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La vita delle prime comunità cristiane

Capitolo 1: Il volto della comunità primitiva

Il Nuovo Testamento parla di numerose comunità che presentano similitudini e differenze; queste ultime dipendono dall'ambiente specifico in cui ciascuna comunità si trova. Alcune di queste comunità sono:

  • La comunità di Gerusalemme: è costituita dai dodici, dai discepoli, dalle donne pie, da tutte le persone che hanno conosciuto il Dio terreno e dai primi convertiti (sono tutti convertiti dal giudaesimo e parlano aramaico). Le caratteristiche principali di essa sono: l'ascolto della parola, la comunione fraterna e il culto. L'ascolto della parola comprende tre direttrici:
    1. La comunità ripensa i detti e i fatti di Gesù e li rende materiale di predicazione.
    2. La comunità rilegge l'AT (le Scritture) alla luce del fatto nuovo, alla luce di Gesù, per dimostrare a se stessi e ai giudei che la Croce non è una realtà illogica nel piano di salvezza. Essi devono perciò dimostrare che il vero senso delle Scritture parla della logica Croce-risurrezione.
    3. La comunità si rifà alle Scritture e alla vicenda di Gesù per capire se stessa e trovare un significato alla persecuzione che si sta avvicinando: la persecuzione viene interpretata come una continuazione della passione di Gesù, non come un fallimento.
  • La comunità di Antiochia: si tratta di una comunità mista, composta da convertiti dal giudaesimo e dal paganesimo. Due razze, due tradizioni culturali, due mentalità: come fare comunione? A tal proposito vi sono due tesi: Luca (la conversione dei pagani deve comprendere anche l’accettazione di alcune pratiche giudaiche) e Paolo (la fede in Cristo salva, non le pratiche giudaiche. Solo la fede in Cristo è via di salvezza). Prevale la tesi di Paolo.
  • La comunità di Corinto: è costituita di convertiti dal paganesimo. Non corre il rischio di rimanere legata alla mentalità giudaica, come la comunità di Antiochia, ma corre il rischio di ridurre il messaggio evangelico a filosofia e sapienza mondana. Nella sua prima lettera ai Corinzi, Paolo afferma che: il punto di riferimento per la comunità cristiana non è la sapienza mondana ma la stoltezza della Croce, la forza del cristiano non sta nella saggezza umana ma nel coraggio di annunciare il vangelo in tutta la sua paradossalità, i molti doni e tendenze sono doni dello Spirito e vanno utilizzati per le esigenze comuni (ciò che è comune viene prima di ciò è privato), non è la filosofia che deve giudicare il vangelo ma bensì il contrario (i filosofi negavano la resurrezione dei corpi).
  • Le comunità della fine del primo secolo: sono tre i problemi di queste comunità:
    1. L’età apostolica si è ormai allontanata e i grandi testimoni (Paolo, i dodici) sono scomparsi.
    2. Compaiono le prime eresie.
    3. Le persecuzioni si fanno più generali e numerose e molti si scoraggiano e vengono a compromessi con il mondo.

Risposte ai problemi:

  • Si afferma che l’autorità continua ad essere presente nei successori. Il successore dell’apostolo ha un triplice compito: essere fedele alla tradizione, ordinare la vita liturgica e scegliere diaconi e presbiteri.
  • Viene ribadito il principio della tradizione: la fedeltà alla dottrina deve prevalere sulle speculazioni degli uomini e sulle novità.
  • Di fronte alla persecuzione si invita la comunità alla pazienza, al coraggio e a leggere gli eventi non secondo le valutazioni del mondo (mette in primo piano la potenza) ma alla luce della morte-resurrezione di Gesù (mette in primo piano l’amore).

