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Teologia dogmatica

Definizione

La teologia è la disciplina che ordina e giudica la realtà alla luce della rivelazione che Dio comunica di sé stesso. La teologia è l’opera del credente che si serve della ragione per comprendere meglio quanto già possiede con la fede. Inoltre, la teologia è rendere ragione della fede cristiana; parlando con coerenza del Dio al quale le Scritture rendono testimonianza o parlando di tutte le cose riferendole a Dio, sub ratione Dei.

Sant’Agostino affermava: ”ho desiderato di vedere con la mia intelligenza ciò che ho creduto”; si tratta quindi di credere per poi comprendere. Per Dionigi, la teologia è la disciplina che può parlare solo di ciò che Dio non è. Sant’Anselmo la definisce “Fides quaerens intellectum”, cioè la fede applicata all’intelligenza del suo soggetto.

San Tommaso afferma: il compito della teologia è contemplari in Christo profunda Dei et contemplata aliis tradere: contemplare, attingere la verità nell'ascolto e nella comunione con Dio e donare agli altri il frutto della propria contemplazione. Con ciò è varcata la soglia dell’apofatismo dionisiano, mentre rispetto ad Agostino, si afferma che anche la ratio è chiamata a svolgere la sua funzione propria in ordine all’illustrazione della verità rivelata.

La teologia è dire Dio a partire dal dirsi di Dio in Cristo. Se la teologia può parlare di Dio nella sua vita intima e nel suo piano di salvezza, è perché Dio per primo, nella sovrabbondanza del suo amore, è uscito del suo Mistero per iniziare con l’uomo un dialogo di amicizia. All’inizio dello studio della teologia vi è quindi l’iniziativa divina, l’automanifestazione di Dio, la sua rivelazione. La teologia parla di Dio ma la sua riflessione si basa su quanto Dio ha detto di sé.

Oggetto della teologia

Oggetto materiale: ciò che la disciplina studia.

Oggetto formale: il punto di vista, il profilo specifico della disciplina.

L’oggetto materiale della teologia è Dio in quanto tale; mentre l’oggetto formale della teologia è la Sua rivelazione in Gesù Cristo.

  • Concetto storico: avendo per oggetto Dio che si rivela nella storia e attraverso la storia, la teologia si riferisce continuamente alla storia della salvezza. Essa non è riflessione su un sistema di porzioni astratte ma sui liberi interventi di Dio nella storia. Essa deve dunque restare incentrata sulla storia di salvezza.
  • Carattere cristologico: la storia di salvezza è tutta incentrata sul Cristo. Noi non conosciamo Dio se non per mezzo del Cristo: perciò non vi è teo-logia senza cristo-logia.
  • Carattere ecclesiologico: è nella chiesa che la teologia ascolta e riceve la parola di Dio; è nella chiesa che la teologia cerca di comprendere e interpretare la parola di Dio. Non vi è teologia senza riferimento alla chiesa.
  • Carattere antropologico: la rivelazione di Dio è allo stesso tempo rivelazione dell’uomo e viceversa.

Con ciò sono affermate, da un lato, l’unità ricapitolativa della verità che da Dio è comunicata nella rivelazione mediante la Scrittura: Gesù Cristo e, dall’altro, la pluralità organica delle verità rivelate che indirizzano a Gesù e da Gesù Cristo si dispiegano: non solo in senso ontologico o verticale (l’asse Dio/Cristo/Chiesa) ma anche storico o orizzontale (l’asse Antico/ Nuovo testamento).

Dogma

Il dogma si definisce come la norma di interpretazione del depositum fidei, e in particolare della scrittura come tutte le formazioni umane della verità, il dogma ha un carattere analogico cioè traduce imperfettamente la verità divina, di cui non rinuncia tuttavia ad esserne l’espressione. Pur inquadrando una verità di fede, ogni dogma rimane caratterizzato da una certa apertura e incompiutezza. Di conseguenza, la ragione umana ha il compito di approfondire costantemente la percezione del suo oggetto. Lo sviluppo del dogma non può concepirsi che come “la spiegazione di quello che è implicitamente nella rivelazione originale” (Kasper). Tuttavia una tale spiegazione non deve essere capita né secondo un semplice schema biologico, né in senso puramente logico. Si rende più giustizia al processo reale dello sviluppo dogmatico esaminando la tradizione della fede come un avvenimento vivente piuttosto che come la trasmissione di tesi particolari.

