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Tecnologie per la difesa dagli incendi boschivi - Appunti

Appunti di Tecnologie per la difesa dagli incendi boschivi. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: gli incendi e esempi di varie tipologie di incendio: l'incendio di vegetazione: l'incendio su terreni coltivati, incolti o
pascolati, il principio d'incendio.

Esame di Tecnologie per la difesa dagli incendi boschivi docente Prof. E. Marchi

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sono poi brezze di valle e brezza di monte, la brezza di valle è diurna mentre quella di monte è

notturna. A volte si possono verificare brezze di pendio, di giorno la brezza risale il pendio mentre

di notte lo ridiscende. Il vento è influenzato dall'incendio e l'incendio è influenzato dal vento, quindi

è un rapporto biunivoco. Sul vento ci sono influenze anche date dalla morfologia del terreno in cui

il vento spira come ad esempio monti, costruzioni, alberi... (ricordare disegnino Paci). I vortici

tendono a presentarsi dove ci sono depressioni dove c'è conversione dei flussi d'aria, ma possono

verificarsi anche nelle zone sottovento. Dove l'incendio si manifesta con la maggiore intensità

possiamo avere anche la formazione di vortici. I diametri possono andare da pochi centimetri a

qualche metro e la loro durata varia da pochi istanti a qualche ora. I vortici possono essere fermi o

migranti. Quelli migranti sono per gli incendi quelli più pericolosi perché possono distribuire

l'incendio in maniera casuale. Se si verifica più di un vortice i problemi sono molto seri per chi

opera contro l'incendio. Gli effetti del vento si manifestano nel caso di soprassuoli molto coperti,

soprattutto sulle chiome dove si possono sviluppare incendi indipendenti. L'azione diretta sulla

propagazione del suolo è dato dall'apporto di ossigeno alla combustione e quindi maggiore

disponibilità di comburente. Il vento inoltre può provocare focolai secondari cioè fuori del

perimetro dell'incendio quindi potrebbe portare al superamento delle barriere e si potrebbero creare

due fronti di fuoco all'interno dei quali si potrebbero trovare gli operatori, situazione estremamente

pericolosa. Maggiore sarà il calore provocato dall'incendio maggiore sarà la colonna convettiva

della colonna d'aria e quindi tanto maggiore sarà il raggio in cui si potrebbe creare un focolaio

secondario. Questo crearsi di fronti secondari di incendio si chiama spotting. Lo spotting è

generalmente dato dal trasporto diparti vegetali trasportati dal vento, altra causa potrebbero essere

animali come fagiani ecc...

Fino a valori di 50 km orari di vento c'è proporzionalità diretta tra aumento dell'incendio e velocità

del vento. Oltre i 50 Km orari però, il vento ha un effetto positivo nello spegnimento del fuoco.

All'aumentare della velocità del vento aumenta la velocità di propagazione del fuoco fino appunto a

velocità del vento di 50 Km orari. Nell'incendio sotterraneo il vento non ha conseguenze;

nell'incendio radente di lettiera ha poco effetto, in quello erbaceo ha un effetto molto elevato, in

quello cespugliato ha effetti diversi secondo le piante presenti; nell'incendio di chioma ha sempre

effetto.

Topografia, altitudine, orientamento dei versanti, ubicazione geografica del luogo, effetti sui regimi

dei venti e delle brezze, pendenza che influisce prevalentemente sulla velocità di avanzamento del

fuoco. Ci sono incendi ascendenti e incendi discendenti. Per quelli ascendenti aumenta la velocità di

incendio all'aumentare della pendenza, per quelli discendenti maggiore sarà la pendenza minore

sarà la velocità di propagazione perché il combustibile nel primo caso sarà più vicina maggiore sarà

la pendenza, nel secondo caso il combustibile è tanto più lontano tanto maggiore sarà la pendenza.

La struttura del paesaggio influisce moltissimo sugli incendi ma l'uomo potrebbe influire molto di

più attraverso la selvicoltura oppure con la costruzione di infrastrutture atte all'interruzione

dell'incendio come muraglie ecc.