Tutte queste comunità presentano 5 strutture comuni:

  • La struttura fondamentale che guida ciascuna comunità è la comunione all’interno di ciascuna comunità, fra le comunità e con ogni uomo. Tutte le comunità, nonostante le differenze, sono orientate verso il bene comune. Si tratta di una comunione che ha una duplice radice: la comunione di Cristo con noi e la comunione del Padre e del Figlio.
  • Altra struttura importante è il principio di tradizione. Per poterlo vivere serve una duplice fedeltà: alle origini ma anche alle esigenze del proprio tempo. Infatti la tradizione cristiana non è statica e ripetitiva ma bensì viva e in continuo aggiornamento.
  • Il principio della sequela: le comunità rileggono continuamente la vita di Gesù per cercarvi luce e direzione.
  • Il confronto con il mondo: si tratta di un confronto non facile perché le comunità hanno sempre dovuto fare i conti con una duplice tentazione: fuggire dal mondo abbandonandolo a se stesso, con la scusa di salvare la propria originalità evangelica, oppure conformarsi al mondo perdendo la propria originalità, con la scusa di solidarizzare con il mondo. Giovanni per esprimere ciò utilizza l’espressione “nel mondo ma non del mondo”.
  • La convinzione che lo Spirito è presente nella comunità e la guida ma che da solo non basta: occorrono autorità, istituzione, obbedienza all’apostolo.

Comunità universale e locale

Il vocabolo “ecclesia” (chiesa, assemblea) presenta 3 significati fondamentali:

  • L’assemblea cristiana in atto, riunita per la liturgia, l’ascolto della parola e la celebrazione eucaristica.
  • I cristiani che vivono in un determinato luogo, a Gerusalemme o altrove (qui ha valore locale).
  • La comunità dei cristiani, in qualunque luogo essi vivono (qui ha valore universale).

Che rapporto vi è tra il significato locale e universale della ecclesia? La Chiesa universale non è la semplice somma delle chiese locali così come la Chiesa locale non è una semplice porzione di Chiesa universale. La chiesa locale incarna e rende raggiungibile in un determinato luogo la Chiesa universale: infatti la comunità deve pure radunarsi in un determinato luogo e l’eucarestia deve pur essere celebrata in un determinato luogo. Vi è un altro aspetto che va però sottolineato: la comunità è presente in un luogo ma non si identifica con la comunità umana di quel luogo: per esempio la comunità di Gerusalemme non abbraccia nel proprio seno tutti gli abitanti di Gerusalemme. La comunità cristiana è estranea al luogo perché qualitativamente diversa. Tale estraneità nasce dalla novità di Cristo e dalla libertà dello spirito. È estranea perché non accetta il peccato, perché la novità non è mai integrata in un luogo, ma sempre oltre e perché la tensione universale non permette alla comunità di chiudersi negli interessi locali.

Omogeneità ed eterogeneità

La comunità di Gerusalemme ha incontrato la tentazione della omogeneità: si illudeva di essere una vera comunità in Cristo, ma in realtà era molto attenta al sangue, alla razza e alla cultura. Infatti, con l’arrivo di persone nuove, gli ellenisti, nascono le prime divisioni. L’eterogeneità è fondamentale nella comunità di Cristo che vuole essere segno di universalità, di mondo nuovo, di raduno di tutti in Cristo. Ovviamente questo discorso non vale solo per la Chiesa universale ma riguarda anche la chiesa locale: tutte le comunità locali devono superare le diversità e le divisioni e vivere la fraternità.

Le due zone della fraternità: La Chiesa è chiamata a proclamare la fraternità universale. Ma nel momento in cui i credenti decidono di vivere concretamente la fraternità, essi si rendono conto di aver creato una nuova divisione: il noi e gli altri. Infatti Dio vuole la salvezza di tutti, eppure ha scelto un popolo, un gruppo. Il popolo di Dio deve accettare l’elezione e diffondere il messaggio di Dio anche agli altri. È infatti necessario un cerchio ristretto per poter incidere sul tutto: il NOI deve essere a servizio degli altri e essere un segno prefiguratore dell’universalità. Esistono dunque due zone della fraternità: una zona dove la fraternità è densa e una dove la fraternità è da portare. Solo Dio può farle coincidere.

La fraternità fra le chiese

Che rapporto esiste fra le comunità locali del Nuovo Testamento? Dopo la persecuzione di Stefano e Pietro, i cristiani si disperdono e sorgono nuove comunità (di Giudea, di Samaria, di Antiochia). Queste comunità non sono però indipendenti e distaccate tra loro. Innanzitutto la chiesa di Gerusalemme si sente responsabile di queste comunità che, a loro volta, sentono l’esigenza di essere in comunione con la Chiesa di Gerusalemme (esempio: Paolo organizza una colletta in favore della comunità di Gerusalemme. Questo gesto esprime carità, fraternità e uguaglianza). Caratteristiche delle comunità:

