Estratto del documento

Il significato della vita spirituale nel contesto cristiano

L’espressione vita spirituale significa, nel contesto cristiano, la vita che si sviluppa quando la persona diventa consapevole di essere stata interpellata da Dio, anzi, inabitata dallo Spirito Santo. Incorporandola a Cristo, la guida verso la comunione con Dio Padre. Si tratta di quel modo di vivere in cui le virtù cristiane per eccellenza – ossia la fede, la speranza e la carità – esplicano tutte le loro potenzialità, dando origine a un insieme di convinzioni dell’intelligenza, decisioni della volontà e atteggiamenti del cuore che dotano di fisionomia compiuta l’esistenza del cristiano che si sa chiamato a vivere da figlio di Dio.

La vita spirituale implica interiorità, autopossesso, ma anche esteriorità o storicità, uscita da sé, dedizione, amore, vita effettiva e storicamente vissuta. Senza preghiera non c’è cristianesimo vero, ma neanche può esistere il cristianesimo senza vita impegnata nella carità, intesa qui come amore per l’altro, per quegli altri con cui ci mette in comunicazione lo svolgersi concreto del nostro vivere.

La differenza tra santità ontologica e santità morale

Santità ontologica

Ontologica: processo di salvezza che coinvolge l’essere stesso della persona, e che trascende lo sperimentabile. Da peccatore è trasformato in giusto e amico di Dio. Ci parla dei beni divini ricevuti da Dio con la grazia santificante: la filiazione divina; l’essere nuova creatura in Cristo; il dono dello Spirito. È la santità come dono, la giustificazione, che comprende la trasformazione e rigenerazione interiore dell’uomo, diventato partecipe della natura divina. I Padri della Chiesa parlano di divinizzazione e deificazione.

Santità morale (etica)

Morale: ci si riferisce a un comportamento, e dunque a qualcosa di esteriore e osservabile. Il dovere dell’uomo – e Dio gli offre la possibilità – di manifestare nella sua esistenza quotidiana la realtà delle promesse e dei doni divini. È ritenuta compito affidato da Dio al fedele; finalità o scopo da raggiungere.

L'eroismo delle virtù

Perché la santità richiede l’eroismo delle virtù? Cosa si deve intendere qui per eroismo? La virtù eroica e canonizzabile deve essere vissuta expedite, cioè senza esitazione e senza che alcuno ostacolo blocchi l’esercizio della virtù stessa; deve essere esercitata prompte, cioè senza indugi e tentennamenti da parte del soggetto, vale a dire, senza tiepidezza; deve anche essere vissuta delectabiliter, con gioia ed entusiasmo, il che non è incompatibile con la difficoltà, la sofferenza e il dolore. Inoltre, deve essere posta supra communem modum, non in modo comune ma in modo superiore alla norma. Infine, deve essere vissuta ex fine supernaturali, e cioè con il fine di rendere gloria a Dio, nonché ex caritate Dei, per amore di Dio. Si richiede il dono della Fortezza per raggiungere il grado eroico delle virtù, giacché si può chiamare eroica una virtù soltanto quando il suo atto scaturisce dall’anima con energia, prontezza ed instancabile perseveranza. Questo eroismo continuo non può essere spiegato se non mediante l’agire del modo divino dei doni dello Spirito Santo, e nella fattispecie, del dono della Fortezza.

Il rapporto tra santità e virtù

Le virtù umane facilitano l’agire seguendo la regola della ragione naturale e, quando elevate dalla grazia divina, accordano al cristiano la capacità di compiere atti soprannaturali, secondo la ragione illuminata dalla fede. La carità poggia sulle virtù umane per poter agire nell’âmbito delle cose di questo mondo. La carità informa le virtù umane e le indirizza al fine ultimo soprannaturale. Anche se le virtù umane sono in loro stesse perfezioni della persona, raggiungono il loro pieno senso solo se si mettono al servizio della carità, che conferisce loro la perfezione ultima, orientandole verso l’amore di Dio.

Le virtù umane sono unite in modo tale che se una si possiede con perfezione, tutte le altre sono presenti, e se una venisse a mancare, nessun’altra sarebbe perfetta. Anche se la diversità di atti con cui l’individuo si rivolge verso il suo fine ultimo comporta la molteplicità e distinzione delle virtù, l’unità della persona e il fine della vita umana esigono la loro connessione. Le virtù vivono e crescono in armonia, perché, in realtà, è la persona umana in quanto tale a crescere e perfezionarsi mediante esse.