Ci sono da tenere presenti fattori come la rotazione di fronte. In questo caso il fronte tende a

prendere una direzione parallela alla massima pendenza oppure parallela alla direzione del vento.

Per questo motivo venne sviluppato il modello ellittico dell'incendio di Rothermel. Effetto

congiunto di vento e pendenza, la direzione di avanzamento dell'incendio sarà dovuto alla

componente dei due vettori. Ovviamente si dovrà capire quali sono i due effetti sull'incendio dei due

singoli vettori.

Gli incendi eruttivi si sviluppano soprattutto in presenza di canaloni infatti nel momento in cui

l'incendio raggiunge il canalone passando sul versante opposto aumenta notevolmente la sua

velocità di propagazione.

Gli incendi non sono sempre un danno per l’ambiente. E’ meglio parlare di effetti piuttosto che

danni.

Effetti DIRETTI: dovuti all’energia immessa nel sistema. Si hanno durante l’incendio.

Effetti INDIRETTI: si hanno dopo l’incendio (esempio erosione)

Gli effetti possono essere COMPLESSI (insieme delle interazioni dei diversi fattori ecologici)

oppure VARIABILI (effetti derivanti ad ogni singolo fattore)

L’incendio può essere visto come:

Effetto ECOLOGICO quando provoca delle modificazioni e si comporta come fattore ecologico

Effetto CATASTROFICO: quando provoca delle modificazioni difficili da recuperare e riequilibrare

Nel caso del fattore ecologico, il fuoco si presenta con una frequenza costante se non continua;

l’ambiente può essere riequilibrato tramite meccanismi di feedback propri di un dato sistema. Il

FEEDBACK può essere:

-POSITIVO: quando le piante morte a causa delle fiamme vengono rimpiazzate da nuovi individui

(pirofite attive). Si riproducono agamicamente con l’emissione di polloni e di organi sotterranei di

rigenerazione. Grazie al calore possono essere rimossi gli impedimenti alla germinazione dei semi

serotini(riproduzione sessuata).

-NEGATIVO: piante resistenti al passaggio del fuoco. (pirofite passive). Hanno capacità di auto

potatura e un tegumento legnoso molto resistente.

Quando il suolo è nudo aumenta l’erosione, con dilavamento delle sostanze nutritive. Se le piante

non lo ricolonizzano in tempi brevi, il terreno subisce una drastica riduzione di fertilità.

Si parla di fattore catastrofico quando è estraneo all’ecosistema in cui si viene a creare. Porta a

situazioni di degrado recuperabili in tempi lunghissimi.

L’incendio che si viene a creare, immette nell’atmosfera sostanze inquinanti come anidride

carbonica, ossidi di azoto, monossido di carbonio che possono avere effetti negativi anche sugli

operatori forestali. Gli effetti delle sostanze inquinanti si vedono a vari livelli: LOCALE con

riscontri negativi sulla salute pubblica, REGIONALE dovuto allo spostamento delle masse d’aria

coinvolte nell’incendio, GLOBALE che vede lo spostamento di particelle inquinati su lunghe

distanze. Questi composti sono pericolosi perché portano alla formazione di particelle inquinanti

secondarie. La distanza che può essere percorsa dalle particelle inquinati può arrivare anche a

3000km. Alcune di queste, se inalate, possono provocare danni al sistema respiratorio. Durante

l’estate si ha un incremento delle emissioni inquinanti dovuti a incendi che possono essere maggiori

rispetto alle altre fonti. Le emissioni sono dovute anche ai mezzi di estinzione come aerei e mezzi di

terra. Per prevenire la comparsa di incendi si deve ridurre la predisposizione al passaggio del fuoco,

sensibilizzare l’opinione pubblica, predisporre le infrastrutture per una efficace lotta attiva.

L’intervento selvicolturale può avere effetti negativi perché comporta l’aumento di necromassa che

può essere utilizzata come combustibile dal fuoco. Selvicoltura preventiva = posizionamento di

piante più resistenti al passaggio del fuoco. Prevenzione selvicolturale = insieme di interventi atti

alla riduzione della necromassa.

