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Poca osservazione e molto ragionamento

“Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità” (cit. “Riflessioni sulla condotta della vita” di Alexis Carrell - Premio Nobel per la Medicina).

Ragione vs ideologia

Quando si parla di ragionamento, spesso si intende la dialettica in funzione di un’ideologia. Se guardiamo alla realtà con uno sguardo ideologico, in realtà cerchiamo di manipolarla secondo la coerenza di uno schema fabbricato dall’intelletto.

Il metodo imposto dall'oggetto

Non esiste attività umana più vasta di quella individuabile sotto il titolo “esperienza o sentimento religioso”, ma la conoscenza del reale esige un metodo. Tale metodo è imposto dall’oggetto stesso, e non dai miei schemi precostituiti.

Significato dell'esperienza

Esperienza non significa esclusivamente “provare”, ma piuttosto scoprire il senso delle cose. È la capacità di conoscere attinta dalla natura umana.

Esperienza elementare

Tutte le esperienze della mia umanità/personalità passano al vaglio di un’esperienza originale (=esperienza elementare), primordiale che costituisce il volto del mio raffronto con tutto. Questa esperienza elementare porta con sé un insieme di evidenze/esigenze con cui l’uomo è proiettato dentro il confronto con tutto ciò che esiste.

Qualunque affermazione della persona può avvenire solo in base a questo nucleo di evidenze/esigenze originali. È l’esigenza universale, innata nella natura umana, che porta gli uomini ad essere riconoscibili come tali non solo da connotazioni esteriori ma anche come impronta interiore. Dobbiamo approcciarci alla realtà con “Il volto interiore” che il cuore con le sue esigenze.

L'ultimo tribunale del giudizio

Spesso gli uomini giudicano la realtà attorno a loro a fronte di un concetto quale il destino: è possibile evitare una generale soggettivizzazione del giudizio? (=posso esprimere giudizi soggettivi?)

FRASE DA SAPERE: La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito. Solo due tipi di uomini salvano interamente la struttura dell’essere umano:

  • L’anarchico: l’affermazione di sé all’infinito
  • L’uomo autenticamente religioso: l’accettazione dell’infinito come significato di sé

L’uomo afferma veramente se stesso accettando il reale e aprendosi alla realtà, con cui si raffronta in base alle sue esigenze originali. Vi è quindi un criterio oggettivo con cui la natura lancia l’uomo nell’universo paragone dotandolo di quel nucleo di esigenze originali di cui tutti sono dotati, e che porta all’esperienza elementare sostanzialmente uguale in tutti (anche se poi sarà determinata, tradotta, realizzata in modi diversissimi e apparentemente persino opposti).

L’esperienza elementare pare essere impopolare (perché comincia a farsi delle domande) innanzitutto verso se stessi perché proprio nel “cuore” vi è anche l’origine dell’indefinibile disagio dell’uomo. Il giudizio che porta alla conoscenza del reale l’inizio della liberazione.

La ragionevolezza

La ragionevolezza coincide con l’attuarsi della ragione nell’agire. La ragionevolezza è strettamente legata all’adeguatezza. Un’esperienza ragionevole ci appare tale quando l’atteggiamento dell’uomo si palesa con delle ragioni adeguate.

Uso riduttivo della ragione

Spesso il razionale viene identificato con il dimostrabile, nel senso stretto della parola. Ma il suo significato non si esaurisce in quest’ultima e neppure con il logico: che una madre voglia bene al figlio non costituisce un termine di un procedimento logico, è certezza ed evidenza, una proposta della realtà la cui esistenza cogente ammettere.

Così anche senza essere stati mai in America, sostenere che esista è ragionevolissimo. La ragione è apertura alla realtà, capacità di affermarla nella totalità dei suoi fattori. (non dobbiamo fermarci all’apparenza e dobbiamo andare a fondo)

Diversità dei procedimenti

La conoscenza è un cammino che alla fine ci rivela lo spettacolo della natura. La ragione, come capacità di rendersi conto del reale o dei valori, cioè del reale nell’orizzonte umano, per conoscere certi valori segue un certo metodo, ma per un altro tipo di verità, ne segue un altro: metodi diversi. La ragione apre verso la ricchezza del reale, la sua complessità/molteplicità, per cui si usano diversi metodi (imposti dall’oggetto).

Reale ≠ scientificamente dimostrabile

Che mia mamma mi voglia bene non è dimostrabile scientificamente. Vi sono delle realtà, valori la cui conoscenza esige altri metodi: pretendere di definire l’umano comportamento scientifico non sarebbe adeguato. Di tutte le certezze scientifiche della matematica/filosofia ecc... del fatto che la Terra gira attorno al sole, l’uomo può fare a meno ma non può fare a meno delle certezze morali.

