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Dio è affidabile oppure no?

Questa domanda ci porta verso IL LIBRO DI GIOBBE libro che ha il coraggio di porre questa

domanda.

GIOBBE è un vero e proprio ribelle.

Questo testo fa parte della letteratura sapienziale. I testi sapienziali mirano non tanto a

ricontarne una storia avvenuta ma a insegnare il giusto, la sapienza.

La letteratura non parte dall’alto, da dio per dire dell’uomo, ma parte dall’esperienza

concreta dell’uomo e da li riflette. Il racconto di Giobbe è quasi un testo teatrale. È un testo

complesso, questione complessa anche.

Troviamo la domanda aperta. Alla fine dio risponde ma senza rispondere. Il merito di questo

libro è quello di aver avuto il coraggio di affrontare una delle contraddizioni più forti

dell’uomo

La sofferenza e la morte sono realtà talmente mostruose da essere inadeguate

-Gobbe rappresenta l’uomo in generale, uomo che ha coraggio di porsi delle domande.

Coraggio perché a volte c’è la paura di non trovare la risposta o di trovarne una che

scombina le certezze.

Tra i vari tentativi di risposta alla sofferenza del male c’era una teoria che all’epoca era di

moda: teoria della retribuzione rappresentata dagli amici di Giobbe

Giobbe viene privato da tutto quello che ha, all’inizio viene presentato come una persona

benestante. SATAN è un ministro di dio che ha il compito di cercare il pelo nell’uovo. Satan

chiede a dio di poter mettere alla prova Giacobbe togliendogli tutto.

Giobbe continua ad essere giusto. Santan chiede allora di colpirlo nella carne

Giobbe si ammala.

Arrivano gli amici e la teoria della retribuzione: se una persona soffre è perché ha

peccato, non è giusta e ha commesso qualcosa di male. I conti devono tornare.

Il libro di Giobbe smonta questa teoria. Davanti alla sofferenza di Giobbe gli amici non

cercano di capire cosa sta succedendo ma rimangono fermi alle loro risposte.

Il libro di Giobbe è attuale e moderno. Arriva a formulare la questione in modo

secco: o dio è un dio cattivo o è un dio diverso.

Giobbe è un giusto eppure soffre

Riguardo al male i popoli circostanti avevano costruito delle cosmogonie dualistiche : loro la questione del male

la risolvevano come: significa che c’è un dio responsabile del bene e uno responsabile del male

Israele non cede alla tentazione di costruire delle cosmogonie del genere perché fa l’esperienza dell’esodo che è

esperienza di rinascita.

Giobbe è malato e questa sua malattia lo fa riflettere sulla vita. In tutto questo lui è il

portavoce dell’uomo universale.

C’è un tratto che lo distanzia dalle altre riflessioni, parla della sua sofferenza, si sfoga ma lo

fa sempre verso dio, in dialogo con lui. --> Il suo sfogo di conclude con una preghiera

‘ricordati’

Arrivano tre amici da Giobbe ‘per consolarlo ’. Stanno con lui 7 giorni (permanenza

tipica di un lutto)

Gli amici non dialogano con Giobbe ma parlano soltanto, perché non si lasciano interpellare

dalla situazione di Giobbe. Non si mettono in ascolto della sofferenza di Giobbe quindi

dialogo unilaterale.

Ci troviamo di fronte a un ‘dialogo’ tra sordi. Gli amici dopo aver preso atto della sofferenza

di Giobbe che cerca il senso di quello che sta succedendo rispondono con la teoria della

retribuzione.

Questa teoria segue la logica di una giustizia umana, secondo la mentalità umana. Se sei

cattivo stai male mentre se sei buono stai bene È una facile soluzione di tipo retributivo.

Questa teoria in realtà tranquillizza perché pone una realtà controllabile. Ma in realtà questo

modo di giudicare nasconde una immagine terribile di dio: emerge una immagine di un dio

che risponde al male con il male, alla violenza con la violenza e al bene con il bene.

La tranquillità di questa teoria teologica è messa in dubbio dalla situazione concreta di

giobbe.

Si tratta di ripensarla, di iniziare da capo a ripensare alla questione della sofferenza. Ma

tutto questo è inquietante in quanto crollano per gli amici le certezza, col pericolo di perdere

la fede.

Temendo appunto di non trovare una altra soluzione, gli amici, non si lasciano mettere in

questione ma fanno di tutto per far rientrare la situazione di Giobbe nel loro modo di

interpretare la realtà, nei loro schemi preconfezionati.

Per gli amici i conti devono tornare ma con Giobbe i conti sembrano non tornare

più.

Gli amici non si lasciano interpellare, rimangono chiusi alla novità di dio. Hanno paura di

perdere il controllo, la fede sulla realtà.

La loro religiosità nasconda una fede debole, un rapporto con un dio fragile. Legati a un dio

costruito da loro stessi. Temono che se si sposta qualcosa crolla tutto

La loro non è una vera ricerca della verità perché non hanno il coraggio di farsi mettere in

questione

Ecco anche perché il loro dialogo con Giobbe non è vero, perche non sono disposti ad

entrare con Giobbe in crisi e attendere con lui la risposta.

