Teologia 3: questioni teologiche di morale cristiana
Branca della teologia che procede a stretto contatto con le altre scienze e saperi della teologia che dicono qualcosa della persona umana. La teologia morale tiene conto di altre branche teologiche (antropologia) e di altre discipline. Vuole custodire tutto ciò che permette all’uomo di diventare sempre più umano. Scienza, sapere che intende proteggere tutto ciò che concorre alla felicità dell’uomo. Branca della teologia che desidera incoraggiare l’uomo, mettere in luce gli atti che promuovono il processo di umanizzazione. La coscienza è il “luogo” dove avvengono o non avvengono le scelte dettate dalla morale. La morale cerca di cogliere i sentieri dell’umanizzazione nella vita quotidiana. La morale gode di una cattiva fama, cercheremo di sfatarne i pregiudizi.
Il moralismo e la morale cristiana
La chiesa spesso ha trasmesso una visione distorta della morale: il moralismo, cioè l’insieme di divieti da osservare per raggiungere la vita eterna. Distinzione tra moralismo e morale per cogliere che la morale sana aiuta il processo di umanizzazione. La morale sana è tutto ciò che incoraggia l’uomo a vivere pienamente. La possibilità di scegliere indica anche la possibilità di incidere nella storia, di trasformarla. Virtù: carità e amore, toccano anche il rapporto tra uomo e donna. Decalogo per facilitare l’uomo a percorrere i sentieri dell’umanizzazione. Siamo nati uomini ma stiamo ancora diventando umani.
C’è carenza di umanità in tutti gli ambiti, c’è esigenza di calore e umanità che fa nascere la morale che custodisce l’umano. La morale etica si riferisce a: valori, etica, cultura, giustizia, coscienza, soggettività ed esperienza; fa fiorire la diversità all’interno della comune umanità. La morale gode di una cattiva fama, è un insieme di divieti e precetti che vengono imposti da “fuori”. Moralismo: dovere per il dovere. La morale non è qualcosa che restringe l’ambito vitale o che mortifica l’esistenza, ma incoraggia l’uomo a vivere a pieno e tirare fuori il meglio di sé. La morale cristiana promuove il processo di umanizzazione in atto, non mortifica la vita dell’uomo né riduce la sua libertà, al contrario la dilata e la rinforza; promuove la costruzione di una cultura che abbia la persona umana al centro (cultura umana).
La lotta tra bene e male
Siamo nati uomini, ma umani lo stiamo diventando. L’animale non può essere disanimale, l’animale sa sempre cosa fare; l’uomo, al contrario, può comportarsi in modo disumano. C’è carenza di umanità in tutti gli ambiti. Jörg Splett scrive “L’obiettivo del processo di apprendimento” in cui parla dell’umanità. Essere uomini è insieme un dono e un compito, è un impegno. Gabe: dono. Aufgabe: compito che nasce da un dono ricevuto.
L’uomo è in cammino, l’immagine usata è quella del pellegrino, cioè dell’uomo migrante. L’uomo sta diventando se stesso, ciò che è chiamato a diventare; questa realtà è incoraggiante perché impedisce all’uomo di identificare una persona attraverso i suoi errori e le sue cadute. Ogni uomo può trasformarsi. È importante lo sguardo dell’uomo sull’uomo: come si guarda l’altro coincide con il modo in cui una persona guarda se stessa; le scelte politiche e professionali dipendono molto da come si guarda l’altro. L’etica ha a che fare con le scelte di tutti i giorni, cerca di custodire l’umano attraverso le decisioni e le scelte quotidiane nei vari ambiti in cui ci si trova a vivere; è lo scrigno umano che si gioca nelle pieghe del vissuto. La morale cristiana parte da uno sguardo sull’uomo, parte dall’antropologia teologica. Il cristianesimo promuove l’umano.
Dietrich Bonhoeffer era un pastore tedesco protestante che ha scritto un libretto dal titolo “Etica”, le sue parole nascono nel contesto del nazismo: egli, insieme ad altri teologi, si oppongono al regime nazista; questo gli causa il divieto di insegnare finché non fugge in America, ma poi decide di tornare per condividere la sorte del suo popolo e si oppone al regime finché verrà imprigionato e poi ucciso. Le sue parole risentono del contesto storico in cui ha vissuto. L’etica non è un manuale in cui si trovano delle indicazioni di come comportarsi, non è un insieme di precetti o di norme. Bonhoeffer fa l’esperienza del male, parla della lotta tra bene e male che ogni uomo sperimenta; è una lotta quotidiana che si consuma attraverso la coscienza.
