Estratto del documento

Il vaso di coccio e la comunità dei credenti

Il titolo vorrebbe essere il filo conduttore dell'intero discorso. Il vaso di coccio è ogni cristiano e l'intera comunità dei credenti. Il vaso di terracotta è un vaso casalingo, umile, fragile, di utilizzo quotidiano. Non è un oggetto prezioso da esibire all'ammirazione di tutti. Fuori di metafora: se Dio si servisse solo dei Santi sarebbe un'ovvietà, e invece si serve anche e soprattutto di uomini comuni, fragili, di poca fede, com'erano i discepoli e come siamo noi. La potenza del Vangelo si fa presente nell'inadeguatezza per rendere chiaro a tutti che la sua efficacia viene da Dio, non dagli uomini né dai loro strumenti. Chi pretende una Parola di Dio subito chiara, direttamente visibile, appariscente, clamorosa, non incontrerà mai il Signore. Il compito della Chiesa non è attrarre su di sé lo sguardo degli uomini, ma rinviarlo sempre al Dio di Gesù.

Gesù e la sua Chiesa

Origine della Chiesa

Ci sono due costatazioni. Gesù è all'origine della Chiesa. Questa espressione va spiegata con tre convinzioni:

  • Gesù è il punto di partenza della Chiesa. Essa va cercata nell'interezza della vita di Gesù, parole, azioni, persona, morte e risurrezione, dono dello Spirito. È nella globalità di questo evento che si colgono l'esigenza e il germe della chiesa.
  • L'evento di Cristo non è informe e senza direzione, ma configurato secondo precise modalità. La Chiesa ha sempre guardato a Gesù come al "suo" modello, cercando nella sua memoria i criteri per le scelte da operare, i comportamenti da assumere e le strutture da darsi.
  • Il Risorto è ora presente nella sua Chiesa, mediante il suo Spirito, come Signore che la rigenera. Il sorgere della Chiesa è un evento vivificante che la costituisce, non solo la guida ma la rigenera continuamente.

I testi neotestamentari mostrano la convinzione che all'origine della Chiesa ci sia soprattutto il Cristo risorto. Fra Gesù prepasquale e il Cristo risorto c'è una profonda continuità. Il Cristo risorto è quel medesimo Gesù che fu crocifisso. E i discepoli, che ora lo comprendono e lo annunciano, sono gli stessi che lo hanno seguito nel suo ministero itinerante. Si tratta di una continuità nella discontinuità.

La comunità dei discepoli

La Chiesa – e precisamente la sua origine – non è tutta nelle parole del Gesù terreno e nei gesti da lui compiuti. La chiarezza viene dal Cristo risorto e dalla presenza dello Spirito. Gesù ha previsto e voluto una comunità che lo continuasse, si tratta di un evento generatore.

  • L'annuncio del regno, da non interpretarsi in modo apocalittico, non solo lascia spazio all'intenzione di una comunità, ma in un certo senso la include.
  • La scelta dei dodici che già allude a un nuovo popolo di Dio. Questo gruppo è costituito ed educato per una missione.
  • L'istituzione dell'eucaristia. Gesù raccoglie la sua vita in due segni rituali (il pane e il vino). Questo non avrebbe alcun senso se non fosse per fare memoria di Lui e della sua vita.

Le comunità primitive leggono la storia e fanno le loro scelte confrontandosi con le origini (principio di tradizione) e fra di loro (principio di comunione).

Il Regno di Dio e la Chiesa

Gesù ha annunciato il Regno di Dio facendone lo scopo centrale della sua missione, del suo insegnamento e dei gesti. Il giudaismo vedeva il Regno nel passato (Esodo) o alla fine (profeti e apocalittici). Per Gesù il Regno è qui e ora. Il Regno per Lui viene sì all'improvviso, ma non come una grandezza totale, compiuta, bensì come un seme.

L'annuncio del Regno non dice soltanto che Dio è qui e agisce, ma manifesta anche un volto nuovo di Dio: i tratti della misericordia e dell'universalità. La sua prassi messianica è caratterizzata dalla ricerca degli esclusi, soprattutto dei peccatori.

La prassi di Gesù ha travolto lo schema del puro e dell'impuro, coglie l'uomo nel rapporto che Dio ha con lui. L'universalità di Gesù è qualitativa. Egli non chiude la sua missione dentro un recinto, abbandonando il mondo e isolandosi nella purezza. Da quanto detto risulta chiaramente che Regno e Chiesa non si identificano. Tanto è vero che la comunità chiede "venga il Tuo Regno".

