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L'importanza delle domande

Aneddoto di Newton

Di mele ne sono cadute tantissime lungo la storia, ma solo Newton si è posto una domanda. Colpito durante un sonnellino da una mela, si chiede "perché la mela cade e non sale, non va in avanti". Trova una risposta nella legge gravitazionale.

Per il progredire della conoscenza e della sapienza occorre porsi delle domande. Porsi domande significa esprimere passione per la vita. Chi non si pone domande vive una vita da indifferente, da non pensante (cosa che può succedere a un credente come a un non credente).

Pensanti e non pensanti

È infatti importante la distinzione non tanto tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti (cioè tra coloro che non sono indifferenti rispetto alla realtà e coloro che rischiano di vivere da indifferenti, non pensanti).

La Bibbia e le domande

A proposito di domande, la Bibbia (uno dei testi più tradotti al mondo) è un patrimonio dell'umanità, un testo umano che racconta l'avventura umana e che appartiene a tutti, all'umanità. È un libro pieno di domande che l'uomo pone a Dio e viceversa. È quindi un dialogo.

Rilevanza socio-politica della fede

La teologia e la fede hanno una intrinseca rilevanza esistenziale e socio-politica. Il Vangelo tocca la persona e quindi anche la lealtà in tutte le sue dimensioni. Può trasformare dall'interno una società, ecco perché ha rilevanza socio-politica. Va infatti a toccare il cuore dell'uomo e da lì si trasforma la società. (Gesù fu infatti preso come rivoluzionario politico parte di un partito pur non avendo mai fatto politico).

Società di oggi e l'uomo contemporaneo

  • Jorg Splett: Filosofo tedesco che si occupa dell'antropologia teologica e filosofica, della questione dell’uomo, chi è l’uomo. L’obiettivo del processo di apprendimento: l’umanità.
  • L'uomo è già uomo (siamo nati come uomini) ma uomini veri, autentici cioè umani lo stiamo diventando (e basta poco per constatarlo). Solo l’uomo può essere disumano, bestiale. L’animale non può essere disanimale (non esiste neanche il termine. L’animale sa già cosa fare) mentre l’uomo invece ha la libertà, che gli dà la possibilità di essere disumano.
  • Esempio ambito ospedaliero: se il medico è competente ma non umano la situazione si fa difficile.

Basta poco per accorgerci che c’è un processo di umanizzazione in atto, che coinvolge tutti. L’uomo sta diventando umano.

Possiamo dire che l’uomo ha ricevuto un dono, quello di essere uomo. Ma allo stesso tempo questo dono è anche un impegno. Nessuna persona ha scelto di nascere ma tutti possono scegliere di diventare uomini autentici, umani (da qui l’impegno).

  • Jeanne Hersch: Filosofa svizzera di origine polacca. È diventata la prima donna a essere titolare di una cattedra di filosofia sistematica in Svizzera. Ha dedicato molto allo studio dell’uomo, dell’umano.
  • Antologia mondiale della libertà: L’UNESCO le ha affidato la cura di una antologia sul diritto di essere uomo nel 1968, anniversario: 20 anni dalla dichiarazione universale dei diritti umani, per ricordare.
  • Antologia che raccoglie testi di tutto il mondo, testi che parlano di questo diritto di essere uomini che appartiene a ogni persona.

Sono testi raccolti dalle commissioni nazionali dell’UNESCO in cui troviamo di tutto: favole, poesie, testi religiosi, filosofici, culturali.

In quanto curatrice dell’antologia, si ritrova a leggere tutti questi testi provenienti da tutto il mondo e coglie una percezione di dignità, in ognuno di noi c’è qualcosa di inviolabile, di assoluto, che merita stima in quanto prezioso. E noi dobbiamo cercare di comprendere la sua origine.

Non si è semplicemente uomini (umani in quanto specie), si può solo sperare di diventare umani – processo di umanizzazione in atto.

Uomo in cammino

Homo viator: cammino che l’uomo sta facendo. Immagine dell’uomo in cammino.

L’uomo in cammino è un migrante, metafora che ci dice qualcosa dell’uomo in quanto uomo. L’uomo diventa sempre più quello che è chiamato a diventare uscendo da sé, mettendosi in cammino.

L’uomo non è mai contento delle sue conquiste, ha un continuo desiderio di andare oltre. Parlare di cammino significa anche parlare del senso di orientamento, della direzione. Anche se non sempre è così chiaro.