Paolo rm 7,15: “Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto”. La morale cerca di capire cosa c’è dietro questa esperienza, questa lotta. Importanza della libertà: Paolo esprime l’inesperienza di fare del bene.
Differenza tra morale ed etica
Non sempre vengono usati come sinonimi. Ci aiuta capirne l’etimologia: morale deriva dal latino “moralis” e viene introdotto il termine nella lingua italiana da Cicerone (mos moris: modo di agire); etica indica la riflessione di taglio filosofico, benché si parli di filosofia morale. Morale, a volte, indica la riflessione di matrice religiosa seppur si parli di etica cristiana. Il termine “etica” può anche indicare anche lo studio fondamentale di un problema, mentre “morale” indica le norme concrete di comportamento. Noi useremo i due termini come sinonimi. Risalendo all’origine di questi termini, troviamo il significato che indica ciò che caratterizza l’agire umano e ciò è abitudini, usanze, costumi, tradizioni e carattere; l'agire umano e la dimora propria dell’uomo, cioè dove può abitare sentendosi profondamente a casa. Che cosa caratterizza l’agire umano? Cosa rende umano un atteggiamento? Quando ci sono la volontà, la ragione e la libertà.
L’agire umano è libero, l’uomo compie azioni usando ragione e volontà. Chi compie il male non è in realtà libero, la libertà sta nel poter scegliere il bene e cioè ciò che umanizza. Dostoyevsky, in uno dei suoi romanzi, parla dei sensi di colpa dovuti dall’uccisione di una persona. Chi compie il male potrebbe ritenerlo un bene per lui, è un aspetto soggettivo. Anche il male si può presentare apparentemente come un bene, l’uomo contemporaneo sperimenta disagio di fronte alla morale.
L’uomo partecipa all’azione creativa di Dio. Tutte le scelte che l’uomo compie hanno delle conseguenze perché si riflettono anche su tutti gli ambiti; le scelte non sono mai indifferenti, anche nelle relazioni si possono presentare dei meccanismi che conducono alle grandi guerre: sopruso, egoismo, intolleranza. L’uomo, a partire dalle piccole scelte quotidiane, può incidere sull’umanità intera. La libertà ha a che fare con la coscienza e con le scelte da fare. La vita è umana quando l’uomo riesce ad attraversare le fatiche senza rinunciare alla propria libertà e a quella altrui. I tre elementi che caratterizzano il modo umano di comportarsi potrebbero anche essere usati per fare del male, cioè compiere gesti disumani. I tre “ingredienti” indicano l’azione dell’uomo in quanto tale, la libertà compresa in un certo modo promuove il processo di umanizzazione.
Ciò che fa si che un atteggiamento appartenga all’uomo in quanto tale sono libertà, ragione e volontà. La morale mira ed evidenziare ciò che fa sì che l’uomo si senta a casa, cioè la dimora dell’uomo; la morale è la scienza del senso della libertà dell’uomo, è una libertà errante che non sa in che direzione andare. È esposta alla possibilità di compiere gesti disumani che imbruttiscono l’uomo. Indica l’orientamento dell’uomo. L’uomo si pone delle domande, la libertà implica la domanda “Qual è il senso della mia vita? Per chi o cosa sono libero?”. Ha a che fare con la ricerca insita di felicità di ogni uomo. Ogni uomo desidera una vita felice, ma non sa bene come funziona essere felici.
Che cosa ha più valore: la vita o il senso?
Il valore più grande è la vita, ma una vita senza senso perde anche il suo valore; ci sono persone che si tolgono la vita perché non trovano più alcun senso nella loro vita. L’uomo, che lo sappia o no, vive già di un senso. Il senso coincide con la ricerca di felicità. Walter Kasper sostiene che “La perdita di senso conduce spesso alle più gravi malattie psichiche” e “Ognuno ha una chiara rappresentazione di ciò che intende per vita completa”. Quando si trova il senso di una cosa, la si vive anche in modo diverso. La morale può essere definita come la scienza del senso della libertà dell’uomo.
