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Filosofia e teologia

La filosofia e la teologia sono due discipline che hanno affrontato il senso di ogni cosa. La filosofia si occupa dell'universo e degli astri o meglio sul senso che esso ha. Ogni disciplina deve interrogarsi sul senso e sull'esistenza. Filosofia e teologia si occupano della prospettiva del senso della realtà.

Il ruolo della filosofia

La filosofia è l'autocomprensione dell'uomo, ciò che l'uomo può capire di sé ragionando/riflettendo su di sé; il filosofo usa come strumento la ragione, si tratta di una riflessione razionale per cercare di capire l'intorno, si occupa anche di Dio ragionando su di esso. Anche la teologia usa la ragione, ma si differenzia dalla filosofia per l'idea di rivelazione ovvero l'ipotesi che Dio si riveli in un'esperienza religiosa, per esempio, lo stesso creato (per colui che crede), ma anche attraverso la Bibbia o Gesù (in Gesù Dio rivela se stesso), cerca di usare i suoi strumenti per capire ciò che è Dio.

Il ruolo della teologia

La teologia è l’auto-comprensione dell’uomo che riflette sulla propria esperienza con la ragione (elementi comuni anche alla filosofia), ma anche attraverso l’esperienza e la rivelazione di Dio (=modo in cui Dio si fa conoscere, sapere critico della fede). Fede = accoglienza della rivelazione che caratterizza un'esperienza religiosa. La rivelazione non è solo nozionistica e quindi la fede non è solo intellettuale. La teologia è anche il sapere critico della fede. La fede implica un rapporto, una relazione con Dio.

Il sapere della fede

Il sapere della fede assomiglia al sapere della relazione: più le due parti sono coinvolte, più si approfondisce la conoscenza; tutto ciò che comporta l’amore aiuta a conoscere e se è maturo e concreto aiuta alla comprensione. Tre religioni monoteiste: ebraismo (Bibbia: Antico Testamento), cristianesimo (Bibbia: Antico e Nuovo Testamento), islamismo (Corano).

Pensiero alla morte di Paolo VI

“Pensiero alla morte” di Paolo VI (Giovanni Battista Montini), scritto a 68 anni (1965), è un testo sintetico di tre pagine, spiega come interpreta il senso dell'esistenza e quindi della vita. La morte è la circostanza, più che il tema. Sintetizza con tre concetti il senso dell'esistenza.

Vita e opere di Paolo VI

Paolo VI canonizzato ad ottobre: nasce nel 1897, 1920 nominato sacerdote (23 anni), dal 1934 al 1954 ha lavorato nella Segreteria di Stato del Vaticano (anni della guerra), svolge attività con universitari. Dal 1954 al 1963 fu arcivescovo di Milano. Dal 1963 al 1978 (sua morte) Papa, anni del Concilio Vaticano Secondo (che si chiude nel 65). Il testo che scrive non è datato, ma nel suo archivio sono datati il testo precedente (corso di esercizi marzo 1965) e successivo (esercizi marzo 1966), inoltre il 30 giugno 1965 scrive il suo testamento spirituale. Maggio 1965 muore il cardinale Bevilacqua, suo maestro e caro amico. È un testo che è stato trovato dopo la sua morte in un block notes. Ha scritto il testo in modo curato, come se dovesse essere letto dopo la sua morte. Lo scrive come una condivisione in modo che la sua esperienza possa essere utile per altri.

Riflessioni sul senso dell'esistenza

  • Imminenza di qualcosa
  • Tema del passaggio
  • Tema della morte (con Ezechiele)

Considerazioni: qual è il senso della vita e della morte (la vita temporale è precaria, la fine è vicina). Non bisogna essere ciechi. La morte a seconda di come la si guarda appare una disastrosa rovina che mette fine ad ogni cosa o una metamorfosi misteriosa.

Concetti sull'esistenza

Uso di avverbi come estremamente (personale e morale)= È in gioco la propria persona e la propria libertà. Invito a non ragionare solo in un monologo soggettivo, ma ad avere un dialogo con la realtà divina. Si deve pensare alla propria vita da soli o in relazioni. “Credo, o Signore” e “L'ora viene”= sembra che le considerazioni introducono a un discorso sul senso dell'esistenza, segnano un passaggio. Si accoglie del suo impegno e della sua fragilità, si pone il problema di tirare a Papa fino alla morte o dare prima le dimissioni.

