Teologia 2: capitolo 3 v.18
Quattro capitoli della lettera ai Corinzi; temi abbastanza ampi, con un’intenzione trattatistica, all’inizio di una lettera si prendono a cuore i temi della vita quotidiana, il tema delle divisioni, la comunione spirituale con Dio, il confronto con la cultura dell’epoca e nel capitolo terzo è presente un simbolo: il fuoco, che rappresenta la croce di Gesù, l’amore di Gesù che brucia ciò che non conta, che è paglia, e purifica ciò che è amore, ed è anche il senso della croce di Gesù, un fuoco non di castigo, ma dell’amore che aiuta a trovare la verità, purifica e seleziona.
V17 un fuoco che consente di lasciare ai piedi ciò che è autentico, al contrario del fuoco dell’inferno che consuma, questo è un amore che non distrugge il tempio di Dio, il tempio di Dio è l’uomo (gli abitanti di Corinto, nonostante avessero un comportamento discutibile); il luogo dove Dio abita per i cristiani è dove c’è un uomo e una donna. Il cristianesimo non è una religione che sacralizza ogni cosa. Nella Bibbia emerge il valore di ogni singola persona, le culture antiche sostenevano l’idea del gruppo, per la Bibbia emerge l’idea della persona, soprattutto in San Paolo raggiunge una grande intensità (il corpo dell’uomo è il tempio di Dio).
V.18 ritorna il tema del confronto tra la sapienza della croce e quella del mondo, San Paolo sostiene l’idea che la vera sapienza è quella della croce di Gesù e invita i sapienti ad assumere l’apparente stoltezza che è quella della croce, perché la sapienza del mondo è stoltezza davanti a Dio, quindi il tema è la contrapposizione tra la stoltezza del mondo e quella della croce, nella quale prevale il dono di sé.
Due citazioni dell’Antico Testamento (allora erano le scritture), alle quali San Paolo fa ricorso per mostrare la novità e la continuità, Gesù è la continuità delle antiche scritture ma è anche il compimento di qualcosa di nuovo, quelle linee già presenti nelle scritture antiche; Dio gioca un po’ con i sapienti del mondo, così sapiente Dio da farli cadere. Inoltre sottolinea come i progetti umani nel corso del tempo dimostrano debolezza.
V21-22 con questi 3 versi finali il capitolo 3 riassume: come ogni comunità anche a Corinto c’era chi si vantava, San Paolo suggerisce di vantarsi di Dio, ma non di ciò che è umano, non della sapienza umana, un vanto appoggiato alla santità, essere figli di Dio. Tutto è vostro, è uno slogan presente nella comunità di Corinto che esprime l’entusiasmo dei cristiani per la grandezza che ritengono di poter riconoscere nell’esperienza cristiana, elenca ciò che è di loro proprietà, tutto il mondo, come prima reazione sottolinea la verità di questa espressione, ma poi c’è il principio cristologico alla luce del quale San Paolo richiama gli abitanti, tutto è vostro ma nel riferimento a Cristo, in Cristo. In Cristo tutto è dei cristiani ma da vivere come lo ha vissuto Gesù, non per essere presuntuosi.
Capitolo 5
Primo caso
Ci fa capire che la comunità di Corinto non era fatta di santi, è il caso di incesto. Viene trattato nei primi 5 versetti. V1 Incesto di un figlio che convive con la moglie di suo padre, non esattamente sua madre, e nell’antichità non era un comportamento accettabile ed aspramente criticato, San Paolo sottolinea l’accusa, immoralità attribuita alla comunità cristiana.
V2 Qualcuno si vanta di questo, non sono dispiaciuti, è in un certo senso una modernità, la città di Corinto amava le modernità anche in campo religioso. V3-4-5 Scelta che fa San Paolo, assume un comportamento particolare, è presente il rapporto tra corpo e spirito, in questo caso San Paolo non è presente fisicamente ma è presente spiritualmente ed è più fondamentale della presenza fisica, un secondo elemento da sottolineare è che entrano nel giudizio almeno 3 elementi (V4):
- La presenza di Gesù, questa formula indica il nome di Gesù, e anche nella persona di Gesù (Signore).
- La comunità “Essendo radunati voi”.
- L’apostolo, presente spiritualmente; San Paolo ritiene importanti questi 3 elementi, per dire che non è una decisione che ha preso da solo, la decisione è: Sia allontanato dalla comunità per la salvezza, distinguendo anche qui tra carne e spirito, San Paolo sostiene che il comportamento carnale sia sbagliato in quanto dimentica lo spirito, il comportamento deve essere spirituale che si manifesti attraverso la carne; questo giovane segue semplicemente l’attrazione fisica e carnale, segue solo il piacere carnale; quindi la salvezza consiste nel seguire i valori dello spirito, per riscoprire il rapporto con Dio, quindi il giovane è invitato a recuperare la dimensione spirituale che gli consenta di ritrovare un rapporto tra carne e spirito.