Questo dice già che la Chiesa non deve assorbire tutte le attenzioni, né di se stessa né del mondo. La Chiesa non è un'istituzione che deve soltanto conservare se stessa, o mostrarsi, ma deve tenere a qualcosa che la supera. La Chiesa è soprattutto un rinvio al futuro verso la pienezza e nello spazio verso l'universalità.

L'inadeguatezza della comunità è in certo senso necessaria perché appaia che il Regno è di Dio. Il Regno annunciato da Gesù significa: che è Dio che agisce, e su di Lui e non altrove poggia la speranza. L'agire di Dio è in favore dell'uomo e per un mondo diverso, la misericordia accompagna sempre l'agire di Dio, rivelandolo. La Chiesa deve apparire come luogo di misericordia. La preghiera della Chiesa dice "siano rimessi i nostri debiti", un'invocazione che non può ridursi ad una domanda individuale, ma è l'intera comunità che chiede perdono.

Gesù ha scelto dalla folla un gruppo di discepoli, che non dovevano soltanto imparare un messaggio, ma seguirlo, condividendo la sua vita. Da questo gruppo vengono scelti poi i dodici. Si tratta di qualcosa di nuovo: il tratto dell'assoluta centralità di Gesù: sua è l'iniziativa di chiamare i discepoli e di istituire i dodici. Essenziale per il gruppo dei discepoli non è il metodo educativo di Gesù né la sua dottrina, ma la sua persona. Nel gruppo dei discepoli c'è anche uno zelota e un pubblicano, due nemici mortali.

La continuità della comunità

La comunità di Gesù prepasquale è germinale ma già aperta senza discriminazioni. Il fatto che il gruppo dei discepoli sia uguale prima e dopo la pasqua ha creato un ponte di continuità fra il prima e il dopo. I discepoli hanno condiviso il cammino terreno di Gesù e poi, dopo la pasqua, hanno subito capito di dover continuare il suo annuncio.

Un tratto che la Chiesa non può dimenticare è che Gesù ha istituito i discepoli perché lo seguissero e stessero con Lui, ma i discepoli al momento cruciale della Passione lo hanno abbandonato. Il Crocifisso abbandonato, appena risorto, si preoccupa di mandare ad avvertire i discepoli fuggiti. Siamo di fronte ad una variante del tesoro (la fedeltà di Gesù) in vasi di coccio (il venir meno dei discepoli). La sicurezza della comunità poggia totalmente sulla fedeltà del proprio maestro, non su altro.

Figure di comunità nel Nuovo Testamento

Dalla descrizione di alcune comunità dovrebbero risultare le differenze che le distinguono, sia le costanti che le apparentano. Ci si devono porre tre domande:

  • Quali tensioni ci sono nelle comunità?
  • Quali relazioni intercorrono tra comunità e comunità?
  • La posizione che le comunità assumono di fronte al mondo?

Gerusalemme

La prima comunità di Gerusalemme non si stacca dal giudaismo, ne osserva le prescrizioni e frequenta il tempio. Sono già presenti quei germi di novità che porteranno la comunità molto lontano:

  • Gesù di Nazareth, rifiutato dalle autorità religiose, è proclamato Messia e Signore.
  • La resurrezione non è soltanto un evento futuro e generale ma un evento già accaduto per un uomo, Gesù, ora vivo e presente nella comunità, nel quale solo c'è salvezza.
  • Accanto alla liturgia del tempio si pratica un culto proprio che trova il suo perno nella cena del Signore.

Caratteristiche della comunità di Gerusalemme

I tratti che caratterizzano la comunità di Gerusalemme:

  • La fede in Cristo. È la fede che genera la vita comunitaria, ne determina i rapporti e le manifestazioni e si trasforma in annuncio. Al centro della fede e dell'annuncio c'è la Pasqua. Si insiste su un contrasto: da una parte i giudei che hanno rifiutato Gesù ritenendolo al di fuori della logica di Dio; dall'altra Dio che ha approvato proprio questo Gesù riscattandolo dalla morte. Il contrasto evidenzia la distanza tra giudaismo e cristianesimo e quindi la conversione che il farsi cristiano richiede. L'annuncio termina sempre con una proposta di conversione che consiste nel pentimento, nel battesimo e nell'entrare a far parte della comunità.
  • I cristiani avrebbero potuto ritirarsi dalla società, abbandonando il mondo (giudaico) a se stesso, riservando per se stessi uno spazio privilegiato e protetto; e anziché portare il loro messaggio al mondo, avrebbero potuto accontentarsi di accogliere coloro che avrebbero bussato alla comunità. La comunità cristiana nasce missionaria, il rimanere nel mondo testimonia la signoria di Dio sul mondo. Dio ama il mondo e se ne occupa e vuole che i suoi testimoni vi rimangano.
  • La comunità di Gerusalemme è contrassegnata dall'esperienza dello Spirito. Fin dall'inizio il battesimo è stato sperimentato come un battesimo dello Spirito. L'adesione al Vangelo, contrassegnata dal pentimento e dalla fede in Gesù Cristo si concretizzava nel rito del battesimo che aveva un triplice significato:
    • La remissione dei peccati.
    • Il dono dello spirito.
    • L'aggregazione alla comunità.
  • Luca riassume l'intera vita della comunità sotto una quadruplice perseveranza:
    • Ascoltare l'istruzione degli apostoli, garantisce la continuità tra Gesù e la comunità ed è un indice di attaccamento alla tradizione.
    • La comunione, il concetto base è quello di possesso comune, comproprietà. Fra i cristiani non è un semplice mettere in comune le proprie risorse (fede o altro) ma una partecipazione-inserimento in una realtà già esistente, la vita di Cristo. L'ideale perseguito non era la povertà ma la condivisione.
    • La frazione del pane (eucaristia), chi vi partecipava sentiva in modo particolare la presenza invisibile del Signore risorto.
    • Le preghiere.

