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Dottrina dello Stato

La teologia si esprime in un discorso razionale con Paolo di Tarso, a cui si deve la ricostruzione della teologia politica in senso proprio, una "teologia politica paolina". Si tratta di un progetto profondamente antimperiale che mirava a sovvertire l'intero edificio politico con un'alternativa teologico-politica: la redenzione è alternativa drastica al dominio dell'impero (cioè del peccato).

La visione di Paolo

  • Il regno di Dio è un'alternativa al regno di Cesare e lo sostituirà trascendendolo. Dio mandando suo figlio sulla terra non emancipa la carne, ma la condanna e inaugura un regno dello spirito che la supera. Nella natura non abita Dio, ma c'è solo morte. C'è una totale negazione del mondo dato.
  • Cristo non è solo messia, ma figlio di Dio e mediatore che rende possibile la trasformazione della carne in spirito attraverso il sacrificio.
  • Idea biblica di salvezza: il compimento delle opere buone non è sufficiente se non è accompagnato dalla fede.

Teologia politica dopo Paolo

Dopo l'apostolo Paolo, la teologia politica è pensabile in tre modi diversi in base al ruolo diverso dato ai tre vertici del triangolo Dio – Chiesa – politica.

  • Dio divide il mondo in due dimensioni radicalmente separate: quella eterna e quella del peccato. Questa visione è appunto creazione di Paolo.
  • La Chiesa è la comunità dei fedeli che si costituisce attorno alla croce. Il sacrificio di Cristo è mezzo essenziale di comunicazione tra divino e umano e istituisce la chiesa come mediazione.
  • Regno o natura (mondo "residuo, vita terrena, peccato). I cristiani devono definire il rapporto corretto da intrattenere con la dimensione del secolo. Risposta minima = rispetto esteriore delle istituzioni terrene.

Possibilità a livello di teologia politica

In base al ruolo di questi vertici possiamo avere tre possibilità a livello di teologia politica che si sono succedute nella storia occidentale:

  • Verbo eterno: la trascendenza si manifesta solo nel regno secolare. Impero senza chiesa. È la soluzione dell’Impero Romano d’Oriente.
  • Verbo incarnato: la trascendenza è presente solo nella chiesa. Chiesa senza impero. È la soluzione dell’Impero Romano d’Occidente.
  • La trascendenza si fa conoscere sia come logos eterno che incarnato e agisce allo stesso tempo in regno e chiesa. Chiesa con impero. È la soluzione del Sacro Romano Impero. La chiesa ha una missione fondata sul sacrificio di Cristo, ma anche il secolo è giustificato essendo governato dal verbo divino. Il re è subordinato alla chiesa come il corpo è sottoposto alla guida dell’anima.

Storia della teologia politica

La storia della teologia politica conosce due fasi: un’età antica di trascendenza e un’età moderna di secolarizzazione.

Regno senza la chiesa: Costantino ed Eusebio di Cesarea

Eusebio muove dall’evidenza che l’universo è ordinato e quindi deve essere stato creato da Dio. Il potere dell’impero, però, non è solo uno strumento nel piano della redenzione, ma una manifestazione del logos divino, perché anticipa l’unione dell’umanità che sarà completata nel regno dei cieli. Sia nella chiesa che nella comunità politica opera la stessa ragione divina. È la stessa società di cristiani uniti dall’imperatore e in cammino verso il Padre sotto la guida del Verbo.

Eusebio esalta Costantino per le sue qualità di principe che rimandano al legame che unisce l’autorità terrena alla sua fonte eterna. Il principe apre le porte al regno del Padre e permette agli uomini di anticipare sulla terra il godimento dell’esistenza futura. Come Dio regge l’intero creato, il principe romano, caro a Dio, regna sul mondo con un raggio della sua stessa potenza.

Chiesa senza regno: Aurelio Agostino

Differenza assoluta tra immanenza e trascendenza. Dio è verità e bene, il mondo è peccato, male e povertà. Libero arbitrio = anche il peccato fa parte dei disegni divini e i singoli sono predestinati alla salvezza o alla dannazione.

Divino e umano sono concetti che conducono a postulare l’esistenza delle due città: la città di Dio è serbata per la salvezza, quella degli uomini è votata alla perdizione. Solo chi venera Dio può realizzare la giustizia sulla terra, mentre chi non l’ha mai conosciuto non può dare giusto valore alle proprie azioni. Mentre la città di Dio è perpetua e immutabile, la città degli uomini ha avuto un inizio e avrà una fine e figura come un accidente transitorio. La città dei santi non deve espandersi e trionfare su quella degli uomini né operare separatamente da essa, bensì conservare se stessa perseverando nella fede e nella pratica della virtù. La chiesa è superiore al regno, ma non può rivendicare alcun compito nella guida dell’ordine temporale, perché le due sfere rimangono rigorosamente separate.

Chiesa con il regno: Gelasio I

La lettera di papa Gelasio I all’imperatore Anastasio affermava la superiorità del pontefice sulle altre autorità civili e religiose. Regno e sacerdozio sono due manifestazioni autonome di un medesimo ordine. Dio ha attribuito all’imperatore un comando esclusivo nell’ambito mondano della condotta pubblica così che tutti i sacerdoti riconoscono le sue leggi e allo stesso modo i religiosi hanno il compito di dispensare i sacramenti divini e quindi è dovuta loro pronta e sincera obbedienza. Lo stesso imperatore, per quanto riguarda la salvezza dell’anima sottosta spontaneamente ai ministri religiosi e da loro riceve i sacramenti.