1. Questo amico da un lato sembra prendersi cura di Giobbe ma in realtà è indifferente

 Giobbe che si ribella in realtà è il vero credente

Colui che sembra essere un ‘bestemmiatore’ è un vero credente, mentre chi si reputa

magari vero credente non lo è. Giobbe crede che dio è buono e quindi lo sfida

2. Poi arriva il secondo amico:

3. nell’ultimo ciclo manca l’intervento del terzo amico. La mancanza è però voluta è un

artificio letterario

significa che i cicli non finiscono mai perché è un parlare senza ascoltare veramente l’altro, i

cicli possono andare quindi avanti all’infinito senza che qualcosa cambi.

se si affrontano i problemi della sofferenza senza ascoltare la sofferenza il parlare è un

parlare vuoto

infatti il terzo amico non parla

Giobbe si ribella all’immagine che emerge dalla parola di amici, perché ha una

fiducia incrollabile dell’uomo, non può essere che dio corrisponda all’immagine

che esce dalla teoria della retribuzione

Giobbe sfida purché emerga il vero dio

non cerca tanto un soluzione razionale alla questione del male ma vuole

conoscere più profondamente chi è dio. ha il coraggio di porre questa domanda

fino in fondo

si arriva alla notte oscura di Giobbe e dice: Giobbe 30,20-26 (preghiera ancora prigioniera

della stessa concezione di dio che hanno gli amici): si è sempre comportato bene eppure

perché sto soffrendo. In realtà anche lui cade un po’ nella teoria degli amici, anche lui cerca

il colpevole.

- In un primo momento sembra quasi incolpare dio anche se non crede a un dio così

Giobbe accusa dio ma perché dio venga alla luce: ci troviamo di fronte al RIB (all’epoca per

risolvere le questioni legali c’èra il rip e il mispat (accusa del colpevole in vista della

condanna)

RIB era l’accusa del colpevole ma non in vista della condanna ma in vista della

riconciliazione.

Accuso l’altro non perché voglio che sconti la giusta pena ma perché possiamo riconciliarci.

È necessario che l’altro riconosca la sua colpa.

Il culmine è il dialogo finale tra Giobbe e dio. Dopo averlo ascoltato dio interviene: dio

fino a qui è stato in silenzio ascoltando veramente.

La risposta di dio consiste in tante domande. Dio interviene prendendo Giobbe per mano e

portandolo in giro per il cielo e lo pone di fronte alla bellezza e grandezza del creato.

Dio mette Giobbe danti ai misteri del creato, facendo il RIB a Giobbe, facendogli capire che

l’uomo è davanti a dei misteri che non si possono capire.

Giobbe ora è costretto ad ammettere che è il suo mondo ma lui in realtà non lo capisce fino

in fondo. Ci sono dei misteri dove ci si deve fermare.

Quindi anche di fronte al mistero della vita, legato alla libertà dell’uomo si deve fermare.

Non potrà mai comprendere fino in fondo perché la libertà è imprevedibile e spacca tutto.

Nessuna teoria può contenere la libertà dell’uomo.

15 marzo 2018

GIOBBE

La vera fede non mette in stand-by la ragione.

Giobbe non distrugge dio ma una religione falsa, una immagine di dio distorta

Gli amici non vanno al cuore del problema, del dolore di Giobbe perché vogliono rimanere

tranquilli nella loro ‘religiosità’, nella teoria della retribuzione dove i conti tornano, dove è

possibile controllare la realtà.

Gli amici posseggono troppo la realtà per non correre il rischio di cercarla ancora la loro è

una religiosità falsa

L’incontro tra Giobbe e dio è il culmine della storia.

Dopo aver lungamente ascoltato Giobbe entra in scena Dio (dio ha ascoltato veramente

giobbe a differenza degli amici)

Prima era Giobbe che faceva il RIB a dio, ora invece è dio. Dio gli pone le domande, anche in

vista di una riconciliazione.

Gli conferma che dio è buono, che lui è buono, è colui che ha creato tutto quello che vede

Giobbe è costretto quindi ad ammettere che il suo mondo lui in realtà non lo

conosce/capisce fino in fondo. Ci sono dei misteri del creato davanti ai quali deve fermarsi.

Possiamo dire che l’uomo può pure capire come fanno le stelle a muoversi ma la vita

dell’uomo non la si può mai capire fino in fondo perché c’è la libertà che spacca tutto.

Giobbe si accorge di questa grandezza, che la vita è un mistero.

Giobbe non è uno sconfitto, Dio non vince Giobbe, ma torna ad essere

‘benedetto’, ritorna a vivere in una condizione di vita benedetta perché ora

conosce dio in un modo più profondo di prima (anche se non capisce tutto, non può. )

Accoglie che dio è dio e lui è creatura questa situazione lo fa rinascere

Giobbe nella sofferenza, vive questa sofferenza ma con la certezza che dio è buono.

La sofferenza non ha una spiegazione, ma quando la si accoglie avendo fiducia che dio è

buono e non colpevole, allora l’uomo può fare una esperienza nuova e può conoscere se

stesso e dio in profondità.

Alla fine del libro è chiaro che il colpevole non è dio e neanche Giobbe.

Questo libro spalanca dunque le porte sul nuovo testamento. Questo libro pone la domanda,

la mette lì davanti all’uomo.

Il nuovo testamento è il compimento dell’antico, che esprime il desiderio di pienezza

dell’uomo.

IL LIBRO DI GIOBBE DICE: Il male rimane un mistero inspiegabile, non ha una spiegazione

logica razionale però il nuovo testamento ci dirà che il male ha un fine, perché dio è dio

della vita che ha sconfitto la morte.

LA BIBBIA

Composta da vari libri diversi. Diviso in antico e nuovo testamento

Antico testamento

Nuovo testamento

21 marzo

GE- HEIM- NIS = mistero.

Ci aiuta a comprendere la realtà misteriosa dalla quale siamo esclusi, che fino a quando non

la capiamo fino in fondo ci spaventerà.

Termine composto da ‘heim’ che significa casa, casa come luogo in cui ci si sente accolto

Esperienza che fanno i migranti, costretti a lasciare la casa.

Heim è riferito a dio, alla vita. Dove ci si trova accolti il mistero è più grande di ciò che

qualsiasi uomo possa comprendere.

Parlando della creazione si può usare una immagine. Dio creando l’uomo non ha creato

una casa, ma lo ha creato accogliendolo a casa sua, rendendolo partecipe della sua vita

Non è che dio crea l’uomo e poi lo fa andare. La creazione si intende come CREATIO

CONTINUA per dire che questa creazione continua, dio ha sempre cura dell’uomo

Dio vive questa relazione, che lo sappia o no. È una relazione della quale l’uomo non è

consapevole (abbraccia l’uomo ma non può essere abbracciata dall’uomo).