La viabilità forestale è molto importante a livello di prevenzione: consente un accesso facilitato al

bosco, permette una migliore esportazione dei prodotti del bosco, rallenta la corsa dell’incendio,

agevola le operazioni di estinzione delle fiamme. Le strade forestali dovrebbero avere una ridotta

presenza di veicoli privati per migliorare l’accessibilità delle strade. Infatti, una migliore viabilità

permette un migliore scambio tra i veicoli in caso di incendio.

I viali tagliafuoco possono essere attivi, cioè semplici aree prive di vegetazione. Molti di questi

viali, nonostante la manutenzione, sono stati facilmente superati dall’incendio. Non danno garanzia

di efficacia e a volte sono uno spreco di denaro. Per la larghezza del viale si raddoppia l’altezza

delle piante presente in quel preciso punto.

L’acqua è il principale agente estinguente contro gli incendi. I punti idrici sono divisi in naturali e

artificiali. Questi punti possono essere usati contro gli incendi (con garanzia di rifornimento idrico

in ogni periodo dell’anno) e usati per altri scopi (senza garanzia di rifornimento). Questi possono

essere permanenti, semipermanenti (vengono montati solo in caso di rischio) e mobili (usati come

serbatoi idrici temporanei). Benna: contenitore per l’acqua legato sotto gli elicotteri: può essere

rigida o flessibile e dipende dalla dimensione dello specchio d’acqua. Serbatoio idrico: serbatoio

interno all’elicottero, può contenere fino a 9000 litri di acqua. Si riempie con una pompa in 45

secondi. La pompa serve per l’acqua dolce e richiede meno profondità, altrimenti per l’acqua di

mare si usa una struttura rigida.

Per i mezzi di terra l’importante è avvicinarsi il più possibile alla zona interessata dall’incendio.

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Invasi: capacità di 100/500 m per elicotteri medi o leggeri, maggiori di 1000m per elicotteri

pesanti. Possono essere posizionati vicino ad una corrente.

Fasi di lotta:

1. Avvistamento: inizia con la segnalazione e finisce con la comunicazione alla sala operativa

2. Arresto: inizia con le operazioni di estinzione fino alla scomparsa delle fiamme. La durata

può variare da ore a giorni.

3. Bonifica: va dal termine delle operazioni di estinzione fino a quando non si ritiene che non

ci sia più pericolo di incendi.

Lezione del 26/03/09

Parti dell’incendio: testa, fianco destro e fianco sinistro, lingua, origine e coda il punto o i punti

d’origine sono i punti in cui ha origine l’incendio, la testa è la parte che ha la maggiore velocità di

propagazione e spesso l’incendio non è affrontabile in testa specialmente dalle squadre a terra a

causa dell’intensità di calore e la velocità di avanzamento. La coda è la parte che meno preoccupa e

la parte più facile da estinguere. I fianchi possono svilupparsi in modo diverso l’uno dall’altro a

causa delle situazioni locali nel terreno. Anche nella lingua possiamo individuare la testa e i due

fianchi. I focolai secondari sono i nuovi incendi che si sviluppano a causa dello scoppio. Ci sono

diversi tipi di incendio: incendi sotterranei o di terra, incendi radenti o di superficie, incendi di

chioma. Individuare il tipo di incendio permette di individuare anche quali potrebbero essere le

difficoltà di estinzione. Per decretare il tipo di incendio io devo guardare la testa che è quello che si

sviluppa con la maggiore intensità ed è quello che da le maggiori difficoltà. Normalmente

l’incendio sotterraneo manca di fiamma visibile ed ha una notevole emissione di fumo. Raramente

noi nelle nostre zone non troviamo incendi totalmente di terra, ma sono in concomitanza con

incendi visibili, sono difficili da estinguere, è difficile far entrare estinguenti all’interno del

combustibile quindi di solito vengono usati dei ritardanti, sono pericolosi anche perché non

possiamo individuare eventuali riprese che si possono manifestare anche a distanza di qualche

giorno. Gli incendi di superficie sono quelli che interessano la vegetazione fino a 2 metri da terra: si

dividono in di lettiera, cespugliato e sottobosco. Normalmente l’incendio di lettiera non è molto

pericoloso, possono essere affrontati abbastanza facilmente, a volte anche con attrezzi manuali.

