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Teologia fondamentale

Teologia fondamentale è una branca della teologia che si occupa della fede. Il credente ha continuamente bisogno di cercare spiegazione della sua fede. C. M. Martini aveva aperto il dialogo con i non-credenti istituendo la cattedra dei non credenti in Statale. Lui era il moderatore dei dibattiti. Un giorno disse: “La differenza fondamentale non sta tra credente e non-credente, ma tra pensante e non pensante”.

La fede non sostituisce la realtà, ma ciò che cambia è lo sguardo. Credere, infatti, è soprattutto porsi e porre a Dio delle domande, dei dubbi [vedi Giobbe]. La Bibbia è un libro di domande.

Rapporto tra fede e ragione

«Lo sguardo della scienza riceve così un beneficio dalla fede: questa invita lo scienziato a rimanere aperto alla realtà, in tutta la sua ricchezza inesauribile. La fede risveglia il senso critico, in quanto impedisce alla ricerca di essere soddisfatta nelle sue formule e la aiuta a capire che la natura è sempre più grande. Invitando alla meraviglia davanti al mistero del creato, la fede allarga gli orizzonti della ragione per illuminare meglio il mondo che si schiude agli studi della scienza.» - Papa Francesco, Lumen fidei, n. 34.

Bibbia

  • È un libro di domande che Dio e l’uomo si pongono a vicenda. Coglie la complessità dell’esistenza umana.
  • È un libro che appartiene a tutti, in quanto tratta di Dio, dell’uomo/dell’esistenza umana e di come Dio si sia fatto vicino all’uomo, di quello che Dio ha fatto e continua a fare per l’uomo.
  • Due caratteristiche importanti:
    • La forza con cui viene espressa e raccontata la vita in tutti i suoi aspetti.
    • L’universalità: è capace di parlare all’uomo e dell’uomo in ogni epoca, momento e luogo.
  • È un libro di libri:
    • Diversi generi letterari, divisa in 2 parti: Testamenti = il vero significato di questa parola è “alleanza” l’intento è di parlare di una relazione intima, di amore, tra Dio e l’uomo. Spesso si fanno parallelismi con il rapporto uomo-donna. [Es. Libro di Osea 2, 8: immagine sponsale del rapporto tra uomo e Dio.]
    • Antico Testamento (46 libri):
      • Libri storici: Pentateuco (La Legge, Torah) = Genesi, l’Esodo, il Levitico, i Numeri, il Deuteronomio. Giosuè, Giudici, Ruti, I e II di Samuele, I e II dei Re, I e II delle Cronache, Esdra, Neemia, Tobia, Giuditta, Ester, I e II dei Maccabei.
      • Libri didattici/sapienziali: Giobbe, Salmi, Proverbi, Qoèlet, Cantico dei Cantici, Sapienza, Siracide.
      • Libri profetici: Isaia, Geremia, Lamentazioni, Baruc, Eziechele, Daniele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia.
    • Nuovo Testamento [scritto tra il 50 e il 120 d.C.] (27 libri):
      • I quattro Vangeli: secondo Matteo, secondo Marco, secondo Luca, secondo Giovanni. Il libro degli Atti degli Apostoli che narra le vicende delle prime comunità cristiane.
      • L’Epistolario:
        • 13 lettere di Paolo (ai Romani, I e II ai Corinzi, ai Galati, agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi, I e II ai Tessalonicesi, I e II a Timoteo, a Tito, a Filemone);
        • Lettera agli Ebrei;
        • Lettera di Giacomo;
        • I e II di Pietro;
        • I, II e III di Giovanni;
        • Lettera di Giuda.
      • Apocalisse significa “Rivelazione”, ed è un linguaggio simbolico quello utilizzato. In tedesco e in inglese si chiama “Rivelazione” questo libro. È il libro che tratta del “senso della storia”.

Scritta in 1000 anni dal 900 a.C. al 100 d.C. in 3 lingue: Ebraico, Greco e Aramaico.

Termini in aramaico

  • Talitakùm: Alzati!
  • Efacà: Apriti!
  • Abbàh: Padre
  • Maranatà: Vieni, Signore Gesù!

Le versioni della Bibbia

  • Il targum (V sec. a.C.) trad. dell’AT in aramaico.
  • I LXX (III-II sec. a.C.) trad. dell’AT in greco.
  • Vetus latina (dal II sec. d.C.).
  • Vulgata (san Gerolamo) (IV sec. d.C.).
  • Attualmente le traduzioni della Bibbia sono più di 2000, in gran parte ricavate dai testi originali.