Illustriamo questo dinamismo con un RACCONTO DUE GEMELLI NEL GREMBO DELLA

MADRE

‘DUE FRATELINI’ titolo

Questa immagine aiuta a comprendere il mistero

BIBBA testo ordinario comune letterario e straorinario con caratteristiche particolari

Il testo LIBRO DI GIOBBE ci ha dato l’occasione di vedere la bibbia come capolavoro letterario. È una

esperienza umana che si esprime in pensieri poesia ed emozione.

In questo testo il vero e il bello si intrecciano. Il testo è universale, non solo patrimonio dei credenti

ma che appartiene all’umanità.

Ogni uomo ha diritto di leggere/confrontarsi di questo testo in quanto parla dell’avventura dell’uomo.

Parla di un uomo immerso in una vita che gli pare contraddittoria

LIBRO DI GIOBBE ha il coraggio di porre la domanda della sofferenza e del giusto

Il libro si conclude senza concludersi.

Si chiude in senso esperienziale. Ne dio ne Giobbe sono colpevoli della sofferenza. La domanda

rimane aperta. L’antico testamento ha il coraggio di non rispondere e lasciare in piedi la domanda

Con RISPOSTA possiamo intendere quello che chiamiamo salvezza

Come dio risponde nel nuovo testamento

Per questo è necessario affrontare il cuore del cristianesimo: la passione di Gesù

interessa perché?

La passione di Gesù interroga ancora oggi l’uomo credente e no. Pensiamo per esempio alla

processione del venerdì santo. Non è solo il fatto di fare memoria dell’anniversario della

morte di una persona cara/importante. Ma in qualche modo intuiamo che quello di Gesù è

un dolore umano e allo stesso tempo un dolore diverso: : sfocia nella risurrezione (non

significa parlare di una morte provvisoria, anzi ha un motivo).

RM 5,8 parlare di peccato significa

“morto per la nostra salvezza” “ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che,

mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” Rm 5,8 [offesa che l’uomo fa a sé

stesso senza realizzarsi come uomo, questo è peccato]

1COR 15,3-5 

Eventi che riguardano tutti gli uomini dunque questo evento obbliga a tenere l’orizzonte

aperto su tutta l’umanità.

Come comprendere questo ‘per noi uomini e per la nostra salvezza’

Queste espressioni significano a causa nostra? Oppure significa che gessi è morto al posto

nostro come sostituzione da parte dell’innocente di un colpevole? Oppure del pagamento di

un riscatto?

NO

Gesù non muore per placare l’ira del padre (ci voleva il sangue del figlio) VISIONE ERRATA

perché qui c’è una immagine di dio che non è il dio di Gesù . è facile fraintendere il vero

volto di dio

Dietro a questi versetti non c’è un dio che ha voluto la sofferenza del figlio.

Questa salvezza, risposta liberazione va intesa: innanzitutto dire che la salvezza è il perdono

dei peccati è qualcosa di grande ma poco

Bisogna dire che la salvezza è la possibilità dell’uomo di vivere una vita riuscita,

umana. L’uomo viene riabilitato a vivere secondo la verità profonda

Questo avviene grazie alla partecipazione della stessa vita di dio

-Nel vangelo di Giovanni si legge GV 10,10

Per arrivare a questo Gesù deve affrontare il peccato, ciò che ostacola

- Qui MT 1,21 in termini di liberazione dell’uomo da tutto quello che blocca una vita riuscita

Dunque parlare della passione morte di Gesù non significa sorvolare il peccato,

ma prenderlo sul serio senza però metterlo al centro. Al centro c’è infatti la vita

Si ma perché questa salvezza si realizza con la morte di Gesù?

Per comprendere abbiamo i racconti della passione che troviamo nei vangeli

La via è quella di riflettere sulla vicenda concreta di Gesù. Riflettere sui suoi gesti parole,

questa è la strada per capire il senso di una morte ‘per noi uomini e per la nostra salvezza’.

Particolare: il fatto che Gesù di fronte alle false accuse mosse dalla autorità religiose e civili,

non si difende ma sta in silenzio (falsamente accusato ma non si difende)

Perché non lo fa?

VANGELO DI MARCO E MATTEO E GIOVANNI,

 il VANGELO DI MARCO CAPITOLO 14 VERSETTO 6

 MATTEO 26,57-63

Matteo dice: non cercare una falsa accusa, testimonianza contro Gesù per metterlo a morte

Si trovano due le cui testimonianze concordano. La testimonianza riguarda il tempio di dio

(Gesù non ha mai detto, ha detto cose simili)

 MATTEO 27, 12-14

Questo particolare irrita. Il proprio senso di giustizia si ribella

Gesù rinuncia a difendersi. Questo può avere diversi significati: perché non ne ha

più la forza, sfinito ma questo non è il caso di gesù

Oppure perché considerato uno sforzo inutile, scoraggiato ma non è il caso di Gesù

Chi si desidera superiore e non vuole abbassarsi a discutere ma non è il caso di Gesù

NOI ABBIAMO TRE MOTIVI:

1. Silenzio paragonabile al silenzio di chi conserva la propria dignità della umiliazione. Di

chi è consapevole nella insincerità dei giudici. Inutile difendersi se la condanna è già

decisa. Gesù non si difende ma pone la fiducia nel signore. Questo silenzio trova

riferimenti nell’antico testamento LIBRO DI ISAIA 53 7 ‘maltrattato accettò

umiliazione e non aprì bocca’

Anche la vicenda di GIOBBE

Riferimento alla figura del Giusto sofferente

2. VALGELO DI GIOVANNI cap 19

Gesù non risponde, aveva risposto a una domanda poco prima al cap 18

3. Legata al contesto giudiziario al tempo di Gesù

due modelli per ristabilire la giustizia tra gli uomini:

il MISPAP il vero e proprio giudizio. Modalità che conosciamo anche noi. Colui che subisce

ingiustizia si rivolge al giudice accusando. La giustizia viene fatta tramite la condanna del

colpevole. Imposta pena da scontare.

