Che materia stai cercando?

Teologia politica Appunti scolastici Premium

Esame superato con voto 30L/30.
Appunti ben fatti, concisi ed esaustivi, riassuntivi del programma oggetto di studio per preparare e superare l'esame di Dottrina dello Stato. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. La Rosa.

Esame di Dottrina dello Stato docente Prof. G. La Rosa

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

La chiesa è superiore al regno, ma non può rivendicare alcun compito nella guida dell’ordine temporale, perché le

due sfere rimangono rigorosamente separate.

La chiesa con il regno. Gelasio I.

La lettera di papa Gelasio I all’imperatore Anastasio affermava la superiorità del pontefice sulle altre autorità

civili e religiose. Regno e sacerdozio sono due manifestazioni autonome di un medesimo ordine. Dio ha attribuito

all’imperatore un comando esclusivo nell’ambito mondano della condotta pubblica così che tutti i sacerdoti

riconoscono le sue leggi e allo stesso modo i religiosi hanno il compito di dispensare i sacramenti divini e quindi è

dovuta loro pronta e sincera obbedienza. Lo stesso imperatore, per quanto riguarda la salvezza dell’anima sottosta

spontaneamente ai ministri religiosi e da loro riceve i sacramenti.

Il sacerdozio ha peso maggiore rispetto al regno. Entrambi sono responsabili di fronte a Dio ma l’imperatore solo

per il suo governo, mentre il pontefice anche per l’operato dell’imperatore e quindi deve indirizzare, condannare o

censurare le sue azioni. Questo paradigma fissato da Gelasio I fornì la base per l’intera discussione

medievale. Dio è fonte di ogni autorità. Chiesa e impero sono autonomi e hanno da Dio la ragione d’essere. Essi

sono coordinati all’interno di un assetto complessivo che si manifesta attraverso il loro agire nel mondo.

La teologia politica del Medioevo

Isidoro di Siviglia: gli uomini, in preda al peccato, si abbandonerebbero a ogni genere di crimine se il timore

della punizione non li trattenesse. Il genere umano può conservarsi solo se viene istituita una differenza tra chi

deve subire la paura e chi può provocarla. Dio quindi ordinò che alcuni uomini fossero servi e altri signori.

Gli scrittori carolingi: accentuarono la funzione di mediazione dell’impero e gli autori successivi ribadirono la

subordinazione della potestà secolare a quella ecclesiastica.

Alcuino di York: la dignità imperiale è stata collocata da Dio al vertice delle autorità umane per guidare il popolo

fino alla salvezza. All’imperatore spetta un compito religioso, ossia quello di promulgare il nome di Cristo su tutta

la terra attraverso i trionfi militari.

Gli scrittori della generazione successiva affermarono che l’autorità rituale rappresenta Dio in terra e perciò è

chiamata a giudicare anche sopra il governo secolare.

La mediazione sacerdotale: gli scrittori del XI secolo si differenziarono ulteriormente nel porre l’una o l’altra

autorità al vertice delle potestà umane. Il Dictatus papae di Gregorio VII (1075) nella sua lotta contro Enrico IV,

conteneva una duplice affermazione di superiorità del papa: all’interno della chiesa e nei confronti

dell’imperatore. La chiesa romana è stata fondata dall’unico Signore e solo il pontefice romano è universale per

diritto. Il papa può deporre l’imperatore e sciogliere i sudditi dal giuramento di fedeltà quando i sovrani sono

iniqui, mentre il principe scomunicato non può condividere la dimora con i fedeli e deve essere segregato dal

consorzio cristiano.

Il regno deve essere un’emanazione della chiesa o essere sotto il suo controllo. Il sacerdozio è di tanto superiore al

regno di quanto lo è l’anima rispetto al corpo.

Ricorda Bonifacio VIII Vs. Filippo il Bello di Francia.

La duplice mediazione di Tommaso d’Aquino: Lotta sulle investiture – tutti davano per scontato che le due

potestà al centro della discussione fossero concesse immediatamente da Dio, ma ciò implica che il potere terreno

sia sempre della stessa qualità e di una medesima materia e dunque si può porre solo il problema della vicinanza

alla fonte.