Nel corso della storia, la Chiesa fissa le verità di fede sotto diverse forme: le confessioni e le decisioni conciliari sia come esposizioni dottrinali sia come determinazioni canoniche.

Teologia dogmatica o sistematica

Essa accoglie l’esegesi come punto di partenza e ha come scopo la predicazione. “La dogmatica non possiede né il linguaggio della sola ragione, né quello della sola fede”.

  • Oggetto: La teologia dogmatica non ha per oggetto solo i dogmi, in senso stretto. Essa mira alla totalità della rivelazione cristiana che tenta di cogliere in maniera inglobante, integrando nella comprensione della parola di Dio le interpretazioni apportate dalla tradizione e dal magistero e sforzandosi di mettere in atto il senso permanente della Parola.
  • Il luogo ermeneutico della dogmatica è l’incontro tra fede e ragione.

Il metodo: il primo dovere di metodo della dogmatica è di non dissociare l’approccio positivo e l’approccio speculativo. La teologia dogmatica realizza la sua opera solo in un movimento di rimando perpetuo per mezzo del quale l’intellectus fidei effettua un ritorno “positivo” alle fonti mentre l’auditus fidei si riflette nell’intelligenza “speculativa” di ciò che si crede. Un secondo dovere della dogmatica è di non costituirsi come scienza delle conclusioni. Piuttosto che come euristica, è come ermeneutica che la dogmatica può organizzarsi rettamente, sforzandosi sistematicamente di riafferrare le verità della fede nella loro unità e coerenza interna, come scienza delle conclusioni.

Un terzo dovere è quello di articolare servizio alla Scrittura e servizio della Chiesa per mezzo dello Spirito santo. In questo senso, possiamo concepire lo Spirito santo come la via, lo stile, lo strumento per indagare rettamente in materia teologica. Nella Chiesa, lo Spirito Santo agisce attraverso il sensus fidelium, come attraverso la predicazione.

Nel lavoro dei teologi, lo Spirito sostiene nello studio della parola di Dio, nell’esaminare le differenti interpretazioni alle quali essa ha dato luogo nel corso della storia, nel riflettere sulla coerenza interna del messaggio cristiano e nell’assumerla davanti alle questioni del tempo. In definitiva, una teologia dogmatica è veramente ecclesiale solamente nella misura in cui rimane fedele all’ortodossia realizzando il suo uso della Scrittura e della Tradizione, il depositum fidei. La teologia sarà simultaneamente discorso tenuto in delle chiese a favore di comunità costituite e discorso missionario che si assegna il compito di difendere e diffondere la fede della Chiesa nel mondo. La teologia accompagna tutta l’esperienza della Chiesa attraverso la quale si prolunga “l’evento della Parola”, fondatore della Chiesa stessa.

Modello gnostico-sapienzale della bibbia e dei padri

(catechesi ed esegesi)

Sul piano teologico, il primo problema che la teologia ha dovuto risolvere era di natura esegetica: il compimento in Gesù Cristo delle speranze d’Israele. La trattazione di questo problema attraversa tutto il corpus di testi che assumerà il nome di “Nuovo Testamento”. Esso sarà la prima forma teologica della nuova comunità cristiana. La teologia tratta di avvenimenti interpretando dei testi riconosciuti come canonici cioè dotati del rango di testimonianze normative.

Caratteristiche della gnosi-sapienza cristiana

  • Primo stato: lo sfondo comune a tutta l’antichità: una conoscenza non puramente concettuale ma complessiva - totalizzante e religiosa - in cui intervengono affetto, volontà, concetto, raziocinio, intuizione: l’ideale gnostico-sapienziale religioso. Essa era ritenuta un dono comunicato all’uomo per rivelazione trasmessa da maestri e presuppone l’armonia in tutta la vita morale e pratica: ascesi, purificazione, retto agire.
  • Secondo strato – la comunanza con i caratteri fondamentali della rivelazione ebraica. Un Dio personale creatore che interviene nella storia e la dirige secondo un suo piano, offrendo e realizzando l’alleanza e chiedendo la piena disponibilità a questo suo disegno. Oggetto di questa gnosi sono i mirabilia Dei: la creazione, la provvidenza, l’alleanza, l’escatologia.
  • Terzo strato – la visione propria della fede cristiana dove l’evento pasquale di Gesù Cristo diventa la chiave interpretativa della gnosi giudaica. La teologia primeva è segnata da un profondo biblicismo. Ciò che si intende raggiungere come opus, e quindi come finis operis, non è semplicemente una conoscenza sia pure superiore delle realtà della fede cristiana, ma una loro conoscenza salvifica totale e beatificante l’uomo quanto è possibile già quaggiù.

