La teologia e il suo approccio contemporaneo
La teologia in fondo non è altro che il tentativo di dare ragione del motivo di speranza con gli strumenti del pensiero contemporaneo. (W. Kasper) La ragionevolezza è propria delle relazioni umane, il cui ultimo atto è un atto di fiducia (Maggioni). La libertà caratterizza l'atto umano.
Sofferenza e domande esistenziali
Le situazioni limite non permettono all'uomo di fuggire dalle domande essenziali, ma lo pongono di fronte alla necessità di porsi delle domande, di pensare, ragionare. La vita che si fa domande è il luogo della rivelazione di Dio. L'uomo della Bibbia. La Bibbia pone domande, domanda che l'uomo pone a Dio e che anche Dio pone all'uomo.
Le cosiddette situazioni limite non permettono all’uomo di fuggire dalle domande esistenziali, ma lo pongono di fronte alla necessità di porsi delle domande, di pensare, di ragionare. Perché la sofferenza e il male? Dio è affidabile?
Il libro di Giobbe e la sofferenza
Il libro di Giobbe si trova nell'Antico Testamento. L'Antico Testamento è una grande raccolta di domande che trova risposta nel Nuovo Testamento. Giobbe ha il coraggio di porre la domanda circa il perché della sofferenza e del male. Di fronte alla sofferenza l'uomo è costretto a riflettere riguardo la vita. Se Dio è onnipotente perché accetta il male? Se non è un Dio cattivo allora non è onnipotente. Dio è affidabile oppure no?
Esperienza drammatica del dolore e delle malattia, presentando il grido del giusto sofferente che osa scomodare con le sue domande non solo i suoi amici ma anche Dio stesso. "Perché mi sei avversario?" "E' capace Dio di fermare il male?".
Il libro appartiene agli scritti sapienzali. La Bibbia contiene libri diversi e di generi letterali diversi, da tener conto altrimenti si travisa il contenuto del testo. Testi della creazione non hanno l'intenzione di offrirci un resoconto scientifico ma è quello di rispondere alle questioni fondamentali dell'uomo, perché esiste il male, il progetto di Dio, e lo vogliono dire attraverso dei segni, è un testo eziologico, riguardo il senso.
Il ruolo degli scritti sapienzali
I libri sapienzali hanno l'intento di cogliere ciò che permette all'uomo di vivere una vita bella e gustosa, scoprire il gusto della vita, appropriarsi del mondo al servizio dell'uomo. Riflessioni sull'uomo e sulla verità più profonda dell'uomo inserito nella creazione e nelle relazioni tra gli altri. Gli scritti sapienzali partono dall'esistenza dell'uomo, dalla ragione, un procedere laico. Mentre i profeti partono da Dio, dalla rivelazione di Dio per dire qualcosa sull'esistenza. Emerge la domanda ma Dio è affidabile o no? Come permette che l'uomo soffra?
I testi sapienzali non sono testi storici, il libro di Giobbe potrebbe essere paragonato ad un testo teatrale composto da alcune scene. Prologo e epilogo scritto in prosa mentre gli atti all'interno scritti in forma poetica. Affronta il tema della morte, alla fine non ci troveremo di fronte ad una spiegazione razionale. Il libro rimanda al Nuovo Testamento.
Giobbe e la prova della sofferenza
Giobbe viene presentato come un giusto. Dio permette a Satana di mettere alla prova Giobbe senza mettere in pericolo la sua vita. Su di lui si abbattono una serie di disgrazie; Giobbe perde la proprietà, i figli e si ammala gravemente. In questa situazione tre amici vanno da Giobbe per consolarlo per sette giorni.
Gli amici di Giobbe non si mettono realmente in ascolto della situazione di Giobbe ma ne prendono solo atto. Lo consolano facendogli presente la teoria della retribuzione: se l'uomo sta male è perché è cattivo, se sta bene è perché Dio lo benedice. Immagine terribile di Dio, che risponde al male con il male, al bene con il bene. Proiezione della vita umana su Dio.
Giobbe sa bene di essere giusto, provoca Dio e da voce al dolore dell'uomo. Apparentemente potrebbe essere giudicato come il grido del non credente mentre gli amici che difendono Dio sembrano credenti. In realtà è vero il contrario. La fede degli amici è debolissima, infatti loro non hanno il coraggio di prendere in considerazione la situazione di Giobbe ovvero la sofferenza del giusto.
