Università Cattolica del Sacro Cuore Teologia I - Julian Carron
DISPENSA DI TEOLOGIA I
INDICE
PRIMA PARTE 2
Introduzione 2
Premessa del realismo 3
Premessa della ragionevolezza 5
Premessa della certezza morale 5
Il senso religioso 8
SECONDA PARTE 23
Introduzione 23
La religiosità 24
1 Andrea Tanzi
Università Cattolica del Sacro Cuore Teologia I - Julian Carron
PRIMA PARTE
IL SENSO RELIGIOSO
Introduzione
“Il motivo per cui la gente non crede o crede senza credere è perché non vive la propria umanità.”
Cit. Luigi Giussani
Crede senza credere: riduce il credere ad una partecipazione formale, ritualistica dei gesti, oppure
a un moralismo. Non vive la propria umanità: manca l’umano, le domande che la vita fa sorgere
quando uno la vive in tutta la sua complessità.
Che cosa propone il Cristianesimo? Per capirlo, occorre partire dalla propria umanità, dalle
domande. risposta
proprie Il Cristianesimo infatti si propone come alle nostre domande, alle
esigenze del vivere. È una presa di coscienza attenta e passionata di noi stessi, che può
spalancare e disporre a riconoscere e a vivere Cristo.
Si può avere una fede senza religiosità, senza percepire la pertinenza della fede all’esigenza della
vita. Distaccamento dal fondamento umano.
Qual è il rapporto tra quello che noi viviamo, le nostre domande, con quello che il cristianesimo
propone come risposta alle preoccupazioni?
Reinhold Niebuhr pensatore americano protestante. Che cosa significa una fede che non ha
spessore umano?
è tanto incredibile come la risposta a un problema che non si pone. Cristo si pone come
“Nulla
risposta al problema, alla sete, alla fame della verità, della felicità, della bellezza, della giustizia, del
significato ultimo del vivere.”
Per questo è così importante che noi, per non considerare come incredibile la risposta a un
problema che non si pone, cominciamo a porci il problema, perché possa risultare credibile la
proposta cristiana. Cristo rispondeva alle domande, alle esigenze, ai desideri che ciascuno di noi
ha. Per capire perché il Cristianesimo può essere pertinente alle esigenze del vivere, bisogna
scopo
avere consapevolezza delle domande. Lo è mostrare quanto è pertinente la proposta
cristiana alle esigenze del vivere. Come quando si ha un dolore fisico, e si sa che la proposta del
medico è adeguata alla propria esigenza. Il Cristianesimo non è una fede che uno deve accettare
irrazionalmente, o una proposta da accettare devotamente, ma con una razionalità.
In questa situazione in cui ci troviamo a vivere, dove vediamo come il disinteresse per la fede, per
il cristianesimo dilaga in vari modi (non partecipare alla vita cristiana come nel passato), c’è
ancora qualche possibilità per cui il Cristianesimo possa interessare?
Benedetto XVI
Risposta di (Cardinale Ratzinger):
“L’uomo ha sempre una sete di infinito. La fede cristiana ha una possibilità di successo, perché
trova corrispondenza nella natura dell’uomo, che ha sete di infinito. Nessuna delle risposte è
sufficiente. Solo il Dio, che si è reso finito per lacerare la nostra finitezza e condurla nella pienezza
della sua infinità, è in grado di venire in contro alle domande del nostro essere. Perciò anche oggi
la fede cristiana tornerà a trovare l’uomo.”
2 Andrea Tanzi
Università Cattolica del Sacro Cuore Teologia I - Julian Carron
Occorre far emergere alla nostra coscienza la sensazione del mistero.
sapienti non vedono la risposta all’enigma della ragione. Il male non è che i sapienti non vedano
“I la risposta, ma che non vedano l’enigma.” Gilbert Keith Chesterton
Cit.
Premessa del realismo senso religioso.
Lo scopo di questo corso è studiare il Ciascuno di noi ha un’idea su cosa sia la
religiosità dell’uomo. Quale metodo utilizzare per capire se quello che si pensa sia corretto o
Alexis Carrel:
meno? Frase del premio nobel
osservazione e molto ragionamento conducono all’errore. Molta osservazione e poco
“Poca ragionamento conducono alla verità.”
Osservare molto per capire qualcosa di più di quello che pensavamo di sapere. Per un’indagine
realismo.
seria su qualsiasi avvenimento o oggetto occorre
punto di partenza di qualsiasi indagine non può essere altro che la realtà.”