Modello apologetico

La prima teologia che poté rivendicare la dignità d’incarnare una figura del logos fu quella degli apologeti. Alla teologia si assegna la funzione di difendere la coerenza e la credibilità del cristianesimo nei confronti delle ragioni religiose e filosofiche del paganesimo. Tale discorso difensivo è anche discorso creativo: la difesa del cristianesimo si accompagna con una messa in luce nella quale si elaborano delle concettualità a lunga portata.

Caratteristiche

  • Distinguendo tra fede - pistis - e conoscenza – gnosis - e cogliendo in quest’ultima il compimento di quella, Clemente d’Alessandria fornisce la sua carta fondatrice ad una teologia il cui fine è quello di rispondere alle esigenze intellettuali del credente. La teologia si organizza come sforzo d’intelligenza speculativa.
  • Con la scuola catechetica di Alessandria da parte di Panteno e Eusebio di Cesarea, si assiste all’atto pubblico di nascita del teologo. La teologia si formalizza, allora, come strumento che consente alla Chiesa di rispondere alle esigenze di una fede in cerca di conoscenza.

Il primo millennio si conclude con la celebrazione di sette Concili Ecumenici i quali affrontarono teologicamente questioni fondative circa la natura e la persona di Gesù Cristo. Lo sforzo fatto dalla teologia conciliare fu quello di mettere a fuoco l’evento Gesù Cristo con il linguaggio e le categorie concettuali del tempo. L’obiettivo fu di riuscire a comunicare il contenuto della fede servendosi delle forme culturali e cultuali del tempo.

Modello scolastico: scientia e quaestio

Nel medioevo, la teologia si definisce anzitutto per la posizione che essa occupa nell’organizzazione codificata delle istituzioni incaricate di trasmettere il sapere: sull’edificio dell’università di Parigi appare l’espressione facultas theologica. L’ideale entitativo metafisico delle cose rivelate è messo in rilievo rispetto ad altre istanze.

  • Rispetto al contenuto. La ricezione di Aristotele in occidente con le sue categorie filosofiche offrì alla teologia i mezzi per definirsi in modo nuovo come discorso rigoroso. La teologia si sviluppa sotto i canoni della dialettica. Il logos della teologia e quello della logica filosofica hanno ormai una sorte in comune.
  • Rispetto alla forma. L’adozione della quaestio come strumento di argomentazione teologica.

Caratteristiche della scolastica

  • Primo aspetto. Gli scolastici insistono sul fatto che la realtà della fede, e anzitutto i misteri, possono essere inclusi negli schemi strutturali e nelle leggi dell’essere. Questo grazie all’analogia entis. Si ha così una radicale ontologizzazione dell’approfondimento della fede.
  • Secondo aspetto. La teologia è annoverata come scienza. Vi è un doppio genere di scienze quella i cui principi sono evidenti di per sé o quella alla luce di una qualche scienza superiore. E in tal maniera la sacra dottrina è una scienza; essa poggia su principi conosciuti per lume di scienza superiore, cioè della scienza di Dio e dei Beati.
  • Terzo aspetto. Costituita per soddisfare le richieste della “fede alla ricerca dell’intelligenza”, la teologia scolastica è una teologia per intellettuali. Essa perde quasi ogni rapporto con la predicazione e con le attività kerygmatiche della Chiesa. Il limite di questo approccio teologico è un forte concettualismo; la separazione tra teologia e vita spirituale; l’esclusione dalla teologia della prospettiva storico salvifica e simbolista che è propria alla Scrittura.