Se l’accusa era falsa : DT 19, 18-19

Modalità secondaria rispetto al RIB che è una lite giudiziaria. Colui che subisce ingiustizia

non si rivolge al giudice ma direttamente al colpevole e lo accusa. La finalità di questa

accusa non è la condanna ma la riconciliazione cioè il ricucimento della relazione con l’altro.

RIB si basa su un perdono già concesso. Desidero che ‘altro si renda conto di quello che ha

fatto anche se io l’ho già perdonato

Esempi RIP: 1° libro di Samuele dove di racconta la vicenda di re Davide 1sam 26

Mt 18,15-17

La bibbia si serve spesso del modello del RIB

Is 1,18 RIP

Gesù è l’apice del RIB di dio. È il RIB di dio in persona cioè l’accusa che è già perdono

Nella storia di Gesù, nella passione Gesù è arrestato e coinvolto in un processo. Lui che in

persona è il RIP di dio

Le due modalità si incrociano, lui il rip in persona viene coinvolto nel mispat

L’unico modo che Gesù avrebbe per rispondere e difendersi sarebbe quello di rispondere e

proclamando la sua innocenza. Accusando gli altri di falsa

Per non venire condannato alla morte in croce.

Ma in questa situazione la sua accusa non sarebbe più quella del RIB, che mira alla

riconciliazione a sarebbe quella che mira alla condanna. Se si difendesse non sarebbe più

RIP ma in questo contesto accusando i falsi accusatori mirerebbe alla condanna di questi.

CROCIFISSIONE = Pena prevista per i falsi accusatori: quella che avrebbe dovuto subire che

falsamente accusato

Gesù tace per far vivere coloro che lo stavano accusando

QUESTO SILENZIO HA LO SPESSORE DI DARE LA PROPRIA VITA ADDIRITTURA AL

NEMICO

Silenzio che capovolge la situazione, la trasforma. Gesù non è più un uomo che viene ucciso

dagli altri ma uno che decide di dare la vita per gli altri

Il suo silenzio rivela il senso di ciò che sta avendo. Gesù rischia non difendendosi la morte, e

di non essere compreso, di essere debole.

Tace perché decide di dare la sua via per amore degli uomini

Le conseguenze sono grandi: se Gesù non è più uomo ucciso dagli altri significa che non ci

sono più gli uccisori. È come se Gesù prendesse e annullasse la colpa dalle loro mani

In quel momento si realizza …

Immagine COL 2,13-15

 o della propria propria innocenza che diviene

Il contesto colpevolezza accusando gli altri salvezza e

giudiziario

al tempo di non cambia di falsa rivelazione di chi è

Gesù. niente. testimonianza. Dio veramente e

Pietro Bovati, rib si basa su Non sarebbe più chi è l’uomo per

Il

biblista, 2 un’offerta di Dio.

un perdono già

modelli per perdono ma (=onnipotenza

concesso.

ristabilire la mirerebbe alla dell’amore che si

Es. Samuele

giustizia tra gli condanna. dona fino in

vicenda Re

uomini: I falsi accusatori fondo).

Davide:

1.mispat= il avrebbero Crocifissione-

perseguitato da

vero e proprio perseguito la risurrezione.

Saul (è geloso di

giudizio, colui morte in croce.

lui, aveva

che ha subito Tace per far vivere Il crocifisso e il

sconfitto i Filistei e

un’ingiustizia coloro che lo risorto sono la

ucciso Golia), Rib:

si rivolge a un stavano umiliando medesima

Es. matteo 18, 15-

giudice, e maltrattando. persona. La croce

17: se tuo fratello

successiva Il silenzio ha un è la novità del

commette una

condanna la certo spessore: volto di Dio e la

colpa, và ed

colpevole con dare la propria risurrezione dice

ammoniscilo.

pena da vita affinché che Dio in quella

scontare. Se l’altro possa novità si è

Ripetuto

l’accusa era vivere anche se è pienamente

intervento di Dio

falsa valeva “I il nemico. riconosciuto.

nella storia presso

giudici Decide di dare la croce+risurrezio

il popolo che è

indagheranno vita per amore

infedele. Si ne= bella notizia.

con diligenza degli uomini. È lui

desidera arrivare Non solo vittoria

e, se quel che si offre per gli

a una della vita sulla

testimone altri.

riconciliazione. morte ma una vita

Nella bibbia è Vero senso: rischia

Alla base un come quella di

la modalità non solo la morte

perdono già Gesù che vince la

secondaria in croce ma anche

concesso, morte.

2.rib= lite di morire senza

desiderio che Bruno Maggioni

giudiziaria, essere compreso.

l’altro possa dice “risorge lo

non si rivolge Essere

rinascere. stile di vita di

al giudice ma considerato un

è la Gesù”.

