Teologia 3. La fede alla prova: riflessioni sulla lettera di Giacomo
Introduzione
In questa lettera, Giacomo insiste sulla necessità di non ridurre la propria fede a una pura dichiarazione verbale o astratta, ma di esprimerla concretamente in opere di bene. Questa lettera si colloca tra le “lettere cattoliche” e al suo interno viene nominata poche volte la parola Dio e Gesù Cristo. Lo scopo principale è di carattere morale.
Non esistono indizi per capire i destinatari e il luogo di scrittura della lettera resta incerto anche l'autore. Nel suo scritto Giacomo vuole indicare un cammino di perfezione per il cristiano, ha come intento quello di mostrare la praticabilità del cristianesimo attraverso un itinerario di fede che coniuga in sé l'ascolto e le opere.
Questa lettera è indirizzata a chi fa fatica ad esercitare la propria fede o addirittura a chi l’ha persa. Con l'espressione fede, si intende la via attraverso la quale la verità divina entra nell'anima; è un'adesione personale dell'uomo a Dio, e al tempo stesso è l'assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato. La fede è quindi un assenso a Dio, è lasciarsi afferrare dalla verità che è Dio, una verità che è amore.
Sezione 1: Chi è Dio
1) Il primo passo è la ricerca della figura di Dio
- Un padre che dona: ogni dono perfetto discende dall'alto. Innanzitutto Dio dona a tutti con semplicità e senza condizioni, è un donare disinteressato e generoso. Inoltre, Dio sceglie i poveri agli occhi del mondo, come fece sin dall'inizio scegliendo un popolo piccolo e insignificante al quale affidare le promesse. Il criterio di agire di Dio è opposto a quello che la nostra società propone: ciò che per gli uomini è sicurezza e ricchezza, per Dio non conta nulla, mentre quello che è debolezza, fragilità per il mondo, agli occhi del Signore si rivela vera grandezza.
- La gratuità del dono: il modo di donare di Dio è diverso dal nostro modo di dare, segnato dall'interesse e dal guadagno, dal calcolo e dalla valutazione preventiva dell'incremento di capitale o di autostima. Quindi il donare in termini di efficacia e produttività, è considerata una logica perdente.
- Dio non tenta nessuno: Dio non può essere tentato al male ed egli non tenta nessuno. Infatti Dio creò l'uomo e lo lasciò in balia del suo proprio volere, il male non deriva dall’esterno ma dal cuore dell'uomo. Il messaggio di Giacomo non è volto a determinare l'origine del male, ma la sua prospettiva è morale e il suo messaggio si prefigge lo scopo di evitare ai credenti il pericolo di cadere sotto il peso delle passioni e delle tentazioni.
Chi è il cristiano
2) Giacomo considera cristiani tutti quelli che amano il Signore nostro Gesù Cristo con amore incorruttibile
- Primizia delle sue creature. Le primizie sono i primi frutti del suo raccolto che il contadino si appresta a mietere, dopo aver gettato il seme e lavorato il terreno, sono il segno della benedizione di Dio e dell'abbondanza fiduciosa del raccolto.
- Generati per mezzo della parola di verità. Dio ci ha generati per mezzo della parola di verità alla salvezza e ad una esistenza rinnovata dall'amore.
- Il bel nome che è stato invocato su di voi. Su di noi con il battesimo è stato invocato il nome di Dio, se osserviamo i comandi del Signore e camminiamo nelle sue vie, tutti i popoli della terra vedranno che il nome del Signore è stato invocato su di noi e ci temeranno.
Il cristiano e la cultura della vita. Peccato e verità si oppongono nella vita del cristiano, fino a identificare due diversi stili di vita. L'opera è del Signore, a noi è affidata la responsabilità di collaborare al disegno di salvezza di Dio e fare in modo che la fede divenga più grande, la conoscenza più piena, la carità più fervente e più universale.
Il valore delle prove
3) Le prove della fede
Giacomo utilizza spesso la parola “fratelli”, con questa si rivolge alla sua comunità ma anche a coloro che leggono la lettera e che hanno in comune la fede in Cristo. Giacomo dice ai destinatari delle lettere di considerare con perfetta letizia ogni sorta di prove, naturalmente le prove non sono di eccezionale difficoltà, ma le prove legate alla vita quotidiana. Infatti, le prove hanno un valore educativo insostituibile: verificano la saldezza e la fermezza della fede, la fede si rafforza attraverso le prove, acquista saldezza e consistenza, supera tentennamenti e dubbi.
Inoltre, Giacomo unisce il tema della gioia che nasce dalle prove alla promessa della beatitudine: “beato l'uomo che resiste alla tentazione perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano”.
Il frutto delle prove
Le prove ci mettono in crisi, ci fanno chiudere in noi stessi e nel nostro dolore, ci spingono a rivedere quella che è la nostra vita; è saggezza fondamentale dell'uomo e del cristiano cogliere l'utilità delle prove per la vita e viverle con fedeltà. Se invece ci chiudiamo nel nostro ambiente, se non usciamo dall'egoismo, sperimenteremo soltanto la prova della frustrazione personale.