La direzione è quindi una questione fondamentale (problema solo dell’uomo e non dell’animale, che sa già). "Solo l’uomo non conosce la sua formula."

Sociologia dell'uomo post-moderno

L’uomo ha davanti a sé molte possibilità: grande vantaggio ma limite in quanto difficile scegliere, cogliere il senso unificante dei frammenti della vita. Infatti a proposito i sociologi parlano dell’uomo post-moderno come di un ‘io dissipato’, frammentato, con tante possibilità, che vive tante esperienze diverse ma spesso non ne coglie il senso, l’unità.

A proposito del senso: l’attuale crisi economico-finanziaria ha all’origine questa situazione dell’uomo, uomo che rischia di non sapere più quale è la sua identità, quale è il senso della vita, quale è il suo valore, ciò che veramente conta nella vita (cioè le relazioni). Ha all’origine questa crisi antropologica.

Papa Francesco

Anche lui mette in luce questo aspetto ascoltando gli economisti e ne parla. 55 Evangelii Gaudium: il problema è la negazione del primato umano. L'uomo mette al centro qualcosa d’altro e perde l’orientamento. L'uomo perde l’orientamento e viene ridotto a una delle sue dimensioni, ridotto a uno solo dei suoi bisogni: il consumo.

L’uomo non può mai essere definito una volta per tutte (dell’uomo si possono/devono dire tante cose ma non si può avere la pretesa di definirlo in quanto l’uomo è sempre qualcosa di più).

Bibbia

La Bibbia permette di non ridurre gli orizzonti all’interno dei quali collocare l’uomo. Vede l’uomo sempre in questi orizzonti ampi che non permettono mai di definirlo, di ridurre la dignità dell’uomo.

Dio come proiezione dell'uomo

Si può arrivare a dire che Dio è frutto di una proiezione dell’uomo. La questione riguarda l’immagine. L’immagine è vera o no? Ci troviamo di fronte a un Dio capovolto.

Quando apriamo il Nuovo Testamento incontriamo un Dio molto diverso da come lo possiamo immaginare. È un Dio che spiazza, che scombina gli orizzonti. Ma così facendo è anche un Dio che libera l’uomo dalle piccolezze.

La Bibbia, il percorso biblico ci avvicina a quello che è il Dio di Gesù, un Dio capovolto in una delle lettere del Nuovo Testamento (raccoglie i Vangeli e le lettere di Paolo che ha scritto ai cristiani nelle varie città e anche ai cristiani che si trovavano a Filippi, la lettera ai Filippesi).

In tante Bibbie troviamo qualche errore di traduzione. Tradurre non è semplice, a volte significa anche tradire un testo, si passa da una lingua all’altra anche da una mentalità all’altra.

In alcune versioni troviamo un’espressione poco chiara (l’originale è scritto in greco). Errore: in questo inno Paolo sintetizza la vita di Gesù attraverso la metafora del cammino dell’uscita dell’esodo. Dice: "Egli Cristo Gesù pur essendo nella condizione di Dio non ritenne un privilegio l’essere come Dio ma svuotò se stesso".

Usa il verbo svuotare. Vuol dire in altri termini che Gesù, il Figlio di Dio, si è spogliato di tutti i privilegi a cui avrebbe avuto diritto in quanto Dio. E questi privilegi lo avrebbero preservato da ogni forma di fragilità umana. E in questo modo, se non avesse rinunciato a questi privilegi, sarebbe stato un superuomo, uomo diverso da noi.

Ha invece la piena condivisione della fragilità umana. Per questo ha scelto di rinunciare alle prerogative che gli sarebbero dovute per essere Dio, senza rinunciare a essere Dio. Sbagliato.

Questo lo ha fatto nonostante fosse Dio, si è spogliato.

Nel testo greco non troviamo "pur": il testo greco fa intendere proprio perché è Dio (Dio pensa diversamente dall’uomo, Dio è diverso da come l’uomo può immaginarselo).

Emerge un Dio capovolto perché si è spogliato, si è fatto servo dell’uomo.

Attraverso la storia di Gesù

Attraverso la storia di Gesù, quello che ha detto e fatto veniamo a conoscere qualcosa del Dio stesso. Emerge come Dio, il Dio di Gesù non è impassibile ma si commuove di fronte all’uomo. Si muove e si commuove così come si muovono le viscere di una madre di fronte a un figlio malato o drogato.

