Introduzione all'etica cristiana di Giannino Piana
Parte prima: I fondamenti
Crisi e attualità della domanda etica
Crisi morale: sintomi evidenti in:
- Vissuti personali: la caduta di normative, come quelle sulla sessualità, rimette in discussione i valori, provocando agnosticismo morale e difficoltà a discernere ciò che è giusto, con conseguente scetticismo e visione utilitarista;
- Comportamenti sociali: cadono i pilastri della convivenza civile, con piattaforme diverse di valori e parametri di comportamento diversi.
Le cause:
- L'avanzare della cultura individualista, basata su bisogni soggettivi di benessere e autorganizzazione, che escludono apertura all'altro. Nonostante il ritorno al soggetto possa portare al recupero della dimensione soggettiva, cade quella relazionale, perché l'individuo ripiega su se stesso;
- Fenomeno della complessità: organizzazione e gestione si complicano, in campo sociale si ha una moltiplicazione delle appartenenze e la differenziazione provoca la sostituzione delle classi sociali con nuove corporative; in campo etico, il bene "comune" è sostituito da interessi privati, la politica diviene politica "di scambio" tra corporazioni;
- Sistema economico: capitalismo selvaggio, basato sulle logiche dell'efficienza che cancellano la prospettiva progettuale della vita, basandola solo sulla materialità;
- Fenomeno della secolarizzazione: il crollo di ideologie e narrazioni religiose implica un ripiegamento sull'immediato, senza proiezione sul futuro: cadono le domande di senso, manca un quadro valoriale conducendo ad un'etica debole, dove conta solo elaborare norme per cercare di riparare la situazione.
Attualità della domanda etica: la crisi dell'etica mette in discussione i modelli tradizionali di comportamento, ma anche la sua plausibilità: c'è esigenza a recuperarla, visto il disagio esistenziale umano dato da insicurezza, lacerazione interiore, difficoltà a definire l'identità e a trovare valori condivisi che spingano a comportamenti solidali, impedendo di identificare due situazioni in particolare che richiederebbero un maggiore controllo:
- Informatizzazione: moltiplica le informazioni e fa cadere le coordinate spazio-temporali, con predominio del linguaggio logico-matematico a scapito di quello simbolico e sviluppo di relazioni virtuali, che rischiano di ridurre socialità, senso critico e creatività. Anche il settore finanziario ne risente: la tecnica è divenuta un fine, non è più uno strumento. Cade il significato della morale dell'intenzione e della responsabilità, e serve una regolamentazione per evitare la dequalificazione del comunicare dovuta al mezzo, che induce passività e dipendenza nell'uomo;
- Manipolazioni genetiche: dominio dell'uomo sulla specie umana, con tentazioni prometeiche ad identificare come lecito tutto ciò che è tecnicamente possibile. Tuttavia i rischi sono grandi, servono limiti tra ciò che è lecito e ciò che lede alla dignità umana. Tuttavia, la difficoltà ad individuare valori condivisi rende l'etica in situazione contraddittoria: necessità ad essa, ma difficile da realizzare.
Conclusione: persiste la domanda di etica, da cui dipende la convivenza rispettosa della dignità delle persone e la promozione dei diritti.
Contesto biblico
La Bibbia contiene messaggio morale che interseca la Parola con le tradizioni, ed ha ripercussioni sulla condotta quotidiana:
- Alla crescita della fede non corrisponde la crescita morale, che richiede più tempo;
- Carattere di storicità dell'esperienza morale: l'ethos è soggetto al divenire, allo sviluppo della società, ma i principi guida dell'etica sono sempre evidenti, in tre categorie:
L'alleanza: radice dell'agire morale
Alleanza = dialogo permanente tra Dio e l'uomo, processo che culmina nel patto del Sinai ed ha compimento in Gesù.
