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Cap. 1 – Gesù e la sua chiesa

La Chiesa cammina dentro la storia e deve continuamente confrontarsi con la sua origine. Gesù viene considerato come “origine della Chiesa”, anche se questa espressione non deve essere considerata tanto cronologicamente, quanto invece teologicamente: Gesù è il punto di partenza teologico della Chiesa: le sue parole, le sue azioni, la sua morte, la sua resurrezione sono considerati nella loro globalità germe della Chiesa. La Chiesa ha sempre guardato a Gesù come suo modello; Gesù è sempre presente nella Chiesa come Signore vivificante che la costituisce, come Colui che la genera.

Quando parliamo dell’origine della Chiesa abbiamo sicuramente un profondo legame con la storia, ma spesso questa lettura storica è inadeguata, in quanto è una lettura che non riesce mai ad afferrare, spiegare nella sua totalità la Chiesa stessa. La Chiesa e il Regno di Dio non si identificano: la Chiesa non è solamente un’istituzione che deve conservarsi, ma un segno che deve rimandare al di là di se stesso, deve rinviare al Regno di Dio.

Per Gesù il Regno è qui e ora e quindi per comprendere il modo in cui Gesù parla del Regno occorre rinnovare la categoria del tempo e considerare le cose in modo nuovo, a cominciare dall’azione di Dio. Gesù ha scelto dalla folla un gruppo di discepoli che dovevano imparare, seguire, condividere il suo messaggio e la sua vita; da questo gruppo di discepoli ha scelto poi i dodici apostoli. Questi discepoli erano persone comuni: il vaso di coccio è ogni cristiano e l’intera comunità. Il vaso di terracotta è un vaso casalingo, umile e anche fragile utilizzato ogni giorno, non è come un vaso prezioso destinato ad essere solamente ammirato.

Se Dio infatti si servisse solo di Santi, sarebbe ovvio, e invece si serve di uomini comuni, persino di poca fede (che lo abbandonano nel momento cruciale della passione), fragili come i discepoli: qui sta la meraviglia che sorprende in cui il vaso, nella sua umiltà, rinvia. La parola di Dio non può essere subito chiara, clamorosa ed appariscente.

Cap. 2 – Le comunità di Gerusalemme, Antiochia e Corinto

Le comunità considerate sono quelle del Nuovo Testamento.

Gerusalemme

A Gerusalemme vive una comunità caratterizzata da:

  • La fede in Cristo: la fede in Gesù genera la vita comunitaria, ne determina i rapporti e si trasforma in annuncio (“Voi avete ucciso Gesù ma Dio l’ha risuscitato/ Questo è avvenuto secondo le Scritture/ Noi ne siamo testimoni”); la consapevolezza della presenza del Signore nella comunità si trasforma in attesa del Suo ritorno, attesa che però non spinge i cristiani a rimanere inerti, ma a restare nel mondo annunciando Gesù e il suo amore per il mondo.
  • Lo Spirito: la storia cristiana, secondo Luca, è frutto dello Spirito che ne è il vero protagonista; l’adesione alla parola di Cristo si concretizza nel battesimo, inteso come remissione dei peccati, dono dello Spirito, aggregazione alla comunità.

Luca riassume l’intera vita della comunità con il termine perseveranza: una perseveranza nell’istruzione degli apostoli che garantisca quindi una continuità tra Gesù e la comunità ed una perseveranza nel fare comunità. Luca intende la comunità non come una semplice comunità, ma come un comportamento di fronte all’unità, un modo di pensare e di vivere che scaturisce dalla fede. I primi cristiani di Gerusalemme vivevano in comunione nell’esistenza, non soltanto interiore e questo loro comportamento scaturiva dalla fede comune e dalla comune appartenenza al Signore: l’ideale perseguito era quindi quello della condivisione, così che nessuno tra loro fosse bisognoso. La comunione con Cristo in questa comunità trova il proprio fulcro nell’eucarestia, cioè nella “frazione del pane” di cui parla Luca, un rito compiuto durante un vero pasto, all’inizio o alla fine. La prima crisi in questa comunità scoppia quando entra a farvi parte il gruppo degli ellenisti, cioè degli ebrei provenienti dalla diaspora e che parlavano greco: probabilmente questo scontro fu causato da un diverso modo di vedere la salvezza e la funzione salvifica di Cristo.