Tommaso d’Aquino formulò uno schema in cui uno stesso ordine divino comprende due ambiti separati e

autonomi. Regno e sacerdozio provengono infatti da due diverse fonti, dalla natura e dalla rivelazione, che a loro

volta mettono entrambe capo alla ragione divina. La potestà viene quindi concessa in due modi diversi, uno

mediato e uno immediato, ciascuno dei quali genera un’autorità di tipo differente. I due ambiti non possono

intersecarsi, ma saranno coordinati e legati da un rapporto necessario. La legge naturale su cui si basa l’ordine

secolare contiene tutti i precetti fondamentali per regolare la vita umana ed è immediatamente nota a tutti gli

uomini.

I principi generali della legge di natura sono riconosciuti da tutti gli uomini in ogni tempo, immutabili e sufficienti

per costruire un ordine umano giusto e legittimo nella sfera terrena. Il solo ambito di legge naturale, però, è

incapace di procurare la salvezza dell’anima, che richiede infatti la legge divina. Le leggi operanti nel mondo

costituiscono quindi due ordinamenti autonomi, generati in due modi diversi dalla medesima fonte e legati da una

relazione gerarchica. Sia la legge di natura sia quella della fede provengono da Dio, ma la prima si manifesta

nell’uomo attraverso la ragione, mentre l’altra è accessibile solo per rivelazione. I due ambiti sono distinti ma

uniti perché entrambi provengono dalla legge eterna e divina, come due parti di uno stesso disegno.

Dante Alighieri: l’uomo partecipa contemporaneamente al mondo degli enti corruttibili e a quello degli enti

incorruttibili e deve dunque essere ordinato rispetto a due fini diversi. Come ente corruttibile aspira alla felicità in

questa vita (consistente nel compimento della virtù umana), ma in quanto incorruttibile egli persegue anche la

beatitudine della vita eterna che si ottiene nella visione di Dio. Il primo fine si raggiunge con le virtù morali e

spirituali; il secondo obbedendo ai comandamenti spirituali.

Poiché deve presiedere a quest’ordine generale come suo curatore, l’imperatore non può essere scelto che da Dio.

Il collegio degli elettori è solo un tramite della volontà divina.

Marsilio da Padova: la città è prodotto della sola ragione umana senza alcun intervento trascendente. Questo

riconduce la comunità politica alla sola natura e la comunità ecclesiastica è, al contrario, fede senza apporto della

ragione e perciò anche priva di interesse per il governo terreno. Gli uomini singolarmente presi non sono in grado

di provvedere alla propria esistenza individuale; mentre quando sono riuniti in società si generano dispute e liti

che possono distruggere la città e richiedere l’istituzione di una norma di giustizia e di un guardiano. Per questo

l’autorità di governo dovrà provenire dagli uomini che fondano la città. La coazione appartiene solo alla naturalità

del campo temporale. Il dominio della chiesa è puramente spirituale e destituito di ogni forza coercitiva: non può

interferire in alcun modo con il governo temporale del regno. I due ambiti risultano così radicalmente separati e

dominati da due principi diversi: uno dalla ragione che genera la forza e l’altro dalla fede che si abbandona alla

speranza. LA RICAPITOLAZIONE CINQUECENTESCA

Martin Lutero (tra Quattrocento e Cinquecento): dottrina dei due regni. Il seguace di Cristo è da un lato signore

di tutte le cose e non sottomesso a nessuno (anima), ma dall’altro è servo di tutte le cose e suddito di tutti (carne e

sangue).

Credere = natura interiore e intima, che nessuno può togliergli o condizionare.

Al cristiano rinato nella fede non servono comandamenti né leggi: egli è al di sopra di essi.

Se tutti gli uomini fossero veri cristiani non ci sarebbe bisogno sulla terra di principi, spada o leggi, ma i veri

cristiani sono pochi e per la gran massa dei malvagi Dio ha creato il regno del mondo.

Per custodire i due diversi regni Dio ha istituito due governi: il primo assoggetta gli uomini al comando di Cristo,

il secondo al dominio temporale.

Nella visione luterana non c’è spazio per una funzione pubblica e politica della chiesa: il regno di Dio è solo

spirituale e agisce nella dimensione interiore. L’atto di credere è libero e incoercibile.

