Premessa
L'esame è orale per i frequentanti e scritto per i non frequentanti. In entrambe le modalità il programma è uguale e verte su vari punti. Nell'esame orale verranno proposti 3 di questi punti e se ne dovrà scegliere uno, mentre nell'esame scritto 2, e se ne dovrà scegliere uno. I punti sono questi:
- Gesù all'origine della Chiesa (capitolo 1 tutto)
- La natura della Chiesa attraverso le sue immagini: Gregge/Pastore, Vite/Vigna, Tempio (capitolo 2)
- La natura della Chiesa attraverso le sue immagini: Popolo di dio e Corpo di Cristo (capitolo 2)
- Ecclesiologia delle varie epoche storiche: Epoca Antica ed Epoca Medievale (capitolo 3)
- Ecclesiologia delle varie epoche storiche: Epoca Moderna ed Epoca Contemporanea (capitolo 3)
- La comunione dello spirito nel tempo: scrittura e tradizione (capitolo 4)
- La comunione dei santi: spirito e rinnovamento (capitolo 4)
- La Chiesa in missione (capitolo 5 tutto)
- Una sintesi a partire dal Concilio Vaticano II (capitolo 6 tutto)
N.B.: Questo programma si intende valido fino a Pasqua 2023. Il programma potrebbe essere diverso successivamente. In ogni caso, ho fatto un riassunto di tutti i punti della dispensa, anche di quelli che all'esame non chiede.
Gesù all'origine della Chiesa
Gesù e la Chiesa nel disegno del Padre
La nostra ricerca prende avvio da due testi di Paolo: la Lettera ai Galati e quella agli Efesini. Entrambi riportano un'affermazione fondamentale ripresa dal Concilio Vaticano II.
La Lettera ai Galati (4,4)
Nel testo della Lettera ai Galati, l'invio del Figlio da parte di Dio è il compimento del tempo della promessa, che Dio aveva fatto ai patriarchi di Israele. L'invio del Figlio non è glorioso, anzi, presenta due aspetti umilianti per lui. Il Figlio di Dio diventa figlio di una donna e soggetto della Legge di Mosè. L'espressione “nato da donna” è solitamente utilizzata per insistere sulla fragilità umana. Queste due umiliazioni sono il mezzo paradossale con cui è stato raggiunto lo scopo salvifico a favore dei credenti, cioè la concessione da parte di Dio, della sua paternità verso i credenti e il riscatto di coloro che erano sottoposti alla legge.
Lettera agli Efesini (1,9-14)
Anche l'inno della Lettera agli Efesini celebra l’azione salvifica di Dio intesa a costituire in Cristo un popolo nuovo dalle precise caratteristiche. L'obiettivo di Dio è quello di scegliere i credenti alla creazione del mondo, per essere santi e immacolati, in modo che siano predestinati ad essere suoi figli attraverso Gesù. Poi viene spiegato con quale amore viene avvolto il credente: un amore gratuito, nel quale abbiamo la redenzione mediante la morte di Cristo.
S. Agostino
Secondo S. Agostino, in quanto voluta da sempre da Dio, la Chiesa esiste prima di esistere. Agostino chiarisce che la salvezza non può prescindere da Cristo, altrimenti, cadrebbe la convinzione centrale del cristianesimo, che motiva la vita e la missione dei discepoli e Cristo non sarebbe il mediatore unico. Per Agostino Cristo è il centro escatologico del tempo. Nell'incontro con Gesù c’è posto solo per “l’oggi” di Dio, cioè l'ora della grazia che dà senso e valore a tutto ciò che è stato, è e sarà.
Il Concilio Vaticano II
A Paolo e S. Agostino fanno eco due brani della Lumen Gentium. Secondo l'insegnamento di Paolo e del Concilio, i credenti, provenienti da Israele, accolgono il Regno che viene in Cristo e costituiscono la comunità escatologica chiamata “la Chiesa di Dio”. Lumen Gentium 3: La Chiesa è il frutto dell'azione di Cristo che è giunto a compiere la salvezza dentro la storia. Lumen Gentium 5: Questo regno, si manifesta in quello che Cristo ha detto e fatto. Le espressioni che il Concilio utilizza in questi testi non sono altro che il modo di esprimere utilizzato da Paolo.
L'Ultima Cena
Ma Cristo voleva la nascita della chiesa? E se lo dice espressamente, c’è un evento in cui questa dichiarazione di volontà si colloca? Sì, l'Ultima Cena, che esplicita le intenzioni di Gesù riguardo al popolo della Nuova Alleanza. L'ultima Cena è per Gesù un momento culmine, e atteso da Cristo. Questo evento viene raccontato in 4 testimonianze: di Marco, Matteo, Luca e Paolo nella lettera ai Corinzi; quindi, ha acquisito un'enorme importanza. La Cena condensa molte delle cose che Gesù ha fatto e ha detto. Inoltre, preannuncia e illumina anticipando la Pasqua di morte e risurrezione. Con la presenza dell'Eucarestia nell'Ultima Cena, Gesù manifesta le sue intenzioni anche riguardo alla Chiesa.