V5. Nella cultura antica il lievito aveva una funzione benefica, positiva, però il pane lievitato durava meno, il caldo e umido rovinavano presto il pane lievitato, per questo si preferiva il pane azimo, senza lievito, Paolo individua nel lievito un elemento che può corrompere, cosa corrompe la nostra vita? V.6 Il lievito ha il significato negativo, il discorso di San Paolo è legato alla vita e alla comunità, il riferimento al Pane Azimo allude alla Pasqua, in quanto la Pasqua ebraica che ricordava la fuga del popolo d’Israele dall’Egitto, vi era il pane Azimo, in ricordo della fuga del popolo d’Israele che per un viaggio lungo usò il pane senza lievito che si sarebbe conservato meglio.
V.8 precisa in che cosa Paolo individua alcuni del valori fondamentali della vita cristiana: sincerità e verità, invece il comportamento del ragazzo fu sbagliato in quanto non si interessò del padre, della donna e degli altri, ma pensò solo al piacere carnale. La malizia è del giovane e della comunità che si vanta del male, quasi amanti del male, il piacere della trasgressione, al contrario gli azimi sono sincerità e verità. La verità è ciò che combatte la parzialità, è un criterio buono per costruire la propria vita, una scelta spirituale è una scelta vera che tiene conto di tutto; la sincerità è complementare alla verità, cioè la sincerità indica l’atteggiamento interiore, l’aderenza sincera all’oggetto. La croce di Gesù è un atto morale, ha deciso di donare sé stesso.
V.9 ricorda la presenza dei casi di immoralità all’interno della comunità, ed è presente quasi come una regola per come comportarsi con le persone immorali, ci sono delle lettere precedenti, almeno 4, nelle quali aveva già dato dei consigli sull’immoralità, fino alla scomunica che abbiamo visto in precedenza, come percorso per la salvezza, non come condanna finale. I giudizi espressi dai profeti si concludono con la salvezza. Precisa che l’invito che fa non è proporre un cristianesimo fuori dal mondo e prendere le distanze da chi fa del male, V. 11 mangiare insieme fa riferimento all’eucarestia, è un isolamento, una scomunica anche questa, è un provvedimento severo per ammonire i fratelli più vicini, la scomunica non è per i lontani, ma per quelli vicini, quelli della propria famiglia, ti voglio così bene che ti ammonisco se sbagli; la forma più forte è il non mangiare insieme, il provvedimento più severo, che dice il senso della comunione.
Capitolo 6
V.12 : un secondo slogan “tutto mi è lecito” che esprime la consapevolezza che i cristiani di Corinto avevano della resurrezione di Gesù; anche qui San Paolo non rifiuta l’espressione, ma precisa il motivo per il quale vale o qualche motivo per cui non vale, la valuta in riferimento a Cristo. Il cristiano è libero di poter fare ogni cosa sì ma per amare, per fare della propria vita ciò che ha fatto Gesù; tutto è lecito ma la libertà non è il valore assoluto, che è la carità, l’amore, e la libertà è una condizione per l’amore perché non si può amare se non si è liberi. La libertà in modo assoluto ti rende schiavo del principio di libertà. La libertà si confronta con l’aiuto all’altro e il non essere schiavi dello stesso principio.
V.12 i cibi sono per il ventre e il ventre è per i cibi, c’è corrispondenza tra ventre e cibo, come tra corpo e sessualità, ma come in tutti gli ambiti nessuno di questi deve seguire il principio della assoluta libertà, perché il principio che li guida è il principio dell’amore ad ogni costo, il voler bene. Il criterio dal quale ispirare il ventre e il corpo è l’esercizio libero che consente di esprimere il vero valore, cioè l’amore, sia nel nutrimento, sia nella relazione con l’altro.
V.16 l’atteggiamento di San Paolo non è ritenere negativa la corporeità, anzi pensa che ci sia una reale comunione tra uomo e donna, talmente forte che diventeranno una sola carne; il tema è quello di utilizzarli in maniera spirituale, cioè che coinvolge tutto l’uomo e tutta la donna, sia carne che spirito. Ci sono alcuni gesti più esterni all’uomo, la sessualità coinvolge la persona nella sua interità, il gesto è tanto più umano quanto più coinvolge la persona.
V.19: parla ancora della sessualità, è un’espressione forte in riferimento alla convinzione di Israele che Dio abitasse solo nel tempio di Gerusalemme, il tempio dello spirito santo sono l’uomo e la donna nella dimensione spirituale e corporea. Quello della comunione ricevuto da Dio nello spirito santo è un dono molto grande; lasciar morire il proprio figlio per mostrare agli uomini che vuole loro bene è un dono enorme.