“Il
Perché bisogna partire dalla realtà e non dalle idee? Il metodo di ricerca è imposto dall’oggetto.
Per conoscere il reale, non bisogna privilegiare uno schema già presente nella mente rispetto
all’osservazione intera, esistente del fatto, dell’avvenimento reale (es, ci sono i cambi di idea).
fatto.
Il senso religioso è innanzitutto un Il dato di fatto è statisticamente più diffuso dell’attività
umana. Non esiste attività umana che sia più vasta del sentimento religioso. Esso propone
all’uomo un interrogativo: che senso ha tutto? Si tratta di un dato che emerge nel comportamento
dell’uomo da sempre, che tende a investire tutta l’attività umana.
Come affrontare tale fenomeno per essere sicuri di riuscire a conoscerlo bene? Si tratta di un
metodo,
problema di una decisione fondamentale da fare all’inizio di ogni indagine. Per capire
cosa sia il senso religioso, la maggior parte si affida a quello che dicono gli altri, sugli autori più
noti dell’umanità, come Aristotele, Platone, Kant, Sant’Agostino. Ma in questo modo il nostro
metodo sarà insufficiente, e alla fine scorretto: non ci si può abbandonare al parere altrui. Siamo
realismo
costretti a impegnarci in questa ricerca secondo il metodo imposto dall’oggetto. Il esige
che il metodo per conoscere l’oggetto sia dettato dall’oggetto stesso, non può essere definito dal
soggetto.
Che cosa bisogna osservare per conoscere l’esperienza religiosa? È un fenomeno che attiene
esistenziale,
all’umano. Quindi è necessaria un’indagine su se stessi. Se non si partisse
dall’indagine esistenziale, sarebbe come chiedere la consistenza di un fenomeno vissuto da noi
stessi a qualcun altro. Immagine indotta da altri, che andrebbe verificata con quello che emerge
dalla propria esperienza. giudizio
Dopo aver cercato di fare l’indagine esistenziale, è necessario saper emettere un a
proposito di tale indagine su noi stessi. L’esperienza implica una valutazione. Spesso su questo
punto si commettono errori. La vita può diventare un insieme di tentativi da cui non impariamo
nulla. Se rimaniamo solo nella prova, non impariamo nulla della vita, non si fa esperienza. Perché
questo provare diventi esperienza, occorre emettere un giudizio.
3 Andrea Tanzi
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criterio,
Per emettere un giudizio occorre un un punto di riferimento. Se noi affidiamo a qualcun
altro il criterio di giudizio, diventiamo suoi schiavi, siamo alienati. Perciò si possono difendere i
diritti dell’uomo, ma se togliamo alla persona il criterio di giudizio, le togliamo la dignità
(equivarrebbe a dire che non è in grado di giudicare). Il criterio di giudizio che dobbiamo ancora
identificare ci pone davanti alla vera quesitone. Questo criterio non può essere esterno a noi
stessi, altrimenti saremmo alienati. Deve essere dentro di noi, ma non lo decidiamo, è oggettivo.
l’esperienza elementare.
Il criterio di giudizio che abbiamo dentro di noi è Insieme di esigenze
ed evidenze che costituiscono il nostro umano. L’esigenza di verità, di giustizia, di amore, di
felicità. Possiamo sapere veramente che una cosa è vera quando troviamo corrispondenza con
quello che il nostro criterio di giudizio ci dice. L’uomo è buttato nella mischia della vita con un
criterio dentro di sé, per poter percorrere il cammino dell’esistenza, in modo che possa giudicare
quello che gli corrisponde o meno. Nella Bibbia, si identifica sinteticamente l’esperienza
elementare con la parola “cuore”, è un insieme di ragione e affezione. Qualcosa che tende a
indicare completamente l’impeto originale con cui l’essere umano si protende nella realtà,
cercando di immedesimarsi con essa.
corrispondenza?
Che cos’è la
chiesto del mio Dio alla realtà, e mi ha risposto: “non sono io, ma è lui che mi ha fatto”. Non
“Ho
appare a chiunque abbia conservato la pienezza delle sue facoltà sensoriali, questa bellezza delle
idee? Perché non a tutti parla allo stesso modo? Gli animali, piccoli e grandi, la vedono, ma non la
sanno interrogare. Non c’è in loro ragione che presieda nel ruolo di giudice ai messaggi dei sensi.