- Alleanza e legge: la legge acquista significato perché Dio si pone come unico ed è creduto tale, ma la Legge non è fine dell'agire dell'uomo biblico: è un mezzo per preservare e far crescere l'alleanza, grazie a precetti negativi che evidenziano ciò che non è parte dell'alleanza. Il nesso tra la prima e la seconda tavola rende evidente che la Legge non è imposizione esterna, ma un sì dell'amore: la comunione che Dio offre trova attuazione nel libero consenso umano. La nuova alleanza in Gesù sancisce un nuovo rapporto filiale tra uomo e Dio, lo Spirito è "legge nuova" che dona alla vita cristiana carattere di piena e perfetta libertà. Gesù non rende superflua la vecchia Legge, ma ne respinge il formalismo legalistico, perché la legge è uno strumento di adesione interiore dello spirito: si tratta di confrontare ciò che la legge esterna propone con le esigenze soggettive, facendo appello allo spirito e rispondendo al principio interiore;
- Fede come primo atto morale: la vita morale nell'alleanza ha carattere responsoriale: è il "si" esistenziale dell'uomo a Dio. La creazione è chiamata all'esistenza, ma il solo significato dell'esistenza è rispondere a Dio. Dio è centro dell'impegno morale, la sua volontà è soggetta delle obbligazioni morali: l'etica biblica è diversa da quelle umanistiche di realizzazione personale. E' etica teologale, in cui la fede è primo atto morale. Liégé: "non esiste morale nel cristianesimo; esiste una fede nel mistero cristiano, che trasforma la vita del credente". I precetti della legge sono adesione totale dell'alleanza, la legge è senso pratico della promessa: credere è un modo di agire. La certezza della fede è la constatazione che la promessa di salvezza trova compimento nella persona di Gesù. La fede è la nozione più complessa e più importante del Nuovo Testamento: speranza, carità, facoltà del giusto. Dio è tutto: viene chiesto all'uomo di prendere coscienza di essere una creatura, e di unirsi con legame profondo e attivo a Dio. L'etica cristiana, quindi è una morale religiosa, non un'ascesi;
- In Cristo e nello Spirito: l'alleanza trova attuazione in Cristo, gli uomini sono chiamati a divenire figli nel Figlio. L'esistenza cristiana diviene risposta di amore alla chiamata suprema di Dio: egli ha dato la sua vita per noi. Gesù è ragione e principio della vita morale del cristiano, che è rinascita, vita nuova in cristo. L'indicativo di salvezza della partecipazione alla vita di Dio in Cristo diventa imperativo di salvezza: imitare Cristo fino al dono totale di sé. Cristo, per la sua originalità, non può essere assunto a modello come un qualsiasi uomo. E' mediatore con il Padre. Dobbiamo rivestirci di Cristo, essere fedele significa divenire immagine del Figlio: vita operosa in Cristo, con Cristo e in Cristo. Momento culminante è morire per rinascere una vita nuova, ispirata da giustizia e santità, con il battesimo: lo Spirito di Cristo pone l'esistenza sotto il regime della "grazia", conferendogli capacità di costruire il regno. La morale cristiana è cristocentrica, cristonomica, pneumatologica: viviamo con Cristo, per Cristo, come lui: è modello della condotta, che libera l'uomo alla conquista della pienezza di vita. Accogliendo il dono di Dio, si attua la fede: è però un'opzione, richiede assenso incondizionato al suo progetto.
Conversione: dinamismo della vita morale
Dio sollecita l'uomo ad invertire rotta, mutare atteggiamento interiore:
- Conversione religiosa e morale:
- Religiosa: nella letteratura profetica, tempo dell'esilio, momento difficile per il popolo d'Israele che conosce decadenza religiosa e adesione ad idoli stranieri: serve ritornare a Dio per possibilità della salvezza, con purificazione del cuore e nel dono di sé. Le disposizioni interiori devono riconoscersi esternamente: digiuno, solidarietà. L'ingresso del Regno implica decisione radicale di fede della persona di Gesù. Paolo coglie il peccato come condizione dell'uomo di impotenza e morte: la conversione è liberazione attraverso il battesimo, passaggio alla vita;
- Morale: nell'Antico Testamento, la lettura sapienziale medita sulla Legge: il peccato è la sua violazione, con rischio di formalismo. Nel Nuovo testamento, quindi, la fede in Cristo è appello morale di rivolgersi a Dio;