Giobbe ha il coraggio di contrapporsi a questa immagine di Dio, per egli Dio è il Dio della creazione, il Dio buono. (Israele aveva fatto l'esperienza di un Dio solo e buono, mentre gli altri popoli teoria di un Dio buono e uno cattivo.) Giobbe sfida Dio. Se si affronta la questione della sofferenza senza ascoltare colui che soffre il parlare dell'uomo risulta inutile. Così viene interpretata l'assenza del discorso di Sofar nel terzo ciclo.
Ad un certo punto interviene Dio che fino a quel punto aveva ascoltato Giobbe in silenzio. "E rispose Dio e parlò con Giobbe" si sottolinea che Dio ha veramente ascoltato Giobbe. Dio dialoga con Giobbe senza spaventarlo, lo prende per mano e lo fa passeggiare per il creato; gli risponde ponendogli delle domande, pone Giobbe di fronte alla grandezza e bellezza del creato, lo rassicura, si rivela come buono e creatore, lo pone di fronte alla verità, gli ricorda la sua piccolezza, la sua natura di creatura. Giobbe non fa l'esperienza di essere vinto, ma di essere creatura, diversità tra lui e Dio. La grandezza di Dio non schiaccia l'uomo ma toglie l'ansia di dover ottenere una risposta per tutto.
Il libro di Giobbe si conclude in modo aperto che rimanda al Nuovo Testamento. Mentre nel libro di Giobbe si cercava il colpevole del male, nel Nuovo Testamento la morte viene vinta, non è colpevole né Dio né Gesù, né l'uomo. La questione della sofferenza dell'innocente è comune a tutte le culture. Giobbe distrugge una religione falsa di cui si fanno portavoce gli amici. Amara riflessione sull'amicizia: gli amici di Giobbe non lo ascoltano, non si lasciano mettere in crisi.
Gli amici di Giobbe costruiscono una razionalizzazione di Dio, un Dio a misura di uomo che rientra negli schemi. Come mai Gesù di fronte alle false accuse che ha ricevuto non si è mai difeso? Perché interessa ancora oggi la passione di Gesù? Si può cogliere che nel modo in cui è morto Gesù c'è qualcosa di particolare. Riguarda tutti gli uomini. La risposta di Dio alla sofferenza del giusto che troviamo nel Nuovo Testamento.
Che cos'è la salvezza dell'uomo da parte di Dio?
"Cristo è morto per noi" questo vuol dire che ci ha sostituito? Pagamento per il riscatto degli uomini? Dio ha bisogno del sangue di Gesù per placare la sua ira? Queste risposte non sono esatte, non corrispondono alla natura di Gesù. Gesù di fronte alla false accuse, non si difende sapendo di andare incontro alla morte. Il silenzio stupisce tutto, viene registrato dall'evangelista Marco, Matteo (anche Pilato si stupisce del silenzio di Gesù).
Tante volte l'uomo rinuncia a difendersi per rassegnazione o perché si considera superiore e non vuole abbassarsi a discutere. Nel caso di Gesù vuole che rimanga intatta la sua dignità, consapevole dell'insincerità dei giudici, del suo falso processo in quanto già avevano deciso di condannarlo. Ha già detto tutto quello che doveva dire. È il silenzio del giusto che di fronte alle false accuse non si difende. Ricorda la figura del servo sofferente nell'Antico Testamento e Gesù ne è la gigantografia del giusto sofferente. È la figura che lotta per la verità e per questo viene colpito.
Il contesto giudiziario e il silenzio di Gesù
Il contesto giudiziario al tempo di Gesù può svelare dei particolari importati riguardo il silenzio di Gesù. Modalità di ristabilire la giustizia due modi:
- Mispat: vero e proprio giudizio, modalità che conosciamo anche noi oggi, colui che ha subito un'ingiustizia da parte di un altro lo denuncia affinché gli venga inflitta la giusta pena, la condanna.
- Rib: la lite giudiziaria. Modalità prima del processo al tempo di Gesù. Si trattava non tanto di una condanna ma di una riconciliazione. Non si va in un tribunale o davanti ad un giudice ma direttamente dal colpevole. Se questo ammette la sua colpa, avviene la riconciliazione. Nella Bibbia troviamo vari esempi di questo modello Davide e Golia, Davide perseguitato dal re Saul che si ingelosisce di Davide che aveva vinto contro Golia. Davide non uccide Saul, ma lo fa ragionare, lo pone di fronte alla sua colpa e Saul riconosce la sua colpa.
Di solito prima si passa al rib poi eventualmente al mispat nel caso di Gesù si è giunto subito al mispat senza passare dal rib. Rib utilizzato nella Bibbia per dire qualcosa dell'alleanza tra Dio e l'umanità. Si può parlare di Dio solo a partire dalla propria esperienze. Dio accusa l'uomo di essere infedele all'alleanza ma non per punirlo ma affinché avvenga la riconciliazione. Potremmo dire che Gesù è il rib in persona. Usa parole forte non per condannare. Gesù apice del rapporto tra Dio e l'uomo. Gesù è come il rib di Dio.
