Temi per il concorso di farmacia ospedaliera –
Farmacologia (dal 19 al 36)
19) Fattori che condizionano l’assorbimento di un farmaco somministrato per
via orale e come questi contribuiscano alla risposta terapeutica (riportare
almeno tre esempi).
Allo scopo di caratterizzare i fattori che condizionano l’assorbimento di un farmaco
dopo somministrazione orale è di aiuto seguire il percorso del medicinale dal momento
in cui viene ingerito a quello in cui è totalmente assorbito. Dopo essere stato deglutito
il farmaco raggiunge lo stomaco e l’acidità gastrica potrebbe condizionare la
biodisponibilità orale. Vi sono molecole come la penicillina G che non sono stabili a ph
molto bassi perché si rompono andando incontro ad una idrolisi acida. Vi sono casi in
cui, invece, l’acidità gastrica è essenziale per permettere l’assorbimento del farmaco
che, altrimenti, non passa in soluzione; è questo il caso, ad esempio, dell’antifungino
itraconazolo. Un altro tipo di interazione può realizzarsi quando un farmaco ne
sequestra un altro nel lume intestinale impedendogli di essere assorbito. L’esempio
più classico è dato dalle resine leganti gli acidi biliari che oltre a legare il colesterolo
possono legare anche i glicosidi digitalici e questo giustifica il fatto di non poter dare
questi due farmaci in concomitanza in quanto potrebbe ridursi la biodisponibilità dei
digitalici. Questo accade per esempio quando si assumono le tetracicline con cibi
come il latte e i formaggi che contengono ioni calcio con i quali le tetracicline formano
microcristalli non assorbibili. Un altro importante fenomeno è l’”effetto di primo
passaggio” nel quale i medicinali somministrati per via orale possono essere degradati
o eliminati prima ancora di entrare nel circolo sistemico. Il primo passaggio riguarda
farmaci come nitroglicerina, lidocaina, propranololo. Infine, il circolo enteroepatico può
influenzare la biodisponibilità orale di un preparato farmaceutico che dal fegato può
essere trasformato e riassorbito per tornare al fegato dove subirà un ulteriore effetto
di primo passaggio ed essere poi rilasciato nella bile. Tra i principali farmaci che vanno
incontro a circolo enteroepatico compaiono l’amiodarone, tamoxifene con effetto finale
di: diminuzione della biodisponibilità orale; rallentamento del passaggio del farmaco in
circolo.
20) Farmacoterapia del glaucoma ad angolo aperto: classi, aspetti
farmacodinamici e tossicità dei farmaci utilizzati, interazioni farmacologiche.
Il glaucoma ad angolo aperto è una condizione cronica ed il trattamento è soprattutto
farmacologico. Poiché la pressione endoculare è una funzione dell’equilibrio tra
l’afflusso di liquido e drenaggio dal globo, esistono due strategie nel trattamento di
questa affezione: riduzione della secrezione di umor acqueo e l’aumento del
drenaggio. Cinque classi di farmaci si sono rilevati utili: colinomimetici; α-agonisti;β-
bloccanti; inibitori dell’anidrasi carbonica;analoghi delle prostaglandina F2α. I
colinomimetici (pilocarpina, carbacolo, fisostigmina) contraggono il muscolo ciliare
aumentando il drenaggio. In caso di trattamento possono dare leggero spasmo ciliare
con conseguente temporanea riduzione della nitidezza visiva. Gli agonisti
α(apraclonidina) aumentano il drenaggio, dando miosi e diminuiscono la secrezione di
umor acqueo e somministrati come colliri possono portare iperemia oculare, prurito
oculare e congiuntivite. E’ inoltre importante fare attenzione a questi farmaci in
pazienti che assumono inibitori delle MAO o antidepressivi triciclici. I β-bloccanti
(timololo)sono molto utilizzati in pazienti colpiti da glaucoma ad angolo aperto
riducendo la pressione endoculare e producendo minor umor acqueo. Sono molto
tollerati ma è possibile che una quantità possa essere assorbita e dare effetti
indesiderati sul cuore o a livello delle vie aeree in pazienti particolarmente sensibili. Il
timololo per via topica può interagire con verapamil dato per via orale ed aumentare il
rischio di blocco cardiaco. Gli inibitori dell’anidrasi carbonica attivi
localmente( dorzolamide) riducono la formazione di umor acqueo e diminuiscono la
pressione intraoculare. Il loro utilizzo può dare bruciore o dolore puntorio agli occhi e
non comunemente infiammazioni dell’iride;tuttavia possono interagire con altri
farmaci appartenenti alla stessa classe. Le prostagliandine (latanoprost)abbassano la
pressione intraoculare aumentando il flusso naturale di liquidi dall’occhio al circolo
sanguigno. Non sono stati osservati interazioni importanti gli effetti collaterali sono
blandi e localizzati alla sede oculare.
