Prima parte: Riassunto dell'insegnamento di Paolo
Per esprimere l’entità teologica che si è soliti chiamare “Chiesa”, la comunità cristiana fa riferimento alla parola di Dio e in questa ricerca la delineazione della propria natura e le caratteristiche fondamentali. L’invio del Figlio di Dio diventa figlio di una donna e soggetto della Legge. L’espressione “nato da una donna” è utilizzata per insistere sulla fragilità umana mentre l’espressione “nato sotto la Legge” vuole far scendere un gradino ancora più in basso: il Figlio di Dio non è soltanto un uomo ma è un uomo assoggettato da una norma esteriore, sottoposto quindi alla Legge mosaica.
Nella lettera agli Efesini si celebra l’azione salvifica di Dio volta a costruire in Cristo un popolo nuovo dalle precise caratteristiche. Se la benedizione di Dio ci raggiunge nei cieli è perché noi vi siamo ormai entrati, ossia siamo divenuti definitivamente partecipi della signoria salvifica del Risorto. L’elezione dei cristiani dice la determinazione e la libertà gratuita di Dio nell’atto di assumere nuovi figli e il carattere indiretto della loro filiazione che avviene solo “mediante Gesù Cristo”. La redenzione operata da Cristo è il compimento escatologico, perciò completo e definitivo, della volontà salvifica di Dio dalle dimensioni cosmiche.
La chiesa secondo S. Paolo e S. Agostino
Secondo S. Paolo, la Chiesa è Chiesa di Dio:
- Perché voluta da lui dall’eternità come comunità di salvezza entro il suo disegno
- Perché preparata dal mistero dell’elezione di Israele, la cui alleanza è stata realizzata nella pienezza del tempo, dalla missione del figlio
- Perché il senso del suo esistere è di celebrare nella storia la gloria del Padre, riconducendo a Lui l’universo intero
Secondo S. Agostino, la Chiesa esiste prima di esistere. S. Agostino chiarisce che se la salvezza in una qualunque fase della storia dell’umanità prescindesse da Cristo, cadrebbe la convinzione centrale del cristianesimo, che motiva la vita e la missione dei discepoli: Lui è “la via, la verità e la vita” e che nessuno può andare al Padre se non per Lui. Cristo è il mediatore della salvezza. Lui è il mediatore unico della Salvezza, è il punto più alto. Prendendo spunto da Paolo, dice che la Chiesa esisteva già prima di Cristo. Dio vuole salvare l’umanità, quindi tutta la storia è imprescindibile da Cristo. Cristo vive in quel tempo e va a raggiungere i suoi uomini ma anche il suo inizio anche se Cristo non c’è ancora.
Essendo Cristo salvatore di tutti, è partecipe della salvezza di tutti. Abele fu il primo giusto e S. Agostino sostiene che la salvezza che Cristo opera è un riflesso. Parte della realtà che viene dopo -> prima della venuta di Cristo. Anche coloro che non hanno ricevuto l’annuncio di Cristo, saranno salvati perché in qualche modo sono partecipi della salvezza di Cristo.
Traspare la trama della teologia della storia di Agostino: Cristo è il centro escatologico del tempo e al tempo stesso definitivamente passato e sorprendentemente recuperato e redento, proprio perché nell’incontro con il Risorto c’è posto solo per “l’oggi” di Dio. Il Cristo totale va edificandosi nel tempo, fino alla sua piena manifestazione nel giorno ultimo ed eterno. La Chiesa è il popolo di Dio chiamato a vivere e a proporre in ogni stagione la scelta decisiva della fede, scelta che qualifica l’esistenza e la storia, e che vede proprio la storia nel mondo abbracciata dal disegno salvifico del Padre.
La Chiesa è frutto della salvezza. Abbiamo un tempo della promessa e tempo del compimento. Nel Concilio Vaticano II il “popolo di Dio” viene raccolto dall’opera del Figlio, che attua il compimento escatologico, annunciando e manifestando l’avvento del Regno di Dio. Secondo l’insegnamento dell’Apostolo e del Concilio, i credenti, provenienti di Israele e dalle genti, accolgono il Regno che viene in Cristo e costituiscono la comunità escatologica, “la Chiesa di Dio” nella storia.