Lui che è il rib in persona è coinvolto nel processo che è il misbat. Processo ingiusto e potrebbe accusare gli altri di falsa testimonianza, potrebbe contrastare le false accuse. Invece Gesù tace. Secondo la legge del tempo (Deuteronomio 19) i giudici indagheranno con diligenza e se quel testimone risulta falso avrebbero subito la pena di colui che era stato falsamente accusato. Se Gesù avesse smascherato i suoi falsi accusatori li avrebbe condannati alla morte in croce. Tace perché non vuole che questo accada. Lui non è venuto a condannare ma a dare la vita. Questo amore per gli altri capovolge la situazione: non è più uno che gli altri vogliono uccidere ma uno che decide di dare la vita per gli altri, tace liberamente, da la vita anche per coloro che lo stanno condannando. È questo il senso del suo silenzio. Rischia di morire non essendo capito.
Solitamente nelle religione è l'uomo che si sacrifica per Dio. Qui avviene un capovolgimento totale, un Dio che si dona per l'uomo. La potenza di Dio è amore verso l'uomo. Se è Gesù che decide di morire, è lui che si offre allora non ci sono nemmeno più uccisori. Salvezza come offerta di vita. Questa offerta è costante per l'uomo, non deve essere colta dall'uomo, Dio chiede la risposta libera dell'uomo. In questo modo si avvicina alle relazioni umane. L'uomo è relazione libera. Senza libertà non c'è relazione sincera. Anche Dio vuole una relazione libera, pari. Dio desidera che l'uomo ragioni liberamente.
Apparentemente con l'arrivo del messia non è cambiato nulla. In realtà:
- C'è un Dio che ha condiviso con l'uomo tutte le fatiche della vita.
- Dalla pasqua in poi tutte le situazioni di ingiustizia sono connesse al mistero di morte e vita di Gesù, dove la vita ha la parola ultima. Non c'è situazione senza speranza.
Lettera ai filippesi, inno cristologico
Svuotare: rinunciare ai privilegi i quali lo avrebbero allontanato dagli uomini, sarebbe stato un superuomo, non avrebbe sperimentato la sofferenza. Proprio perché era Dio si comportò in questo modo non nonostante. Non è un Dio impassibile ma prova compassione per l'uomo. Morte e resurrezione vanno tenute insieme. Nella pasqua si celebra un preciso stile di vita: quello che risorge è uno stile di vita come quello di Gesù.
Le parabole evangeliche
Attraverso il linguaggio parabolico Gesù comunica quello che gli sta a cuore, non lo fa costringendo ad aderire ad una determinata prospettiva ma rispettando la libertà dell'uomo e la sua capacità di ragionare. In greco parabole significa avvicinamento, paragone. La risposta che Gesù dà con le parabole apparentemente sembra che non c'entri nulla poi riflettendoci il senso c’è.
È il linguaggio che Gesù predilige, non sono al margine del vangelo o qualcosa di secondario ma sono il cuore di esso; ci aiutano anche a cogliere il contesto in cui viveva e i problemi ad esso legati. L'evangelista che racconta il numero più alto di parabole è Luca (autore del terzo vangelo era un medico, autore anche degli atti degli apostoli i quali parlano dei viaggi di Paolo di Tarso e dei primi passi della comunità cristiana. Luca, Marco e Matteo sono i vangeli sinottici molto simili tra loro mentre quello di Giovanni ha delle caratteristiche particolari).
Linguaggio inadeguato delle parabole, attraverso esse Gesù vuole dire qualcosa di Dio e dell'uomo, del regno di Dio, dove Dio è Dio e l'uomo è libero di vivere pienamente la sua umanità, viene rispettata la sua dignità, ognuno trattato con giustizia; è inadeguato perché non ha solo a che fare con questa realtà ma anche oltre: Dio è immanente e trascendente, è oltre. Ma è un linguaggio comprensibile a tutti non solo ad un'elite. La comunicazione parabolica non avviene attraverso una luce che acceca ma attraverso un lampo che insieme mostra e acceca.
Lo scopo principale non è la morale, è contenuta ma non come primo intento, il primo intento è rivelare chi è Dio e chi è l'uomo per lui.