21) Farmacoterapia dei beta bloccanti: classi, caratteristiche
farmacocinetiche e farmacodinamiche, criteri di esclusione dalla terapia,
tossicità acuta e cronica e interazioni con i farmaci
I beta bloccanti hanno un’enorme importanza nel trattamento dell’ipertensione, della
cardiopatia ischemica e di alcune aritmie. I farmaci si distinguono per alcune
caratteristiche: capacità di discriminare tra i recettori β1 e β2 (metoprololo su β1 per
esempio); attività simpatico mimetica intrinseca (pindololo); capacità di bloccare
anche i recettori alfa, come nel caso del labetalolo. Interagendo con i recettori β1
cardiaci, i beta bloccanti ne impediscono l’interazione con le catecolamine con
conseguente diminuzione della forza di contrazione, della gittata e della frequenza
cardiaca. La maggior parte di questi farmaci è assorbita bene dopo somministrazione
orale ; si distribuiscono rapidamente e possiedono volumi di distribuzioni elevati e
hanno emivite per la maggior parte compresi tra 3 e 10 ore ad eccezione
dell’esmololo(10 minuti). La bradicardia è una risposta normale al blocco dei recettori
beta. In pazienti con conduzione atrioventricolare insufficiente, i farmaci β-bloccanti
possono causare gravi bradiaritmie. Occorre, dunque, prestare particolare attenzione
in coloro che sono trattati con antiaritmici. Il trattamento con β bloccanti può indurre o
aggravare l’insufficienza cardiaca in pazienti che presentano scompenso cardiaco,
infarto del miocardio acuto o cardiomegalia. Alcuni pazienti durante l’assunzione di β-
bloccanti lamentano freddo e quelli β non selettivi, interagendo anche con i recettori
β2 vasali provocano broncocostrizione, effetto particolarmente grave nei pazienti con
asma bronchiale. Per interazione con i β2 epatici,inoltre, si riduce la produzione di
glucosio potenziando l’ipoglicemia da insulina nel diabetico. La sospensione
improvvisa di un β bloccante può indurre peggioramento dell’angina per cui è
opportuno diminuire la dose progressivamente. Infine, a livello centrale i beta
bloccanti possono dare senso di affaticamento, disturbi del sonno e depressione.La
concomitante somministrazione di un beta bloccante con verapamil può causare
blocco cardiaco.