Gesù

direttamente debole e un fallito La debolezza è

manifestazione

al colpevole che non riesce a tanto forte da

piena di questa

accusandolo, difendersi. vincere il male.

offerta di perdono

finalità: Alexamenos prega

da parte di Dio. È

riconciliazione, il suo dio”

il rib di Dio in

il ricucimento la colpa

prende

persona, cioè

della relazione dalle loro mani e

l’accusa che è già

con l’altra con l’annulla.

perdono.

riconosciment Amore che dà la

o della colpa vita a coloro che

Mispat: processo

che non lo stanno per

falso, la condanna

danneggia uccidere.

era già stata

solo sé stessi decisa.

ma anche Gesù ha capovolto

Unico modo di

l’altro. la situazione: da

difendersi:

Senza il odio in amore,

rispondere

riconosciment perdono. Morte

proclamando la

22 marzo 2018

La RESURREZIONE è l’apice della vita di Gesù. Si rivela lo stile di gesù, cioè lo

stile del dono

Ci troviamo di fronte a un dio che si sacrifica per l’uomo e non vuole che l’uomo si sacrifica

per lui capovolgimento

Dio è generazione di vita

La resurrezione va sempre vista con la crocifissione (se separiamo croce e resurrezione le

fraintendiamo)

La resurrezione dice la verità della croce: dio si è riconosciuto in quello stile e ciò che vince

la morte non è l’egoismo ma questo stile che ha vissuto Gesù. Questo stile di vita risorge e

genera vita

Li dove le persone con coraggio percorrono le strade del dialogo si genera vita, li la

violenza perde la forza e c’è posto per qualcosa di nuovo

La PASQUA è la celebrazione dello stile di gesù, stile che genera vita

C.M. MARTINI

RM 12,21 ‘non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male

LA FORESTA DEI GIUSTI associazione nata per far memoria del bene che c’è. Di quelle persone che nei vari

periodi della storia si sono impegnai contro genocidi, umiliazione dignità umana.

Sono nati in Italia dei giardini con degli alberi a ricordare le persone

Far memoria serve a prevenire, è uno strumento potente

ALGANESH italo - eritrea che ha salvato persone andando in varie parti del mondo per tirare fuori persone in

condizioni disumane (lo fa in collaborazione con un mussulmano)

Ha ricevuto l’ambrogino d’oro nel 2013 qui a Milano

SOCRATE – GESU’

ci aiuta a fare un confronto con la vita di SOCRATE

Condannato a morte ingiustamente. Veniva accusato di ateismo (= di non credere agli dei

della città) e di deviare i giovani. Aveva discepoli tra cui PLATONE.

Differenza morte di SOCRATE e morte di GESU’

Platone. Fedone socrate muore sereno. I suoi discepoli hanno cercato di convincerlo a

fuggire ma lui ha rinunciato perché non voleva indurre i giovani a credere che quello che

aveva insegnato non fosse vero. Non voleva disobbedire alla legge. Uomo 100% coerente

Gesù muore in un modo totalmente diverso Ebrei 5,7-9

Gesù piange, socrate no

Gesù nell’orto degli ulivi di fronte alla passione suda anche sangue. Gesù era uomo e dio,

avrà avuto una sensibilità molto forte essendo lui la vita in persona.

L’uomo sereno (come ognuno vorrebbe), l’altro turbato (come l’uomo muore veramente)

Somiglianze:

ROMANO GUALDINO scrive un libro sulla morte di Socrate.

SOCRATE e gesù sono condannati a morte perché hanno infastidito …

La loro vita è stata segnata da questa onesta ricerca e trasmissione della verità

La loro morte è stata conseguenza della loro vita condotta in questo modo inevitabile

fine

La verità che hanno insegnato è la ragione della loro condanna

Nessuno dei due ha cercato di scappare alla loro condanno, rimanendo coerenti al loro

insegnamento

Differenze:

socrate muore con sereno, gesù invece nell’angoscia

socrate parla della morte della sua e di quella degli altri con sublime serenità. I discepoli di

socrate piangono ma lui no.

diverso è il tipo di morte dal punto di vista interiore: socrate muore avendo compito la sua

missione , ha raggiunto la certezza che l’anima dell’uomo non muore (questo scopre)

Gesù invece è di fronte a una vita spezzata, la sua missione è interrotta. (doveva liberale

Israele e invece è morto in croce)

diversa è anche la concezione della morte (modalità diverse): per socrate la morte è amica

dell’uomo perché lo libra dalla prigione del corpo. Per gesù la morte è nemica, non un

evento da accettare con serenità. È una prova che fa paura e non un dono. Gesù

angosciato.

11 aprile 2018

DIFFERENZA MORTE SOCRATE-GESU’

Mc 14,32-42

Scena diversa rispetto a quella del dipinto di socrate

Diverso è anche il tipo di morte. Socrate muore con la certezza di aver compiuto la propria

missione.

SOCRATE = Muore con pacatezza, sereno

Gesù invece muore e la sua morte sembra l’interruzione della sua missione.

Diversa è anche la concezione della morte stessa. Per Socrate la morte era amica

dell’uomo perché la morte è capace di liberare l’uomo dalla prigione del corpo

La concezione greca dell’uomo è dualistica: corpo e anima (parte superiore e involucro da cui ci si

deve liberare)

MORTE AMICA è come un dono che permette all’uomo di sciogliersi dal corpo

Mentre per gesù è nemica.

Per i greci l’uomo non era il suo corpo mentre per gli ebrei l’uomo è una totalità, l’uomo è il suo

corpo

Dunque la morte per Gesù è una prova, fa paura

La grandezza di Gesù non teme il turbamento di fronte alla morte, non teme che la sua

grandezza venga scalfita dalla paura provata di fronte alla morte. ‘ha sudato sangue’

Dunque per Gesù questo turbamento non era offuscamento della sua grandezza mentre

per l’ideale greco superare il turbamento e mostrarsi sereno era l’ideale di uomo (non

mostrare la paura per non far venir meno la propria grandezza)

Per Gesù invece è fondamentale non spezzare il rapporto con dio. Fedeltà

Il vangelo di marco ci da un particolare: ci troviamo di fronte a un particolare unico:

unico punto in cui marco ha lasciato ‘’ABBA’ termine aramaico volontariamente. (il testo è

scritto in greco, aramaico era la lingua di gesù)

Questo termine ha un grande spessore dice proprio il rapporto confidenziale con una

persona, in questo caso del figlio col padre Non una fiducia infantile però, ma una fiducia

da figlio.