La Bibbia è Parola di Dio e parola di uomini [vedi Dei Verbum in “Il Concilio Vaticano II”].

Modi errati di accostarsi alla Bibbia

  • "È un insieme di precetti morali" -> No.
  • "È un testo datato e ormai superato. Non ci tocca" -> No, tocca i problemi dell’uomo universali, di sempre.
  • "È un insieme di racconti fantastici" -> No, c’è una storicità.
  • "È un testo dove i conti tornano sempre" -> No, è un libro problematico, con pagine che scandalizzano.

Libro dei Salmi

È una raccolta di preghiere con cui ha pregato anche Gesù stesso.

Salmo 8: Che cos’è l’uomo perché ti ricordi di lui? Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza.

La preghiera comprende tutti gli stati d’animo che l’uomo può provare nella relazione con Dio: rabbia, gioia, tristezza, gratitudine, stupore, speranza, fiducia. E li esprime proprio davanti a Dio, davanti al quale l’uomo può esprimere liberamente se stesso.

Struttura del salmo

  • Inizia e si chiude con il riconoscimento della grandezza di Dio.
  • Al centro la domanda: cos’è l’uomo?
  • L’uomo al di fronte alla maestosità dell’universo sembra insignificante.
  • Stupore: invece dal punto di vista di Dio l’uomo è grande! Dio ne ha cura. L’uomo ha una dignità in tutta la sua condizione.
  • Prima ancora di dire cosa l’uomo deve fare per Dio, si dice cosa Dio ha fatto per lui.
  • L’uomo è una creatura privilegiata, che gode di un rapporto particolare con Dio.

Salmo 85

Shalom, pace a tutti i livelli, armonia, pienezza nelle relazioni, di vita. Il Salmista scrive questa preghiera in un momento difficile, esprime la difficoltà davanti a Dio. Nel momento di difficoltà si mette ancora una volta ad ascoltare Dio, rimane aperto all’ascolto di Dio, pensando a come ha agito in passato nei confronti dell’uomo, e da qui recupera una grande fiducia per il futuro: se ha agito così prima, lo farà di nuovo.

Gesù è Dio con l’uomo: in Lui si è pienamente realizzato il progetto.

Libro di Giobbe

È un libro sapienziale. Il sapiente è colui che osserva la realtà con la ragione, ma al contempo è aperto alla fede. Giobbe è il credente che non ha paura di sfidare Dio, ponendogli delle domande sulla sofferenza del giusto.

Contesto: allora vigeva la teoria della retribuzione Dio risponde al male con il male, perciò se uno soffriva era a causa di una colpa commessa. Giobbe non condivide questa visione di Dio, non può accettarla, e lo sfida.

Dettagli del libro di Giobbe

  • Giobbe era benestante e aveva dei figli, ma ad un certo punto perde tutto e si ammala si lamenta, esprime la sua sofferenza.
  • Ad un certo punto subentrano dei suoi amici, che cercano di giustificare l’origine dei suoi mali con la teoria della retribuzione: “sarà colpa tua o dei tuoi figli”.
  • Giobbe, però, non vuole accontentarsi di questa terribile immagine di Dio e così mette in discussione la sapienza del suo tempo. Ha coraggio, mentre i suoi amici [che sembrano i veri credenti] no: accettano passivamente gli schemi dati.
  • Il vero credente è colui che non teme di porre domande fino in fondo.
  • Dio parla con lui, come fa un padre, lo ascolta davvero, a differenza dei suoi amici, e lo fa ragionare ponendogli delle domande.
  • Svolta: Giobbe si riconosce come creatura e, quindi, risulta il vero credente. Gli pone delle domande.
  • C’è differenza tra chi si pone al posto di Dio [si crede autosufficiente] e chi si riconosce creatura di Dio [affida le sue ansie/paure a Dio e si affida].

Tra Dio e Giobbe avviene un rîb.

I Vangeli

È la “Bella Notizia”, la Parola che apre il cuore. La “Bella Notizia” del Vangelo è il profondo legame, l’inscindibile alleanza tra l’uomo e Dio. Il Vangelo non rinnega la quotidianità della vita, ma anzi la riempie di senso.

4 Vangeli

Sinottici: Marco, Matteo, Luca

  • Sinottici = hanno molti punti comuni, molta somiglianza [da “sinossi” -> sguardo d’insieme]
  • Mc -> solo 68/677 versetti non ci sono negli altri 2
  • Mt -> solo 330/1070 versetti non ci sono negli altri 2
  • Lc -> solo 612/1151 versetti non ci sono negli altri 2

Giovanni - il suo è un Vg un po’ diverso, offre un’immagine di Gesù particolarmente ricca e profonda.