La morale sana incoraggia l’uomo a fiorire, a tirare fuori il meglio di sé perché lo rigenera; si distingue dal moralismo. La morale gode di una cattiva fama, è come se la chiesa fosse un insieme di divieti; questo è dovuto al fatto che la chiesa ha veicolato una comprensione non esatta della morale, cioè di un moralismo che risulta essere asfissiante e mortificante, come se la morale cristiana fosse un insieme di precetti imposti per guadagnarci la vita eterna. Questa mentalità serpeggia in tanti ambiti, anche nella chiesa, seppur sia lontana dal Vangelo. La morale cristiana ha alla base il Vangelo che è una “bella notizia” (Eu-Angelion) che fa rinascere l’uomo; nonostante il Vangelo parli continuamente del messaggio cristiano come una bella notizia, spesso questa viene ridotta ad una dottrina comunicata in modo scontato perché si rischia di perdere di vista chi è il Dio di Gesù.
Spesso oggi l’uomo contemporaneo è allergico alla morale cristiana perché ha in mente il moralismo, cioè una morale che parte da doveri e obblighi (idea di “altrimenti vado all’inferno” senza ricevere la vita eterna). Marco dice che il Vangelo evangelizza una grande gioia, la prima reazione che dovrebbe suscitare è un atteggiamento di stupore. Bruno Maggioni sostiene che “I Vangeli non hanno ancora smesso di stupirmi”, egli trova la bellezza nelle cose già sentite. Hans Urs von Balthasar scrive “Solo l’amore è credibile”.
Il Vangelo è una bella notizia che richiede un capovolgimento teologico, di fronte a questo stupore nasce la morale sana che rigenera e incoraggia l’uomo e non il moralismo. Perciò, l’atteggiamento dell’uomo nascerà dalla consapevolezza di essere amato. È una stima capace di ridare fiducia in se stessi, dandoci la possibilità di ricominciare. Quando non si prende sul serio questo aspetto, nasce il moralismo. Il Vangelo è un evento, un racconto, una narrazione che si poggia sulla relazione con Gesù. Il Vangelo è un fatto storico, quando si perde di vista questo aspetto è facile ridurlo involontariamente ad una dottrina, lasciando in ombra il fatto che esso sia un fatto concreto.
Il cristianesimo parte dal fatto che Dio raggiunge l’uomo e non il contrario (incarnazione: Dio che diventa uomo); c’è un capovolgimento direzionale da non dimenticare. Se si dimentica questo aspetto, la dottrina facilmente si riduce ad una morale. Se si guarda alla morale cristiana come ad un insieme di precetti per conquistarsi Dio, la sua benevolenza diventa un peso, un tributo da pagare perché Dio è dipinto come sovrano. Nel cristianesimo Dio si è già consegnato all’uomo, questo rigenera l’uomo e gli tira fuori il meglio. La felicità ha a che fare con la realizzazione piena della propria umanità che ogni essere umano desidera. La morale come luogo e dimora dell’umano, dove l’uomo può esprimersi pienamente.
La morale gode anche di cattiva fama perché spesso è stata confusa con il moralismo quando il Vangelo viene ridotto ad una dottrina moralistica e breve (insieme di precetti da osservare). Il Vangelo è invece una notizia che incoraggia l’uomo e gli ridona stima, è un evento, un fatto storico; al primo posto c’è lo stupore di fronte al Dio di Gesù che spiazza ogni possibile attesa, che è eccedente e sorprende. Un Dio che non vuole che l’uomo si sacrifichi per lui, è Dio che si dona all’uomo fino a sacrificarsi; i cristiani stessi non hanno colto fino in fondo ciò che comporta questo capovolgimento per l’esistenza di tutti i giorni. I cristiani si sono abituati alla croce e lo stupore spesso si impolvera. Dunque viene meno la forza rigeneratrice del Vangelo di cui si occupa la morale.
Punto di partenza della morale è il capovolgimento che è fondamentale, altrimenti da un’immagine distorta di Dio nasce il moralismo; nel momento in cui colui che è cristiano si immagina Dio come un sovrano a cui pagare un tributo per guadagnarsi la sua benevolenza, allora egli si troverà a fare tante cose belle ma non con la libertà e la gioia tipiche del Vangelo, bensì come un dovere. Diventa fondamentale il capovolgimento di Dio verso l’uomo e non il contrario.
