La logica del costo opportunità alla base della valutazione economica dei farmaci
Il concetto economico su cui si basa una valutazione economica è quello di costo-opportunità, ossia il beneficio cui abbiamo rinunciato usando quelle stesse risorse nel loro migliore impiego alternativo. Pertanto, ogni decisione implicherà una rinuncia. Bisogna sempre considerare che destinare una risorsa a uno specifico uso significa sottrarla a qualunque altro impiego alternativo; dunque, avremo un uso efficiente delle risorse quando saremo riusciti a massimizzare i benefici, minimizzando i costi. La valutazione economica si basa su questa logica e si propone di agevolare il processo decisionale rendendo esplicito l’operazione di valutazione dei costi e dei benefici.
Drummond, padre della disciplina farmacoeconomica, meglio definì il concetto di costo-opportunità affermando che nell’implementazione di un programma sanitario, i costi reali non equivalgono alla quantità di denaro che appare dal budget del programma, ma piuttosto equivalgono a ciò che si sarebbe potuto conseguire utilizzando le risorse a disposizione nel miglior programma sanitario possibile. Quantitativamente, il costo opportunità è il valore della migliore alternativa tralasciata. Le conseguenze di una scelta non si limitano a decisioni che comportano solo costi e ricavi destinati a essere registrati nella contabilità personale o aziendale, ma riguardano anche l’impiego di altre risorse, come nel caso del tempo. La ragione di fondo della nozione di costo opportunità, in conclusione, risiede nella scarsità delle risorse a disposizione e, dunque, ottimizzarne l’uso diventa un obiettivo fondamentale.
Aspetti teorici riguardanti la preparazione e la stabilità di emulsioni
Le emulsioni sono sistemi formati da due fasi liquide immiscibili tra loro, una delle quali è dispersa nell’altra sotto forma di goccioline. La potenziale instabilità delle emulsioni è relativa alla tendenza delle goccioline a riunirsi per ridurre l’area interfacciale e l’energia libera del sistema. I principali fattori che influenzano la stabilità di questi sistemi sono: tensione interfacciale; tendenza alla sedimentazione. A causa dell’elevata tensione interfacciale le goccioline tendono a coalescere tra loro, formando una gocciolina unica che poi si separa dalla fase continua. L’aggiunta di tensioattivi abbassa la tensione interfacciale facilitando la dispersione della fase interna in goccioline.
La possibilità che si verifichi una sedimentazione rappresenta una forte minaccia in quanto possono separarsi le fasi che compongono il sistema in relazione alla legge di Stokes. Possono presentarsi tre casi di separazione di fase: creaming; flocculazione; coalescenza e rottura. Nel creaming la fase dispersa si concentra sulla superficie o sul fondo della preparazione e il fenomeno è reversibile per semplice agitazione. Nella flocculazione, i globuli della fase dispersa, si riuniscono per formare degli aggregati tenuti insieme da deboli forze attrattive; è sufficiente, ancora, l’agitazione per riportare l’emulsione allo stato iniziale. Il potenziale zeta sembra condizionare tale fenomeno, in quanto per adsorbimento di tensioattivi o ioni sui globuli delle particelle, si ha la formazione del doppio strato elettrico.
La stabilità dell’emulsione è legata al bilancio tra forze attrattive e repulsive per cui è necessario che le goccioline abbiano un elevato potenziale zeta. Nella coalescenza, invece, il film che circonda le particelle si rompe portando a formazione di globuli più grandi che a loro volta si uniscono fino a determinare la rottura dell’emulsione. Pertanto, il fenomeno è irreversibile per agitazione, ma può ridursi per aggiunta di colloidi idrofili solidi finemente suddivisi. Nella formulazione di un’emulsione la prima cosa da fare è scegliere la fase lipidica. I componenti della fase oleosa e le loro relative quantità dipendono principalmente dal tipo di prodotto che si vuole ottenere (A/O o O/A). Il veicolo da selezionare è quello in cui il principio attivo sia solubile ma le cui caratteristiche di solubilità non siano tali da inficiarne il rilascio dalla forma farmaceutica.
L’uso di tensioattivi è importante in quanto riduce la tensione superficiale e quindi il lavoro necessario per produrre un aumento dell’area superficiale, mentre per impedire la coalescenza si fa uso di agenti stabilizzanti (EMULSIONANTI) in grado di formare un film attorno alle goccioline disperse. Tra gli additivi impiegati nella preparazione delle emulsioni compaiono, inoltre, gli antiossidanti, conservanti ed umettanti. Una volta ottenuto il preparato, questo sarà destinato alle apparecchiature meccaniche opportune per ottenere l’emulsionamento (agitatori a turbina, molino colloidale, turboemulsore).
Il sistema HLB e valore di HLB richiesto per la preparazione di emulsioni
Il bilancio idrofilo-lipofilo (HLB), proposto da Griffin, è un parametro in grado di esprimere quantitativamente il rapporto tra la parte idrofila e lipofila. Questo rapporto aumenta quando la molecola è più idrofila e diminuisce, invece, quando la porzione idrofila è minore. Per convenzione, il numero più alto che si usa è 20, il numero più basso è 0. Se si ha valori compresi tra 12 e 17, si hanno prodotti molto polari e si usano come detergenti.
Tra 7 e 11 si avrà una emulsione O/A perché se il tensioattivo è idrofilo la fase esterna è l’acqua; tra 4 e 6 si otterrà un’emulsione A/O; tra 0 e 5 si avranno gli antischiuma. Per preparare un’emulsione ci si avvale del sistema HLB. Il valore di HLB deve essere determinato sperimentalmente, preparando diverse emulsioni con le stesse fasi ma con tensioattivi con diverso HLB. La fase oleosa avrà l’HLB richiesto uguale al valore HLB del tensioattivo contenuto nell’emulsione più stabile. I valori di HLB richiesto delle varie fasi lipofile sono tabulati (diversi a seconda se l’olio è la fase esterna o interna) e possono quindi essere utilizzati per determinare il valore di HLB di qualsiasi emulsione.
La situazione è più complessa se la fase oleosa è composta da più sostanze. Il valore di HLB esatto può essere ottenuto, inoltre, miscelando due o più tensioattivi (in genere uno con HLB elevato e l’altro con HLB basso). Anche in questo caso, è possibile prevedere gli effetti della combinazione risultante dall’associazione di due tensioattivi semplicemente calcolando la media aritmetica dei corrispondenti indici.
Caratteristiche e tipologie dei tensioattivi e classificazione secondo il sistema HLB
I tensioattivi sono sostanze che hanno la proprietà di abbassare la tensione superficiale di un liquido, agevolando la bagnabilità delle superfici o la miscibilità tra liquidi diversi, disponendosi alla superficie di un liquido all’interfaccia tra i due liquidi. Hanno caratteristiche anfifiliche in quanto costituiti da una porzione polare ed una apolare. Oltre una certa concentrazione, definita concentrazione micellare critica, i tensioattivi si dispongono in soluzione sotto forma di micelle. Le micelle si respingono reciprocamente per via della repulsione elettrostatica delle loro “teste” ionizzate, impedendo alle particelle di oli e grassi di riaggregarsi nuovamente.
I tensioattivi possono essere ionici, non ionici e quelli ionici si distinguono in anionici, cationici e anfoteri. I tensioattivi anionici, in genere, sono Sali costituiti da lunghe catene di atomi di carbonio, terminanti con un gruppo carbossilato o solfonato e tra questi compaiono i saponi, il sodio laurilsolfato, sodio cetilsolfato. I tensioattivi cationici sono Sali di cui è...
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