P0) [⇒∂D è una curva δ(t)=(x(t), y(t)) t∈(a,b)] f(P) ≠ f(σ) in Ig(P0) [quindi analizziamo il caso di minimo locale vincolato]
NB il δ di queste due asserzioni potrebbe essere diverso. Sia t : δ(t)=P0, t0 un tempo in cui la parametrizzazione vale P0. Definiamo h(t) = f(x(t), y(t)). Sappiamo dalle ipotesi che h(t)0 ha un minimo locale per t = t0.
Dunque: g(t) = f(x(t), y(t)) ≥ f(x(λ(t), y(t))) - h(t0) ovvero θ(b) ≥ h(t0). Definiamo s(t)= g(x(t), y(t)) = 0 [≠ 0 poiché siamo nel bordo]. Allora θ'(b) = 0 e θ''(t0) = 0 per il t. di Fermat.
Calcoliamo: s'(b)=gx(x(t0), y(t0)) ⋅ x'(b) + gy(x(t0), y(t0)) ⋅ y'(b) = 0 ≠ steppe ⊖.
h''(t)=fx(x(t0), y(t0)) ⋅ x'(b) + fy(x(t0), y(t0)) ⋅ y'(b) = 0 ≠ zero solo in P0. ∇g(P0) ⟂ δ'(t0) allora ∇g(P0) || ∇f(P0). ∇f(P0) ⟂ y'(t0)(0) = λ (0).
Teorema dei moltiplicatori di Lagrange (ripetizione)
Sia f: D→ℝ, f ∈ C1(A). Sia ∂D: {g(x,y) = 0}, con g ∈ C1(A) con A ⊃ D e ∇g ≠ 0 su ∂D. Sia p0 un estremo locale vincolato per f. Allora: ∃ λ ∈ ℝ : ∇f(p0) = λ ∇g(p0) (≠ sono nulli).
Osservazione:
Se qui fosse vero Fermat non ci sarebbe nulla da dimostrare poiché Fermat afferma che ∇f(p0) = 0. Deduciamo quindi che Fermat non vale per gli estremi vincolati. λ è detto moltiplicatore di Lagrange (è un'incognita).
Dimostrazione:
- Vale il t.dini in If(p0) [⇒ ∂D è una curva δ(t), (x(t), y(t)) t∈(α, )]. f(P) ≠ f(o) in If(p0) [Quindi analizziamo il caso di minimo locale vincolato]
NB: il δ di queste due assunzioni potrebbe essere diverso. Sia t : δ(t) = po to = un tempo in cui la parametrizzazione vale po. Definiamo h(t) = f(x(t, y(t))). Sappiamo dalle ipotesi che h(t) ha un minimo locale per t = to.
Dunque: δ(t) = f(x(t, y(t)) ≥ f(x(to, y(to)) = h(to). Definiamo s(t) = g(x(t), y(t)) = 0 [∅ poiché siamo sul bordo]. Allora s'(to) = 0 h'(to) = 0 per il t. di Fermat.
Calcoliamo: s'(to) = x(x(to), y(to)) ⋅ x'(to) + y(x(to), y(to)) ⋅ y'(to) = 0 steppe ∅. h'(to) = x(x(to), y(to)) ⋅ x'(to) + y(x(to), y(to)) ⋅ y'(to) = 0 zero solo in po.
▧ ∇g(po) ⊥ δ'(to). ∇f(po) ⊥ δ'(to) ∇g(po) ∥ ∇f(po). Allora dire che sono paralleli significa dire che sono multipli: ∇g(po) = λ ∇f(po). Un gradiente ortogonale significa che il loro prodotto scalare è pari a 0.
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