L’incendio radente di strato erbaceo può avere notevoli conseguenze, dipende dalla disponibilità di

combustibile. L’incendio radente di cespugliato arbustivo possono dare origine a incendi di media

pericolosità e se abbiamo sottobosco possiamo avere anche il passaggio da incendio di cespugliato a

incendio di chioma. L’incendio di chioma interessano anche il combustibile aereo, sono i più

pericolosi e si distinguono in attivo, passivo e indipendente. Normalmente quando viene estinto

l’incendio radente quello di chioma cessa a causa della mancanza di apporto di energia che non

arriva più dal livello sottostante. Quindi di solito si interviene sull’incendio radente per diminuire o

fermare l’incendio di chioma. L’incendio di chioma può essere trovato anche come incendio di

barriera. L’avvistamento è la prima fase della lotta attiva, è a cavallo tra la prevenzione e la lotta. Di

fatto è un’attività di sorveglianza che si deve permettere la rapida individuazione dei focolai. Si può

avere sia avvistamento da terra che avvistamento da aria. Molto importante la conoscenza del

territorio perché così è più facile e più rapida l’individuazione del punto da cui si sta sviluppando il

focolaio. Il problema dell’avvistamento è il costo perché se l’avvitamento deve essere svolto da

personale retribuito i costi sono eccessivi, il costo delle torrette non ha un’influenza molto elevata

sul costo. Le pattuglie mobili sono un’integrazione agli altri sistemi. I sistemi televisivi consistono

in telecamere che fanno recapito a un punto di raccolta immagini. Queste telecamere sono

equipaggiate con sensori all’infrarosso che sentono cioè i cambiamenti di temperatura e ovviamente

oggi sono utilizzati con immagini che recepiscono onde nello spettro del visibile. In questo modo

chi è nella sala di controllo può visualizzare cosa la telecamera stia segnalando riducendo di molto i

falsi allarmi. I sistemi televisivi hanno un notevole vantaggio, posso cioè controllare anche zone

molto lontane, di contro c’è che sono molto costosi sia per l’impianto che per la manutenzione.

Queste telecamere possono muoversi di 360°, variano l’inclinazione per controllare sia zone vicine

all’installazione che zone lontane. Avvistamento dall’aria: prevede l’utilizzo di aeromobili ad ala

fissa oppure rotante ma i costi sono decisamente troppo elevati, di conseguenza è un metodo che

viene utilizzato solo per tragitti prefissati in periodi dell’anno ad alto rischio. Si devono utilizzare

velivoli che abbiano la possibilità di volare con basse velocità di stallo, che abbino due posti, che

l’altezza dell’ala sia elevata per evitare che ci siano ostacoli fisici alla visibilità degli operatori. Per

questo compito vengono impiegati soprattutto elicotteri leggeri, anche i costi per le revisioni dei

velivoli sono piuttosto elevati, inoltre a causa della necessità di fermare il velivolo ogni un tot ore di

lavoro, può venirsi a creare il caso in cui l’elicottero è fermo per revisione nel momento in cui mi

servirebbe per attività antincendio attivo. Per adesso il sistema che funziona meglio è l’utilizzo dei

satelliti come sperimentazione. Per l’attività di avvitamento incendi si deve tener conto del periodo

di maggior rischio, la copertura visiva dell’area, la sensibilità degli obiettivi, i tempi di risposta del

servizio di estinzione. Tecniche di attacco: possono variare a seconda delle caratteristiche

dell’incendio, della strumentazione a disposizione, ci sono poi valori che possono variare anche

durante l’incendio. La sicurezza del personale deve essere la priorità del servizio antincendio, si