La volontà esplicita di una comunità di fede
L’ultima cena rivela le intenzioni di Gesù riguardo al popolo della Nuova Alleanza. L’insieme dei tratti con cui Gesù celebra l’ultima cena, delinea chiaramente l’identità e la missione della comunità pasquale da lui riunita e costituita nel tempo come il Corpo nella forza dello Spirito. L’evento supremo del cammino del Nazareno sta sulla soglia fra l’opera del Gesù “storico” e quella del Cristo, suggello dell’amore del primo e luogo di incontro con la riconciliazione e la vita nuova offerte dal secondo. La tradizione dei racconti dell’istituzione dell’eucarestia mostra come la comunità nascente abbia percepito la propria esistenza in sintonia con la volontà di Gesù di radunare la Chiesa. Questa risponde all’intenzione profonda della missione del Figlio, espressa nelle parole e nei gesti della sua vita terrena ed in maniera culminante nell’evento dell’ultimo pasto, consumato con i suoi.
Cristo ha davvero voluto la Chiesa? Ci sono diversi punti in cui nei Vangeli manifesta, in modo esplicito, questa volontà. In altre occasioni, ne parla implicitamente.
Ultima cena
Nel NT ci sono quattro racconti dell’ultima cena. Tutti i vangeli ne raccontano, tranne il vangelo di Giovanni (dice che c’è stata ma non ne parla). I tre vangeli sinottici e Paolo nella lettera ai Corinzi ne parlano. L’ultima cena, nella vita di Cristo, è un momento culmine, voluto da Cristo. È come se fosse la sintesi di tutto ciò che ha fatto. Cristo annuncia la sua morte nella separazione del sangue dal corpo.
- Mc ha il racconto più breve
- Mt “mangiate” – “bevete” sta a sottolineare che bisogna esserne partecipi
Tutte le tradizioni insistono sul fatto che c’è volontà di Cristo nei confronti di questa cena.
- Gv ultima cena: Cristo esprime il suo punto massimo
- Lc sottolinea che questa Pasqua è molto importante. Nell’ultima cena sottolinea la sua volontà.
Contesto dell’ultima cena
Gesù sceglie il banchetto pasquale come quadro dell’ultima cena: la comunità conviviale è costituita dai 12 che stanno a simboleggiare le dodici tribù d’Israele escatologico. Gesù vuole solo i 12 apostoli 12, il numero delle tribù di Israele, un numero simbolico. Riunendo i 12, simbolicamente raduna tutto il popolo di Dio.
Mc 14,12 – 6 Pasqua: in questa Pasqua non si celebra la resurrezione ma la Pasqua ebraica ovvero celebra l’atto fondativo: Dio ha liberato e il popolo di Israele ha potuto fare un’alleanza. Celebrare la Pasqua significa festeggiare la liberazione del popolo di Israele, rinnovare l’alleanza fatta dal popolo di Dio. Nella Pasqua ci devono essere delle pietanze precise, per esempio devono essere presenti le erbe amare che ricordano al popolo l’amarezza della schiavitù. Pasqua vuol dire salto Agnello. Il concetto di proprietà garantisce la libertà del popolo. Nuova alleanza vuol dire che prima ce n’è stata un’altra. Con ultima cena si intende cena pasquale.
Gesù offre ad essi sé stesso come dono salvifico porgendo loro il pane e il vino. Il banchetto pasquale era vissuto come una vera e propria ritualizzazione dell’alleanza. Gesù mostra l’intenzione di collegare al memoriale pasquale dell’alleanza, costitutivo d’Israele, il memoriale della nuova alleanza nel suo sangue, fonte dell’Israele degli ultimi tempi, la Chiesa, di cui i 12 sono un segno profetico.
Il problema della cronologia
Giovanni parla della Parasceve. Il giorno della Parasceve è il giorno prima della Pasqua, ovvero il giorno 15 del mese di Nisan (può cadere qualsiasi giorno della settimana, tranne che la domenica poiché è il giorno di festa dei cristiani) e di conseguenza il giorno della Parasceve è il 14. La Pasqua incomincia dal tramonto del 14 e quindi la cena Pasquale viene celebrata il 14 sera, dopo il tramonto. Il problema di questa ipotesi è: se la cena è stata celebrata il 14 sera come è possibile che sia stato crocifisso lo stesso pomeriggio?
