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Sara Bresciani

TEOLOGIA II - QUESTIONI DI ANTROPOLOGIA TEOLOGICA ED ECCLESIOLOGIA

1. L’IDENTITÀ CRISTIANA

L’identità cristiana può essere definita a partire da un concetto generale di religione o a partire dall’etimologia del termine

“cristiano”, che rimanda alla vicenda storica di Gesù.

Nel Nuovo Testamento, la relazione con Gesù si presenta attraverso due forme fondamentali:

→ I discepoli, che hanno incontrato dio attraverso la sua rivelazione nella parola e nella vita di Gesù. I discepoli sono

coloro ch, chiamati da Gesù, si convertono a una vita nuova, cambiando il proprio modo di agire ed entrando a far

parte di una comunità .

→ I credenti, che hanno conosciuto Gesù attraverso la mediazione dell’annuncio dei testimoni. I credenti ricevono il

battesimo per essere rinnovati dallo Spirito e vivere una nuova vita nella Chiesa.

Sia i discepoli che i credenti presentano elementi dell’identità cristiana: la fede, la pratica o stile di vita e la comunità. La

storia del cristianesimo mostra tuttavia che in certi casi l’unità di questi tre elementi costitutivi dell’identità cristiana è

stata perduta, e solo un aspetto è stato messo in risalto a sfavore degli altri. Il cristianesimo è stato infatti ridotto a dottrina

come sapere teorico, a morale come definizione di regole o a istituzione ecclesiale.

2. LA FEDE CRISTIANA

La fede ha una fondamentale dimensione personale, che non si riduce però a un sentimento soggettivo e, sebbene non

significa legarsi a una tradizione, fa riferimento alla storia di Gesù. Il modo di vivere la fede deve essere infine condiviso

dalla comunità dei credenti.

Il Credo, o simbolo della fede, mette in relazione l’atto personale di credere con l’azione di Dio nella storia umana

attraverso Gesù e con la comunità che ha professano la fede con la stessa formula nel corso del tempo.

Tra le diverse formulazioni del credo, esistono due testi più autorevoli che sono tuttora riconosciuti dalla maggior parte

delle Chiese cristiane:

1. SIMBOLO APOSTOLICO

Questa formulazione è stata attestata dalla liturgia battesimale della Chiesa di Roma nel III secolo e fa riferimento agli

adulti che chiedevano di entrare nella Chiesa. A questi veniva insegnato il Credo e veniva chiesto di ripeterlo, in modo

che fosse chiaro che il Credo ricevuto combaciasse con il Credo professato dalla comunità.

2. SIMBOLO NICENO-COSTANTINOPOLITANO

Questa formulazione è stata attestata dai Concili di Nicea del 325 e di Costantinopoli del 381. Il linguaggio riprende

quello biblico, ma fa ricorso anche alla filosofia greca, tramite categorie ontologiche che esprimono in modo chiaro

l’identità di Gesù. La formula “Dio da Dio, luce da luce, generato non creato” utilizza un linguaggio biblico, mentre la

formula “della stessa sostanza del Padre” si serve di un registro filosofico e concettuale greco.

La fede cristiana assume il linguaggio della cultura per rendersi più comprensibile, ma non si identifica con la sua

espressione culturale.

Secondo Martin Buber, nella Bibbia sono attestate due tipologie di fede:

⎼ Emunah (per gli ebrei) = descrive l’atteggiamento di fiducia in Dio del popolo di Israele

⎼ Pistis (per i cristiani) = intende la fede come accettazione della verità religiosa, ovvero che Gesù è sia umano che

divino

Tuttavia, questa contrapposizione è troppo schematica e non prende in considerazione il fatto che la pistis non è solo

l’accettazione delle verità che sono state rivelate, ma comprende anche una dimensione di fiducia in Dio.

Nell’Antico Testamento si esprime il concetto di fede con la radice verbale da cui deriva la parola “aman” e che significa

“stare saldo, essere sicuro, essere fondato in modo solido”. La fede è quindi la condizione per cui l’uomo, riponendo in Dio

la sua fiducia, trova in lui la stabilità per la propria vita.