Il contesto
Gesù sceglie il banchetto pasquale come contesto dell'Ultima Cena. I Dodici apostoli sono radunati, come simbolo di tutta Israele. Il banchetto pasquale serve per mostrare l'intenzione di collegare al memoriale pasquale dell'alleanza, il memoriale della nuova alleanza della sua Cena. Tuttavia, tutti e quattro i Vangeli sono d'accordo nel fatto che la morte di Gesù è avvenuta il giorno precedente la vigilia pasquale, quindi non poteva aver consumato la Cena pasquale. Alcuni ritengono che i Sinottici abbiano posto la cena al giorno prima della morte (il giovedì) come anticipazione per i discepoli, oppure per altri si tratterebbe di un'anticipazione voluta da Gesù stesso, consapevole di non potere celebrare la Pasqua l'indomani a causa della sua morte.
I riferimenti alle istituzioni dell'AT
I riferimenti all'Antico Testamento sono tutti in rapporto all'idea del patto. Dal punto di vista teologico, nell'Ultima Cena sono evidenti le influenze del rito pasquale ebraico:
- Il richiamo al sangue dell'alleanza
- Il tema della nuova alleanza
- I numerosi riferimenti ai Carmi del Servo sofferente
Questi tre contesti letterari ci forniscono l'idea di patto. Pertanto, l'eucarestia fu un pasto d'alleanza, di un'alleanza che ha fondato la Chiesa, principalmente come associazione culturale. Tuttavia, per il fatto che Gesù ha fondato l'alleanza sacrificando sé stesso, mostra che questo patto è fondato sulla testimonianza suprema della carità; quindi, la Chiesa nata è anche un'associazione fraterna.
I soggetti
Dai discorsi dell'Ultima Cena è possibile riconoscere la costituzione “apostolica” della Chiesa: le parole in essa pronunciate, infatti, sono rivolte specialmente agli Apostoli, gli unici presenti. Confidando agli Apostoli il compito di celebrare il suo memoriale, Gesù trasmette loro il dono e il compito di essere i capi della comunità messianica. Gesù voleva che il potere di ripetere il suo gesto, ce l'avessero solo gli Apostoli come capi della comunità. Inoltre, nella tradizione biblica la presidenza del banchetto spettava al capo-famiglia; quindi, se la Cena si colloca nel contesto del banchetto pasquale, allora la celebrazione del memoriale in essa istituito dev'essere presieduta dal capo-famiglia del popolo. Riveste così un ruolo importante il ministero di presidenza, che doveva essere costituito dagli Apostoli. È dal memoriale pasquale che nasce la Chiesa e poiché tale memoriale deve essere ripetuto per tutto il tempo della Chiesa, è necessario che in esso perduri anche il ministero di presidenza. Nella costituzione apostolica della Chiesa, che l'Ultima Cena manifesta come fondata nella volontà del Signore, ha un posto particolare il ruolo di Pietro, che ha il compito di direzione nella fede.
I gesti e le parole
Con le parole che pronuncia nell'Ultima Cena, Gesù dà agli Apostoli il compito di celebrare nella storia il memoriale della sua Pasqua. La celebrazione del memoriale si compie con i gesti concreti, che riproducono quanto il Signore ha fatto nell'atto di celebrare la sua Pasqua. Dal memoriale pasquale nasce la nuova alleanza; perciò, la celebrazione della memoria del Signore esige la comunione dei convitati con Cristo. La comunione richiede anche la partecipazione alla sorte del Servo sofferente: la sua influenza è confermata da Luca, che riferisce i due detti sul servizio di coloro che hanno autorità. In forza della fraternità conviviale, la comunità eucaristica deve diventare anch'essa serva. Nell'Ultima Cena Gesù presenta, infine, la caratteristica escatologica del suo memoriale, in quanto i credenti annunceranno la morte del Signore fino al suo ritorno.
Elementi per una ecclesiologia implicita a partire dalla vita di Gesù
Se quindi l'ultima cena è l'evento culminante dove appare in modo esplicito la volontà di Cristo sulla futura comunità cristiana, le tradizioni che noi abbiamo nei vangeli e nei testi biblici ci fanno percepire invece una volontà implicita di Cristo, facendo quindi intendere le sue intenzioni attraverso i suoi gesti. Possiamo noi dedurre alcune caratteristiche di quella che allora è un'ecclesiologia implicita?
