Perché la Chiesa - Luigi Giussani
Sezione prima - La pretesa permane
Parte prima - Al cuore il problema della Chiesa
Capitolo 2 - Prima premessa: come raggiungere oggi la certezza sul fatto di Cristo
Come è possibile, oggi, raggiungere una valutazione su Cristo oggettiva e adeguata all'importanza dell'adesione che pretende? Nella risposta a tale domanda si divide la cultura. Tre sono gli atteggiamenti culturali da cui emergono risposte diverse.
1. Un tuffo nel passato
Il primo atteggiamento si può riassumere così: Gesù Cristo è un fatto del passato. Come può un uomo ragionevole raggiungere la loro esistenza per poterne dare un giudizio?
La ragione dell'uomo è spinta dapprima a raccogliere tutti i possibili dati e documenti provenienti dal passato; in seguito, nel classificare e valutare tali fonti, terrà presente anche lo sviluppo del fatto oggetto di esaminazione, ovvero ciò che quel fatto ha lasciato nella storia. Dopo aver raccolto tutto, paragonato e valutato, si raggiunge un certo giudizio che sarà:
- Di certezza, su alcuni fattori
- Di incertezza, su altri fattori
Questo è il normale metodo della "ragion storica", ovvero della ragione applicata a un fatto del passato. I risultati di questo metodo, al fine di raggiungere una maggiore sicurezza sull'attendibilità della pretesa di Cristo, suscitano un primo livello di perplessità, in quanto ci si trova di fronte a centinaia di interpretazioni diverse. Un teologo tedesco arrivò a discernere due tendenze:
- Per una parte degli autori considerati dal teologo, le fonti non sono sufficienti a restituirci un'immagine della figura di Gesù e, pertanto, Cristo rimarrebbe per noi un grande ignoto.
- L'altra tendenza è la tendenza apocalittica o escatologica, secondo la quale Gesù sarebbe stato uno dei molti che a quell'epoca aspettavano come imminente la fine del mondo, e in questo senso avrebbe concepito il significato stesso della sua esistenza. Così, per gli uomini di oggi la figura di Cristo risulterebbe strana, estranea.
Tutti i lavori ulteriori svolti dal teologo arrivarono a una delle due tendenze da lui individuate. Chiamiamo questo primo atteggiamento razionalistico.
Razionalismo = concetto di ragione per cui essa è la misura delle cose. Se la ragione è la misura delle cose, allora la consistenza delle cose è quella data loro dalla ragione. Tale atteggiamento implica dunque la proiezione sul reale di dimensioni già fissate e riconosciute dalla ragione.
Questa posizione contraddice però la legge suprema del realismo, per cui è l'oggetto a dettare il metodo di conoscenza, cosa che è possibile solo se si afferma una concezione di ragione come coscienza del reale nella totalità dei suoi fattori. Il razionalismo è l'abolizione della categoria della possibilità: se infatti è possibile solo quanto è misurabile, allora viene negata la vera categoria del possibile, dell'eventuale esistenza di qualcosa la cui natura sconfini al di là dei limitati orizzonti cui giunge l'uomo.
L'atteggiamento razionalistico riduce il contenuto del messaggio cristiano prima di averlo preso in considerazione. Il messaggio cristiano è: "Emmanuel", cioè "Dio con noi". L'annuncio cristiano è che Dio si è reso presenza umana, carnale, dentro la storia.
Affrontare tale annuncio con quello che abbiamo chiamato atteggiamento razionalistico equivarrebbe a svuotare di contenuto il messaggio cristiano. Se l'annuncio cristiano dice "Dio si è reso presenza", l'atteggiamento razionalistico lavora sull'ipotesi dell'assenza.
L'atteggiamento razionalista tende a ricondurre la mente a un tipo di concezione che è più familiare. Il fatto che Dio si renda presenza umana è per noi mistero; di fronte all'annuncio cristiano, si tende sempre a ridurre Dio alle immagini che si hanno della presenza e dell'assenza.
Gli uomini hanno sempre tentato di concepire il loro rapporto con Dio e così sono sorte le varie religioni. Ma qual è la novità della rivelazione cristiana? Che Dio non è lontananza a cui l'uomo tende ad arrivare sforzandosi, ma è Qualcuno che si è affiancato al cammino dell'uomo e ne è diventato compagno. Il metodo razionalista, per giudicare se questa ipotesi è vera, la elimina, perché ne svuota la natura della sua presenza.