Antiochia

Antiochia era invece una grande comunità ellenistica, crocevia di commerci e di idee, in cui risiedeva una forte comunità giudaica; qui i credenti vennero per la prima volta chiamati “cristiani”. Tra Gerusalemme e Antiochia c’è una profonda continuità: infatti sono caratterizzate entrambe dalla fede in Gesù e dallo Spirito. Inoltre nella comunità di Antiochia era forte la cultura missionaria alle genti: questa comunità era infatti una comunità mista, formata da ex-ebrei e ex-pagani. Inizialmente la convivenza fu tranquilla e naturale: in essa non c’erano più differenze, tra giudei e greci, tra schiavi e liberi, ma tutti erano uno solo in Gesù Cristo. Successivamente nacquero però tra le due comunità delle “discussioni” che vennero però risolte. L’apertura del Cristianesimo non diede quindi origine a due Chiese distinte, ma a una sola Chiesa unita nell’ascolto dello stesso vangelo e guidata dallo stesso spirito, una Chiesa che si scontra per ricercare l’unità.

Corinto

A Corinto non vi erano i problemi tipici delle comunità di Gerusalemme ed Antiochia, ma vi erano problemi nuovi determinati dallo scontro con la mentalità pagana. Qui vi era infatti il pericolo di ricadere, come dice Paolo, nella schiavitù della propria sapienza: i giudei credevano nella loro legge, mentre i greci nella loro filosofia e questa idolatria della propria sapienza non faceva altro che creare divisioni. C’erano inoltre ricchi e poveri, c’erano motivi di tensione anche in campo liturgico; dobbiamo quindi individuare le tendenze che erano alla base di queste tensioni:

  • Esaltazione della propria sapienza;
  • Riduzione del Vangelo a filosofia che comportava una preferenza della contemporaneità alla tradizione e questo portava alla rottura con le proprie origini, alla perdita dell’identità e alle divisioni;
  • Lo Spirito greco, che tendeva alla ricerca di sé e all’esaltazione della propria personale originalità, dava origine a contrapposizioni e divisioni.

Secondo Paolo tutte queste comunità sarebbero dovute partire da un fatto preciso, storico, realmente accaduto, la Resurrezione di Cristo, e non dalla propria cultura e filosofia.

Cap. 3 – Le comunità di Matteo e Luca

Il vangelo, in quanto tale, deve raccontare la vita di Gesù, non quella della comunità; i riferimenti alla comunità sono comunque indiretti ed impliciti, intrecciati alla vita di Gesù.

Matteo

Nel Vangelo di Matteo si parla di una comunità mista giudeo-cristiana, in cui ritroviamo le due tradizioni, quella giudeo-cristiana e quella pagano-cristiana, che Matteo concilia. La Chiesa, secondo Matteo, è caratterizzata da universalismo: la comunità ha come elemento di coesione la fede in Cristo e la concreta osservanza della sua volontà; la comunità non si chiude quindi ai pagani, ma neppure ai peccatori. Gesù è infatti il Messia tollerante, che invita la sua comunità ad un atteggiamento magnanimo. La comunità di Matteo è fatta di “piccoli”, cioè di gente del popolo, senza pretese e senza particolari competenze: il Regno di Dio infatti non è privilegio di pochi conoscitori ed iniziati, come scribi e farisei.

La comunità di Matteo si fonda su due principi: l’accoglienza dei piccoli e la coesione all’interno della comunità. I piccoli per Matteo sono i bisognosi, ma soprattutto coloro che non hanno una fede matura, non sono completamente formati, ma fragili e quindi devono essere al centro dell’attenzione della comunità. La coesione esige invece il perdono, un perdono senza limiti. La comunità di Matteo vive nella gioiosa certezza della presenza del Signore risorto, presente ed attivo.

Luca

Quando scrisse il suo Vangelo, c’era già un problema di ortodossia, ovvero un non rispettare i dogmi ufficialmente insegnati. Luca, nel suo Vangelo, ha voluto risalire fino alle origini, raggiungere testimoni oculari della vita di Cristo. Il suo Vangelo pretende infatti di essere attendibile e di essere scritto con ordine, non cronologico, ma catechetico: gli avvenimenti vengono disposti in modo da mettere in luce il messaggio salvifico. Nonostante questo però Luca non è un uomo rivolto al passato, in quanto la sua fedeltà alla tradizione non è...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher glibertino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Maggioni Bruno.
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