Il sacerdozio ha peso maggiore rispetto al regno. Entrambi sono responsabili di fronte a Dio ma l’imperatore solo per il suo governo, mentre il pontefice anche per l’operato dell’imperatore e quindi deve indirizzare, condannare o censurare le sue azioni. Questo paradigma fissato da Gelasio I fornì la base per l’intera discussione medievale. Dio è fonte di ogni autorità. Chiesa e impero sono autonomi e hanno da Dio la ragione d’essere. Essi sono coordinati all’interno di un assetto complessivo che si manifesta attraverso il loro agire nel mondo.

La teologia politica del Medioevo

Isidoro di Siviglia: gli uomini, in preda al peccato, si abbandonerebbero a ogni genere di crimine se il timore della punizione non li trattenesse. Il genere umano può conservarsi solo se viene istituita una differenza tra chi deve subire la paura e chi può provocarla. Dio quindi ordinò che alcuni uomini fossero servi e altri signori.

Gli scrittori carolingi: accentuarono la funzione di mediazione dell’impero e gli autori successivi ribadirono la subordinazione della potestà secolare a quella ecclesiastica.

Alcuino di York: la dignità imperiale è stata collocata da Dio al vertice delle autorità umane per guidare il popolo fino alla salvezza. All’imperatore spetta un compito religioso, ossia quello di promulgare il nome di Cristo su tutta la terra attraverso i trionfi militari. Gli scrittori della generazione successiva affermarono che l’autorità rituale rappresenta Dio in terra e perciò è chiamata a giudicare anche sopra il governo secolare.

La mediazione sacerdotale: gli scrittori del XI secolo si differenziarono ulteriormente nel porre l’una o l’altra autorità al vertice delle potestà umane. Il Dictatus papae di Gregorio VII (1075) nella sua lotta contro Enrico IV, conteneva una duplice affermazione di superiorità del papa: all’interno della chiesa e nei confronti dell’imperatore. La chiesa romana è stata fondata dall’unico Signore e solo il pontefice romano è universale per diritto. Il papa può deporre l’imperatore e sciogliere i sudditi dal giuramento di fedeltà quando i sovrani sono iniqui, mentre il principe scomunicato non può condividere la dimora con i fedeli e deve essere segregato dal consorzio cristiano. Il regno deve essere un’emanazione della chiesa o essere sotto il suo controllo. Il sacerdozio è di tanto superiore al regno di quanto lo è l’anima rispetto al corpo. Ricorda Bonifacio VIII Vs. Filippo il Bello di Francia.

La duplice mediazione di Tommaso d’Aquino

Lotta sulle investiture – tutti davano per scontato che le due potestà al centro della discussione fossero concesse immediatamente da Dio, ma ciò implica che il potere terreno sia sempre della stessa qualità e di una medesima materia e dunque si può porre solo il problema della vicinanza alla fonte. Tommaso d’Aquino formulò uno schema in cui uno stesso ordine divino comprende due ambiti separati e autonomi. Regno e sacerdozio provengono infatti da due diverse fonti, dalla natura e dalla rivelazione, che a loro volta mettono entrambe capo alla ragione divina. La potestà viene quindi concessa in due modi diversi, uno mediato e uno immediato, ciascuno dei quali genera un’autorità di tipo differente. I due ambiti non possono intersecarsi, ma saranno coordinati e legati da un rapporto necessario. La legge naturale su cui si basa l’ordine secolare contiene tutti i precetti fondamentali per regolare la vita umana ed è immediatamente nota a tutti gli uomini. I principi generali della legge di natura sono riconosciuti da tutti gli uomini in ogni tempo, immutabili e sufficienti per costruire un ordine umano giusto e legittimo nella sfera terrena. Il solo ambito di legge naturale, però, è incapace di procurare la salvezza dell’anima, che richiede infatti la legge divina. Le leggi operanti nel mondo costituiscono quindi due ordinamenti autonomi, generati in due modi diversi dalla medesima fonte e legati da una relazione gerarchica. Sia la legge di natura sia quella della fede provengono da Dio, ma la prima si manifesta nell’uomo attraverso la ragione, mentre l’altra è accessibile solo per rivelazione. I due ambiti sono distinti ma uniti perché entrambi provengono dalla legge eterna e divina, come due parti di uno stesso disegno.

Dante Alighieri: l’uomo partecipa contemporaneamente al mondo degli enti corruttibili e a quello degli enti incorruttibili e deve dunque essere ordinato rispetto a due fini diversi. Come ente corruttibile aspira alla felicità in questa vita (consistente nel compimento della virtù umana), ma in quanto incorruttibile egli persegue anche la beatitudine della vita eterna che si ottiene nella visione di Dio. Il primo fine si raggiunge con le virtù morali e spirituali; il secondo obbedendo ai comandamenti spirituali. Poiché deve presiedere a quest’ordine generale come suo curatore, l’imperatore non può essere scelto che da Dio. Il collegio degli elettori è solo un tramite della volontà divina.

Marsilio da Padova: la città è prodotto della sola ragione umana senza alcun intervento trascendente. Questo riconduce la comunità politica alla sola natura e la comunità ecclesiastica è, al contrario, fede senza apporto della ragione e perciò anche priva di interesse per il governo terreno. Gli uomini singolarmente presi non sono in grado di p

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Scienze giuridiche IUS/08 Diritto costituzionale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher margottina32 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Dottrina dello Stato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof La Rosa Giorgio.
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