La vocazione universale alla santità

Base biblica

Quale è la base biblica per poter parlare della santità come vocazione universale? Levitico: «Sarete santi per me, poiché io, il Signore, sono santo e vi ho separati dagli altri popoli, perché siate miei» (Lv 20, 26; cfr. 11, 44; 19, 2). Il contesto non si riferisce soltanto alle prescrizioni rituali, ma vengono ivi prescritte anche la purezza di cuore, la pietà, la carità, ecc., il che sta a significare la dimensione etica che comporta l’esigenza di santità. Inoltre, queste indicazioni non si rivolgono esclusivamente ai servitori del tempio, bensì a tutto il popolo.

«Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze» (Dt 6, 4-5).

Base patristica

Quale base patristica si può addurre in favore della chiamata universale alla santità? Vedi elaborato.

Il Magistero e la chiamata universale

Quando il Magistero ha insegnato la chiamata universale alla santità? Concilio Vaticano II, cap. 5 Lumen Gentium. Motivo cristologico: chiamata “esterna”, perché si verifica tramite la predicazione e l’esempio della vita del Signore; chiamata “interna”, per l’invio dello Spirito Santo.

Motivo ecclesiale: proprio perché la Chiesa partecipa alla stessa santità di Gesù possiamo dire che è santa; questa santità originaria e costitutiva della Chiesa si deve manifestare nella santità dei suoi membri.

Motivo sacramentale: la chiamata alla santità, infatti, diviene operativa tramite la ricezione del Battesimo, giacché questo sacramento causa la cristificazione del fedele e nel contempo il suo ingresso nella Chiesa. Il Concilio quindi insegna che la santità è una per tutti i cristiani, ma anche esclude che sia identica per tutti. Il cristiano si deve santificare non già «malgrado» i doveri del suo stato, come se questi fossero qualcosa di marginale, aggiungendo ad essi degli esercizi più o meno numerosi di pietà; egli, invece, si santifica innanzitutto nel e attraverso l’adempimento di questi doveri di stato.

La vocazione individuale nella vita del cristiano

Perché la vocazione individuale è l’evento centrale della vita del cristiano? La santità è una perché non c’è che una vera santità, quella di Dio, alla quale tutti i fedeli sono chiamati a partecipare. Ma la santità è anche un dono che comporta un disegno preciso di Dio nei confronti di ogni persona, vale a dire, una vocazione individuale, a cui si deve rispondere in maniera personale. La santità è personalizzata proprio per il fatto che ogni individuo riceve una vocazione personale, che costituisce l’elemento definitore del suo itinerario verso Dio, il fattore che determina in maniera decisiva il profilo della sua vita spirituale. Per questo motivo, la vocazione individuale si rivela quale il fenomeno centrale dell’esistenza umana, il crocevia dove s’intrecciano il mistero del disegno divino e quello della libera corrispondenza umana. La vita umana si configura come un processo di maturazione della propria vocazione, di realizzazione del progetto di Dio tramite lo sviluppo dei talenti accordati da Dio ad ognuno.

Santità e identificazione con Cristo

Perché la santità s’identifica con l’attuazione della filiazione al Padre? Vedi elaborato.

Perché la santità consiste nell’identificazione con Cristo? Sequela e imitazione di Cristo, visione cristocentrica: Via, Verità e Vita «Io sono la Via, la Verità e la Vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14, 6). Agostino: “Cerchi la via? Ascolta il Signore; è la prima cosa che egli ti dice. Ti dice: Io sono la via; la via per arrivare dove? e sono la verità e la vita. Prima ti dice che via devi prendere, poi dove devi arrivare: Io sono la via, io sono la verità, io sono la vita.

Il Signore ha insistito sulla stessa realtà adoperando un’altra immagine per mostrarci che la comunione con Lui è condizione indispensabile per portare frutto nella vita spirituale e nell’apostolato: «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15, 5).

Nell’insegnamento paolino l’imitazione di Cristo non è qualcosa di estrinseco e neanche si muove soltanto sul piano etico, bensì affonda le sue radici nell’àmbito dell’essere, giacché il punto di partenza è la nostra trasformazione in Cristo verificatasi nel Battesimo. L’inno cristologico della lettera ai Filippesi è nel contempo una sintesi della vita di Gesù e un programma di vita per i suoi discepoli: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre» (Fil 2, 5-11).

Il martirio, quindi, può essere considerato come l’esempio per eccellenza dell’imitazione di Cristo. Ambrogio: il cristiano deve riprodurre la vita di Cristo nella sua anima, sforzandosi di morire al vecchio Adamo e di divenire un uomo nuovo.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 12
Teologia spirituale Pag. 1 Teologia spirituale Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 12.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Teologia spirituale Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 12.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Teologia spirituale Pag. 11
1 su 12
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tridente di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia spirituale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto superiore di Scienze Religiose - Issr o del prof Gammarelli Ettore.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community