Capitolo I: L'uomo è desiderio di pienezza
L'uomo è desiderio di pienezza, di piena felicità, verità, giustizia, conoscenza. Esistono nell'uomo delle domande, anzi l'uomo è una domanda che non trova risposta in alcun progetto stabilito dalla pura misura umana (razionalità o istintività). Importante è allora una onestà nel riconoscere questa "esperienza elementare", che ci costituisce strutturalmente: occorre per ciò un atteggiamento di "realismo", di "ragionevolezza" e di "moralità". Mentre storicamente l'uomo ha cercato di ottundere o di sopprimere questa sua "esperienza elementare", bollando le domande esistenziali come insignificanti, o "adolescenziali".
Fonte: http://web.tiscali.it/bertoldi/fede/giuss_sintesi.html
Premesse
- Realismo
- Ragionevolezza
- Incidenza della moralità sulla dinamica del conoscere
Realismo
Poca osservazione e molto ragionamento conducono all'errore, mentre molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità. Secondo Carrel la nostra è un'epoca di ideologie, nella quale invece che imparare dalla realtà, si cerca di manipolarla, inserendola in schemi prefabbricati dall'intelletto. Sant'Agostino affermava che “Io cerco per sapere qualcosa, non per pensarla” – Pensare qualcosa è una costruzione intellettuale ed immaginativa, bisogna partire dall'oggetto stesso per comprenderne la natura, senza forzarlo in schemi predefiniti: la maggior parte delle persone si affida all'opinione degli altri, in particolare di coloro che “contano nella società”. E in questo sbagliano, perché, soprattutto per quanto riguarda l'esperienza religiosa, essa è personale e unica per ognuno di noi.
Dopo aver fatto un'indagine approfondita (“indagine esistenziale”) in me stesso, posso confrontarne i risultati con i pensieri di filosofi e pensatori, arricchendo il dato raggiunto, senza rischiare di alienarlo con opinioni altrui. Dopo questa valutazione, bisogna essere in grado di emettere un giudizio tramite i dati ottenuti. La capacità di saper valutare è fondamentale, in quanto l'uomo senza di essa non è in grado di fare alcuna esperienza.
Nota bene
- Esperienza → Capire una cosa, dando un giudizio e scoprendone il senso.
Criterio per il giudizio:
- Dentro di noi: Il criterio di giudizio è “dato” dalla natura dell'uomo (cioè Dio, origine del nostro Io). Deve dunque essere immanente alla struttura originaria della persona.
- Esterno a noi: Alienazione. Anche se l'indagine esistenziale è stata svolta in prima persona, se attingiamo dall'esterno i criteri per giudicarci, tali criteri “esterni” alienerebbero il nostro giudizio.
Definizione di immanente: si dice di ciò che risiede nell'essere e trova nell'essere stesso il suo principio e il suo fine.
Esperienze e giudizio
Tutte le esperienze passano al vaglio in un'esperienza originale (primordiale). Bisogna paragonare tutto ciò che ci accade con questa esperienza elementare.
Esperienza elementare: complesso di esigenze e di evidenze originali che l'uomo utilizza per confrontarsi con ciò che esiste. Sono talmente “originali” che tutto ciò che l'uomo dice o fa dipende da esse.
- Esempi: Esigenza di felicità, di verità, di giustizia ecc...
Esempio: Ho davanti a me un foglio, e mi viene detto che quello potrebbe non essere un foglio. Sarei stupito, in quanto questa è un tipo di evidenza dell'esperienza elementare.
Esempi di ragionamento
- Il foglio è fuori da noi stessi, nessuno può dimostrare il contrario. Io non conosco però quell'oggetto, e quindi è come se non esistesse → ragionamento idealista.
- Come prima impressione, il foglio è fuori da noi stessi. Ma se non lo fosse? Dimostratemi che c'è come oggetto esterno a noi → ragionamento scettico/sofista.
- L'evidenza prima ed originale è che il foglio sia esterno a noi. Se però io non lo conosco è come se non esistesse. La conoscenza è un “avvenimento in cui si assimila l'energia dell'umana coscienza con l'oggetto. Per la conoscenza sono necessarie due cose: l'energia della nostra coscienza e l'oggetto” → ragionamento realista.
Quale dei 3 ragionamenti è corretto? Bisogna prendere in esame le 3 opinioni e confrontarle con i criteri dell'esperienza elementare: di questi 3 ragionamenti, il terzo tiene conto di tutti gli elementi in gioco, mentre gli altri due sono riduttivi.
Tutto questo per dire che: la riflessione su di sé deve essere vagliata, per giungere ad un giudizio, attraverso il confronto tra il contenuto della riflessione stessa ed il criterio originale di cui siamo tutti dotati.
Dilemma
È stato detto che il criterio con cui giudicare il reale è totalmente immanente (=dentro) l'uomo. Questo però vorrebbe dire anarchia, cioè l'affermarsi del singolo su qualsiasi realtà. L'anarchia è, dal punto di vista antropologico, una delle più grandi tentazioni della natura dell'uomo.
- La natura dell'uomo è in rapporto con l'infinito: Anarchico = Afferma sé all'infinito.
- Autenticamente religioso = Accetta l'infinito come significato di sé.
L'uomo afferma se stesso solo accettando il reale, e la prima cosa che accetta è proprio esistere: accetta cioè una realtà già preesistente, non data da sé. Ecco perché il criterio giusto con cui si affronta la realtà, è il criterio oggettivo datoci dalla natura, che ci dona anche quel nucleo di esigenze ed esperienze elementari con le quali nasciamo tutti. È in questa unica identità che si supera l'anarchia: l'esigenza della bontà, della giustizia, del vero, accomunano tutti gli uomini e le donne di tutti i secoli. Tant'è che anche a distanza di secoli, leggiamo componimenti di poeti che sembrano parlare ai nostri giorni.
Considerazioni finali sul realismo
Se si vuole vivere senza alienarsi o essere ingannati, bisogna abituarsi a paragonare tutto con l'esperienza elementare. Ciò è molto impopolare, in quanto chi detiene il potere, impone anche una certa mentalità. Bisogna andare controcorrente, e giudicare la realtà.
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