La crisi della comunità

La prima crisi della comunità scoppia quando entra a farvi parte il gruppo dei cosiddetti "ellenisti", ebrei provenienti dalla diaspora, la cui lingua abituale era il greco. Rispettavano la legge di Mosè, ma la osservavano in maniera meno meccanica che li rendeva aperti a suggestioni religiose. Leggevano in modo diverso la storia della salvezza e la funzione salvifica di Cristo. Gli apostoli cercano il superamento della tensione mediante la Parola e la preghiera. Non nascono due comunità, ma rimane l'unica comunità. Tanto meno si cerca l'unità nel prevalere di un gruppo sull'altro, ma in un confronto di ambedue i gruppi con la Parola. La presa di posizione dei cristiani ellenisti nei confronti del giudaismo è stata che gli stessi sono stati dispersi e il cristianesimo uscì fuori dalle barriere del giudaismo.

Antiochia

Vi era una forte comunità giudaica, qui, a Antiochia per la prima volta i credenti ricevettero il nome di cristiani ed erano riconosciuti come un gruppo autonomo, distinto sia dai pagani sia dai giudei e ciò che li qualificava era la loro fede in Gesù. In questa comunità ci sono tutti gli aspetti della Chiesa di Gerusalemme: la fede in Gesù Signore, il battesimo, il culto e anche l'Antico Testamento considerato il libro di tutti i cristiani non solo dei cristiani ebrei. Accentuata rispetto a Gerusalemme è l'esperienza dello Spirito: ci sono il dono della profezia, il dono delle guarigioni e altre manifestazioni. Fra Gerusalemme e Antiochia (e le comunità ellenistiche) c'è una profonda continuità. Cacciati da Gerusalemme gli ellenisti si sono trasformati in missionari.

La missione ai Samaritani e ai greci

Un primo fatto importante è l'annuncio del Vangelo ai Samaritani. È una prima barriera che viene infranta. Il giudaismo infatti, non considerava i samaritani come appartenenti al popolo di Dio, li riteneva esclusi dalla comunità e li considerava come pagani. Un secondo fatto è l'inizio della conversione dei greci, sono superati i confini fra giudaismo e paganesimo. La Chiesa conquista la sua universalità. La caratteristica più interessante della Chiesa di Antiochia era il fatto di essere una comunità mista, formata da ex-ebrei e da ex-pagani. Ai pagani veniva predicato un vangelo senza la circoncisione e i giudeo-cristiani sedevano a mensa con i pagano-cristiani sperando in tal modo le leggi giudaiche della purità. La legge non è più mediatrice di salvezza: solo il Cristo è la salvezza.

La Chiesa diventa consapevole di non essere più necessariamente legata al popolo giudaico e alle sue istituzioni, un primo passo per acquistare la consapevolezza di essere sciolta da ogni vincolo umano nazionale, sociale e naturale. Ma un gruppo di cristiani di Gerusalemme non la pensa così: ritiene che la legge di Mosè abbia un ruolo perenne e teme che la prassi liberale della comunità di Antiochia costituisca un grave ostacolo alla diffusione del Vangelo in ambiente giudaico. Nasce tra le due comunità una discussione nella grande assemblea di Gerusalemme dove sono tenute presenti due preoccupazioni:

  • Salvaguardare l'universalità del vangelo.
  • L'unità della Chiesa.

L'apertura del cristianesimo al mondo pagano non dà origine a due chiese distinte, ma a una sola Chiesa unita nell'ascolto dello stesso Vangelo e guidata dallo stesso spirito.