Nella Bibbia la fede è una risposta all’iniziativa divina di incontro con l’uomo, è la risposta umana all’agire divino nella

storia della salvezza. Dio si rivela come: L’uomo risponde con:

Il santo Timore, riverenza, culto

Colui che esige (la legge) Obbedienza

Colui che ama ed è fedele Amore, confidenza, fedeltà

Colui che promette Speranza, attesa, pazienza

Il veritiero Fede, riconoscimento

L’annuncio cristiano proclama che la persona di Gesù è il punto di arrivo della rivelazione di Dio nella storia umana. Se

questa è la sua manifestazione definitiva, allora la fede si deve definire in relazione a questa manifestazione personale in

Gesù.

Nel Nuovo Testamento la fede è:

a. Ascolto della parola di Cristo affidata ai testimoni del Vangelo

b. Confessione = professione di ciò che si è ascoltato

c. Conoscenza = la fede porta a riconoscere in Gesù la verità che viene da Dio attraverso un meccanismo di

comprensione

d. Speranza = in Gesù si trova il compimento della storia di Israele e l’inizio di una storia orientata al compimento del

Regno di Dio 3. LA CREAZIONE

Il Credo inizia con la professione di fede in Dio, al quale si attribuisce l’opera della creazione.

Il cambiamento ecologico e climatico porta alcuni a rivolgersi alla Bibbia per cercare una sapienza che sia in grado di

ristabilire l’equilibrio tra l’uomo e il modo in cui vive. I racconti della creazione propongono una visione in cui l’essere

umano non è padrone del suo mondo, ma ne è solamente l’amministratore, in quanto ha ricevuto da Dio il compito di

custodire la casa che è stata creata per l’umanità.

Altri ritengono che il contributo della Bibbia non sia positivo, ma che sia all’origine di una concezione che accetta il

dominio dell’uomo sulla creazione e che è quindi la causa dello squilibrio ecologico. Il problema di questa interpretazione è

che la fede biblica afferma che poiché Dio ha affidato il mondo alla responsabilità dell’uomo si apre possibilità per l’uomo

di esplorare.

Per entrambe le interpretazioni i racconti della creazione nella Bibbia creano delle questioni relative all’immagine del

mondo delineata dalla scienza e nasce una difficoltà nel conciliare i due linguaggi.

3.1. GENESI 2

I racconti biblici ricorrono al genere letterario sapienziale, ovvero a narrazioni che non possono essere di testimoni, ma

che sono il risultato di un percorso a ritroso che colloca all’inizio i dati fondamentali relativi al mondo e all’umanità.

Esistono vari modi per formulare la fede che Dio ha creato il mondo perché l’uomo lo abiti. Tra questi, la modalità più

antica si trova nel 2° capitolo della Genesi:

“Il mondo è un giardino creato perché l’uomo vi abiti e lo coltivi;

L’uomo è plasmato dalla terra e vi appartiene, non al divino;

L’uomo riceve il respiro vitale da Dio e vive finché gli è concesso questo dono.”

La solitudine dell’uomo rivela che la creazione è incompiuta e il desiderio di comunione si compie attraverso la creazione

della donna. La Bibbia non parla dell’essere umano come animale sociale, ma vede tra uomo e donna una possibilità di

unione a cui l’umanità è chiamata. Gli animali non sono la risposta alla solitudine dell’uomo, ma solo la donna, con la quale

l’uomo può vivere una relazione di reciprocità.

3.2. GENESI 1 (Cultura babilonese)

Il racconto di Genesi 1 è scritto nel periodo dell’esilio, nel quale Israele si trova a confronto con la cultura babilonese,

caratterizzata dall’uso della mitologia e della cosmogonia. L’ordine della creazione rivela una consapevolezza dell’ordine

stabilito che viene assunta come linguaggio per descrivere la realtà del mondo. Allo stesso tempo, Israele afferma che Dio

crea l’uomo a sua immagine e somiglianza tramite la parola, non attraverso cosmogonie o battaglie divine.

Israele si misura con diverse concezioni religiose: nel mondo babilonese ed egiziano, il re era considerato il

rappresentante di Dio sulla terra perché deteneva il potere e il potere apparteneva a Dio.

Il racconto della Genesi afferma che:

“La creatura umana è l’unica immagine che corrisponde a Dio, perché lui stesso l’ha creata, non sono gli idoli;

La capacità di rappresentare Dio nel mondo non è riservata solo al re, ma è propria di ogni essere umano.”