Esprime fiducia e intimità col padre

Dio non ha desiderato la morte come in un certo senso ha fatto invece Socrate

(che quasi lo desiderava)

Gesù però neanche subisce la morte. L’ha colta, attraversata e vissuta con lo stile del

dono e dell’offerta

Avrebbe potuto difendersi dalle false accuse, ma non lo fa anche perché altrimenti i falsi

accusatori avrebbero dovuto subire la stessa morte che toccava a lui

 Gesù non subisce la morte ma la attraversa con amore. In croce questo amore trova

la massima espressione

Socrate ha raggiunto una certa libertà dalla morte grazie alla riflessione, ma tutto questo è

avvenuto pagando il prezzo di aver cambiato il senso alla morte

Da una certa interpretazione, cambiandone il senso per poterla affrontare che in realtà è

nemica e non amica.

Socrate per raggiungere questa libertà si è dovuto convincere che la morte è amica. Gesù

mantiene lo sguardo realistico ma allo stesso tempo trova la libertà di fronte alla morte, di

viverla nello stile della sua vita.

Gesù dal punto di vista della filosofia greca può essere criticato (esempio porfirio)

Socrate rappresenta l’ideale di morte di tutti. Gesù no eppure gesù è dio

Socrate è l’eroe ma è l’eccezione. Gesù muore veramente come si muore,

condividendo esperienza di ogni uomo (Gesù muore con un grido sulle labbra, un

gesù poco straordinario e spettacolare)

Il fatto incredibile è che comportarsi così di fronte alla morte è stato il figlio di dio. La

potenza di dio, del vero volto di dio che emerge in questa vicenda è la potenza non come

quella che si immagina l’uomo ma è la potenza dell’amore. Amore che sa condividere . La

strada della condivisione dice amore

Si parla di LO SPIRITO DI GESU’. In questa vicenda l’umanità viene rinnovata

Dio è affidabile?

Di fronte a questo dio possiamo dire che è un dio non lunatico come gli dei, è affidabile,

non vuole che l’uomo si sacrifichi per lui, che lo esalti

È un dio che serve l’uomo, che si sacrifica per lui. un dio diversa da come l’uomo si

immagina la divinità

IL DIO DI GESù è UN DIO CAPOVOLTO

La colpa è stata annullata, Gesù si offre

La pasqua ci pone un perdono già concesso

LINGUAGGIO DI GESU’

Una persona si rivela attraverso come affronta le situazioni limite e da come parla. Anche

per conoscere meglio l’identità di Gesù vale la pena occuparci del suo linguaggio

Il suo parlare è essenziale e spesso ironico. Gesù ha molte volte parlato in parabole

(prediletto questo modo di dialogare)

Le parabole esprimono la genialità di Gesù. Sono racconti inventati che avevano però la

I vangeli hanno conservato questi racconti di

capacità di far riflettere che lo ascoltava.

gesù.

Permetteva di rispondere liberamente, era un modo per proporre. Infatti molte parabole

finiscono con una domanda e non con una affermazione, sono un invito a riflettere (=

stima nella capacità di riflettere dell’uomo, uomo spronato a riflettere da dio). La fede

richiede una ragione forte.

Le parabole non sono una invenzione di gesù. Gli ebrei amavano dialogare con questi

paragoni (parabola = paragone, similitudine)

- Per esempio il libro di GIONA è tutta una parabola

- Nel secondi libro di Samuele 12, 1-15 la storia di Davide con Betsabea, la moglie di

uria

Il potere gli va alla testa. Un giorno si trova sul balcone e vede una bella donna e si invaghisce. Si

informa sulla identità e viene a sapere che è la moglie di uria, che scopre essere al fronte a

combattere

La mette incinta e il re Davide non sa più che fare. Per coprire la vicenda fa chiamare il marito e lo

fa andare a casa. Ma uria era fedele non va a dormire a casa in quanto vietato dalla legge

re Davide lo rimanda quindi al fronte e lo fa posizionare nel punto più pericoloso per mandarlo in

contro alla morte. Viene infatti ucciso è il re può così prendere la moglie

è abbagliato re. Gli viene raccontata una parabola: Davide riconosce il proprio peccato

la parabola è una storia di facile comprensione che non fa direttamente riferimento ma

che può essere paragonata alle vicende.

raccontare una storia verosimile che non subito sembra connessa alla situazione attuale,

lo si capisce dopo (fa parte del gioco)

Questo nell’antico testamento

Le parabole non si collocano alla periferia del vangelo ma si collocano nel cuore del

vangelo

Ci aiutano a comprendere come la pensava Gesù, quale era la sua immagine di dio e di

uomo, a comprendere i problemi del suo contesto, di quel tempo

Le parabole riescono a metterci in contatto con Gesù. Il fascino della parabile è anche dato

dalla loro attualità: racconti che d un lato vanno collocati nel contesto dell’epoca, ma in

realtà fanno emergere lo stupire e interrogare l’uomo di ogni tempo, quindi anche uomo

attuale

Hanno un linguaggio inadeguato: perché pur usando esempi di vita quotidiana,

comprensibili a tutti, comunque mirano ai indicare qualcosa che è oltre alla realtà.

Mirano a dire qualcosa riguardo Dio stesso.

Le parabole non esprimono prima di tutto una morale (insegnamento morale). Sono anche

questo. Ma la prima cosa che Gesù vuole esprimere è il volto nuovo di dio, chi è quindi dio

veramente

Perché la morale dipende dal volto che si ha di dio

Hanno un linguaggio aperto. Non impongono, spingono a riflettere

La comunicazione parabolica non avviene attraverso una lice che acceca ma attraverso un

lampo che mostra e cela. Si crea lo spazio nel quale l’uomo è libero di rispondere

Gesù intende stabilire un rapporto autentico con l’uomo, non vuole burattini ma uomini.

Per fare questo è necessario che l’uomo risponda liberamente.