Marco

  • Marco, anche se non era un apostolo, aveva avuto un legame con loro, con Pietro. Missionario e compagno degli apostoli Paolo e Pietro, autore del Vangelo che porta il suo nome.
  • Pietro lo chiama “suo figlio” e tutte le testimonianze antiche lo presentano come suo interprete.
  • Il giovane, che era cugino di Barnaba (Col. 4, 10), accompagna questi e Paolo nel primo viaggio missionario; ma a Perge in Panfilia abbandona tutti per ritornare a Gerusalemme (Atti 13, 5; 13, 13). A causa di questo gesto, Paolo non l'accetta come compagno nel secondo viaggio; il giovane si reca allora a Cipro con Barnaba (Atti 15, 39). Per l'epoca successiva intravediamo solo una completa riconciliazione con Paolo (cfr. Col. 4, 10; Filem. 24; II Tim. 4, 11) e una costante amicizia con Pietro, che lo chiama suo figlio (I Petri 5, 13); tutta l'antichità è concorde nel presentarci l'evangelista come "interprete di Pietro".
  • Il Vangelo di M. è il più breve ed è ritenuto il più antico. Fu redatto attorno al 70 d.C. e usato come fonte da Matteo e Luca. Si sofferma in particolare sulla predicazione del regno di Dio e sulla passione di Cristo.
  • A differenza dei due Vangeli paralleli, M. non racconta nulla della nascita o dell'infanzia di Gesù; la sua narrazione inizia col battesimo di Gesù, dopo una breve presentazione di Giovanni Battista (1, 1-8). Una parte notevole (11, 1-15, 47) è riservata alla descrizione degli ultimi giorni e della passione di Gesù; otto versetti (16, 1-8) si riferiscono alla Risurrezione; quindi in una pericope (16, 9-20), aggiunta probabilmente in un secondo tempo, si accenna a talune cristofanie. Il resto (1, 14-10, 52) dovrebbe contenere la biografia di Gesù; in realtà abbiamo solo una breve raccolta di poche massime staccate, di talune parabole e in particolare di miracoli operati da Gesù; non compare una disposizione cronologica; neppure si nota, come nel Vangelo di Matteo, un coordinamento logico della materia.

Matteo

  • Prima di seguire Gesù esercitava l'ufficio di pubblicano o collettore di imposte (cfr. Matteo 9, 9-13). Apostolo e autore del Vangelo che nelle edizioni della Bibbia precede sempre gli altri tre.
  • Scrive per una comunità ebraica e cita spesso l’Antico Testamento.
  • Nessun evangelista cita altrettanti testi veterotestamentari con riferimento o applicazione diretta al Cristo, che è perciò presentato innanzi tutto come il Messia atteso dal popolo ebraico. D'altra parte, il Vangelo di M. è anche il Vangelo del Regno dei cieli o della Chiesa: esso è l'unico a riferire in maniera precisa l'istituzione della nuova società cristiana, fondata su Pietro (16, 18); e in esso, nelle numerose parabole del Regno, sono illustrate meglio che altrove le caratteristiche e le esigenze individuali e sociali che scaturiscono dalla Buona Novella o messaggio di Gesù.
  • Probabilmente fu scritto in "aramaico", che era la lingua volgare di quel tempo in Palestina.

Luca – greco

  • Era Greco, non era uno degli apostoli, ma era compagno e amico di Paolo di Tarso, lo ha accompagnato in vari viaggi. Forse era medico -> solo nel suo Vg c’è la parabola del Samaritano.
  • Scrisse anche gli Atti degli Apostoli -> narrano i primi anni di vita della Chiesa e la diffusione del cristianesimo tra ebrei e pagani dell'Impero romano.
  • È il Vg con il maggior numero di parabole. Fu scritto probabilmente attorno all'80 d.C. Rispetto agli altri sinottici aggiunge un racconto dettagliato della nascita di Gesù e alcune parabole.
  • È dedicato a un Teofilo, personaggio illustre (κράτιστος) che non pare fosse un palestinese ma di cui neppure si può affermare che fosse romano.
  • Fu scritto per offrire un racconto dei detti e fatti di Gesù, dalla nascita alla ascensione, più ordinato di quelli contenuti negli scritti dei "molti" (1,1) che precedettero L.; tra i quali scritti è da annoverarsi certo Marco. L'autore cerca di evitare oppure spiega le espressioni semitiche e gli usi ebraici; impiega termini del linguaggio medico e descrive con una certa accuratezza le malattie; si manifesta seguace di s. Paolo nell'insistere sull'universalità della salvezza portata da Cristo a tutti gli uomini.