L’essere umano ha quindi un potere sulle altre creature proprio perché può rappresentare Dio sulla terra, ma ha anche una

responsabilità nei confronti di tutta la creazione. In Gnesi 2 la differenza tra uomo e donna è ricondotta un’incompiutezza

della creazione finché la donna non può creare un rapporto di reciprocità con l’uomo, mentre in Genesi 1 sia uomo che

donna, nella loro differenza, sono immagine di Dio. L’uomo è rappresentazione di Dio non per la sua virilità, ma perché è

capace di parola e di dialogo e può quindi comunicare e capire la donna. La creazione dell’uomo compiuta da Dio con la sua

parola viene affidata all’uomo e alla donna, che partecipano alla creazione perché realizzano la benedizione di riempire la

terra attraverso la loro comunione.

3.3. 2 MACCABEI 7 (Cultura ellenistica)

In epoca ellenistica Israele subisce il dominio opprimente di Antioco Epifane, erede dell’Impero di Alessandro Magno. Il

popolo di Israele perde la sua indipendenza politica ma anche culturale e religiosa.

Nel racconto 2 Maccabei 7, una madre deve assistere all’uccisione dei suoi figli, che si lasciano uccidere pur di non

mangiare carni proibite. La madre si rivolge a uno dei figli e lo esorta a rimanere fedele alla legge di Dio perché Dio ha fatto

il cielo e la terra dal nulla. Il contesto è segnato dal confronto con la cultura astratta ellenistica: la fede di Israele nel Dio

creatore abbandona la forma del racconto, non necessita più di evocare elementi cosmologici, come in Genesi 1, ma può

esprimersi con la forma “Dio ha fatto tutto dal nulla”.

La fede di Israele nel Dio creatore ha quindi trovato espressione in una pluralità di linguaggi, assumendo e correggendo le

concezioni sull’origine del mondo che si presentano di volta in volta. La fede di Israele, tuttavia, non si identifica mai con

una concreta immagine del mondo: né con l’immagine contadina di Genesi 2, né con la mitologia babilonese, né con

l’esperienza filosofica ellenistica.

L’evoluzionismo, come teoria scientifica, non è incompatibile con la fede della creazione. La scienza cerca di spiegare un

insieme di fenomeni osservabili, riesce quindi a dare spiegazioni e a essere considerata valida. La fede nel Dio creatore

invece non si pone sul piano di come ha avuto origine il mondo, ma del perché esistono il mondo e l’umanità.

Quando la teoria scientifica si presenta non come modello esplicativo ma come risposta definitiva alla questione, si crea un

conflitto perché la spiegazione scientifica non è complessiva, ma necessita della concezione religiosa della fede in Dio. Il

conflitto può nascere quando la teoria scientifica diventa positivismo e rivendica la risposta ultima alla questione. Ma

anche il concordismo è un problema quando la teologia tenta di mostrare la corrispondenza dei dati scientifici alla

testimonianza biblica.

Oggi la fede si trova a misurarsi con diversi saperi che riguardano il mondo e l’umanità, di cui va rispettata la metodologia:

si deve evitare di unire affermazioni con base empirica e scientifica con affermazioni di origine diversa, tipiche della

teologia e della filosofia. 4. GESÙ CRISTO

Il 2° articolo del Credo è il più sviluppato perché, essendo una sintesi della storia biblica, parla necessariamente della

storia di Gesù, che è la più ampia:

“Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,

Unigenito Figlio di Dio,

Nato dal Padre prima di tutti i secoli.”

Il nome Gesù Cristo riassume il contenuto centrale della fede cristiana e comprende due diversi significati:

⎼ Gesù è il personaggio storico che ha vissuto in un determinato periodo, che ha compiuto azioni prodigiose, che ha

insegnato la sua parola ed che è stato infine condannato a morte per crocifissione

⎼ Cristo è, per la fede di Israele, l’Unto di Dio, il re che viene consacrato, il Messia attesto e annunciato dai profeti, che

porta la salvezza definitiva

Unendo questi due elementi si afferma che il personaggio storico di Gesù è il messia di Israele, colui che ha insegnato è

colui che Dio ha unto e consacrato per la sua missione, colui che è stato crocifisso è il salvatore. Affermando c

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara.Bresciani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Maffeis Angelo.
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