  • Quando sorgono nuovi problemi, essi vengono affrontati e risolti tramite discussioni e confronti: nelle discussioni e nei confronti è impegnata tutta la Chiesa.
  • Alla base del rapporto fra le diverse comunità vi è il concetto di comproprietà, possesso comune: non si tratta semplicemente di mettere in comune le proprie risorse ma anche del possesso di un bene già esistente, cioè il Cristo.
  • Quando sorgono nuove comunità cristiane, le chiese sentono il bisogno di creare legami di fraternità tra loro. Fraternità che si realizza tramite scambi, aiuti, visite. Per essere Chiesa non basta evangelizzare: occorre anche vivere la fraternità fra i credenti.

Comunione e diversità

Nonostante la fraternità, è innegabile il fatto che esistevano differenze fra le chiese locali. Per esempio, le comunità giudaiche sottolineavano maggiormente la continuità con Israele e quindi la istituzione mentre le comunità greche sottolineavano maggiormente la novità del Cristianesimo e la libera presenza dello spirito. Possiamo dunque dire che ciascuna ha un proprio modo di vivere l’esperienza cristiana. La domanda da porsi è: fino a che punto queste differenze sono possibili? Il Nuovo Testamento ci offre tre indicazioni:

  • Occorre un continuo confronto col kerigma delle origini, con l’apostolo, con una chiesa locale che fa da centro alla comunione (inizialmente questa funzione era svolta dalla chiesa di Gerusalemme poi da quella di Roma).
  • Nessuna chiesa locale può identificarsi con la Chiesa universale o pretendere che le altre chiese si identifichino con la sua esperienza cristiana.
  • La comunione all’interno della comunità e fra le comunità è una continua vittoria di Cristo sulla divisione. Per quanto riguarda le cause della divisione, il Nuovo Testamento allude a elementi quali diversità di espressione teologica, temperamento, attitudini morali, differenze razziali e sociali. La divisione non sta però in queste differenze ma bensì nello spirito partigiano che se ne serve. La comunione consiste nel sopprimere lo spirito partigiano che trova il suo alimento nel peccato.

La figura del cristiano negli Atti degli apostoli

Il libro degli Atti degli Apostoli è l'unico del NT che si è dato lo scopo di descrivere la storia dei primi anni cristiani. Il cristiano degli Atti presenta le seguenti caratteristiche:

  • È fortemente attaccato alla tradizione e in continuo ascolto della Parola ma è anche immerso nelle situazioni e nei problemi concreti che gli si presentano.
  • È costantemente posto di fronte a esigenze di discernimento.
  • Non è mai considerato isolato ma sempre all'interno di una comunità che si muove lungo due direttrici: unità e universalità.
  • È pieno di slancio, è un cristiano ottimista: gli ostacoli non mancano ma vengono superati di slancio.

Nel Nuovo Testamento troviamo invece ben altre esperienze cristiane: il cristiano avvilito e perseguitato, il cristiano che si trova in un mondo ostile e lontano dai suoi ideali, il cristiano che si trova in una situazione di stanchezza e di noia per via delle cose già molte volte ascoltate. In questo libro, gli Atti vengono analizzati seguendo varie strade:

I nomi dei cristiani

Essi vengono chiamati in vari modi. I più utilizzati sono: cristiani (questo termine viene utilizzato due volte), discepoli (questo termine sottolinea l'adesione a una persona. Il discepolo si caratterizza per il verbo seguire, non per il verbo imparare), fedeli e credenti (questi due termini sottolineano la fede), fratelli (termine che sottolinea la relazione comunitaria), quelli che invocano questo nome (tale espressione sottolinea il riconoscimento del Signore Gesù come unica possibilità di salvezza ma anche l'aspetto cultuale).

Il vocabolario dell'esperienza cristiana

Nella narrazione di Luca vengono ripetuti spesso alcuni termini ed espressioni. I principali sono: verbi ed espressioni che esprimono conversione, perseveranza, gioia, comunione, accoglienza e ospitalità, testimonianza, preghiera, l'espressione "pieno di Spirito Santo" riferita a Stefano, Barnaba, Paolo, tutti i cristiani, la designazione della comunità come "via" (è la via da percorrere per arrivare a Dio e attuare la sequela).