Il cristiano però deve sempre obbedire ai precetti dell’autorità. Solo se essa vuole imporgli l’idolatria egli può

ribellarsi, non vendicandosi, ma con disobbedienza passiva.

Il concetto di “monarchia”. Giacomo I d’Inghilterra (Seicento).

La potestà regale ha origine soprannaturale ed è prossima all’archetipo divino. Tutte le monarchie terrene sono

istituite direttamente da Dio. Il compito del re è quello di amministrare la giustizia, di dare giuste leggi al popolo e

di procurare la pace.

Il re precede l’introduzione del governo e le norme che regolano il suo regno. Quindi sono i re che fanno le leggi e

non le leggi che fanno i re.

Nei confronti del suo popolo il re è come un padre nei confronti dei figli o come il capo rispetto al corpo (un

elemento che guida il tutto).

A un re libero è dovuta sempre obbedienza ed egli, essendo stato insediato direttamente da Dio, ha anche la tutela

della vera religione. È capo supremo della chiesa d’Inghilterra e ha pieno potere di castigare, reprimere, riformare,

correggere.

Gli scrittori che nel Seicento introdussero in Germania gli insegnamenti di Bodin resero evidente la

struttura teologico-politica alla base della sovranità. Arnisaeus: un re non può essere che buono. Se perverte il

regno, il principe è responsabile solo di fronte a Dio che lo condannerà in cielo e che talvolta lo punisce anche

sulla terra con disgrazie oppure facendogli perdere il regno quando incrudelisca oltre ogni limite (i sudditi si

ribellano e lo travolgono) e quindi solo in casi estremi.

Ricapitolazione teologico-politica del Cinquecento riprende la posizione gelasiana: due livelli distinti (secolare

e spirituale) che derivano ugualmente da Dio, sono disposti gerarchicamente ma anche indipendenti. La

conoscenza del giusto è accessibile a tutti gli uomini che possono distinguere il principe buono dal principe

ingiusto. Gli autori che sostengono questa posizione quindi difendono sempre la possibilità della resistenza contro

il governo iniquo.

1. Posizione luterana: l’autorità politica nasce per via naturale e dall’alto e l’ordine richiesto dalla legge di Dio

risulta identico all’ordine generato dalla legge di natura. Gerarchia politica = religiosa.

2. Potestà generata da un comando del diritto naturale ma in modo indiretto: la società politica così istituita ha

anche un compito religioso perché riunisce i fedeli di Dio e quindi alla fondazione dal basso deve accompagnarsi

un contemporaneo riconoscimento dall’alto.

3. Modello cattolico: diritto naturale/rivelazione.

La dottrina della piena potestà papale (elaborata durante la lotta per le investiture) viene tramandata nei

secoli successivi: la potestà del papa si estende non solo sui cristiani, ma anche su tutti gli infedeli, perché essi

sono sottoposti, come tutti gli uomini, alla legge naturale.

La scuola di Salamanca riprese le teorie di Tommaso d’Aquino: all’uomo sono date due vite distinte (terrena e

spirituale), ciascuna delle quali è governata da una propria giustizia e mette capo a due distinte potestà.

L’imperatore non può comandare sull’intero genere umano e il pontefice non ha potestà sull’ambito temporale.

Gli uomini possono raggiungere l’autosufficienza terrena e praticare la giustizia solo associandosi in società. Il

papato e i regni sono stati fondati da Dio in due modi diversi, immediato (papato) e mediato (regni → per la

natura indiretta l’autorità politica non può mai essere universale, perché deve passare sempre attraverso

un intervento degli uomini, il quale non può che essere storico, limitato nel tempo e nello spazio. Il papa non

è signore del mondo e non detiene una giurisdizione universale sulle genti della terra. Non ha diritto di giudicare i

popoli pagani se questi non offendono i cristiani e non può punire i crimini contro natura o le ingiurie alla maestà

divina, perché la loro condanna spetta solo a Dio.

Ci sono quindi due ordinamenti indipendenti, provenienti da un’unica fonte ultima e disposti gerarchicamente. Per

essere un buon cristiano bisogna innanzi tutto essere un buon uomo e quindi i due ordinamenti dovranno essere

disposti in una scala, dove il grado superiore può essere realizzato solo dopo aver completato quello inferiore.

