Temi concorso farmacia ospedaliera - FARMACOLOGIA 1 A 18
1. Agenti emopoietici di origine biologica. Riportare tre diversi esempi
dell’impiego clinico di questi farmaci innovativi spiegando il rispettivo
meccanismo d’azione
I fattori di crescita emopoietici sono degli ormoni glicoproteici che regolano la
proliferazione ed il differenziamento delle cellule progenitrici ematopoietiche nel
midollo osseo. Grazie alla tecnologia del DNA ricombinante, sono stati prodotti
quantitativi di queste sostanze sufficienti per il loro impiego clinico. Filgrastim ( G-
CSF umano ricombinante) interagendo con specifici membri della superfamiglia dei
recettori JAK/STAT stimola la proliferazione e differenziazione di progenitori già
indirizzati verso la via neutrofila. Pertanto, si usa in pazienti affetti da neoplasie
trattati con antineoplastici mielosoppressivi. L’ oprelvekin (forma ricombinata di
interleuchina - 11) agisce mediante recettori di membrana specifici per le citochine
stimolando la crescita di varie cellule linfoidi e mieloidi. Inoltre, agisce con altri
fattori di crescita per stimolare la crescita di progenitori megacariocitari e aumenta
il numero di piastrine e neutrofili periferici. Il suo impiego è da ricondursi alla
trombocitopenia. L’eritropoietina umana ricombinante (epoetina alfa) interagisce
con i recettori per le citochine JAK/STAT espressi dalle cellule eritroidi staminali nel
midollo osseo, stimolando la proliferazione e la differenziazione eritroide. La
disponibilità per l’impiego terapeutico di questi agenti stimolanti l’eritropoiesi ha
avuto un impatto decisamente positivo per i pazienti affetti dai diversi tipi di
anemia.
2) Anticorpi monoclonali impiegati per la terapia dell’artrite reumatoide.
Meccanismi d’azione, principi per il loro razionale nella terapia ed effetti
collaterali.
Gli anticorpi monoclonali impiegati per la terapia dell’artrite reumatoide riguardano:
rituximab, adalimumab, certolizumab, infliximab. Rituximab è un anticorpo chimerico
monoclonale diretto contro il recettore CD20 dei linfociti B. Il depauperamento dei
linfociti B che ne consegue si verifica attraverso una citotossicità cellulo-mediata e
consente una riduzione dell’infiammazione. Rituximab viene somministrato con due
infusioni endovenose a distanza di due settimane nell’artrite reumatoide
moderatamente o gravemente attiva in combinazione con metotrexato. Il
pretrattamento con glucocorticoidi somministrati per IV 30 minuti prima di rituximab,
riduce l’incidenza e la gravità delle reazioni avverse, quali eruzioni cutanee. Il TNF- α
sembra essere la citochina con il ruolo principale nell’infiammazione da artrite
reumatoide e pertanto, di interesse terapeutico è la sua inibizione da parte di
adalimumab, certolizumab e infliximab. Nella fattispecie, adalimumab si lega
selettivamente al TNF e ne neutralizza la funzione biologica bloccando la sua
interazione con i recettori del TNF di membrana cellulare, p55 e p75. Questo farmaco
viene somministrato per via sottocutanea; in presenza di metotrexato la formazione di
anticorpi diretti contro l’anticorpo monoclonale umano è diminuito. Durante la terapia
con adalimumab si osserva un aumento del rischio di infezioni batteriche e infezioni da
riduzione dell’attività dei macrofagi. Il certolizumab neutralizza il TNF-α legato a
membrane; viene somministrato per via sottocutanea con effetti sfavorevoli simili
all’adalimumab. L’infliximab ha un meccanismo d’azione analogo a quello di
adalimumab; si somministra per via endovenosa e in associazione con metotrexato si
ha diminuzione della frequenza di comparsa di nuove erosioni osteoarticolari. Tuttavia,
gli effetti collaterali sono gli stessi visti per gli altri anticorpi monoclonali oltre a rari
casi di leucopenia, epatiti e vasculiti.
3)Descrivere il meccanismo che sottende all’azione antiaggregante
piastrinica dell’acido acetilsalicilico e della ticlopidina. Effetti collaterali,
l’intervallo delle dosi indicate per quest’uso e interazioni con altri farmaci.