La perfetta letizia ci rimanda all'esperienza spirituale di Francesco d’Assisi, è una virtù che ricercava e desiderava nell’incontro con il Signore crocifisso. Egli dirà che il Signore Gesù è la fonte e la ragione della vera Letizia. La perfetta letizia è una grazia da chiedere a Dio, affinché ci faccia entrare nel mistero della morte e della resurrezione del figlio suo. Dalla perfetta letizia nasce in ciascuno di noi una condizione di serenità interiore, di pace in ogni situazione, anche nei momenti e nelle ore più faticose e dolorose.
Non ci può essere letizia senza gioia. La gioia non è un sentimento di breve durata, la gioia abita in profondità il cuore dell'uomo, infonde letizia e serenità, fa brillare nei momenti del dolore una luce di speranza. Giacomo quindi, concludendo, invita i destinatari a guardare alle prove che incontrano nella loro esistenza cristiana come occasione per rafforzarsi nella loro fede nel Signore, sperimentare gioia e letizia.
La pazienza del cristiano
4) Le prove oltre che produrre come frutto la perfetta letizia, infondono nel cristiano la virtuosa attitudine della pazienza
La pazienza delle prove. La pazienza è una virtù cristiana poco praticata, indica sopportazione silenziosa, passiva, assenza di reazione. In realtà, la parola pazienza ha una diversa gamma di significati.
Il cristiano che si apre ad accogliere la pazienza acquisisce la misura della perfezione dell’opera di Dio, non manca di nulla, perché è perfetto e integro.
La pazienza dell’attesa
Nella parte finale della lettera, Giacomo ritorna sul tema della pazienza; mentre nei versetti iniziali la pazienza indicava la capacità di sopportare le prove e il coraggio di resistere dinanzi alle avversità, in questi versetti la pazienza significa l’attesa dei tempi lunghi, la serenità di chi sa che la storia è nelle mani di Dio. Giacomo paragona il cristiano con l’agricoltore che, dopo tutto il suo lavoro, sarà certo che dal terreno spunterà il frutto così il cristiano che aspetta Dio. Giacomo rafforza la sua esortazione all’attesa fiduciosa e perseverante del Signore proponendo come modelli di sopportazione e di pazienza Giobbe e i profeti. Sono proposti come figure esemplari in quanto continuarono a svolgere la loro missione nonostante le sofferenze, perché sulla loro bocca vi era la parola di Dio.
Il cristiano e la pazienza
La società in cui viviamo ci appare sempre più incapace di vivere una ritualità alla base della quale c’è il senso d’attesa. Fino a pochi decenni fa, la preparazione alle grandi feste cristiane era preceduta da novene, penitenze e preghiere per giungere meglio predisposti alla loro celebrazione in chiesa o in famiglia. Purtroppo, questo sentimento di attesa si è smarrito, la fretta e la perdita del valore dell’attesa costringe a vivere tutto ciò nella frenesia dell’ultimo momento. Quando non si è più capaci di attesa, cioè non si riesce più a tendere verso qualcuno o qualcosa, quando la fiducia appare mal riposta e le promesse sembrano non realizzarsi mai, diviene inevitabile lamentarsi di tutto e di tutti. Giacomo nella sua esortazione invita a saper coniugare insieme pazienza e vigilanza. Il cristiano deve essere vigilante perché non sa quando tornerà Dio. La lettura della parola di Dio dovrà essere lenta e perseverante, improntata alla volontà di donare tempo a Dio.
Capitolo 5: Ascoltare la parola di Dio
Giacomo, dice: “ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare è lento all’ira. Siate di quelli che mettono in pratica la parola, e non ascoltatori soltanto illudendo voi stessi.”
L’ascolto e la parola di Dio
Giacomo esorta coloro che preferiscono polemizzare gli uni contro gli altri, ad evitare reazioni scomposte, a vincere la collera, a imparare ad essere uomini saggi e miti.
- Ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare e lento all’ira: l’ascolto è una dote molto importante, che fatica soprattutto nei nostri giorni ad emergere, infatti il dialogo nelle nostre comunità cristiane si fa sempre più difficoltoso, anche la preghiera rischia di trasformarsi in un monologo che vede l’uomo parlare con se stesso, mentre Dio è costretto nel ruolo passivo di ascoltatore ed esecutore delle richieste umane. L’ascolto, non è un atteggiamento automatico, richiede esercizio e volontà, capacità di accoglienza a partire da ciò che viene detto; l’apertura all’altro inizia quando si diviene capaci di misurare le proprie parole e si evita di cadere nell’irascibilità. L’ascolto, la misura del parlare e la capacità di tenere a freno l’ira sono norme di grande saggezza e buone abitudini per il cristiano.
- Liberatevi da ogni impurità e da ogni eccesso di malizia, accogliete la parola che è stata piantata in voi: il cristiano è chiamato a liberarsi anche dall’impurità e dalla malizia, per essere pronto ad accogliere la parola di Dio. Giacomo invita ad accogliere con docilità la parola, questo vuol dire avere un cuore semplice e puro, uno sguardo limpido e sereno, un’esistenza coerente con la scelta di seguire Cristo fatta il giorno del battesimo. L’accoglienza è finalizzata a dare ospitalità alla parola di Dio, la parola che è stata piantata in voi.