Interpretazioni e riflessioni

La citazione di Matteo 25 “sono un servo inutile”: è una delle caratteristiche con le quali ha interpretato il suo compito: Mettersi al servizio degli altri con amore. “Camminate finché avete la luce”: una luce che consente di interpretare la propria esistenza che ha vissuto con uno sguardo retrospettivo e poi in prospettiva. La luce che si può avere sulla vita è fosca, verso la fine è meno fosca e si interpreta il proprio cammino tramite le memorie; oscuri e ormai inefficaci rimorsi: ha sbagliato e ha rimorsi; delusione e rimorso sono due luci, la terza è la saggezza, che intravede la vanità delle cose. C'è un modo sapiente per considerare la fragilità del cammino.

Valore della vita

La vita è come un punto di partenza dal quale poi si ragiona: però secondo Paolo VI dice che la vita è un dono che non parte da zero; la vita e il mondo sono i due doni. Un dono come segno di qualcosa che precede e un invito a camminare. Non bisogna farsi prendere troppo dall'incanto.

Parabola dei talenti

Gesù dice che ciascuno ha un talento che deve trafficare e non nascondere e tenere per sé. Non nasconde difficoltà vita, ma non ne nasconde neanche la bellezza. Motivi gratitudine sono la propria vita e il mondo che ci circonda.

Responsabilità e gratitudine

Di fronte a un dono così grande comporta qualche responsabilità? Coinvolgimento personale e morale, si capisce la grandezza del dono e della riconoscenza (dire grazie), l'impegno di guardarlo e di usarlo. Dietro questo dono c'è l'amore di Dio, buono e amorevole come un padre. Il primo tema è la gratitudine per la vita e per il mondo dietro il quale vede la paternità di Dio (c’è della filosofia).

Pentimento e riconoscenza

Il secondo tema è il pentimento, per non aver utilizzato sempre bene e come meriterebbe il dono ricevuto. Più uno vuole un bene, più uno ha progetti e gli dispiace non riuscire a realizzarli. Il pentimento è l'altra faccia della grandezza, al quale Paolo VI non da grande spazio perché è un secondo tema. Il tema del pentimento si chiude con una sincera confessione sulla propria pochezza, non per umiliazione ma perché davanti alla grandezza dell'universo e del dono. Il pentimento per Paolo VI non fa riferimento a qualcosa di negativo, non è solo basato sull’idea che l’uomo è fatto di peccato e debba pentirsi, il pentimento dovrebbe nascere da un dono non usato in modo adeguato.

Esempi di misericordia

Scena adultera dove Gesù dice: chi non ha peccato scagli la prima pietra: Sant'agostino mette in luce la donna e la misericordia di Dio= a Paolo VI piace per la dimensione personale in rapporto a Dio.

Dono di sé e servizio

Terzo tema: dono di sé. Insiste sul termine finalmente: è il compimento di ciò che ha fatto prima. Fare dono come, agire come...volentieri (non passivamente perché lo fanno tutti come dono della propria libertà), facilmente (non con un fine doppio), semplice (con semplicità raggiunge il fine della vita), umilmente (con vera conoscenza di sé, sapendo ciò che è buono), fortemente (con una certa decisione).

Incontro personale con Gesù

Incontro personale con Gesù: vuole fare della propria vita un dono come lo ha fatto Gesù, che ritiene elemento fondamentale della propria vita (forte connotazione cristiana). La chiamata di Gesù lo ha sottratto dalla sua psicologia istintiva di poveruomo, se non avesse seguito la chiamata sarebbe stato vittima di se stesso. Dono ricevuto per essere condiviso.

Verità e fede

Non c'è differenza sostanziale fra chi è cristiano e chi non lo è. La verità è uguale per tutti. I cristiani hanno la sensazione di vedere in Gesù ciò che è l'umano, vedono la conferma della verità dell'umano. A scoprire la verità da soli si fa fatica rispetto che con gli altri.

Interpretazione della vita

In Gesù si trova il compimento dell'esperienza umana; chi crede in Gesù crede nel fondamento divino dell'umano e nel compimento dell'umano nel carattere del dono dello spirito. Paolo VI vede in Gesù un fondamento più solido della verità sulla vita (confronto con l'esperienza di Gesù attraverso Pentecoste, ascesa al cielo, la sua vita e miracoli...per vedere nelle sue parole il fondamento della natura umana). Gesù vede il senso della sua vita nella croce. Ciò che c'è da vivere è la nostra esperienza. In Gesù la chiave interpretativa per capirla.

Interpretazione della Samaritana

La Samaritana può essere un’interpretazione di Gesù come messia. Ciascuno può scegliere Gesù per interpretare la propria esistenza a secondo dell'affidabilità in lui. Paolo VI interpreta la sua vita come dono di sé, che lo spinge verso il tema del servizio. Servire per amore, per aiutare. Il senso della vita non sta nel farsi servire, ma nel prendersi cura delle persone amate e di chi ha bisogno.

