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La libertà dei figli di Dio

La rivelazione dell'uomo come figlio di Dio è la rivelazione dell'uomo come colui che è chiamato alla libertà. Molto ricco e complesso è il contenuto cristiano del termine libertà: lo troviamo espresso soprattutto nell'insegnamento di San Paolo e di San Giovanni. Certamente anche per essi, come per noi, la libertà è funzione di scelta; cioè la capacità dell'uomo di scegliere in un modo piuttosto che nell'altro. Ma insieme è qualcosa di più profondo: libero è l'uomo che vive nel mondo autentico, che è, o ha ritrovato, realmente se stesso, perché è, o ha ritrovato, la comunione con il Dio dell'alleanza, in Gesù Cristo. Per restare veramente liberi, occorre riferirsi di continuo alla nostra dimensione più vera: quella della comunione alleanza, della nostra vicinanza, in Cristo, al Padre.

Così l'uomo libero in Cristo rivela di essere libero, e quindi figlio di Dio, per il modo con cui vive il suo rapporto con la natura e con le cose. Non c'è posto per nessuna idolatria: tutto è vostro. Ma non c'è posto neppure per quella forma di schiavitù che il senso magico del mondo: in questo senso, l'uomo si sente in balia del mistero del creato, quasi esso fosse dominato da forze oscure, segni divini o sovrumane; e nell'incertezza, nell'inquietudine che allora lo afferra, egli è continuamente tentato di propiziarsi alle oscure potenze, guardandosi da quelle avverse ed accaparrandosi belle che presume benefiche. Il cristiano non si pone in questo modo sapendo che l'unico Signore è Gesù Cristo e che tutte le realtà del mondo sono state da lui sovranamente dominate. Il cristiano è libero dunque di fronte alle cose. Anche nel rapporto con gli uomini si manifesta questa libertà: non vi è più né schiavo né libero. Ancora, l'uomo "nuovo" è libero dalla legge. Sappiamo che questo è il messaggio di liberazione più assiduamente proclamato dall'apostolo. San Paolo scoprì qual è la ragione di questa libertà: è che la legge ha soltanto valore di strumento. È data all'uomo perché sappia che cosa vuol dire vivere la carità: non è una realtà intermedia tra Dio e l'uomo sulla quale i due si confrontano, sicché, se l'uomo osserva bene la legge, Dio non ha più nulla da dire.

La legge cristiana è principalmente lo Spirito Santo; solo secondariamente e strumentalmente, come mezzo espressivo, è legge scritta, è codice di precetti. Ma il cuore del discorso cristiano sulla libertà dell'uomo in Cristo si raggiunge solo quando si afferma la liberazione dal peccato, ed alla morte in cui il peccato si rivela. Anche il Vangelo di San Giovanni presenta Cristo come la verità che ci libera dal peccato e come la vita che ci libera dalla morte. Lo Spirito Santo è la guida e la legge del cristiano. Lo spirito che guida, ma in quanto che crea ad immagine del Figlio, Gesù Cristo, e che fa vivere come una continuazione, un prolungamento, una memoria di Gesù Cristo. Non è soltanto uno che ci indica la strada e che dice: "adesso cammina". Piuttosto ci indica la strada per cui camminano i figli di Dio. Allora quella è la nostra strada, e quella sola. La ragione per cui un cristiano riconosce nella via di Gesù Cristo la propria via, e ama percorrerla, nonostante l'impressione talvolta dolorosa di crocifissione, è tutta qui. In fondo, con il dono dello Spirito Santo, la legge è dentro di me, anzi potrei dire che sono io stesso: non l'io egoista e capriccioso, ma l'io nuovo, bello a cui è stato rinnovato il cuore nella carità.