L'atteggiamento razionalista esclude la possibilità di un fatto storico che non abbia le caratteristiche da essa predeterminate. Se è il contenuto dell'annuncio cristiano che si deve valutare, allora è logico prenderlo in considerazione per quello che è: Dio reso presenza, compagnia per gli uomini, che non lascerà più.
È Dio, è con noi, è vivo: ecco il contenuto dell'annuncio che riguarda Gesù Cristo; ogni altro sarebbe in grave contraddizione col metodo scelto da Dio per manifestarsi all'uomo; si tratta di liberarsi dal privilegiare uno sforzo di immedesimazione col passato.
2. Una illuminazione interiore
Secondo atteggiamento: si tratta della posizione protestante, che è profondamente religiosa e come tale percepisce con chiarezza la distanza presente tra l'uomo e Dio, che è il diverso, il Mistero. Il "perché ultimo" è riconosciuto come ben più grande dell'uomo, per sua natura inimmaginabile dall'umana mente. Per questo l'uomo religioso vive intensamente la categoria della possibilità (infatti: "Nulla è impossibile a Dio").
Se dunque a Dio tutto è possibile, sarà anche possibile il contenuto del grande annuncio: Dio reso presenza. Dio è reso contenuto di un'esperienza presente, ma non attraverso e dentro l'umano, poiché esso è indegno e incommensurabile con il divino: Dio si è reso presenza nell'umanità in un solo punto, Cristo.
Come si può arrivare alla certezza di questa presenza? Si tratta di un riconoscimento attraverso un'esperienza interiore: infatti, è lo Spirito stesso di Dio che illumina il cuore e per ispirazione fa "sentire" la verità della persona di Gesù. Questo è il fulcro dell'atteggiamento protestante.
Il metodo protestante, perciò, per raggiungere il fatto di Cristo lontano attua un rapporto interiore e diretto con lo Spirito; l'incontro è interiore. Questa era l'esperienza dei profeti: il profeta si distingueva dagli altri del suo popolo proprio perché, di fronte agli avvenimenti, sentiva un annuncio che gli altri non sentivano ed era reso artefice di interpretazione della realtà di Dio.
I profeti di Israele erano dati al popolo ed era il loro rapporto con il popolo a verificare la loro parola. Così, il profeta ha una verifica obiettiva: il popolo e il tempo, la storia del popolo. Bisogna tenere conto però del fatto che anche l'atteggiamento protestante dà luogo a infinite interpretazioni e soluzioni diverse.
3. Lo sguardo ortodosso-cattolico
Il terzo atteggiamento che si considera come modo più adeguato e ragionevole per raggiungere la certezza in merito all'annuncio di Cristo è quello della tradizione cristiana. Esso è chiamato ortodosso-cattolico perché sia l'ortodossia sia il cattolicesimo vivono la medesima concezione. È un atteggiamento che realizza tutta la tradizione.
Ogni altra posizione ad un certo punto del suo percorso si è dovuta opporre alla tradizione già consolidata; l'atteggiamento ortodosso-cattolico è invece coerente con la struttura dell'avvenimento cristiano così come si è presentato nella storia.
Come si è presentato nella storia? Si è presentato come la notizia, l'annuncio di Dio, del Mistero che si è fatto "carne", presenza integralmente umana. Una presenza integralmente umana implica pertanto il metodo dell'incontro, dell'imbattersi con una realtà esterna a sé.
Quando Gesù era nel vivo della sua attività terrena, il suo avvenimento assumeva una forma che non si identificava solo con la fisionomia fisica della sua persona, ma anche con la fisionomia della presenza di coloro che credevano in Lui, sì da essere inviati da Lui a portare il suo messaggio, a ripetere i suoi gesti, a recare cioè la salvezza che era la Sua persona.
Questo è il metodo per raggiungere Gesù Cristo anche oggi: imbattersi in una realtà fatta di coloro che credono in Lui. Storicamente parlando questa realtà si chiama "Chiesa", sociologicamente parlando "popolo di Dio", ontologicamente parlando (nel senso profondo del termine) "Corpo misterioso di Cristo".