Sinottici: i vangeli sinottici insistono nel dire che Gesù abbia mangiato la Pasqua. Il primo giorno degli azzimi è il primo giorno della Pasqua. Tutti e quattro i vangeli convergono nel dire che la morte di Gesù sia avvenuta prima del sabato (ovvero il giorno della Parasceve). Abbiamo quindi diverse ipotesi:
- Prima ipotesi: in Israele non era presente un unico calendario. In Israele erano presenti i Kumran, che all’epoca erano in polemica con il tempio. Erano una comunità che non celebrava i sacrifici e questi avevano delle proposte così radicali che affascinavano attirando persone. I Kumran non seguivano il calendario presente al tempo ma ne avevano uno proprio, nel quale le feste cadevano sempre di mercoledì. Di conseguenza verrebbe che: con “il giorno prima della Pasqua” fanno riferimento al quartiere dove era presente il cenacolo, cioè il quartiere dove erano presenti i Kumran.
- Giovanni è quello più preciso a dare i dettagli geografici. Cristo ha celebrato la Pasqua secondo i duplici calendari.
- Gesù sa che si sta avvicinando alla fine e sa che non potrà celebrare la Pasqua ufficiale. Attua quindi una strategia per anticipare la Pasqua.
- Le tradizioni sfrutterebbero i duplici calendari per dare un insegnamento: Gesù nell’ultima cena sta preparando la sua Pasqua. Giovanni il giorno di Parasceve venivano immolati gli agnelli al tempio: morte di Gesù immagine dell’agnello.
Ciò che rimane fondamentale sono le caratteristiche che Gesù ha fatto con la Pasqua. In conclusione, tutti e quattro i vangeli convergono nel fatto che la morte di Gesù è avvenuta il giorno precedente il sabato. In armonia con la datazione tradizionale, è l’ipotesi secondo cui Giovanni avrebbe trasformato in cronologia la tipologia dell’agnello immolato la vigilia pasquale, per mostrare in Gesù il vero agnello della nuova Pasqua. Nella sua caratteristica di banchetto pasquale, l’Ultima Cena rivela e la novità del patto fra Dio e il suo popolo che essa istituisce. Allo stesso tempo, manifesta la Chiesa voluta dal Signore come l’Israele del tempo escatologico.
Riferimenti all’antico testamento
- Richiamo al sangue dell’Alleanza
- Tema della nuova Alleanza
- Allusioni al servo sofferente
Sangue: se quel patto è così importante, il patto significa che si mette nelle mani dell’altro il destino e la vita. Siccome è questione di vita si mette in gioco il sangue. Il sangue è fonte di vita. Abramo si rende conto che quell’Alleanza è un’alleanza mortale. Dio impedisce ad Abramo di passare attraverso gli animali –> C’è una fiamma che scende e passa attraverso gli animali e questa rappresenta la presenza di Dio. Dio promette il futuro. L’alleanza è un’alleanza di grazia. L’alleanza si fa con il sangue.
Ultima cena: il sangue per la nuova alleanza. L’aggettivo nuovo fa riferimento a qualcosa che la precede. GER 31, 31-34: parla di “alleanza nuova”. Quando guarda alla storia che l’ha preceduto, Geremia si chiede il perché dell’esilio se avevano un’alleanza con Dio. Perché si sono allontanati dall’alleanza? Geremia dice che l’uomo è incapace di vivere l’alleanza con Dio. Non ha la forza di metterlo in pratica. Occorre una nuova alleanza con caratteristiche diverse ma occorre un’alleanza che penetri nel cuore (luogo dove la fedeltà prende concretezza, cambia la dimensione del peccato). La tradizione cristiana leggerà l’“alleanza nuova” sulla base di Geremia.
Cristo essendo figlio di Dio prende in sé la natura umana ma non segnata dalla dimensione del peccato. Quando muore in croce, dice che nella sua morte c’è un’alleanza nuova. Nuova alleanza: Ger 31 (uomo incapace di vivere l’alleanza e dice che serve una nuova alleanza). Nell’ultima cena Gesù dice che il sangue è per la nuova alleanza. Da una parte c’è Dio che salva e in forza della sua morte, l’alleanza può essere partecipata dagli uomini. Lo scopo per cui la prima alleanza è stata data viene raggiunto attraverso la nuova alleanza. Non elimina e non toglie ciò che c’era prima. Cristo dà la sua vita, il patto si basa su un atto di carità. L’ultima cena è l’elemento fontale (continuo ritorno alle fonti) della Chiesa.
Servo sofferente di Isaia: la profezia inizia con l’innalzamento del servo. Il testo è stato interpretato in diversi modi. Nella tradizione ebraica la figura di Dio non può essere una figura sofferente. Qualcuno dice che la figura del servo di Dio è la rappresentazione del popolo. La tradizione cristiana lo leggerà nell’ottica cristologica. La figura del servo unisce l’elemento dell’alleanza e quello del sangue. Pone anche l’elemento pasquale ovvero quello dell’agnello. Questo dimostra come Cristo, attraverso l’ultima cena, fa un patto fatto nel sangue e di conseguenza il gruppo che vuole formare è un gruppo religioso.