Riforma e modernità

La teologia deve il suo volto moderno ad una pluralità di fattori eterogenei: dalla protesta di Lutero contro la scolastica, allo sviluppo delle discipline storiche, ad una riorganizzazione dei rapporti tra filosofia e teologia, alla tensione tra scienza e Chiesa. Lutero fornì il suo programma ad una teologia d’orientamento risolutamente biblico-esistenziale. Per lui la teologia non è il discorso di una fede alla ricerca dell’intelligenza ma quello di una fede alla ricerca della certezza della salvezza.

Caratteristiche della teologia post-tridentina

Nei confronti della Riforma, il cristianesimo è debitore di un genere letterario nuovo, quello della confessione della fede e del trionfo di un genere già esistente in maniera incoativa, il catechismo. Trento ribadì la natura gerarchica della Chiesa con l’importanza del sacerdozio ordinato. Ridefinì la teologia della giustificazione mantenendo la teoria del peccato originale senza spegnere interamente il libro arbitrio dell’uomo. Contro una teologia sacramentaria bistrattata dal protestantesimo, Trento proclamò la dignità sacramentale dei sette riti. L’insistenza principale fu sull’eucaristia. Si svilupperà una concezione del cristianesimo come codice morale, come somma di precetti, all’osservanza dei quali funge d’ausilio la grazia. L’atto sacramentale diventò il “mezzo” che sorregge il cristiano nel faticoso assolvimento dei doveri morali, dove l’accento poggia sull’uomo, che assurge a protagonista, pur sorretto dall’intervento continuo di Dio. L’età che fa seguito alla Riforma è quella delle specializzazioni teologiche. L’influenza delle discipline storiche sulla teologia costituisce il fatto più rilevante. Ormai persino nel proprio discorso magisteriale la Chiesa deve fare i conti con la storia critica delle proprie fonti.

Il secondo millennio teologico si conclude con non poche questioni teologiche da risolvere. La Chiesa è segnata dai due scismi (XI sec. Oriente e XVI sec. Occidente). L’unità si fa sempre più urgente. La dimensione ecumenica sempre più pressante. Le proteste di Martin Lutero porteranno la Chiesa a indire il Concilio di Trento (1563) che condurrà la Chiesa fino al Vaticano II (1962) passando per il Vaticano I (1868).

Riorganizza contemporanee

Ristabilire un legame stretto con la vita quotidiana della Chiesa costituì uno dei problemi principali della teologia del XX sec. Una teologia che possa essere predicata. Si trattò di sostituire una teologia euristica/deduttiva con una teologia ermeneutica. Ad una scienza delle conclusioni, occorreva sostituire una risalita verso la sorgente - la Parola -, senza la quale tali conclusioni non avrebbero alcun senso e alla quale spetta di misurarle. I legami della teologia contemporanea col movimento liturgico costituì un fatto molto importante. La teologia è liturgica per essenza. La teologia approfondisce il mistero di Dio e lo fa in una Chiesa che celebra i misteri in una Chiesa per la quale tale mistero si fa pensare in un’economia di presenza e evento.

Caratteristiche della teologia contemporanea

La teologia diventa un discorso storico, tenuto da una Chiesa che non esaurisce integralmente nessuno dei suoi compiti. L’unità della teologia non si scopre se non nella pluralità articolata. Le questioni maggiormente affrontate riguardarono l'esigenza di rinnovare l'immagine della Chiesa come luogo della presenza del Cristo, in particolare nell'Eucaristia; uno studio della Rivelazione più attinente alla teologia kerigmatica, e il rapporto tra Dio e le dimensioni terrene della storia. Il Concilio fece registrare un acceso dibattito sui temi del rapporto con le realtà terrene e dei problemi della secolarizzazione, oltre a determinare un sempre più marcato ecumenismo.

Desiderio di Dio

L'uomo, con la sua apertura alla verità e alla bellezza, con il suo senso del bene morale, con la sua libertà e la voce della coscienza, con la sua aspirazione all'infinito e alla felicità, si interroga sull'esistenza. Così, attraverso queste diverse «vie», l'uomo può giungere alla conoscenza dell'esistenza di una realtà che è la causa prima e il fine ultimo di tutto e «che tutti chiamano Dio». (Tommaso d'Aquino, Summa theologi)

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