L'energia con cui Cristo è destinato a possedere tutta la storia e tutto il mondo afferra il credente in modo tale da assimilarlo come parte del mistero della Sua stessa persona.
Ecco dunque la concezione con cui tutta la tradizione cristiana definisce la modalità con cui l'avvenimento cristiano si realizza: è incontrando l'unità dei credenti, e quindi la Chiesa, che ci si imbatte letteralmente in Cristo.
Le modalità fenomeniche di tale incontro ovviamente evolvono nei tempi. Più precisamente, la realtà di Cristo diviene presente attraverso la fattispecie umana che Lui sceglie e che da Lui fluisce inesorabilmente nella storia, come esperienza sensibile della sua realtà divina.
Concludendo, si può dire che l'analogia o la coerenza con il dinamismo originale del fatto cristiano è innegabile nel terzo atteggiamento, mentre è ridotto nel primo e nel secondo.
4. Uno sguardo valorizzatore
Le osservazioni fatte circa la triplice distinzione di atteggiamento costituiscono, dal punto di vista intellettuale e spirituale, delle chiavi di lettura per affrontare il problema cristiano.
I due primi atteggiamenti affrontati sottolineano comunque valori che sono riconosciuti e recuperati in quello che è stato indicato come terzo atteggiamento.
- Esso infatti non solo non censura l'indagine storica, ma colloca la persona nella possibilità di utilizzare tale indagine in un modo più adeguato. Le fonti storiche sono parole che documentano un tipo di esperienza del passato. Per capire il vero messaggio dei testi dei Vangeli, occorre possedere "oggi" lo spirito e la coscienza propri di quell'esperienza che duemila anni fa ha dettato gli stessi.
Come si arriva però a possedere l'esperienza che detta le parole? Per arrivare a questo occorre un incontro, un presente: occorre incontrare quell'esperienza oggi.
Nel contesto di tutte le possibili ipotesi, si deve affermare la ragionevolezza dell'interpretazione cattolica, di cui risaltano l'integralità e la semplicità della sua lettura dell'accaduto. L'obiettività della conoscenza storica, che è il valore che voleva essere affermato nell'atteggiamento razionalista, è salvata se io partecipo all'esperienza che ha dettato quei documenti storici: l'unica possibilità è che quella esperienza sia presente. Questa è la Chiesa, l'unità dei credenti.
- Nell'atteggiamento protestante, invece, il valore da sottolineare è che l'assoluto si può palesare direttamente alla sua creatura: è l'esperienza mistica.
È più potente l'impeto di contemplazione che l'uomo ha verso la donna che ama quando se la immagina o quando l'ha davanti a sé? È molto più potente il senso mistico di contemplazione in presenza dell'oggetto d'amore, piuttosto che quando sia affidato al sentimento in lontananza.
Ecco quindi che il rapporto tra il credente e l'unità dei cristiani attorno all'autorità non oscura ma assicura ed esalta quel nesso profetico e mistico tra la persona e lo Spirito di Cristo, che il protestantesimo privilegia.
Se il divino è un incontro esistenziale, un'esperienza integralmente umana, la convivenza con esso potenzia una evidenza risolutiva e una convinzione razionale. L'evidenza è il modo fondamentale con cui l'uomo conosce e la convinzione si sviluppa con la familiarità dello sguardo.
Il divino nel cristianesimo si comunica all'interno di un'esperienza personale e l'atteggiamento protestante sente la novità del cristianesimo come ispirazione.
L'idea ebraica di "corpo" chiarisce questo concetto: il sostantivo assume un significato più esteso e indica anche ciò che viene prodotto dall'uomo, il complesso dell'espressione sensibile del mio io. Il figlio è corpo del padre e della madre; analogamente Cristo investe così profondamente l'uomo che egli è parte di Lui, fa corpo con Lui.
Parte seconda: i fattori costitutivi del fenomeno cristiano nella storia
Capitolo 1 - La continuità di Gesù Cristo: radice della coscienza che la Chiesa ha di sé
2. Il nesso con Gesù Cristo
La Chiesa si pone nella storia anzitutto come rapporto con Cristo vivo; ogni altra riflessione consegue a questo originario atteggiamento.