deve cercare di ridurre i rischi per il personale al minimo possibile, i rischi sono legati alle

caratteristiche dell’incendio e del territorio, secondo le caratteristiche del territorio cambiano anche

i metodi con cui si può intervenire sull’incendio. Ci sono due tipi di attacco: attacco diretto e

indiretto. L’attacco diretto è quello che viene esercitato direttamente sul fronte di fuoco direttamente

sulla fiamma da terra o da aria. In tal caso si interviene per soffocamento oppure si interviene

sull’energia cioè si raffredda il tutto con acqua. In tal caso l’estinzione avanza con il fronte di fuoco.

Gli svantaggi sono nei maggiori rischi per gli operatori a causa delle temperature e dei fumi,

pericoli anche per quanto riguarda i cambiamenti di tipo dell’incendio. Il fronte da trattare è

superiore all’attacco indiretto perché devo trattare tutto il fronte dell’incendio che non ha

andamento regolare e sicuramente non è rettilineo. La prima squadra che interviene deve valutare i

rischi e le zone da mantenere sotto assoluto controllo ad esempio se ci sono abitazioni ecc... queste

non dovranno essere toccate dall’incendio. L’attacco rapido totale si realizza su tutto il fronte e deve

portare all’estinzione dell’incendio ma deve essere attentamente valutato, altrimenti possiamo

realizzare un attacco di contenimento e di estinzione progressiva, applicata essenzialmente su

incendi di grandi dimensioni, prevede la bonifica delle aree che verrebbero attaccate dalla testa

dell’incendio. L’attacco indiretto prevede l’azione di eliminazione di vegetazione davanti al fronte

di fuoco oppure si cerca di ridurre l’infiammabilità del combustibile, si deve disporre di mezzi e

uomini per tale attività. Devo realizzare una fascia completamente libera dalla vegetazione davanti

al fronte che avanza e lo devo fare prima che le fiamme raggiungano il punto in cui sto lavorando,

devo definire la larghezza della fascia ed è necessario disporre di macchine e mezzi!!! In incendi di

particolare intensità servono mezzi di movimento terra che mettono a nudo il suolo minerale.

Purtroppo a volte l’incendio riesce a saltare le fasce quindi l’attività deve essere veloce e ben

calcolata. Un attacco indiretto può essere fatto con sostanze che riducono l’infiammabilità del

combustibile, di solito effettuato con mezzi aerei. Esiste anche il controfuoco che però da noi non è

utilizzato oramai da una quindicina di anni. È una tecnica pericolosa e che deve essere svolta da

personale molto competente. Possiamo avere operazioni esclusivamente terrestri, esclusivamente

aeree (scarsamente efficaci senza intervento a terra), molto più spesso abbiamo la cooperazione di

mezzi a terra e mezzi aerei.

Rischi per la salute: alcuni rischi sono quelli normali dei forestali cioè rischi biotici come morsi di

animali, lesioni e/o ferite provocate dalla vegetazione... pendenza e accidentalità del suolo come

cadute e scivolamenti, pericoli da macchinari e mezzi. Altri rischi invece derivano dal calore e dal

fumo e sono specifici per l’attività antincendio. I rischi di cadute sono la percentuale più elevata, al

secondo posto incidenti stradali mentre pochissimi sono gli incidenti specifici. Ustioni, ipertermia e

disidratazione sono i rischi derivanti dal forte irraggiamento termico e dalle correnti convettive. Le

ustioni possono essere di tre tipi, cioè da esposizione alle correnti convettive che possono portare a

danni a livello polmonare e non sono visibili (sono eventi piuttosto rari), altre ustioni sono derivanti

dall’irraggiamento e di solito non sono danni molto gravi, diverso è il caso in cui si venga a contatto

con materiale incandescente: in questo caso si hanno ustioni a livello epidermico. Altre volte

possiamo avere immersione termica che può attaccare grande parte o totalmente il corpo e si può


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze forestali e ambientali
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Growingfire di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnologie per la difesa dagli incendi boschivi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Marchi Enrico.

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