Non c’è termine di cui si è più abusato come il termine Dio. Tante volte viene stravolto, usato per giustificare degli atteggiamenti disumani. Spesso in nome di Dio si sono fatte delle guerre, si sono difese condizioni di vita ingiuste, si è lottato contro riconoscimenti della scienza, si sono anche violate la dignità e la libertà dell’uomo.

Chi è Dio?

"Perché il male e la sofferenza?" Questa situazione che l’uomo incontra fa sorgere la domanda "Chi è Dio?" Dio è affidabile oppure no? Questa domanda ci porta verso il libro di Giobbe, libro che ha il coraggio di porre questa domanda.

Giobbe è un vero e proprio ribelle. Questo testo fa parte della letteratura sapienziale. I testi sapienziali mirano non tanto a raccontare una storia avvenuta ma a insegnare il giusto, la sapienza. La letteratura non parte dall’alto, da Dio per dire dell’uomo, ma parte dall’esperienza concreta dell’uomo e da lì riflette. Il racconto di Giobbe è quasi un testo teatrale. È un testo complesso, questione complessa anche.

Troviamo la domanda aperta. Alla fine Dio risponde ma senza rispondere. Il merito di questo libro è quello di aver avuto il coraggio di affrontare una delle contraddizioni più forti dell’uomo. La sofferenza e la morte sono realtà talmente mostruose da essere inadeguate.

Giobbe rappresenta l’uomo in generale, uomo che ha coraggio di porsi delle domande. Coraggio perché a volte c’è la paura di non trovare la risposta o di trovarne una che scombina le certezze.

Tra i vari tentativi di risposta alla sofferenza del male c’era una teoria che all’epoca era di moda: teoria della retribuzione rappresentata dagli amici di Giobbe. Giobbe viene privato da tutto quello che ha, all’inizio viene presentato come una persona benestante.

Satana è un ministro di Dio che ha il compito di cercare il pelo nell’uovo. Satana chiede a Dio di poter mettere alla prova Giobbe togliendogli tutto. Giobbe continua ad essere giusto. Satana chiede allora di colpirlo nella carne. Giobbe si ammala.

Teoria della retribuzione

  • Arrivano gli amici e la teoria della retribuzione: se una persona soffre è perché ha peccato, non è giusta e ha commesso qualcosa di male. I conti devono tornare.
  • Il libro di Giobbe smonta questa teoria. Davanti alla sofferenza di Giobbe, gli amici non cercano di capire cosa sta succedendo ma rimangono fermi alle loro risposte.
  • Il libro di Giobbe è attuale e moderno. Arriva a formulare la questione in modo secco: o Dio è un Dio cattivo o è un Dio diverso. Giobbe è un giusto eppure soffre.

Riguardo al male, i popoli circostanti avevano costruito delle cosmogonie dualistiche: loro la questione del male la risolvevano come: significa che c’è un dio responsabile del bene e uno responsabile del male.

Israele non cede alla tentazione di costruire delle cosmogonie del genere perché fa l’esperienza dell’esodo che è esperienza di rinascita.

Giobbe è malato e questa sua malattia lo fa riflettere sulla vita. In tutto questo lui è il portavoce dell’uomo universale. C’è un tratto che lo distanzia dalle altre riflessioni, parla della sua sofferenza, si sfoga ma lo fa sempre verso Dio, in dialogo con lui. Il suo sfogo si conclude con una preghiera: "ricordati".

Dialogo tra Giobbe e gli amici

Arrivano tre amici da Giobbe "per consolarlo". Stanno con lui 7 giorni (permanenza tipica di un lutto). Gli amici non dialogano con Giobbe ma parlano soltanto, perché non si lasciano interpellare dalla situazione di Giobbe. Non si mettono in ascolto della sofferenza di Giobbe quindi è un dialogo unilaterale.

Ci troviamo di fronte a un "dialogo" tra sordi. Gli amici dopo aver preso atto della sofferenza di Giobbe, che cerca il senso di quello che sta succedendo, rispondono con la teoria della retribuzione. Questa teoria segue la logica di una giustizia umana, secondo la mentalità umana. Se sei cattivo stai male mentre se sei buono stai bene. È una facile soluzione di tipo retributivo.

Questa teoria in realtà tranquillizza perché pone una realtà controllabile. Ma in realtà questo modo di giudicare nasconde una immagine terribile di Dio: emerge un’immagine di un Dio che risponde al male con il male, alla violenza con la violenza e al bene con il bene.