La pienezza di vita è la chiave di quell'enigmatico periodo che seguì la scomparsa di Cristo. È il motivo per cui la morte di quell'uomo ha disorientato i discepoli, così come Gesù stesso aveva predetto poco prima di morire. Questo però non li ha distrutti, ma anzi, dopo il primo atto di smarrimento, cominciarono a riunirsi e ad aggregare altri. Dai documenti si può quindi ricavare un gruppo che si rafforza.
Per i discepoli l'unico insegnamento che non poteva essere messo in discussione era il Maestro presente, Gesù vivo. Questo è esattamente ciò che essi hanno trasmesso: la testimonianza di un Uomo presente, vivo. L'inizio della Chiesa è proprio quell'insieme di discepoli che dopo la morte di Cristo sta insieme, perché Cristo è risorto e si rende presente in mezzo a loro.
I discepoli avvertono che Cristo rimane nella storia e nella vita dell'uomo personalmente e realmente, con il volto storico e vivo della comunità cristiana: la Chiesa. Dio è venuto nel mondo per rimanere nel mondo: Cristo è l'Emmanuel, il Dio con noi.
La convinzione di questa presenza la si può percepire all'inizio degli Atti degli Apostoli, dove viene specificato che queste apparizioni di Gesù Cristo non erano immaginazioni, ma quei colloqui avvenivano, ad esempio "mentre era a tavola con loro".
C'è quindi una continuità propria fisiologica tra Cristo e questo primo nucleo di Chiesa formato dai discepoli, ed è così che questo gruppetto di persone inizia il suo cammino nel mondo per continuare la vita dell'uomo Cristo presente e attivo tra loro.
(Lettura di un testo in cui Giuda, dopo aver fatto arrestare Gesù, non fa più parte del gruppo degli apostoli e viene scelto un altro, Mattia, per entrare a far parte del gruppo).
La premura di ripristinare il gruppetto dei dodici che Gesù aveva scelto, sostituendo Giuda, rileva la convinzione di essere portatori di un mandato, testimoni di un evento senza pari.
Per loro Gesù non è qualcuno da ricordare, ma è qualcuno da testimoniare ancora presente e operante; secondo le parole di Pietro negli Atti degli Apostoli: "Dio lo ha risuscitato il terzo giorno e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi [...] e ci ha ordinato di annunciare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio. [...] Chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome".
Egli è operante come prima. Sorge però il problema della natura della sua continuità nella storia, cioè il problema della Chiesa, che si lega a quello stesso di Cristo. Il problema della Chiesa va visto nella sua radice di continuità di Cristo, così come si è posto ai primi che lo hanno vissuto.
È il Signore presente che ancora oggi definisce il problema della Chiesa: la Chiesa sente se stessa come la comunità di Gesù, ma non solo per un'adesione dei discepoli agli ideali da Lui predicati, bensì per un abbandono a Lui vivo e presente tra loro.
Concludendo, si può dire che il contenuto dell'autocoscienza della Chiesa delle origini sta nel fatto che essa è la continuità di Cristo nella storia. "Il cristiano è colui che prima di tutto crede nella risurrezione di Cristo, che significa che Cristo è vincitore vivente, che noi possiamo unirci a lui attualmente vivente, in quanto questa unione è lo scopo della vita. La risurrezione di Cristo significa non solo che Gesù Cristo è il fondatore della Chiesa, ma che egli ne rimane il capo invisibile ma attivo."
La fede è sempre fede in Gesù Cristo, e ha un contenuto, il quale non è una formula astratta, ma è Dio, che nella storia e nella sorte di Gesù Cristo ha parlato e agito. Il contenuto della fede è dunque una persona, la sua opera e la sua sorte.
Capitolo 2 - I tre fattori costitutivi
Il primo nucleo di Chiesa testimonia che essa prosegue e continua l'opera di Cristo. La Chiesa mostra già all'inizio il suo nesso con Gesù, in quanto "essa lo rappresenta, è [...] ce lo rende presente in verità". Si affronta il triplice fattore costitutivo del fatto cristiano, domandandosi: un contemporaneo delle origini che avesse osservato dall'esterno l'emergere del fatto, come l'avrebbe descritto? Quali sono le caratteristiche con le quali inevitabilmente si sarebbe trovato a confronto?
1. Una realtà comunitaria sociologicamente identificabile
Il fatto cristiano innanzitutto si pone nella storia, cioè la Chiesa si presenta all'osservatore come...
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