Amore e psicologia

Fa bene alla nostra psicologia amare, servire, aiutare? Si pensa di sì. Non bisogna solo amare ma anche condividere la propria esperienza. Alla fine parla del suo modo di intendere l'esistenza avendo coscienza della propria natura e dei propri talenti ricevuti, bisogna guardarsi attorno e vedere se c'è bisogno, chi posso amare e perché, che servizio posso fare per gli altri. Il vero successo sta nella verità e nell'amore, non in ciò che gli altri pensano di te. Dio, con l'eucarestia, svela il senso della sua vita.

La Bibbia e la storia dell'umanità

Bibbia 4000 a.C.: primi testi che documentano per iscritto la storia dell'umanità. 200.000 a.C. circa risale la storia dell'uomo e della donna, documentabile per iscritto quindi solo degli ultimi 6000, e in questi anni la Bibbia occupa uno spazio ampio e di qualità, per come e quando è stata scritta, ha caratteristiche che altri libri non hanno.

Cronologia della Bibbia

4 miliardi origine terra, 15 miliardi origine universo quindi storia dell'umanità molto recente e documentabile su un frammento breve. La Bibbia è stata scritta attorno all'anno 1000 a.C. e gli ultimi testi nel 100 d.C. (ultimo libro è l'Apocalisse scritta da Giovanni) (sono 11 secoli; pochi testi hanno avuto una redazione così lunga) Gesù muore nel 26 o 27 d.C. Il primo personaggio storico della Bibbia è Abramo, vissuto nel 1850 a.C. Il testo biblico resta una fonte culturale anche dopo la sua stesura, su 6000 anni, 4000 si possono trovare documentati nella Bibbia.

Composizione della Bibbia

Come è stata scritta la Bibbia: scritta in luoghi diversi, culture diverse, lingue diverse (ebraico, aramaico, greco), in momenti/periodi diversi.

Genesi 12

Primo libro della Bibbia (del Pentateuco). Abramo è importante punto di riferimento per le grandi religioni monoteiste: ebraismo (capitolo 51 libro di Isaia, presenta Abramo come il padre del popolo eletto), cristianesimo (San Paolo presenta Abramo come padre della fede), islamismo (Abramo come amico di Dio “el Khalil”). L'ebraico si scrive da destra a sinistra, è una lingua consonantica (nel medioevo nella Bibbia ebraica sono state aggiunte anche le vocali). Yavè= nome più antico di Dio. Testo tramandato e poi scritto: ottiene così grande importanza e diventa patrimonio comune.

Interpretazione della Genesi

Nei primi versetti della Genesi 12: Abramo già adulto. Frase iniziale c'è un principio che precede Abramo: l'uomo non è l'inizio di tutto. La vita è preceduta da qualcosa che inizia dal punto in cui uno è. Bisogna prendere spunto dal punto di partenza per muoversi verso la terra che Dio indica. Un cammino che all'inizio né Abramo né nessuno conosce, ma che il testo interpreta come benedetto, buono, che rende grandi il nome e la nazione.

Universalismo nella Bibbia

Antica forma di universalismo: il cammino di uno diventa benedizione per tutti. Il versetto 3 estende il tema dell'universalismo, già annunciato nel versetto due. Colui che benedice è Yavè. Abramo diventa benedizione. Contrapposizione tra benedizione e maledizione, difficilmente interpretata come due Dio o come un unico Dio che vuole sia il bene che il male: Dio lotta per il bene e lotta contro il male. Dio è presente nel bene e nel male per Abramo ma anche per tutte le famiglie della terra.

Israele e la benedizione di Abramo

Israele si trovava nella Mezzaluna Fertile, ovvero in quella parte fertile sul Mediterraneo e la sua storia è sempre tormentata da difficili rapporti con popoli vicini. L'esperienza buona per Abramo diventa esperienza buona per tutte le famiglie della terra: attenzione all'insieme dell'umanità. Il Dio di Israele è il Dio di tutti. La benedizione e il benessere di Israele sono legati alle qualità del Dio che Israele ha scelto.

Universalismo e religioni

Per i cristiani ci sarà uno scontro dopo Gesù per capire se il cristianesimo/l'universalismo/lo spirito di Dio è per tutti fin da subito oppure dalla fine dei tempi. Anche l'islam interpreta diversamente l'universalismo; forte tensione universalistica. Si inizia quindi a parlare di un modo per interpretare l'esistenza; un testo che tocca dei temi che riguardano tutti.

Il cammino di Abramo

Cammino che Yavè indica, nel quale Abramo (all'età di 75 anni) conosce meglio se stesso, gli altri e Dio: egli impara camminando. La consapevolezza viene strada facendo. Il testo è illuminante: dobbiamo capire chi siamo e cosa vogliamo (es. per Roma: non dobbiamo sapere dov'è Roma, ma dove siamo noi). È importante quindi sapere da dove si parte e chi si è.