Corinto

A Corinto c'è il pericolo di ricadere nella schiavitù della propria sapienza. I giudei confidano nella loro legge e nelle proprie osservanze, i greci nella loro filosofia. In un caso come nell'altro è l'uomo che cerca la salvezza in se stesso. C'è una prima divisione in partiti e correnti, riferendosi chi a un apostolo chi a un altro, ci sono i ricchi e ci sono i poveri e non mancano incertezze in campo morale. Circa il comportamento sessuale alcuni ritenevano tutto lecito altri consideravano negativamente il matrimonio. La stessa cena fraterna rischiava di trasformarsi in formalità: anziché mettere tutto in comune e condividere fraternamente, ognuno si metteva davanti il suo pasto, così uno pativa la fame e l'altro era ubriaco. E per finire un gruppo di cristiani negava la realtà della risurrezione, non negavano l'immortalità dello spirito ma la risurrezione dei corpi.

Per il cristiano di cultura greca era forte la tentazione di ridurre il vangelo a filosofia, gli elementi umani prevalgono sulla parola di salvezza che viene da Dio. I Corinti davano più peso alla personalità dei singoli predicatori che all'unica promessa di salvezza di cui tutti erano portatori. La riduzione del Vangelo a filosofia comportava l'indifferenza al dato tradizionale: si preferiva la contemporaneità alla tradizione e questo portava a una rottura con le proprie origini e una perdita di identità e alle divisioni. Importante era la ricerca di sé, l'esaltazione della propria personale originalità.

Il tema è: la croce, giudicata dai giudei e dai greci "stoltezza e follia" è invece per i cristiani "potenza e sapienza di Dio". I giudei abituati a pensare le manifestazioni di Dio sullo schema dei prodigi dell'Esodo, attendevano una manifestazione di Dio potente e vittoriosa. La debolezza della croce parve una via completamente estranea al piano di Dio, uno scandalo. I greci erano abituati a valutare in termini di competizione, di affermazione di sé e di genialità. Lo spendersi di Dio sulla croce parvero mortificazione della propria personale originalità, mancanza di genialità ed insulsaggine. Secondo i credenti è proprio nella debolezza della croce che apparvero la potenza e la sapienza di Dio. I cristiani di Corinto credevano nella Croce di Gesù, altrimenti non sarebbero stati cristiani, ne rifiutavano però le conseguenze e cioè che la debolezza della Croce dovesse continuare ad essere presente nella predicazione e nelle scelte pastorali della comunità. La Croce non è soltanto l'oggetto dell'annuncio ma anche il metodo. La tentazione dei Corinti era quella di sottrarsi alla debolezza della via di Dio. È invece nella piena accettazione della debolezza della Croce che può apparire la forza dimostrativa dello Spirito. La comunità di Corinto correva il rischio di staccarsi dalla fedeltà e dalla tradizione. Paolo disse: la comunità cristiana ragioni a partire dal fatto di Gesù, dalla sua storia, non a partire dalla propria cultura e dalla propria filosofia.

Le comunità di Matteo e Luca

Matteo

L'opinione comune è che Matteo abbia scritto il suo vangelo in un ambiente giudeo-cristiano, aperto anche ai pagani-cristiani e all'universalismo. Forse la comunità di Matteo, da collocarsi nella Siria occidentale dove giudei e pagani erano numerosi, le sinagoghe influenti e il cristianesimo era una comunità mista. Esso non mette in netta opposizione il giudaismo.

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 35
Riassunto esame Questioni di Teologia Speculativa e Dogmatica, prof. Maggioni, libro consigliato Un Tesoro in Vasi di Coccio, Maggioni Pag. 1 Riassunto esame Questioni di Teologia Speculativa e Dogmatica, prof. Maggioni, libro consigliato Un Tesoro in Vasi di Coccio, Maggioni Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Questioni di Teologia Speculativa e Dogmatica, prof. Maggioni, libro consigliato Un Tesoro in Vasi di Coccio, Maggioni Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Questioni di Teologia Speculativa e Dogmatica, prof. Maggioni, libro consigliato Un Tesoro in Vasi di Coccio, Maggioni Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Questioni di Teologia Speculativa e Dogmatica, prof. Maggioni, libro consigliato Un Tesoro in Vasi di Coccio, Maggioni Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Questioni di Teologia Speculativa e Dogmatica, prof. Maggioni, libro consigliato Un Tesoro in Vasi di Coccio, Maggioni Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Questioni di Teologia Speculativa e Dogmatica, prof. Maggioni, libro consigliato Un Tesoro in Vasi di Coccio, Maggioni Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Questioni di Teologia Speculativa e Dogmatica, prof. Maggioni, libro consigliato Un Tesoro in Vasi di Coccio, Maggioni Pag. 31
1 su 35
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Questioni di Teologia speculativa e dogmatica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Maggioni Bruno.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community