Fraintendimenti da sciogliere
Ci sono almeno due mentalità che a volte vengono applicate al Vangelo, due mentalità con le quali si leggono le pagine del Vangelo ma che in realtà sono estranee al Vangelo; se uno si approccia al Vangelo con queste due mentalità allora il fraintendimento è certo. La prima mentalità è il dualismo platonico: separa il corpo dall’anima, vede l’uomo come una composizione di corpo ed anima; l’anima rende l’uomo simile a Dio perché è immortale, mentre il corpo è un involucro, un peso da cui l’anima deve liberarsi per raggiungere la pienezza. Visione negativa del corpo. Si può arrivare ad una forma di ascetismo oppure ad un lassismo che permette tutto tanto io non sono il mio corpo.
La seconda mentalità è quella unilateralmente apocalittica secondo cui c’è una distinzione tra il mondo terrestre e il mondo celeste; il mondo terrestre servirebbe unicamente a guadagnarsi la vita nel mondo celeste. È come se la vita terrestre non avesse alcun valore se non quello di meritarsi la vita eterna. A questo si aggiunge una visione distorta della croce nel momento in cui la morte in croce di Gesù viene esclusivamente vista come una sofferenza, una rinuncia quasi fine a se stessa, dimenticando qual è il senso della croce che non è l’invito agli uomini di soffrire ma è la manifestazione di un Dio che si dona all’uomo fino a questo punto. Un Dio che si dona all’uomo e che non vuole che l’uomo si sacrifichi per lui.
Se si aggiunge a queste due mentalità il fraintendimento è inevitabile. Per smentire questa mentalità dobbiamo dire che Gesù ha condotto una vita semplice, essenziale ed itinerante, ma non è mai stato un asceta, le Scritture ci raccontano un Gesù che andava a far festa, ai banchetti, condivideva il pasto anche con coloro che venivano visti come repubblicani e peccatori (es. farisei). Dal Vangelo di Luca si legge che veniva accusato di essere un mangione e un beone, amico di repubblicani e peccatori. Gesù non era un asceta, ha saputo godere della bellezza delle cose e della materialità. Nonostante vivesse in un periodo in cui si avvertiva un’attesa impaziente di un mondo nuovo, ma nonostante ciò ha sempre mantenuto un rapporto positivo con la Creazione e con il mondo presente, non è mai caduto nell’equivoco di isolarsi dal mondo, è rimasto ancorato nel mondo. Da subito i cristiani sono entrati a condividere la vita con tutti.
Due esempi di fraintendimento: “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la sua anima?” Se leggiamo questo versetto con mentalità apocalittica, è un invito ad abbandonare la vita terrena per quella celeste, oppure mentalità dualistica: rinunciare alle cose materiali per favorire quelle spirituali. Ma il vero significato è un altro. Nel 2008 c’è stata una revisione del testo italiano ed è cambiata la traduzione rispetto al 1978 in cui si parla del mondo intero e di anima; anima traduce il termine greco “psyche” ma con questo termine si intende parlare della vita e non dell’anima, viene così tradotta questa parola con “vita” per riferirsi ad una realtà complessiva. A partire da questo errore, nel 2008 si è tradotto il versetto così: “Quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita?” ma non è da intendersi come un disprezzo delle cose materiali a favore di quelle spirituali, bensì si tratta di un’opposizione tra due logiche di esistenza: possesso, conservazione, avere sempre di più vs spendersi per gli altri, per qualcosa di bello. L’invito è scegliere tra due logiche che mettono in gioco tutta l’esistenza dell’uomo e che riguardano l’oggi; la logica del possesso conduce al fallimento della vita presente e futura, mentre la seconda logica dello spendersi e tener conto dell’altro permette di vivere una pienezza già nel presente. È facile fraintendere versetti come questo se si leggono a partire da due mentalità totalmente estranee al Vangelo. È facile cadere nel moralismo nel momento in cui si fraintendono versetti del genere.
Un altro esempio è la leggera su Colossesi 3,1-2: “Se siete risorti con Cristo, pensate alle cose di lassù; dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù non a quelle della terra” il cui significato indica un messaggio che non invita...
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