Il trombossano A2 è un derivato dell’acido arachidonico che modifica la forma della
piastrina e causa aggregazione. La biosintesi piastrinica COX-1 dipendente di TXA2 è
aumentata durante l’attivazione ed è irreversibilmente bloccata per acetilazione
dall’aspirina somministrata a basse dosi. Nella terapia antiaggregante le dosi utilizzate
di aspirina rientrano tra 75-300 mg/die e gli effetti collaterali spiacevoli riguardano il
prolungamento del tempo di sanguinamento, piastrinopenia, dolore gastrointestinale,
disturbi gastrici o eruzioni cutanee. L’acido acetilsalicilico diminuisce la velocità di
eliminazione del metotrexato aumentandone la tossicità, soprattutto a carico del
sangue; inoltre, assunto in concomitanza con altri anticoagulanti orali (warfarin) causa
aumento del rischio di sanguinamento. La ticlopidina, invece, riduce l’aggregazione
piastrinica inibendo la via dell’ADP nelle piastrine. Gli effetti sfavorevoli di questo
farmaco prevedono nausea, diarrea e in alcuni casi emorragie, porpora trombotica
trombocitopenica. Il dosaggio della ticlopidina è pari a 250 mg per due volte al giorno;
tuttavia, dosi inferiori a 500 mg/die possono essere efficaci con minori effetti avversi.
Come quanto visto per l’acido acetilsalicilico è bene fare attenzione all’assunzione del
farmaco con altri antiaggreganti piastrinici o anticoagulanti orali e parenterali in
quanto potrebbe presentarsi maggiormente il pericolo di emorragia.
4)Farmacodinamica, farmacoterapia e tossicologia dei glicosidi digitalici.
Interazioni farmacologiche.
I glicosidi digitalici esplicano molteplici effetti cardiaci, diretti ed indiretti, con
conseguenti risultati sia terapeutici che tossici. A livello molecolare tutti inbiscono
l’ATPasi Na+/k+ dipendente ad un sito della subunità α. Sul cuore gli effetti di questi
glicosidi sono il risultato di effetti sia meccanici che elettrici. Dal punto di vista
meccanico si ha un aumento della contrazione del sarcomero cardiaco con un
incremento della disponibilità di calcio libero in prossimità delle proteine contrattili
durante la sistole. Pertanto, il risultato finale è un caratteristico aumento della
contrattilità cardiaca.Da un punto di vista elettrico, invece, se all’inizio si osserva un
breve prolungamento del potenziale d’azione, subito ,però, si valuta un periodo di
accorciamento probabilmente per un aumentata conduttanza al potassio. A
concentrazioni elevate compaiono post-potenziali depolarizzanti oscillatori che
seguono i potenziali d’azione normalmente evocati. Questi post potenziali quando
raggiungono il valore soglia provocano un potenziale d’azione che si accoppia al
potenziale normale precedente con possibile conseguenza di tachicardia che, se
lasciata progredire, potrà degenerare in fibrillazione potenzialmente fatale. A livelli
tossici, la digitale può inoltre aumentare il flusso degli impulsi efferenti simpatici o
dare a livello gastrointestinale anoressia, nausea, vomito, diarrea o a livello centrale
allucinazioni o disturbi visivi. A regimi posologici la somministrazione di digitalici può
variare dai 62,5 µg/die ai 250 µg/die impiegati nell’insufficienza cardiaca. E’ bene fare
differenza tra dose digitalizzante e dose di mantenimento. Alla dose digitalizzante si
ricorre quando si ha necessità di dare rapida insorgenza d’azione (dose di attacco di
1000µg seguito da 250 µg ogni 6 ore) mentre alla dose di mantenimento (125-
250µg/die) si ricorre per la terapia di mantenimento , considerando il quantitativo di
farmaco cui l’organismo è in grado di eliminare giornalmente . In combinazione con
amiodarone, chinidina, eritromicina, verapamil può aversi un aumento della
concentrazione sterica della digitale; in combinazione con corticosteroidi, tiazidi o
diuretici dell’ansa, invece, si ha diminuzione del livelli ematici di K+ con aumento del
potenziale di cardiotossicità. I digitalici, inoltre non dovrebbero mai essere associati a:
tolbutamide, in quanto li spiazza dal legame con le proteine plasmatiche; resine
leganti gli acidi biliari perché riducono la loro biodisponibilità.
5) Farmaci impiegati nell’insufficienza cardiaca congestizia diversi dai
glicosidi cardioattivi: meccanismi d’azione ed effetti indesiderati di almeno 3
diverse classi di farmaci.
Le biperidine aumentano la contrattilità miocardica incrementando l’afflusso di calcio
al cuore durante il potenziale d’azione. Inoltre, inibendo la fosfodiesterasi si ha un
aumento di cAMP ed incremento della contrattilità. La tossicità comprende nausea,
vomito, aritmie e trombocitopenia e, ad eccezione dell’inamrinone ( ritirato dal
commercio in Italia), si usano per l’insufficienza cardiaca acuta o per esacerbazioni di
quella cronica. La dobutamina appartiene alla categoria degli agonisti β adrenergici e
funge da agonista β1-selettivo. Questo farmaco provoca un aumento della gittata
cardiaca e riduce la pressione di riempimento ventricolare. Sono stati segnalati
tachicardia e un aumento del consumo di ossigeno miocardico. Infusioni intermittenti
di dobutamina p
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