Personaggi rappresentativi

Luca si concentra su alcune figure che sono particolarmente rappresentative dell'esperienza cristiana. Esse sono:

  • La comunità di Gerusalemme: la sua vita è riassunta in una triplice perseveranza: nella istruzione (cioè l'ascolto assiduo della Parola per comprendere i fatti e operare di conseguenza), nel culto e nella comunione della vita (un rapporto che coinvolge l'intera esistenza).
  • Stefano: egli viene definito come uomo di buona reputazione pieno di fede e Spirito. Conferma il detto evangelico che il discepolo è simile al Maestro.
  • Paolo: la figura più importante del libro. Il racconto della conversione/vocazione viene narrato da Luca per ben tre volte. I dati di questa triplice narrazione sono che la salvezza è grazia e che conversione e missione coincidono.
  • Altre figure importanti sono Pietro, Giacomo e Barnaba.

Il cristiano in situazione

Il cristiano, o meglio la comunità cristiana, viene descritto di fronte a tre situazioni:

  • Di fronte ai poveri: viene detto che i cristiani vendevano le loro proprietà e i beni messi in comune venivano distribuiti a ciascuno secondo le sue necessità. Dunque l'ideale perseguito non è quello della povertà volontaria ma bensì di una carità che non può tollerare che vi siano fratelli nell'indigenza. Non era la povertà a essere cercata ma la solidarietà. La comunità cristiana è molto attenta a poveri e bisognosi.
  • Di fronte al mondo religioso giudaico e pagano: di fronte a tale mondo, il cristiano degli Atti si concentra su un unico compito: l'annuncio di Gesù e il progetto di vita che Egli ha portato. L'annuncio missionario comprende: la denuncia (viene messa a nudo la colpevolezza del mondo giudaico, che ha rifiutato Cristo ritenendolo al di fuori della logica di Dio, e del mondo pagano per l'idolatria), l'annuncio di Gesù e la proposta della conversione, cioè un radicale cambiamento di vita e prospettive. Dunque, i primi missionari invitano gli ascoltatori a cambiar vita e a entrare a far parte del cammino della comunità.
  • Il cristiano di fronte alla persecuzione: il cristiano degli Atti è un cristiano processato e perseguitato ma tuttavia coraggioso. Infatti ha il coraggio di annunciare Cristo nonostante la mancanza di libertà religiosa. La persecuzione ha un significato salvifico, è una ripetizione e prosecuzione della storia di Gesù. Non è fallimento ma imitazione di Cristo (Cristo infatti è perennemente sotto processo).

Il centro unificatore: lo Spirito

Luca afferma che lo Spirito è il tessuto che unifica i molti aspetti dell'esperienza cristiana. Gli Atti sottolineano in modo marcato la presenza dello Spirito e affermano che:

  • La storia cristiana è opera dello Spirito, non degli uomini. Esso garantisce una continuità tra la vita di Gesù e la storia successiva della comunità.
  • Il protagonista della storia cristiana è lo Spirito.

Il racconto di Pentecoste

Negli Atti, la Pentecoste svolge un ruolo importante: si ricollega alla promessa di Gesù e la compie e si ricollega all'AT, per esempio la profezia di Gioele, e ne compie le attese. La Pentecoste rappresenta un inizio: lo Spirito raggiunge la comunità e la rende aperta e coraggiosa. La comunità di Pentecoste si apre per formare una comunità più grande, per radunare i dispersi. Lo Spirito, oltre ad essere stato presente nei momenti più importanti della vita di Gesù, continua a guidare i membri della comunità nei momenti più importanti. Allo Spirito viene ricondotta la testimonianza in tutti e tre gli aspetti che la caratterizzano: la fedeltà alla memoria di Gesù, la capacità di interpretare i fatti alla luce di quella memoria, la forza di un'esortazione efficace e convincente.

Il quadro teologico e antropologico

Tutti questi dati ci portano alle seguenti strutture:

  • Il cristiano conosce molto bene la storia, la legge in profondità e vi scorge la presenza dello Spirito.
  • Per il cristiano degli Atti è essenziale il riferimento a Gesù ma anche la fedeltà alle nuove situazioni che si incontrano. Di qui la necessità di andare avanti, la necessità di discernimento.
  • Il cristiano degli Atti è attento ai fatti e alle situazioni che vengono letti e interpretati alla luce della Parola.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesca.cozzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Stercal Claudio.
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