Gli uomini invece hanno facoltà di interrogare, per vedere e capire le invisibili cose divine
attraverso quelle create, ma per passione se ne lasciano soggiogare, e dei succubi non possono
fare i giudici. E tutte queste cose d’altra parte non rispondono che alle domande di chi sa
giudicare: e la loro voce, cioè la loro bellezza, non cambia a seconda che uno si limiti a vederla,
oppure la interroghi con lo sguardo, in modo da apparire diversa a ciascuno dei due, ma pur
avendo per entrambi lo stesso aspetto, per uno la realtà è muta dove all’altro parla: anzi per la
verità parla a tutti, ma a intenderla sono soltanto quelli che accolgono la voce dall’esterno per
confrontarla nell’intimo con la verità.”
Cit. Confessioni di Sant’Agostino
Confrontare la voce delle cose dell’intimo con la realtà vuol dire paragonare la realtà con il cuore,
come facciamo in qualsiasi tipo di prova. La natura dell’uomo è questa esigenza di infinito che ha
dentro (Leopardi: tutto è poco per la capacità dell’anima). Il criterio fondamentale con cui si
affrontano le cose è il criterio oggettivo cui la natura lancia l’uomo nell’universale paragone,
dotandolo di quel nucleo di esigenze originali: l’esigenza della bontà, della giustizia, del vero, della
felicità costituiscono il volto ultimo, l’energia profonda con cui uomini di tutti i tempi e di tutte le
razze accostano tutto. Per poter cominciare a giudicare, bisogna paragonare tutto quello che
vediamo con l’esperienza elementare.
La sfida più audace è quella mentalità che tante volte ci domina e rende abituale in noi il giudizio
su tutto, alla luce delle nostre evidenze prime. Occorre quindi prendere in mano le nostre esigenze
ed evidenze originali e, in base a queste, giudicare e vagliare ogni suggerimento esistenziale.
L’uso dell’esperienza elementare e del proprio cuore è dunque impopolare, soprattutto di fronte a
se stessi. Perché quel cuore è l’origine dell’indefinibile disagio da cui si viene presi quando per
esempio siamo trattati come oggetti di piacere. Per non soccombere alla mentalità altrui, occorre
liberazione.
abituarsi a usare questo strumento. Questa è la 4 Andrea Tanzi
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Premessa della ragionevolezza conoscenza
La prima premessa riguarda l’oggetto. La seconda premessa riguarda il soggetto. La
è l’incontro unico tra soggetto e oggetto.
Il bambino vuole giocare con il giocattolo. Occorre sapere come funziona. Si stufa se gli spieghi le
cose tecniche del giocattolo: in lui si desta un’esigenza di capire la totalità del giocattolo che ha
davanti. Vuole conoscerlo, sapere come funziona, non semplicemente un’analisi delle sue parti.
Esigenza del bambino di capire fino in fondo le dimensioni del giocattolo e la sua ragione.
ragione
La è la capacità di rendersi conto della realtà secondo la totalità dei suoi fattori, così che
l’uomo sia introdotto alla verità delle cose. Nasce dall’esperienza che facciamo nel rapporto con
la realtà (nel rapporto si desta questa urgenza che riguarda la totalità del giocattolo). L’esigenza
della totalità fa affascinare al reale, proprio per l’esigenza di conoscerlo. Questa ragione è vita
ragionevolezza
davanti alla complessità della realtà, ma come si muove? La coincide con
l’attuarsi del valore della ragione nell’agire. Bisogna sorprenderla nell’esperienza.
Come percepiamo se un modo di usare la ragione è o no ragionevole?
La ragione è un’esigenza strutturale dell’uomo. Se un nostro uso della ragione è ragionevole lo
esperienza
percepiamo osservando la nostra (carattere dell’esperienza: osservazione).
Nell’esperienza un modo di agire appare ragionevole quando l’atteggiamento dell’uomo si palesa
con delle ragioni adeguate. La ragione è rendersi conto della realtà. Tale rapporto conoscitivo con
il reale si deve sviluppare in modo ragionevole. Se prima l’oggetto determinava il metodo, adesso
soggetto
il determina la modalità con cui il metodo viene usato.
Come usare bene la ragione in modo ragionevole?
dimostrare.