La tranquillità di questa teoria teologica è messa in dubbio dalla situazione concreta di Giobbe. Si tratta di ripensarla, di iniziare da capo a ripensare alla questione della sofferenza. Ma tutto questo è inquietante in quanto crollano per gli amici le certezze, con il pericolo di perdere la fede.

Temendo appunto di non trovare un'altra soluzione, gli amici non si lasciano mettere in questione ma fanno di tutto per far rientrare la situazione di Giobbe nel loro modo di interpretare la realtà, nei loro schemi preconfezionati.

Per gli amici i conti devono tornare ma con Giobbe i conti sembrano non tornare più. Gli amici non si lasciano interpellare, rimangono chiusi alla novità di Dio. Hanno paura di perdere il controllo, la fede sulla realtà. La loro religiosità nasconde una fede debole, un rapporto con un Dio fragile. Legati a un Dio costruito da loro stessi. Temono che se si sposta qualcosa crolla tutto.

La loro non è una vera ricerca della verità perché non hanno il coraggio di farsi mettere in questione. Ecco anche perché il loro dialogo con Giobbe non è vero, perché non sono disposti a entrare con Giobbe in crisi e attendere con lui la risposta.

Amici di Giobbe

  • Questo amico da un lato sembra prendersi cura di Giobbe ma in realtà è indifferente.
  • Giobbe che si ribella in realtà è il vero credente. Colui che sembra essere un "bestemmiatore" è un vero credente, mentre chi si reputa magari vero credente non lo è. Giobbe crede che Dio è buono e quindi lo sfida.
  • Poi arriva il secondo amico.
  • Nell’ultimo ciclo manca l’intervento del terzo amico. La mancanza è però voluta, è un artificio letterario. Significa che i cicli non finiscono mai perché è un parlare senza ascoltare veramente l’altro, i cicli possono andare quindi avanti all’infinito senza che qualcosa cambi.

Se si affrontano i problemi della sofferenza senza ascoltare la sofferenza il parlare è un parlare vuoto, infatti il terzo amico non parla.

Giobbe si ribella all’immagine che emerge dalla parola degli amici, perché ha una fiducia incrollabile dell’uomo, non può essere che Dio corrisponda all’immagine che esce dalla teoria della retribuzione. Giobbe sfida purché emerga il vero Dio. Non cerca tanto una soluzione razionale alla questione del male ma vuole conoscere più profondamente chi è Dio. Ha il coraggio di porre questa domanda fino in fondo.

Si arriva alla notte oscura di Giobbe e dice: Giobbe 30,20-26 (preghiera ancora prigioniera della stessa concezione di Dio che hanno gli amici): si è sempre comportato bene eppure perché sta soffrendo. In realtà anche lui cade un po’ nella teoria degli amici, anche lui cerca il colpevole.

In un primo momento sembra quasi incolpare Dio anche se non crede a un Dio così. Giobbe accusa Dio ma perché Dio venga alla luce: ci troviamo di fronte al RIB (all’epoca per risolvere le questioni legali c’era il RIB e il MISHPAT, accusa del colpevole in vista della condanna). RIB era l’accusa del colpevole ma non in vista della condanna ma in vista della riconciliazione.

Accuso l’altro non perché voglio che sconti la giusta pena ma perché possiamo riconciliarci. È necessario che l’altro riconosca la sua colpa.

Dialogo finale tra Giobbe e Dio

Il culmine è il dialogo finale tra Giobbe e Dio. Dopo averlo ascoltato, Dio interviene: Dio fino a qui è stato in silenzio ascoltando veramente. La risposta di Dio consiste in tante domande. Dio interviene prendendo Giobbe per mano e portandolo in giro per il cielo e lo pone di fronte alla bellezza e grandezza del creato.

Dio mette Giobbe danti ai misteri del creato, facendo il RIB a Giobbe, facendogli capire che l’uomo è davanti a dei misteri che non si possono capire. Giobbe ora è costretto ad ammettere che è il suo mondo ma lui in realtà non lo capisce fino in fondo. Ci sono dei misteri dove ci si deve fermare. Quindi anche di fronte al mistero della vita, legato alla libertà dell’uomo, si deve fermare.

Non potrà mai comprendere fino in fondo perché la libertà è imprevedibile e spacca tutto. Nessuna teoria può contenere la libertà dell’uomo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescaaciamba di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Varsalona Agnese.
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