- Vita cristiana come conversione continua: la conversione è dono del Signore, esige dall'uomo riconoscimento della condizione di peccato e attesa operosa del riscatto: buona notizia, possibilità che Dio offre all'uomo di entrare con lui in rapporto filiale. L'uomo che si converte è consapevole di essere peccatore, si pente e confessa rimettendosi al giudizio di Dio senza scuse. Da questo origina gioia: ricreare comunione di vita con Dio in Cristo, con collaborazione ed impegno marane di costante conversione, perseguendo la perfezione del padre fino ad offrire la propria vita. Obiettivo è servizio ai fratelli: la comunione con God richiede riconoscimento della sua presenza nell'uomo;
- Ideale di perfezione e beatitudini: l'annuncio di vicinanza del Regno influenza l'azione: la signoria di Dio è criterio per interpretare ed agire. Gesù è luogo in cui si realizza il Regno, mondo nuovo senza dolore e male, fondato sull'amore. Senso della conversione è la sequela di Gesù: imitazione di Gesù come imperativo morale delle proprie scelte, adesione ad un'etica della perfezione volta a portare a compimento le Leggi antiche, radicandole nel cuore. Le antitesi del discorso della montagna fanno risalire allo spirito e all'attenzione della qualità del cuore: le "beatitudini" elencate da Gesù (povertà, purezza di cuore, ...) sono logica del regno, richieste radicali ai discepoli;
- Morale escatologico-profetica: l'agire è radicato nel "già", ma anche nel "non ancora" del Regno. È richiesta capacità di rapportarsi al Regno nella storia, discernendo dagli eventi storici. Il dinamismo di conversione proietta la vita in avanti, come stimolo a migliorare sapendo che Dio conosce il nostro limite umano: le "beatitudini" non sono precetti, ma norme escatologiche verso l'ideale di perfezione mai esauribile. A rendere possibile questo è la speranza, ferma convinzione che Dio rimanga fedele alla promessa: attuazione dell'alleanza in Cristo come eredità della vita eterna.
Primato della carità: contenuto della vita morale
L'alleanza è comunione di amore offerta da Dio all'uomo: esige disponibilità dell'uomo ad amare i fratelli. Agapè, caritas in latino: amore che viene da Dio e che a lui fa ritorno, incarnato in Gesù, che chiede lo stesso ai discepoli.
- Messaggio di Gesù: nell'Antico Testamento, il principio unitario dei dieci comandamenti è "amare Dio", spirito riassuntivo: "amerai il tuo prossimo come te stesso", nesso confermato dalla corrispondenza tra la prima e la seconda tavola. Gesù sintetizza le esigenze morali del Vecchio Testamento con novità:
- Fa opera di unità delle prescrizioni del giudaismo: il comandamento dell'amore. La riconciliazione con il fratello, nel discorso della Montagna, è più importante del sacrificio: culto e sabato sono nulla senza amore. La carità è centrale per la vita morale del credente, criterio di valutazione del comandamento. Anche Paolo segnala la centralità dell' fide morale, anche perché conseguenza della salvezza donata e risposta adeguata alla vocazione dell'uomo, che vivifica i comandamenti;
- Amore di Dio e del prossimo sono uniti e interdipendenti: Gesù sottolinea l'unità intrinseca della Legge: noi amiamo perché Dio ci ama per primi. Unico comandamento è l'amore di Dio, incarnato nell'amore del fratello proprio perché ci rendiamo partecipi dell'amore di Dio con la fede, che è quindi la scoperta che Dio è Amore, e conduce all'osservanza pratica delle sue parole. La carità, quindi, rende trasparente la vera fede;
- Estensione illimitata del comandamento dell'amore per il prossimo, fino al nemico: rinunciando al contraccambio, combattiamo il male con la forza del bene;
- Natura di Dio: è relazione e dono. Gesù è dono perfetto di Dio agli uomini, l'incarnazione è carattere di chiamata. L'agapè è una forma particolare di amore, diverso da quello umano: è "caritas" in latino, spinge a donarsi in maniera generosa e disinteressata all'altro, senza condizioni né bisogno di vantarsi: la carità tutto crede, spera e sopporta. Non è precetto divino, ma Dio stesso che si propone come significato dell'esistenza.