Amore e amicizia non si possono imporre ma nascono dalla libertà lo stesso vale per il

rapporto con dio

Dio sprina l’uomo a riflettere

Altra caratteristica: occorre una intuizione globale vicina alla percezione artistica

per comprendere una parabola

Non occorre una deduzione scientifica ma quel colpo d’occhio tipico di chi osserva un

capolavoro artistico.

(per ora ci fermiamo a queste caratteristiche)

Il VANGELO DI LUCA riporta il maggior numero di parabole

LUCA era un medico.

Il suo vangelo ha un linguaggio curato, raffinato e bello. Chiamato anche VANGELO

DELLA MISERICORDIA in quanto medico e attento alle ‘ferite’

Queste ferite diventano ferito glie per cogliere la misericordia di dio

Questo è uno dei tre vangeli sinottici (con Marco e Matteo) = sinottici significa che

presentano grandi somiglianze, mentre quello di Giovanni si scosta, non li contraddice ma

si scosta.

Sinossi significa sguardo d’insieme

Vangeli scritti in tre colonne. Così si notano tutte le somiglianze (ispirati dal vangelo di

marco gli altri due hanno scritto il loro)

Luca 15, 1 32 PARABOLE DELLA MISERICORDIA

2016: papa indice giubileo della misericordia (leggendo un testo di Walter Kasper)

1. Parabola della pecora perduta

2. La moneta perduta e ritrovata

3. Il padre e i due figli (il figliol prodigo)

Queste tre parabole hanno una unità tematica. Unità data dall’aver perduto e poi trovato

un qualcosa

1. Al centro c’è la gioia di chi la ritrova e non tanto chi la perde

LA TERZA E’ LA PIU’ IMPORTANTE

Partiamo da un contesto: il contesto è dato dal fatto che pubblicani e peccatori si

avvicinano a Gesù ma farisei e scribi mormorano e non vedono bene questa cosa

pubblicani esattori delle tasse che lavoravano per i romani che occupavano territorio

palestinese. Facevano il gioco dei romani contro i propri connazionali. Non godevano di

grande stima, visti male, come peccatori, erano evitati

Peccatori chi si concede al male

Farisei gruppo religioso a cui apparteneva anche Paolo, erano osservatori della legge,

dei credenti che spesso però avevano un approccio legalistico ai comandamenti. Per loro

la legge andava osservata tale e quale (sgridano gesù perché guarisce una persona di

sabato, giorno di festa in cui era vietato lavorare)

Non vedono il senso della legge di liberare l’uomo, ma solo che la legge viene violata

Coloro che ostacolano gesù. Per loro osservare la legge li rendeva giusti

La loro sbagliata immagine di dio li portava anche a fare muri separatori

Scribi coloro che scrivevano varie interpretazioni delle la legge, erano autorità religiose

Queste autorità Gesù mormorano e criticano gesù perché sta in compagnia con pubblicani

e peccatori

Gesù ci mangia anche insieme, non solo li avvicina

Mangiare insieme significa condividere la propria vita, profonda comunione. Significava

per gli scribi contaminarsi col loro male e stile di vita. Era quindi per loro incomprensibile e

lo criticano

Mormorare = comportamento di chi non accogliere un cambiamento

Gesù di fronte a questo atteggiamento non li rimprovera ma racconta una parabola: (3)

Prima parte:

racconto di rara bellezza letteraria e densità teologica. È anche la più ricca e articolata.

Ogni particolare è importante, non c’è nulla di superfluo

al centro c’è sempre la figura del padre, nonostante la diversa angolazione

le due vicende (figlio minore e maggiore) si scontrano con l’originalità della paternità di

questo uomo. Il punto su cui insiste la parabola è il modo in cui il padre che rappresenta

dio si pone davanti ai figli che rappresentano il peccatore e il figlio.

in entrambi i casi si può notare un contrasto

padre rappresenta la paternità di dio. Padre che non cessa mai di amare il figlio ma

continua ad attenderlo nonostante tutto (nonostante il figlio abbia sperperato il

patrimonio, lo addolora il fatto che il figlio sia distante e che si trovi in difficoltà).

così quando decide di tornare il figlio, il padre gli corre in contro

nessun rimprovero ma solo commozione (compassione, qui si tocca la misericordia. Dio si

commuove)

non quindi un dio impassibile visto che si commuove e si muove. Questa è la misericordia

di dio

il padre non vuole sentire le parole del figlio, la gioia è troppo grande. Quello che importa è

che il figlio abbia capito e che sia tornato

il figlio deve capire che nulla è cambiato, che è ancora figlio e che la casa è rimasta sua.

L’eredita no andava mai chiesta perché significava sperare la morte del padre. Si sapeva

che la si spettava ma non si doveva mai chiedere

Per lui stare nella casa del padre è un peso, questo particolare rende la scena ancora più

tragica (figlio che parte perché non vuole più stare col padre)

Vicenda raccontata secondo la scema di un cammino, prima allontanamento e poi un

ritorno

Con la partenza da casa avviene una disumanizzazione, una degradazione

Il figlio minore si allontana da lui perché non lo conosce bene e infatti quando torna non ha

ancora compreso (pensa di chiedergli di trattarlo come un servo).

12 aprile 2018

Gli ebrei prediligono il discorso e l’insegnamento sotto forma di paragone. Sottoforma

quindi di parabole, perché l’uomo orientale apprezza l’enigma che incita la ricerca e la

curiosità.

Le parabole permettono di dire cose fondamentali senza imporre la propria visione

all’interlocutore, ma lasciandolo libero di pensare, si concludono infatti con una domanda.

Questo a dire che dio esige e rispetta la capacità di pensare degli uomini

PARABOLA DEL PADRE E DEI DUOI DUE FIGLI o DEL FIGLIO AL PRODIGO

Al centro, da qualsiasi angolazione la si guardi c’è sempre il padre

Immagine di Rembrant come ispirazione

La situazione vitale di questa parabola è data da farisei e scribi che mormorano perché

Gesù si avvicina e addirittura mangia con peccatori e pubblicani (segno di condivisione di

vita, e contaminarsi col male che ha commesso).