Ostacoli del cammino

Versetto 6: la terra è occupata, non mancano gli ostacoli e le prove. Versetto 7: ciò che Dio promette ad Abramo: discendenza (tempo) e terra (l'ampiezza nello spazio): nelle culture antiche sono due grandi beni che rappresentano gli elementi fondamentali dell'esperienza umana. Per trovare questi spesso si trovano ostacoli perché spesso il tempo è breve e la terra è occupata. Il cammino nonostante benedetto da Dio non significa che non ha prove, fatiche e ricerche.

L'altare e l'incontro con Dio

Abramo costruisce un altare, che era luogo di incontro, costruito in un luogo di incontro fra persone o con Dio. Accentua il tema della lontananza. Il tema dell'altare (luogo incontro) e del nome (persona) mettono al centro la persona: relazione personale di incontro con Dio.

Genesi 15 e il tema della prova

Il contenuto: mette in luce il tema della prova. Abramo si scontra con il problema che non ha figli (non ha discendenza) e che la terra è occupata. Primi sei versetti: in caso di mancanza di figli, l'erede era il primo servo/domestico della casa. Nonostante la promessa della discendenza da parte di Dio, non ci sono figli: fallimento. Poi Abramo avrà un figlio ovvero Isacco. Abramo si fida di Dio. La fede di Abramo viene rafforzata e lo tiene nel cammino grazie alla contemplazione del creato, delle stelle, della grandezza dell'universo.

Il rituale di alleanza

Seconda difficoltà: la terra è occupata. Qui un gesto arcaico: prende degli animali, li uccide, li taglia a metà (uccelli e rapaci si misero su questi animali, lui li scacciò) e crea come un corridoio dove passa in mezzo un braciere fumante e una fiaccola ardente il fuoco è uno dei segni della divinità: questo è un rituale di alleanza che significa “se divisi si muore; se ci si divide subiremo la sorte di questi animali, ovvero la morte”. Yavè, anche se solo, garantisce fedeltà unilaterale ad Abramo: Abramo può appoggiarsi non alla sua fedeltà ma a quella di Dio.

La liberazione dall'Egitto

1250 circa: liberazione dall'Egitto, 600 anni dopo Abramo ma prima di questo testo. Riferimento alla schiavitù e liberazione dall'Egitto. Azione benefica di Dio: come ha dato terre ad Abramo, così ha liberato Israele dalla schiavitù dell'Egitto. La meditazione dell'infinito e la contemplazione del creato portano Abramo a riflettere sul senso del suo cammino. Il cammino ha il suo senso anche attraverso la prova e il tempo che richiede. Si contempla il creato per sottolineare la divinità, la solitudine o lo schiacciamento dell'uomo, qui invece rafforza il cammino personale.

Il Pentateuco e la sua redazione

L'intero Pentateuco (formato dai primi 5 libri della Bibbia), in particolare, non è stato scritto nello stesso istante da un unico autore, è un insieme di testi raccolti tutti da un redattore finale. 1883 il tedesco Velhausen propone l'ipotesi documentaria ovvero che il Pentateuco sia in realtà una raccolta di testi diversi che si chiudono con la morte di Mosè (fino ad allora si pensava fosse stato scritto da Mosè e l'ultimo libro ovvero il Deuteronomio sembrerebbe un discorso di Mosè); Nel 1500-1600 viene messo in discussione perché il testo sembra sia frutto di più fonti. Oggi si ritiene che è impossibile che il testo fosse stato scritto da Mosè).

Le fonti del Pentateuco

Ipotesi: le fonti che entrarono a far parte del Pentateuco erano 5: fonte yahvista (collocata nel 10° secolo, fonte più antica, nel regno di Salomone); fonte elohista, attribuita a quei passi dove Dio viene chiamato Elohim (parte politeista, nella parte nord di Israele, 9°/8° secolo) capitale Samaria: la distruzione di questa capitale avrebbe portato molti a spostarsi verso Gerusalemme, quindi unione dei testi sacri con quelli del sud di Israele: tradizione yahvista-elohista (terza fonte); fonte deuteronomista (fine 7° secolo, nata con la predicazione di Geremia, alla riforma religiosa del re Giosia che diede vita anche al Deuteronomio, che rilegge l'esperienza dell'esodo qualche secolo dopo; attribuisce a Mosè una nuova narrazione nella storia dell'esodo, mette l'accento sulla persona, l'affetto. È uno dei libri più citati da Gesù. Entra a far parte del Pentateuco. Quindi non è stato scritto da Mosè, ma da qualcuno che lo “interpreta”); fonte prister codex, ovv... (testo incompleto).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eri9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Stercal Claudio.
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