Il dono della carità (agape)

Se vogliamo parlare di carità senza impoverirne l'enorme ricchezza, dobbiamo metterci di fronte a Gesù Cristo. Anche Paolo e Giovanni hanno fatto così: non hanno definito la carità, ma hanno interpretato in termini di carità la straordinaria esperienza di Gesù Cristo Salvatore: in lui la carità di Dio appare; credendo in lui, noi abbiamo conosciuto e creduto alla carità che Dio ha per noi. Carità, dunque, prima che una cosa nostra, indica il mistero di Dio che si dona manifestandosi in Cristo, il Figlio mandato a lui e per noi. È solo un'intuizione della fede, che può vedere Gesù Cristo, può leggere e sapere la carità.

La carità è Dio che si manifesta e si torna in Cristo; è Gesù Cristo che si manifesta, traduce e vive la carità di Dio; siamo noi che diventiamo unità e diventiamo Cristo a modo nostro. Prima che un insieme di gesti, la carità è dunque, anche in noi, un modo d'essere. Come ha scritto Paolo, la carità di Dio si diffonde nei nostri cuori per opera dello Spirito Santo che ci è tornato. Il libro figlio di Dio cammina nella carità come cammina nello Spirito: la guida l'imperatrice dello Spirito Santo si concreta nel dono della carità.

Tutto parte dal dono di Dio: "non siamo stati noi ad amare Dio; Dio per primo ha carità verso di noi." Ma noi dovremo abituarci a pensare che il dono di Dio ci impegna a diventare carità, cioè a convertirci alla carità. Il mistero dell'azione divina, che si salva in Cristo, si chiama carità, perché di fronte ad essa noi scopriamo la gratuità assoluta della donazione. Questo intendeva dire San Giovanni, scrivendo che Dio è carità.

Cristo è il dono per eccellenza: il Padre lo dona al mondo, e lo consegna al mondo, per la salvezza. Ma non lo dona come una cosa, un oggetto inerte: Cristo stesso si dona e si consegna nella gratuità, nella libertà e nell'ubbidienza. La gratuità del dono divino si trascrive umanamente nella generosità assoluta del dono della propria vita, fino al gesto supremo della croce. "Amate come io ho amato voi". Possiamo dare a queste parole il loro significato: bisogna essere come Cristo, per poter dimostrare carità come lui l'ha dimostrata. Ricostruiamo così anche tutto il valore dell'eucaristia come comunione a Cristo nel gesto supremamente rivelatore della carità, cioè nel momento del dono della vita per noi sulla croce.

Comunione e comunità

Carità, comunione di pace sono tre termini che nella Sacra Scrittura si implicano tra loro ed esprimono ugualmente il mistero della salvezza. Questi significano il piano di salvezza che Dio mette in esecuzione quando pensa e decide il mondo: servono ad esprimere il senso della sua azione. Facendoci partecipare alla sua carità (a lui che è carità), Dio crea la comunione, mette in essere la pace. L'iniziativa divina che è la carità di Gesù Cristo apparsa tra di noi e comunicataci dallo Spirito Santo, è l'iniziativa di riconciliazione e di comunione. È grazia e pace: quella grazia e pace di Dio che è Cristo stesso, attuazione concreta e suprema della benevolenza di Dio.

La carità, prima che virtù, la comunione, prima che un rapporto soggettivo, la pace, prima che una condizione psicologica o sociale, consistono oggettivamente nella volontà divina di salvarci in Cristo Gesù. La pace è il risultato e l'esito del nostro essere nella comunione e nella carità: l'ubbidienza alla comunione-carità stabilisce la pace. Esperienza non sempre facile perché in ognuno di noi c'è la protesta del nostro egoismo e del nostro peccato. È accettare di morire con Cristo e come Cristo: la morte di Cristo è il principio, la sorgente e il modello dell'autentica ubbidienza alla comunione. È dunque questa ubbidienza, talvolta tanto dolorosa, a stabilire la pace; e la pace è il dono, il s...

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Scienze giuridiche IUS/11 Diritto canonico e diritto ecclesiastico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Stercal Claudio.
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