Per i farisei e scribi era possibile anche riaccogliere un peccatore, pubblicano ma solo dopo

che questa persona in qualche modo dava segnali di conversione. Solo nel momento in cui

la persona faceva passi concreti verso un cambiamento di vita era possibile riaccoglierlo

nella comunità religiosa.

Gessi agisce invece in modo diverso : È una accoglienza incondizionata quella di

Gesù

Gesù spacca gli schemi e anche in questa parabola cerca di far capire a farisei e scribi che

hanno un immagine di dio sbagliata. Loro infatti evitano il contatto con pubblicani e

peccatori perché pensavano che dio fosse felice

Gesù con questo comportamento rivela una immagine diversa di dio, Gesù abbatte i muri

- Parabola: siamo alla scena che riguarda il ritorno del figlio minore che chiede

l’eredità al padre

Gesto grave ma il padre di questa parabola accetta in silenzio la decisione. È pesante per

il padre veder partire il figlio non tanto per andare a lavorare lontano da casa, ma il figlio

emigra perché non si trova più bene nella casa del padre, in quanto lo avverte come figura

limitante e ingombrante

La parabola è costruita con un cammino di andata e di ritorno: il figlio se ne va e sperpera

tutto. In quel momento ripensa a casa e si accorge che li aveva tutto.

Ma l’immagine che ha ora del padre non è ancora l’immagine giusta

Infatti prima di tornare si prepara un discorso da fare al padre, chiedendo di essere

trattato come un servo (convinto che il padre non lo volesse riprendere più in casa come

figlio).

Viene invece spiazzata in quanto il padre gli va in contro e non vuole neanche ascoltare le

parole perché la gioia è troppo grande. Il padre gli fa rimettere i vestiti che indicavano la

figliolanza, a dire ‘guarda che non hai mai smesso di essere mio figlio ’. La commozione

del padre e la gioia sono enormi e il figlio viene sorpreso. Il padre organizza una festa

LA PARABOLA POTEVA CONCLUDERSI QUA MA CONTUINUA INSERENDO NEL

RACCONTO LA FIGURA DEL SECONDO FIGLIO

Il figlio maggiore non riesce a comprendere e gioire del comportamento del padre

Gesù ha abilmente messo in scena i mormoratori col personaggio del secondo fratello.

Come dire: farisei e scribi si credono credenti ma non conoscono veramente dio

Il figlio maggiore non riesce a vedere la situazione con gli occhi del padre

Ritiene la festa una ingiustizia, un torto fatto alla sua obbedienza e al suo lavoro. Il figlio

maggiore è invidioso (= indivedere significa vedere male). Si sente svantaggiato

Rappresenta colore che si sentivano giusti ma anche lui ha una immagine distorta del

padre. Anche lui infatti ha instaurato una relazione economica col padre (ho sempre fatto

tutto a differenza di mio fratello e ora mi devi dare quello che mi spetta).

Il fratello maggiore non parla mai di ‘mio fratello’ ma sempre di ‘tuo figlio’, si dissocia e

non lo riconosce

Il padre in realtà nutro lo stesso amore per entrambi i figli. Questo lo si vede nel suo

atteggiamento di andare in contro al figlio minore e cercando di fargli comprendere la

situazione

Il padre vorrebbe riunire i due fratelli tra loro, vorrebbe che scoprissero la sua vera

identità, la sua paternità per riconoscersi fratelli e appartenenti.

SOCIETA’ SENZA PADRE società di oggi

Con questa parabola gesù invita farisei e scribi a riflettere sulla situazione. Consegna loro

la parabola per farli riflettere.

È una distanza teologica che riguarda l’immagine di dio

Qui la situazione viene capovolta, colore che sembravano i peccatori sembrano quasi i

preferiti e vengono accolti come se non fossero mai stati lontani.

Viene messo in risalto il ritrovamento

MISERICORDIA è accoglienza incondizionata di dio che fa agli uomini dando fiducia e

stima in loro stessi.

LA PARABOLA DEL SAMARITANO (O DELLA MISERICORDIA)

LC 10, 25-37

La struttura è data da domande.

La parabola inizia con una domanda a gesù: maestro, che cosa devo fare per ereditare la

vita eterna?

Gesù fa poi una contro-domanda: cosa sta scritto nella legge? Come leggi?

Il dottore della legge dice allora: e chi e il mio prossimo?

Gesù a questo punto risponde con una parabola

Questa parabola fa entrare in scena 3 figure: i leviti e il sacerdote

LEVITI = a loro era affidato il culto nel tempo

SAMARITANI = erano malvisti, agli antipodi erano gli stranieri per eccellenza

Interessante è che in questa parabola un samaritano viene indicato come modello di

comportamento.

Questo uomo ferito scendeva da Gerusalemme a Gerico e tra queste due città c’è 100 mt

di dislivello e 30 km di distanza. È anche una strada molto pericolosa, è una strada di

deserto (deserto di giuda, ideale per imboscate)

Questo viandante viene assalito dai briganti (situazione molto attuale)

Passano un sacerdote e un levita ma non si fermano (un motivo può essere che il contatto

col sangue rende impuri e questi soggetti volevano mantenere la propria purezza)

Per Gesù è importante il culto ma non deve distrarre dall’attenzione nei confronti del

prossimo.

Arriva poi il samaritano che diventa di modello di comportamento: qui è il punto

principale della parabola

Per Gesù la bontà può arrivare da qualsiasi parte, non ci sono buoni e cattivi.

Il samaritano si ferma e spende tanto tempo con questo mal capitato. Qui il testo rallenta

il ritmo che prima era incalzante. Vengono descritti i gesti compiuti dal samaritano

(cambiamento di ritmo =attenzione, sostare).


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DETTAGLI
Esame: Teologia I
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (MILANO - PIACENZA)
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