Metodo di indagine morale

Per giungere alle cosiddette certezze morali è necessario un cammino, ovvero compiere determinati passaggi. La dimostrazione per una certezza morale è un complesso di indizi il cui unico senso è adeguato, la cui unica lettura ragionevole è quella della certezza.

Quanto più uno è forte e sicuro, più si fida della realtà che passa con il paragone veloce con se stesso, con la propria esperienza elementare, con il proprio “cuore” che ti dice “fino a qui mi posso fidare”, perciò vero. Il problema della certezza morale è il problema capitale della vita come esistenza. La certezza, quindi si raggiunge attraverso motivi adeguati ed avviene con estrema ragionevolezza.

Ragione, io e sentimento

Tra ragione e il resto della stessa persona, vi è un’unità profonda e la ragione non è disarcionabile dall’uomo (non si può separare). Non esiste ragione senza sentimento. Qualunque avvenimento penetra la nostra esperienza personale e produce una inevitabile ed irresistibile reazione, ovvero uno stato d’animo. Questa emozione si identifica con il sentimento.

L’oggetto ora è un valore, in quanto suscita un sentimento inevitabile. Quanto più la cosa interessa l’individuo (sostituisce un valore), quanto più vitale, tanto più genera uno stato d’animo, cioè un sentimento. Il sentimento (Fattore S della conoscenza) è il punto di incontro tra ragione ed energia conoscitiva detta valore. Il sentimento va immaginato come una lente, o come il cristallino che viene impressionato dalla realtà che abbiamo di fronte. Il fattore S aumenta d’importanza laddove l’oggetto si fa più carico di significato. Ma per conoscere veramente, bisogna porre attenzione che dal latino significa “essere tesi a...”. Se una cosa mi interessa, significa che mi colpisce. La natura dà a chiunque l’intelligenza di conoscere e giudicare.

La moralità del conoscere

Nella dinamica della conoscenza è centrale il desiderio. Il grande limite alla conoscenza vera e piena del significato profondo e intimo del reale è l’opinione (preconcetta) sui significati delle cose.

Quando un ragazzo è innamorato di una ragazza e la mamma gli dà un parere cercando di essere obiettiva e sincera, egli sfodera opinioni che si è già fatto sul suo conto, tendendo a non ascoltare la mamma. Ma ciò presenta un limite: della verità dell’oggetto deve essere più grande di quello per le opinioni che già ci siamo fatti su di esso. BISOGNA AMARE LA VERITÀ PIÙ DI SE STESSI.

Nel Vangelo c’è scritto: Beati i poveri in spirito perché di essi il regno dei cieli. Interpretazione CL: Il povero spirito è colui che è distaccato dalla propria verità, ma aperto alla Verità che passa attraverso la sua esperienza più vera e ragionevole.

L’assenza assoluta di preconcetti in senso letterale è impossibile, perché per una sorta di fenomeno osmotico siamo tutti imbevuti di preconcetti che derivano dalle nostre concezioni culturali ecc... Ma il non avere preconcetti, il “distacco da se stessi” di cui si parla nel Vangelo, vuol dire piuttosto non effettuare un giudizio mosso dalle proprie verità, ma essere aperti alla realtà.

Come procedere nell'esperienza religiosa

Se l’esperienza religiosa è un’esperienza, non possiamo che partire da noi stessi per guardarla in faccia e coglierne gli aspetti costitutivi. Il me stesso, definito come un io, non astratto ma legato ad un’azione che compie, sempre in azione salvo che dorma.

L’io-in-azione (non basta apertura passiva, ma bisogna anche volere) è fondamentale perché i fattori costitutivi dell’umano si percepiscono laddove sono impegnati nell’azione, altrimenti non sono rilevabili. Questo impegno che io ho con la realtà è l’impegno con la vita.

La vita è una trama di incontri/avvenimenti che provocando la coscienza producono problemi. Ma IL problema non è nient’altro che un’espressione dinamica di fronte agli incontri. Il significato della vita è un traguardo della vita solo per chi è impegnato con la problematica della vita (chi si impegna seriamente). Questo non va confuso con un impegno alla vita che abbia per obiettivo l’uno o l’altro aspetto dell’esistenza.

Aspetti dell'impegno

La realtà:

  • Il punto di partenza è la tradizione: ciascuno di noi all’inizio della sua vita è catapultato in una serie di circostanze, valori ecc... che caratterizzano la tradizione. La tradizione ti spinge verso un impegno verso la realtà. Essa offre un’occasione per incominciare senza annaspare, ma a rapportarsi.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilMignoloColProf di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione alla teologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Carron Julian.
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