Giovanni

  • Era un Apostolo. Figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo. I due fratelli sono detti Βοανηργές, "figli del tuono" (Marco 3, 17); di entrambi, nei Vangeli- sinottici, Gesù deve talvolta frenare lo zelo intemperante e l'ambizione (Marco 10, 35, cfr. Matteo 20, 20; Luca 9, 49-50 e 54).
  • Ma il Quarto Vangelo, secondo l'opinione tradizionale, ci presenta come proprio autore "il discepolo che Gesù amava", che nel corso dell'Ultima Cena reclina il capo sul petto di Gesù, e al quale questi morendo affida la madre; a Pietro e a lui Maria Maddalena annuncia che la pietra del sepolcro è tolta, così che entrambi vi accorrono, ma il discepolo arriva per primo. Si tratta dunque di un apostolo, strettamente legato a Pietro. Nel suo Vangelo compare un’immagine di Gesù particolarmente profonda e ricca.

Le parabole

Le parabole sono indice della stima di Dio per l’uomo e per la sua capacità di pensare. La forza della parabola sta nel mostrare l’ovvietà di un comportamento antitetico a quello abituale. È il linguaggio che Gesù predilige.

Il linguaggio delle parabole

  • È comprensibile a tutti, ma viene compreso da chi è aperto e in ascolto.
  • È sempre inadeguato, perché tenta di dire qualcosa che va oltre la realtà di tutti i giorni, quindi è aperto e figurato.
  • È ambivalente -> dice, ma non dice; rivela e vela. Lascia trasparire il mistero di Dio.
  • Fa leva sull’esperienza comune, prende fatti dalla vita quotidiana.
  • Scopo: Gesù usa le parabole per dire qualcosa di Dio e dell’uomo, offrire una nuova immagine di Dio, vera. Per farci assumere un nuovo punto di vista, una nuova prospettiva liberante, per fare ragionare, portare a riflettere, l’interlocutore, ma senza imporsi: lascia la risposta libera a ciascuno.

La parabola del Samaritano [Lc 10, 25-37]

  • Un dottore della Legge chiede a Gesù cosa si deve fare per ereditare la vita eterna. Gli risponde chiedendogli cosa sia scritto nella Legge. “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il prossimo come te stesso”.
  • Il dottore chiede a Gesù chi sia il “prossimo”. Gesù ribalta la prospettiva attraverso una parabola:
  • Un uomo che attraversava il deserto da Gerusalemme verso Gerico incappò nei briganti. Passano di lì 3 uomini:
    • Sacerdote -> pur avendolo visto, passò oltre, perché stava recandosi al Tempio e secondo la Legge toccando il sangue si rimaneva contaminati, si diventava impuri e non poteva permetterselo.
    • Levita -> apparteneva alla casta sacerdotale. Pur avendolo visto, passa oltre.
    • Samaritano -> il racconto rallenta, indugia sulle azioni di quest’uomo. Il “samaritano“, la figura dello straniero per eccellenza nell’ottica degli ebrei, lo vede e ne ha compassione. Si ferma a soccorrerlo, lo porta in un albergo, lo cura e paga pure l’albergatore.
  • Gesù non idealizza i samaritani citandoli in varie occasioni [es. quando guarisce 10 lebbrosi torna indietro solo uno ed è samaritano], perché infatti viene anche rifiutato da un villaggio di samaritani, però nemmeno generalizza! Gesù è totalmente libero da qualsiasi pregiudizio. Gesù spesso rompe con gli schemi del tempo -> indice della novità del volto di Dio che Gesù rivela. Per Gesù e per Dio tutti gli uomini sono uguali e hanno pari dignità, non ci sono distinzioni. Dio ama tutti.
  • Gesù chiude con una domanda che ribalta la prospettiva: “Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?” Il dottore risponde chi ne ha avuto compassione. Gesù gli dice: “Va’ e fa’ anche tu così”.
  • Invito di Gesù: guardare l’altro come una persona. Mettere al centro Dio, significa “farsi prossimo”, curare la relazione con l’altro e mettersi a disposizione dell’altro.
  • Per quanto riguarda il tono polemico nei confronti delle autorità religiose: con questa parabola non vuole sminuire il culto, ma smascherare l’idea sbagliata di religiosità.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Edo_MI di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Varsalona Agnese.
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