Gesù e Israele
In che modo Cristo si è rapportato prima di tutto con il popolo di Israele? La predicazione di Gesù è segno di giudizio. In essa Israele è chiamato infatti a essere strumento di salvezza per tutti i popoli. Questa comunità costituisce intorno a Gesù la famiglia di Dio. La sua caratteristica è l'accoglienza verso tutti. Infine, l'avvento della raccolta finale d'Israele è significato anche da una serie di miracoli compiuti da Gesù, che attestano la vicinanza del Regno e ne svela lui stesso il significato. Vanno comprese anche le motivazioni con le quali Gesù sembra restringere al solo Israele la sua missione. Secondo l'attesa messianica le promesse divine sarebbero giunte a compimento quando Gesù avrebbe raccolto il suo popolo come un gregge.
Gesù e le genti
In che modo Cristo si è rapportato con tutta la gente, cioè con i pagani? Gesù vuole seguire il progetto della convocazione del popolo di Dio. Ma quando questa priorità sarà stata adempiuta, il Regno, sarà aperto a tutte le genti. L'Apostolo Paolo intende dimostrare che il rifiuto di Israele ha una funzione precisa: quella di estendere la salvezza ai pagani. La salvezza dei pagani, infatti, induce Israele a nutrire un intenso sentimento di gelosia. La signoria di Dio si afferma così in Israele, una comunità visibile e presente nella storia.
La natura della Chiesa attraverso le sue immagini
Gregge/pastore
Il titolo di “pastore” applicato a Dio è tra i più antichi della Bibbia e serve a descrivere il comportamento di Dio, cioè il suo prendersi cura degli uomini. Nel grande movimento di esodo verso la Terra promessa, Israele sperimenta la vicinanza del Dio come pastore, che guida per mano di Mosè. Il Salmo 23 nasce da motivi molteplici, teologici e culturali. Nel Salmo 23, affiora la storia di Israele, soprattutto le tradizioni dell’Esodo. All’uscita dall’Egitto, Dio guida il suo popolo per il deserto come un gregge. Quando gli Israeliti giungono alla terra promessa, il Signore li ospita nel suo territorio. Tutto il poema è in movimento fino al verso conclusivo. Il poema termina con una tensione non risolta, come se il salmo si dovesse ripetere, per tutta la vita. La Scrittura attribuisce il Salmo 23 a Davide, che Dio scelse come Re di Israele. Il combattimento fra Davide e Golia mette in luce come la forza di Davide non stia nella potenza, ma nella fiducia di Dio e nell’esercitare sul popolo un’autorità in modo simile a un pastore. Con Davide al servizio di Dio sembra che Israele finalmente possieda una propria terra e che sia divenuto una grande nazione. Tuttavia, l’annientamento del regno e l’esperienza dell’esilio sembrano annientare ogni speranza, che ritornerà grazie ai profeti del post-esilio. I cristiani vedranno sommate e attuate queste profezie con Gesù. È soprattutto il discorso sul buon pastore di Giovanni a far vedere che Gesù è il “buon pastore”. In Pietro, Gesù è descritto come “pastore e vescovo delle anime”. In tale lettera gli anziani della comunità vengono esortati ad essere esempi di servizio, affinché quando apparirà Gesù, possano essere da lui confermati.
Vite/vigna
La terra promessa è terra dove Israele potrà finalmente operare la parola di Dio. L’immagine di questa terra rigogliosa si concretizza soprattutto in quella della vite. Terra e vigna divengono immagini speculari per esprimere la relazione fra Dio e Israele. Famosa è la parabola della vigna del profeta Isaia, con cui egli esprime un rapporto nuziale. Alla presenza amorevole di Dio, il popolo avrebbe dovuto corrispondere giustizia, cosa che non fece. Tuttavia, Dio si sarebbe accontentato che almeno gli israeliti si amassero tra di loro. Nel NT l’immagine della vite ricorre in diverse parabole di Gesù. Il racconto degli operai chiamati a lavorare nella vigna del Signore mette in luce la generosità di Dio. La parabola dei vignaioli omicidi indica l’allargamento del regno di Dio a tutte le nazioni. In Giovanni, Gesù designa sé stesso come la vite e il Padre suo come il vignaiolo. Qui viene sottolineata l’autentica relazione fra Gesù e i suoi discepoli. Presentare l’unione dei cristiani con Cristo come una vite, mette in luce il fatto che i credenti sono resi partecipi della stessa linfa della vite, cioè della vita stessa di Dio.
Tempio
Il termine ebraico, significava originariamente “tenda magnifica”, e si riferiva alla tenda occupata dalla presenza di Dio.
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