22)Farmacoterapia dell’acido valproico (valproato), della carbamazepina e
del topiramato, etosuccimide e fenobarbitale. Farmacodinamica degli stessi,
tossicità acuta e cronica ed interazioni con altri farmaci
Il valproato è un agente anticonvulsivante impiegato nel trattamento delle crisi tonico-
cloniche generalizzate, crisi parziali e delle crisi di assenze. La sua azione nei riguardi
delle epilessie parziali è probabilmente conseguenza di tale effetto sulle correnti di
Na+ ma, tuttavia, anche l’inibizione della stimolazione mediata dai recettori NMDA
può essere importante. I più comuni effetti sfavorevoli dose dipendenti sono nausea,
vomito mentre altri riguardano aumento di peso, perdita di capelli, teratogenicità ed
epatotossicità in pazienti idiosincratici. Inoltre il valproato spiazza la fenitoina dalle
proteine plasmatiche e inibisce il metabolismo di fenitoina, fenobarbital e
carbamazepina. La carbamazepina blocca i canali del Na+, potenzia i canali del k+
voltaggio dipendenti ed è considerata uno dei farmaci di prima scelta nel trattamento
sia delle epilessie parziali che di quelle generalizzate tonico cloniche. I più comuni
effetti collaterali dose dipendenti della carbamazepina sono diplopia ed atassia, oltre a
disturbi gastrointestinali e sonnolenza e induce il metabolismo di fenitoina,
etosuccimide, acido valproico. Altri anticonvulsivanti, tuttavia, come il fenobarbitale
diminuiscono le concentrazioni di carbamazepina attraverso induzione enzimatica. Il
topiramato blocca i canali del Na+, potenzia l’azione del GABA e deprime l’azione
eccitatoria del kainato sui recettori del glutammato. Questi effetti molteplici sono
probabilmente da ricondurre a interventi sulla fosforilazione. Il suo utilizzo è previsto
per le crisi parziali, generalizzate, assenze; può dare sonnolenza, confusione,
parestesie e non rilevare fenomeni di autoinduzione o inibizione metabolica.
L’etosuccimide è particolarmente efficace nelle assenze e il suo meccanismo d’azione
è legato ad effetti sulle correnti del Ca2+ con riduzione della corrente a bassa soglia(di
tipo T).Lla somministrazione del farmaco con acido valproico porta ad un aumento
delle concentrazioni dell’etosuccimide dovuti all’inibizione del suo metabolismo; gli
effetti sfavorevoli dose-dipendenti più comuni sono gastrici oltre a vertigini, mal di
testa ed euforia. Infine, il fenobarbitale potenzia o mima le azioni del GABA legandosi
ad un sito allosterico del recettore GABA-A e viene usato nella quasi totalità delle
convulsioni, specialmente nelle crisi difficili da controllare. La tossiciutà del
fenobarbitale è associata alla sedazione, disturbi cognitivi ed essendo induttore
metabolico (isoforma CYP3A4) induce il metabolismo di diversi anticonvul
sivanti e non solo.
23) Trattamento dell’ipertensione con ACE inibitori e diuretici tiazidici.
Farmacoterapia, fattori di inclusione, vantaggi terapeutici dell’associazione,
tossicità acuta e cronica ed interazioni con altri farmaci.
Gli ACE inibitori abbassano la pressione arteriosa principalmente per diminuzione delle
resistenze vascolari periferiche. La gittata e la frequenza cardiaca non risultano
significativamente modificate e ,non provocando un attivazione riflessa simpatica,
possono essere usati con sicurezza dalle persone con cardiopatia ischemica. Inoltre gli
ACE inibitori sono particolarmente utili nei pazienti con affezioni renali croniche in
quanto diminuiscono la proteinuria e stabilizzano la funzione renale. Questi farmaci
possono dare ipotensione in pazienti ipovolemici , tosse, angioedema e
teratogenicità ; importanti interazioni comprendono quelle con supplementi di potassio
o con diuretici risparmiatori di potassio che possono dare iperkaliemia. I FANS possono
inoltre ridurre l'effetto ipotensivo degli ACE inibitori bloccando la vasodilatazione
indotta dalla bradichinina. Le tiazidi sono tra i diuretici più utilizzati nella maggioranza
dei pazienti con lieve o mederata ipertensione e frequente è l'uso in associazione con
altri farmaci anti ipertensivi come ace inibitori, sartani, beta bloccanti. Gli effetti
collaterali più frequenti segnalati con le tiazidi sono: disfunzione erettile, deplezione
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Temi concorso farmacia ospedaliera - Chimica Farmaceutica da 19 a 36
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Temi concorso farmacia ospedaliera - Farmacologia da 1 a 18
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Temi concorso farmacia ospedaliera - farmacologia da 73 a 90
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