Parabola del buon samaritano
Mostra la misericordia e la compassione verso il prossimo. Scaturisce dalla domanda di un fariseo: "Come ottenere la vita eterna? Amare il prossimo". Chi è il mio prossimo? Colui che appartiene solo alla mia religione o tutti. Un sacerdote per potere eseguire il culto del tempio non avrebbe dovuto contaminarsi con il sangue di un ferito ma mantenersi puri. Vuole criticare una mentalità religiosa comune secondo cui Dio vorrebbe che si rimanesse puri. Gesù opera un capovolgimento della figura del samaritano.
La questione non è tanto chi è il mio prossimo ma è una questione interiore, chiunque incontri devi farti prossimo per l'altro, chi ha avuto cure dell'altro. Gesù delicatamente cambia la domanda iniziale. Fa ragionare, pone delle domande. Capovolge la mentalità corrente. Gesù con le parabole introduce l'ascoltatore attento ad una nuova realtà. Gesù sa che Dio ama ogni persona senza alcuna distinzione, senza alcun muro.
Dal vangelo di Luca capitolo 9 Gesù diretto verso Gerusalemme arriva in un villaggio di samaritani ma non riceve ospitalità da essi. Non cade nella tentazione di generalizzare, cerca di abbattere i muri di persone e di instaurare relazioni alla pari. Gesù in persona fa l'esperienza di essere straniero (fuga in Egitto da Erode). I soldi che Giuda riceve per aver tradito Gesù vengono utilizzati per acquistare un terreno dove verranno sepolti gli stranieri.
Le parabole della misericordia
Misericordia fondamentale ma spesso dimenticata per questo Papa Francesco ha indetto l’anno della Misericordia. Dio cristiano che si commuove, che prova passione, non immobile, che entra nella storia con Gesù. Per tanto tempo all'interno della chiesa la visione di Dio come amore e misericordia è stata accantonata a favore di una visione di Dio più metafisica, veniva evidenziate le sue qualità trascendente, al di là della storia. Inevitabilmente si arriva ad un fraintendimento di Dio.
Il Concilio Vaticano II
Il Concilio Vaticano II ha segnato una svolta. Un concilio è la convocazione di tutti i vescovi del mondo per prendere posizione a riguardo di alcune questioni. Il primo concilio è quello di Nicea. Ecumenico vuol dire tutto il mondo abitato, l'universo umano, a dire ciò che viene deciso insieme ha una validità universale.
1962-1965 21esimo concilio indetto da Papa Giovanni XXIII perché avvertiva il bisogno di un aggiornamento generale tra la chiesa e il mondo in quanto si stava creando una distanza troppo grande. Mettere in evidenza la nuova visione del mondo, una visione storica non più statica tipica del medioevo. Un aggiornamento anche dal punto di vista del linguaggio, un linguaggio comprensibile all'uomo contemporaneo.
Sembrava che la fede cristiana non fosse rilevante per l'esistenza umana. La chiesa non deve condannare chi la pensa diversamente ma mettersi in dialogo. Anche con l'ateismo. Il concilio riconosce che se ci sono degli atei vuol dire che i cristiani non hanno mostrato la vera immagine di Dio. Si aprono dialoghi anche con altre religioni: ovunque ci sono semi di verità anche nelle altre religioni.
Inoltre afferma la libertà religiosa: ogni persona è libera di seguire la religione che crede migliore. Ritorno genuino alle fonti: si riprendono in mano il testo biblico studiandolo con dei metodi aggiornati, il metodo storico critico, per cogliere il vero significato, distinguere ciò che è legato alla cultura del tempo e quello che ha valore universale.
Partire dal testo biblico per trarre deduzioni, altrimenti si rischia di dare ragione solo al proprio modo di guardare il mondo. Prima Bibbia utilizzata solo per confermare il proprio pensiero. I cattolici non avevano nemmeno accesso diretto al testo della Bibbia per paura di una cattiva interpretazione. Tutto ciò ha riportato alla riscoperta di Dio come misericordia e la riscoperta di Gesù come persona storica.
La riscoperta di Gesù Cristo
Con il concilio si ha la riscoperta della persona di Gesù Cristo, prima si esaltava molto la sua divinità, superiorità ed eccezionalità a scapito della sua umanità e storicità. Se si perde di vista la storicità di Gesù si perde di vista il cuore del Cattolicesimo. L'umanità spazio per conoscere chi è Dio. Il Concilio Vaticano II ha prodotto 16 documenti di cui 4 costituzioni:
- Lumen gentium sulla Chiesa
- Dei verbum riguardo la rivelazione. Prima del concilio prevale una concezione della Bibbia come insegnamento e con la ragione l'uomo non può accedervi (teorico-istruttiva). Dopo il concilio si rilegge in chiave relazionale e comunicativa.
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