È inevitabile che le due potestà si contraddicano e quando succede prevale quella spirituale.

La dottrina della potestà indiretta del papa → Seicento → Bellarmino: il potere del papa di per sé non può

che essere spirituale e quindi deve avere come oggetto primario le questioni di fede, ma come oggetto secondario

e in casi particolari può interferire con l’ambito secolare. Può intervenire straordinariamente negli affari terreni,

ma solo in situazioni in cui sia messa gravemente a repentaglio la salvezza dell’anima e solo con persone

sottoposte alla sua signoria spirituale.

La teologia politica federale dei calvinisti: il calvinismo non riconosce l’idea della rappresentazione papale e il

soggetto umano con cui Dio entra direttamente in contatto è il popolo come comunità degli eletti.

Esponente importante: Althusius. Secondo Althusius c’è:

- Mediazione indiretta del diritto naturale: il diritto naturale è il modo in cui Dio si manifesta nel mondo e regola

per via indiretta la comunicazione politica tra gli uomini. La legge di natura, legge comune, è compendiata nei

Dieci Comandamenti che non appartengono al diritto divino positivo ma fanno parte del corredo naturale proprio

di tutti gli uomini.

- Mediazione diretta: legame che Dio instaura immediatamente con una particolare società umana nella forma di

un’alleanza religiosa (che trasforma il popolo nella comunità degli eletti).

Ci sono quindi due principi: dal basso sale la legge naturale producendo sempre più complessi legami sociali,

dall’alto scende la volontà di Dio e si dichiara nel patto.

Quella calvinista è una teologia politica federale: il nucleo è la dottrina del patto che ingenera l’ordine politico e

tutte le dinamiche di comunicazione che in esso hanno luogo.

Il primo patto è tra le diverse parti di una città che si comunicano reciprocamente i loro beni materiali e spirituali,

il secondo è tra popolo e magistrato e il terzo è tra entrambi e Dio.

Il popolo deve saper distinguere il buon re dal tiranno e deve essere un’entità autonoma, capace di agire anche

senza il magistrato.

La politica cristiana: la struttura ideale della teologia politica federale di Althusius si trova anche nella tradizione

luterana, ma nella dottrina calvinista ci sono tre componenti e il popolo ha una responsabilità politica, mentre

quella luterana concentra il ruolo della mediazione nel principe.

L’età moderna e la nuova forma della mediazione politica

Hobbes: solo il re ha il compito di rappresentare l’intero ordine politico. Non si metteva in dubbio che esistesse

un ordine trascendente, ma non si sapeva come quest’ordine agisse, quanto fosse evidente e a chi spettasse

rappresentarlo (chiesa o impero). Con Hobbes si fonda la teologia politica dell’assenza: l’ordine divino è presente

solo come mancanza assoluta: la sola manifestazione possibile di Dio è la sua scomparsa. Su questa base, la

scienza politica innesta le tecnologie di concetto, principio e sistema creando una gabbia di un ordine immanente e

artificiale.

Gli anni tra il 1648 e il 1918 → trionfo della soluzione tecnica che si fonda sul problema teologico (ma

contemporaneamente lo rimuove come se non esistesse).

Il diritto naturale (Seicento e Settecento) e lo storicismo (Ottocento) furono due realizzazioni successive di questa

tecnologia che costruì un ordine della politica e della storia riconoscendo come suoi unici soggetti gli Stati

moderni in un orizzonte del tutto secolarizzato.

All’esaurirsi della tecnologia politica dopo la prima guerra mondiale ha corrisposto il riemergere del problema

filosofico.


PAGINE

8

PESO

40.47 KB

PUBBLICATO

9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza (COMO - VARESE) (ordinamento U.E. - a ciclo unico)
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher margottina32 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Dottrina dello Stato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof La Rosa Giorgio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in giurisprudenza (como - varese) (ordinamento u.e. - a ciclo unico)

Appunti diritto internazionale privato
Appunto
Diritto Civile - Lezioni Pucella
Appunto
Diritto commerciale II - la separazione societaria
Appunto
Diritto privato - concetti generali
Appunto