- Comandamento e comandamenti: l'agapè è IL comandamento, che con i comandamenti si incarna nell'esistenza. La carità è contrassegnata da unicità: compimento integrale della legge. La carità non è centro, ma anima dei comandamenti, che non sono "leggi", ma inviti a rendere operante nella vita quotidiana la carità, che non è quindi una virtù, ma la vita eterna. La carità è su piano diverso degli altri comandamenti: agire secondo carità è agire secondo Cristo: esiste stretto rapporto tra amore di Dio e per il prossimo, rendendo inscindibili le dimensioni religiose ed etiche della vita del credente. L'originalità dell'insegnamento di Gesù è il superamento della concezione intima del rapporto con Dio: l'amore per Dio si manifesta nella solidarietà, necessaria al funzionamento della comunità e criterio di certezza per chi vive in comunione con Dio. Chiunque ama Dio, ama anche chi nasce da Dio: è una teologia dell'amore. Si ama realmente quando si ama ciò che l'Altro ama: Dio è agapè, vuole l'amore e lo realizza per primo amando l'uomo peccatore. Il vangelo della carità è criterio etico per valutare l'agire umano, con relazione tra fede e morale. L'amore di Dio rimanda all'amore del prossimo, impegno morale come scopo oltre l'etica filosofica e umanitaria;
- Morale della carità concreta: la carità nel Nuovo Testamento è presentata con esperienze concrete delle prime comunità cristiane, dove la carità è anima del vissuto collettivo e criterio di valutazione dei comportamenti. Tutti avevano tutto in comune, nessuno era bisognoso, e Paolo mette a fuoco che il momento celebrativo di riproposizione della morte del Signore va preso sul serio: la comunione è partecipazione ad un unico pane, l'agapè è fonte della comunità cristiana ed attraverso essa si manifesta al mondo. La vita della comunità è fraternità: la carità è motivazione ultima di pensieri ed opere, porta ad unione di spiriti e cuori con accoglienza incondizionata dell'altro. L'amore è per il bisognoso, per il nemico, per il fratello: la ragione di prossimità è la situazione obiettiva dell'altro, affidato alla cura.
Conclusione: a motivare l'agire umano è la fede, risposta al Dio dell'alleanza. A proiettarlo in avanti: la speranza, che nasce dalla percezione del bisogno di una permanente conversione; contenuto da incarnare è la carità, risposta al dono della partecipazione alla vita divina. Esperienza cristiana = vita teologale, prassi che spinge l'uomo a continuo cambiamento per adesione piena alla misericordia del Padre nella speranza del compiersi del Regno.
Presupposti teologici
Attualizzazione del messaggio cristiano significa ricerca di indicazioni e categorie per dare sistematicità alla riflessione biblica, nella storia della salvezza che si concretizza in Cristo, fatto uomo, morto e risorto. La fede in Cristo deriva dalla lettura della realtà che influenza l'agire, mediante comunicazione di una nuova intenzionalità: la fede stimola ed integra la ragione morale, che spinge la fede a precisare a sua volt ai contenuti dell'agire. Continuità e discontinuità tra etica umana e etica del Vangelo.
- Fondamento cristologia: agire morale del credente ha radice nel mistero di Cristo, luogo di riconciliazione di Dio e uomo: Gesù è modello normativo dell'agire cristiano. La reinterpretazione risente di epoche storiche ed ambiente, come variano in base ai contesti culturali è base della riflessione del Vaticano II.
Cristocentrismo del Vaticano II
Primi decenni del XX secolo: si ripensa la teologia morale cattolica, per individuare una categoria fondamentale che dia unità alla riflessione morale cristiana: "sequela di Cristo". Agire morale è dialogo: azione di Dio con cooperazione umana. L'imperativo etico affonda le radici nell'indicativo di salvezza che ha bisogno del consenso attivo dell'uomo. Metro decisivo è Cristo, perché individuo misura di tutti. La necessità di un impegno operoso, conseguenza dell'adozione dello Spirito di Cristo nella carità (disposizione radicale di sé per i fratelli) è pienezza della vita divine, Gesù è paradigma essenziale della condotta. La salvezza è rivolta all'uomo e si riflette nel suo agire, realizzazione di sé nell'incontro con l'amore assoluto. Centro del messaggio cristiano non è un principio, ma una persona che rende visibile l'amore di Dio. La vita cristiana riceve senso dalla vita di Cristo, resa operante nella carità: libera adesione al suo esempio con una radicale conversione.
Verso un'ermeneutica esistenziale
Modelli interpretativi:
- Sequela nell'orizzonte del Regno: il regno è attuazione della signoria di Dio sulla storia nella persona di Gesù.
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Teologia III, prof. Pier Davide Guenzi
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Riassunto esame di Teologia 3, prof. Guenzi, testo consigliato: Sesso-Genere, oltre l'alternativa
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Teologia 3
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