Un aspetto della ragionevolezza è la capacità di Allo stesso tempo, non tutto quello
che consideriamo ragionevole si riduce a ciò che noi possiamo dimostrare.
logica
Il ragionevole non si identifica nemmeno con il logico. La è un’ideale di coerenza, ma il
problema per l’uomo non è la logica, ma la dimostrazione: è aderire alla realtà. Dunque la
coerenza è una costrizione.
Noi cediamo a questa cogenza? Se la eliminiamo, finiamo per accontentarci di un uso riduttivo
della ragione. Se la blocchiamo, la ragione diventa una misura: la misura comincia quando elimino
questa cogenza, perché la natura della ragione è questa esigenza di totalità.
Le capacità di logica, di coerenza e di dimostrazione sono strumenti della ragionevolezza, al
servizio di una mano più grande.
Premessa della certezza morale
La ragione è qualcosa di vivo, che può essere usata in modi diversi. Modi diversi di usare la
ragione, affinché l’uomo si renda conto della realtà:
1. Matematica (es: risolvere un’equazione).
2. Chimica.
3. Sillogismo. Tutti gli uomini sono mortali. Socrate è un uomo. Socrate è mortale.
5 Andrea Tanzi
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In ognuno degli esempi, abbiamo percorso una strada con la ragione, sono dei metodi.
Metodo: origine greca, sostantivo μετά + οδός, “attraverso cammino”. Attraverso il procedimento
con cui io arrivo a conoscere certe cose. Per conoscere certi aspetti della realtà, bisogna
percorrere certi cammini, un certo metodo. La ragione affronta l’oggetto secondo passi e motivi
adeguati. Diversi procedimenti di conoscenza per diversi oggetti. Metodo imposto dall’oggetto.
La ragione ha un uso molto più ampio, non è ridotta solo a logica o a dimostrazione empirica. È
una vita davanti alla complessità e alla molteplicità della realtà. L’uso della ragione è una flessione
della capacità dell’uomo di conoscere la realtà, a seconda dell’oggetto che vuole conoscere. È
quindi polivalente. Esempio, la Bibbia non voleva dire nulla sulla struttura del cosmo, e parlava
secondo la mentalità della gente del uso tempo. Voleva affermare valori religiosi ed etici.
Ci sono aspetti della realtà che non riusciamo a conoscere attraverso i procedimenti descritti:
comportamento umano.
quelli che riguardano il Giovanni, Andrea e Pietro, dopo aver incontrato
Gesù e averlo frequentato, dicevano “Se non devo credere a quest’uomo, non devo credere più
neanche ai miei occhi”. Questa certezza può essere ragionevole? Se sì, qual è il metodo? Il
descrizione della ragionevolezza,
metodo è la del rapporto con l’oggetto.
Viviamo in un contesto culturale in cui l’unico procedimento a cui spesso ci affidiamo è il metodo
scientifico, ci sembra sufficientemente certo. Ma se si dà solamente credito a quello che è
scientifico, non si riuscirebbe a rispondere alla domanda sulla certezza del comportamento
umano. Per la scoperta della verità, della certezza sul comportamento umano, la ragione deve
usare altri procedimenti.
Il primo punto di partenza è l’osservazione della nostra stessa esperienza (esperienza diretta). Se
ciascuno di noi parte da ciò che dicono gli altri, dipenderà sempre da qualcun altro.
La natura ci dota di un metodo per cogliere la certezza nei rapporti, quasi più un’intuizione che un
metodo del genio.
processo: il Consiste nell’intuire grazie all’intelligenza la convergenza dei
segni/indizi forniti dall’esperienza.
- Per avere una maggiore certezza sui sentimenti di una persona è necessario conoscere la sua
vita a fondo, ovvero quanto più condivido la mia vita con quella determinata persona.
- Tanto più un individuo è potentemente umano, tanto più è capace di raggiungere certezze
sull’altro da pochi indizi.
certezza morale Fede
Il metodo della è importante per la fede. è aderire a quello che afferma un
altro. Ciò può essere irragionevole se non si hanno motivi adeguati. Se raggiungo la certezza che
la persona sa quel che dice e non mi inganna, allora ripetere con certezza ciò che si dice significa
essere coerenti con se stessi.
Il realismo: metodo imposto dall’oggetto. Ma, complementare a questo, occorre che il lavoro
verso l’oggetto rispetti l’esigenza della natura dell’uomo. Come ho imparato a usare la ragione
nella ma
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