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I testi biblici

I testi biblici più antichi sono databili intorno al 1.000 a.C., i più recenti intorno al 100 d.C. La Bibbia fotografa una parte di riflessione dell’umanità nell’arco di 1.100 anni; è scritta principalmente in greco ed ebraico, alcune parti anche in aramaico. La Bibbia riflette la cultura di 4.000 anni, che è molto rispetto alla storia documentabile dell’uomo, ma è poco rispetto alla creazione del mondo; la storia documentabile dell’umanità è di 6.000 anni, un tempo molto breve. La scrittura risale al 3.500 a.C. Le religioni monoteiste sono 3: ebraismo, cristianesimo e islamismo; la Bibbia è fondamentale per tutte e 3 le religioni, e si differenzia dal Corano perché quest’ultimo è scritto da un unico autore.

Genesi 12: La vocazione di Abramo

Abramo ha vissuto intorno al 1800 a.C. e i testi che parlano di Abramo sono stati scritti 1.000 anni dopo la sua vita. Proprio a causa di questa distanza, i testi hanno uno scarso valore dal punto di vista storico cronachistico; invece dal punto di vista della descrizione, il fatto che il testo sia stato trasmesso a lungo, lo rende più importante perché trasmette il pensiero di Abramo nei 1.000 anni seguenti. Abramo è fondamentale per tutte e 3 le religioni. Per gli ebrei, il profeta Isaia chiama Abramo; per i cristiani, è il padre della fede; e per l’islam è l’amico di Dio, è fondamentale perché ha un valore emblematico per l’umanità (primi 3 versetti). Abramo è la chiave per raccontare l’esperienza di ognuno, rappresenta il punto di partenza dell’esistenza, caratterizzato dal fatto che c’è sempre un inizio prima di ognuno (versetto 1).

Nei primi tre versi si nota che c’è una progressione nell’invito, si va dal bene più lontano, la terra, a quello più vicino, il padre; Dio gli indica il percorso, e Abramo non è solo. Il tema della benedizione indica che l’azione di Dio protegge ed è un’azione buona, mentre in alcune religioni le divinità potevano anche mettere degli ostacoli; invece la protezione di Dio è buona. I primi 3 versi sono l’invito, dal 4 al 6 c’è l’esecuzione in cui Abramo parte come Dio gli aveva ordinato, parte con suo nipote perché è l’invito a un gruppo, a una famiglia. Fine versetto 6: Abramo trova la terra occupata, quindi è uno dei primi ostacoli, qui si capisce che il cammino dell’uomo è caratterizzato da difficoltà e nella difficoltà appare il Signore che ripromette ad Abramo discendenza e la terra. Così Abramo costruisce un altare e invoca il Signore.

Genesi 15: Le promesse e l'alleanza

Il tema di questo testo è la prova, le difficoltà del cammino. Dio non ha dato un figlio ad Abramo, ma presto glielo darà, e il suo erede non sarà un domestico, ma un suo discendente (V.3). Nel versetto 5 Dio dice ad Abramo di contare le stelle, perché così grande sarà la sua discendenza; glielo disse per fargli contemplare il creato e ammirare la grandezza di Dio. Si possono notare 2 incongruenze: V. 6 Abramo crede al Signore, ma nel versetto 8 Abramo chiede al Signore “Come potrò sapere che ne avrò possesso?”, quindi mette in dubbio la parola di Dio; la seconda è nel verso 5 nel quale Abramo deve contare le stelle, mentre nel verso 12 il sole sta per tramontare. In questo testo Dio risponde alla difficoltà con un rituale, e la risposta si trova nel versetto 17.

Genesi 22: Il sacrificio di Isacco

(Appartiene alla tradizione Eloista, 900 a.C.) I doni promessi da Dio sono la terra e la discendenza, al centro c’è la relazione tra Dio e uomo. Al centro del Nuovo Testamento ci sono gli incontri personali con Gesù. In Genesi 22 non c’è ancora l’incontro personale. In questo capitolo Dio ha promesso ad Abramo la discendenza, e riesce ad avere un figlio, ma a questo punto viene messa alla prova la discendenza: Dio chiede il sacrificio di Isacco. Ci sono 2 interpretazioni:

  • Legato alla vicenda biblica: Dio chiede il sacrificio di Isacco per mettere alla prova Abramo, perché egli deve essere consapevole che Isacco è un grande dono, e colui che gliel’ha donato è ancora più grande, quindi il dono non deve far allontanare dal donatore.
  • Elemento della contestazione dei sacrifici umani all’epoca di Abramo, quindi c’è una critica nei confronti dei sacrifici umani; si volevano restituire i doni ricevuti da Dio.

Nel V.3 Dio gli indica ancora la strada, per l’incontro personale di Abramo e Isacco con Dio, sul monte; i monti nell’antichità erano luogo d’incontro con Dio.

Esodo 2

Esodo è il secondo libro del Pentateuco e della Bibbia, che narra di Mosè e degli schiavi. In Esodo Dio ascolta il lamento di Israele e si rivela, dice il proprio nome e manifesta se stesso, si consegna a Mosè. V. 24 Dio ascolta il loro lamento perché si ricorda della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe e ascolta il lamento d’Israele.

Esodo 3

V.2 L’angelo del Signore appare in una fiamma in mezzo a un roveto, il quale non si bruciava, è un grande spettacolo, è un miracolo. L’oggetto di un miracolo è sempre un segno; la Bibbia però non è un testo miracolistico, in quanto sa già che Dio è grande e crea una cornice teofanica per comunicare. Nel V. 6 Mosè si copriva il volto perché l’uomo non è in grado di rimanere vivo alla visione di Dio, non riesce a sostenerla. La forza di Mosè dipende dal fatto che Dio è con loro. Mosè dice a Dio che gli israeliti gli chiederanno qual è il nome di Dio e Dio dice a Mosè di rispondere “Io sono colui che sono!”, Quindi Dio per consentire a Mosè di andare dal faraone gli rivela il suo nome. Dio dice a Mosè di dire loro “Io-sono mi ha mandato a voi!”

Esodo 20: Il decalogo

Dio consegna le 10 parole al popolo d’Israele; la fede catechistica ricava dalle parole di Dio i 10 comandamenti. Dio indica i principi per vivere bene secondo il senso dell’esistenza; anche ebraismo e islamismo conoscono le 10 parole che Dio rivela al suo popolo come segreto dell’esistenza. I capitoli dal 19 al 24 sembrano narrare di un trattato di alleanza, quindi le 10 parole sono all’interno del rapporto fra Dio e il popolo appena liberato. Anche qui il miracolo fa solo da cornice, vuole attirare l’attenzione sulle 10 parole, che sono la rivelazione dei principi per vivere. Nel trattato di alleanza Dio rivela chi è. Esodo parla della creazione, Deuteronomio fa riferimento alla liberazione.

V.8 Il sabato è il giorno in cui bisogna ricordarsi di Dio che ha agito nella storia: ascolta, premia e punisce il popolo. La terza e la quarta parola sono positive: ricordati di Dio e la famiglia, sono le 2 più interessanti perché mettono a fuoco le relazioni personali. Quarta parola: ha una benedizione che indica una retribuzione: tanti giorni e la terra; nell’Antico Testamento.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

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