Questi tre contesti letterari che si profilano come substrato dell’istituzione dell’eucarestia concordano nel fornirci come elemento primordiale e fondamentale del banchetto eucaristico l’idea di patto. L’eucarestia fu in primo luogo un sacrificio e un pasto d’alleanza, situata nella linea dei testi veterotestamentari. Quest’alleanza non ha potuto essere concepita che in stretto rapporto con essi, cioè come un patto orientato alla formazione di una società religiosa nuova, di un nuovo popolo di Dio. Questo patto è fondato sulla testimonianza suprema della carità. Il quarto vangelo ha concepito la Chiesa come un’associazione fraterna. Alla luce di questi elementi, l’Ultima Cena si delinea come evento fontale della Chiesa, memoria attualizzante dell’alleanza, nuova e definitiva, che raccoglie l’Israele degli ultimi tempi. Nel gesto dello spezzare il pane, la Chiesa nascente fa memoria del suo Signore in adempimento al suo mandato, viene generata e si esprime nella comunione con Lui e nella comunione fraterna, come unico Corpo prodotto dall’unico pane e si protende verso di Lui nell’“attesa della sua venuta”.
Soggetti ultima cena
Dai discorsi dell’ultima cena possiamo capire che le parole pronunciate sono principalmente rivolte ai 12, gli unici presenti. Essi sono quelli che con Gesù “hanno perseverato nelle prove” e ai quali egli riserva un particolare destino anche escatologico. Il Nazareno trasmette loro il dono e il compito di essere i capi della comunità messianica, voluta da Lui. C’è un compito particolare che viene assegnato ai 12, gli unici che partecipano alla cena. Ai 12 viene assegnato un compito particolare. La prospettiva sui 12 ha uno scopo. Riguardo a questa cena i 12 hanno il compito di guidare questa comunità. Cristo sta dando questo compito in quanto sono loro ma insieme sono figura preminente sul popolo. Altri dicono che questo compito è stato dato individualmente. Il compito non è dato semplicemente alla comunità cristiana ma ai 12. Il rito deve continuare e non terminare con la morte del discepolo. Un compito affidato che deve essere trasmesso. I 12 dovranno trasmettere ad altri il compito che gli è stato affidato.
Capo-famiglia: nell’ultima cena la figura è occupata da Cristo. Ha il compito di dirigere il rito. Cristo dà anche un ministero di presidenza. Nella tradizione biblica, la presidenza del banchetto spettava al capo-famiglia: se la cena si colloca nel contesto del banchetto pasquale, risulta naturale che la celebrazione del memoriale sia presieduta da chi nel popolo del nuovo patto detiene il posto di capo-famiglia, per sua volontà o per mandato. L’istituzione della Cena non è soltanto il momento dell’istituzione della Chiesa, ma anche quello dell’istituzione del mistero nella e per la Chiesa.
Nell’istituzione della Cena, con tutto ciò che la precede dobbiamo riconoscere l’autenticità istituzione dell’apostolato, e che questo va inteso nella forma del ministero di presidenza affidato ai 12. Se l’istituzione del ministero di presidenza avrà un ruolo decisivo per la vita della comunità della nuova Alleanza fino al ritorno di Cristo, ciò non sarà senza conseguenze riguardo alla necessità di una continuità storica del ministero stesso.
Gv 13-17: “così parlò Gesù”: è il momento in cui Cristo prega. “Consacrali nella verità”: consacrare significa separare per uno scopo per un compito in particolare. “Nella verità” dentro nella dimensione della verità. Si esprime adesso il compito. Esprimono che questi 12 hanno un compito particolare. Il ministero di presidenza non finisce con i 12. Vuole creare una comunità organizzata dove ci sono compiti particolari.
Lc 22-31: rispetto ai 12 c’è un compito dentro il compito. Pietro deve confermare i fratelli. Pietro è quello che rinnega Cristo. Due volte dice “sai che io ti amo”, alla terza domanda cambia la risposta. Questi elementi mostrano implicitamente l’intenzione di Gesù che la Chiesa, fondata ed espressa nel memoriale pasquale dell’eucarestia, sia dotata di un ministero di presidenza e di conferma nella fede.
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