Capitolo 7
28/10 8h Pag. 10 capitolo 7 della lettera ai Corinzi, che tratta di alcuni casi che giungono all’orecchio di Paolo; le problematiche che vengono sottoposte a Paolo sono 4, V.1 indica che c’è una corrispondenza con la comunità, quindi il livello della comunità era abbastanza elevato, il tema è che alcuni alla luce della resurrezione di Cristo pensavano che non potessero più avere rapporti sessuali, la posizione di San Paolo dimostra maggiore equilibrio, non tutti la pensano nello stesso modo, San Paolo invita a costruire una famiglia con moglie e marito.
Nel V.3 si riferisce al rapporto sessuale e insiste molto sulla reciprocità, il marito dà alla moglie e la moglie dà al marito, pur in questa società in cui i compiti fra uomo e donna erano diversi, due ruoli sociali distinti. Rapporto tra marito e moglie che si esprime in una comunione di spirito e corpo, San Paolo non vuole eliminare il corpo, se la prende con gli spiritualisti, che pensano che il corpo non abbia valore.
V.4 Donazione reciproca. V.5 Qualcuno in nome della nuova fede pensava di liberarsi del coniuge, non è così. V.6 questo non lo dice per comando, non è obbligatorio, ma lo dice per venire incontro alle necessità dei coniugi, vorrebbe che tutti fossero come lui, vergine, ma ciascuno riceve da Dio il proprio bene, nonostante egli sia vergine difende il matrimonio.
V. 8 sposati e vedove, San Paolo dice che possono rimanere vergini, ma se non sanno dominarsi è meglio che si sposino, nel caso dello sposato è meglio che viva il suo matrimonio.
Seconda questione
V.10-16: Caratteristica delle prime comunità cristiane, uno dei due coniugi è cristiano, l’altro no; Insegnamento che viene da Dio ed è il riferimento all’indissolubilità del matrimonio.
Capitolo 8
29/10/2015 Schede nuove Il terzo tema è quello delle ragazze nubili, che diventano cristiane. “Questo vi dico fratelli, il tempo si è fatto breve…Possedessero” L’invito qui di San Paolo è quello di vivere dando il giusto peso ad ogni cosa, secondo lui è possibile essere cristiani in qualunque circostanza, invita a non prendere in termini assoluti la condizione che vivono, questo differenzia San Paolo da alcuni cittadini di Corinto, lui dice che il cristianesimo non è l’ingresso in una condizione definitiva, ma si può essere cristiani con la consapevolezza che è un cammino, e propone l’inserimento nel mondo in qualunque circostanza, la fine del cammino cristiano è la croce. Il cammino del cristianesimo non è facilissimo. San Paolo è realista pur avendo vissuto un intenso incontro con il Signore.
V.32 “Vorrei che foste senza preoccupazioni” San Paolo ha una concezione di buon senso rispetto al matrimonio, un’esperienza impegnativa. V.36-38 tema dare in sposa una ragazza ancora non sposata: Avere una ragazza non sposata non era il massimo della realizzazione sociale ed economica, sposarsi era garantirsi una condizione di vita migliore, Il tema è qualcuno che si interroga su cosa fare quando si ha una figlia non sposata San Paolo suggerisce che se vuole darla in sposa non pecca, ma chi ha deciso di essere vergine nel suo cuore può farlo; lascia la libertà, può fare quello che vuole, sono possibili entrambe le soluzioni; c’è ancora l’influsso di un responsabile, il padre nei confronti della figlia, ha ancora un ruolo nelle sue decisioni.
Ultimo e quarto caso
La vedovanza, solo in due versi. La moglie è legata al marito finché esso vive, Seconda parte del versetto: se il marito muore può sposare chi vuole, ma sempre nel Signore, fino a quando c’è il coniuge è qui il momento dell’indissolubilità, è libera di sposare purché ciò avvenga nel Signore, può avere anche senso non sposarsi per coltivare l’amore con Dio V.40., questo è un parere di San Paolo, non del Signore.
Situazione lontana dalla nostra esperienza, la carne sacrificata agli idoli, come deve comportarsi un cristiano di fronte al culto idolatrico. Cosa fare? Anche su questo tema c’erano dei cristiani di Corinto che si ritenevano illuminati e sostenevano che gli idoli non esistessero, quindi pensavano di fare qualsiasi cosa, la posizione di San Paolo è che essi non debbano scandalizzare qualcuno di più fragile, per rispetto delle coscienze più fragili, qui emerge la carità di San Paolo, in quanto queste persone devono avere carità nei confronti di questi più deboli, non devono stare attenti solo a sé stessi; l’assoluto non è la libertà, ma l’amore di Gesù, non bisogna essere schiavi della libertà, che non è il fine, ma lo è l’amore, la libertà è la condizione che consente di voler bene, pur essendo libero bisogna essere schiavo di Gesù, dell’altro.
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Riassunto esame di teologia II, prof. Claudio Stercal, libro consigliato "Temi Cristiani Maggiori", 1992, G.Moioli
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