Teologia
Paolo VI: pensiero alla morte
Decadimento fisico e dramma delle responsabilità portano Paolo VI a cedere il suo posto, vedendo questo come una chiamata della Provvidenza. In dialogo con Dio, si chiede da dove viene e dove va, mentre Cristo gli pone in mano una lucerna per il grande passaggio.
I ricordi di vita diventano una luce che evidenzia la saggezza e il valore delle virtù rispetto alla vanità delle cose materiali e ai beni effimeri. Alla fine della vita, c'è gratitudine per questo dono, dietro cui sta l'amore di Dio.
Paolo VI riflette sui rimpianti per ciò che non si è fatto in vita, a causa di distrazione o superficialità. Prima della morte, tutto appare più chiaro e affascinante, suscitando il desiderio di fare un'ultima cosa: pentimento e richiesta di perdono per i peccati, appellandosi alla misericordia di Dio per eseguire il volere divino.
Si sente misero e peccatore davanti a Dio, ma vede la fine del pellegrinaggio terreno come un incontro con Cristo nella vita eterna. Parla della morte di Cristo per noi come un testamento d'amore. Vuole dedicare alla Chiesa la sua morte, non separandosene ma unendovisi ulteriormente attraverso preghiera e benedizione finale.
La Sacra Bibbia
Antico Testamento comprende il Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio), i Libri profetici (anteriori e posteriori) e gli Scritti. I libri deuterocanonici non sono canonici per gli ebrei, ma lo sono per cattolici e ortodossi, mentre sono apocrifi per i protestanti.
Nuovo Testamento include i quattro Vangeli (Matteo, Luca, Marco, Giovanni), le Lettere, gli Atti degli Apostoli e l'Apocalisse.
Genesi 12
Scritto intorno al 1000 a.C., ma ambientato nel 1800 a.C., rappresenta un punto storico significativo nella Bibbia e nelle altre religioni monoteiste. La vocazione di Abramo è una figura significativa per Ebraismo (Isaia), Cristianesimo (Abramo) e Islamismo. Dio ordina ad Abramo di lasciare la terra, la parentela e il padre, promettendogli discendenza e terra come benedizioni, che danno senso all'esistenza nel tempo e nello spazio. Tuttavia, l'occupazione della terra promessa porta a una crisi di fede.
Genesi 15
Un mix di genere moderno e arcaico, da fonti javista, eloista e deuteronomista, mostra l'incertezza nel ricevere il dono. Continua l'itinerario di fede con le promesse di Dio come scudo e protettore di Abramo e la sua alleanza. La difficoltà nella discendenza porta a considerare il servo come erede, ma le stelle rappresentano la discendenza del dono dell'universo attraverso la contemplazione del creato; Isacco è l'oggetto dell'alleanza. Il fuoco, con bracieri e fiaccole, simboleggia il divino.
Genesi 22
Il sacrificio di Isacco è una prova di obbedienza per Abramo, poiché Isacco è un dono di Dio. Dall'incertezza si passa a un percorso di fiducia, una prova per acquisire consapevolezza del dono. I tre giorni necessari portano all'arrivo sul monte, dove l'altare rappresenta la presenza di Dio. Dio protegge Abramo dal sacrificio, mostrando onnipotenza e bontà infinita attraverso l'angelo, e la promessa teologica si realizza. Il testo sottolinea l'amore per il figlio Isacco, ma la fiducia in Dio rivela la vera natura della relazione personale tra Abramo e Dio.
Esodo
La vocazione e missione di Mosè è far uscire gli Israeliti, il popolo di Dio, dall'Egitto. Dio rivela il suo nome come "Io-Sono" e si manifesta a Mosè tramite il roveto ardente che non brucia. Il monte trema e il suono del corno diventa sempre più forte. Il Monte Sinai è delimitato e consacrato; successivamente Mosè scende e parla con il popolo.
Il Decalogo, ovvero i dieci comandamenti, inizia con: 1. Non avrai altro...