Che materia stai cercando?

Tecnologie e ausili

Appunti di tecnologie didattiche su tecnologie e ausili basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Giliberti dell’università degli Studi di Modena e Reggio Emilia - Unimore, Facoltà di Scienze della formazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Tecnologie didattiche docente Prof. E. Giliberti

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

rispettare queste norme può diventare di ulteriore ostacolo. Un ambiente che, al

contrario, mi lascia il tempo di cui ho bisogno diventa facilitante.

Esempio: la slide che legge il prof ha una durata preimpostata di 15 secondi, chi ha

difficoltà nella lettura parte svantaggiato a causa del suo deficit che crea una disabilità

e di conseguenza un handicap. Se la tempistica invece non è predefinita il compito

diventa più facile.

Nell’ambiente c’è un atteggiamento inclusivo in cui tutti hanno delle differenze, ma

tutti hanno uguali diritti. Se una persona incontra barriere architettoniche: la persona

sarà tetraplegica (deficit), di conseguenza la persona non riuscirà a camminare

(disabilità) e non riuscirà a prendere il treno dell’ora X a causa di queste barriere che

incontra nell’ambiente. Ho delle conseguenze nella mia vita dovuta al fatto che non ho

la velocità di lettura come gli altri o perché mi muovo su una carrozzina anziché con i

piedi.

Esempio: un bambino che a scuola studia geografia, la sua incapacità di camminare

non determina un handicap. L’handicap si rivela solamente quando magari è in gita o

deve spostarsi all’esterno insieme ai suoi compagni di classe. Insegnanti e compagni

devono essere educati a pensare di considerare una persona con tutte le sue

caratteristiche, non fermandoci a quella più evidente che è la necessità di muoversi in

carrozzina e che lo rende diverso dagli altri. In un ambiente “mal - educato” il bambino

sarà escluso.

Il rischio è che un deficit ti porti ad una situazione di handicap solo perché ce l’hai,

questo succede in particolare con i DSA. Il rischio è appunto che quel deficit, che

sarebbe limitatissimo nella vita della persona, vada ad offuscare la persona che

realmente è il bambino, proprio perché l’ambiente scolastico verte proprio su ciò in cui

il bambino presenta difficoltà. Gradualmente anche il bambino di sé dirà che è un DSA

e penserà che tutto di lui è ridotto a questo. Se quella caratteristica è pervasiva

determina tutta la sua vita, diventa la sua sua caratteristica principale e di

conseguenza la persona non è altro che quello.

Alcuni strumenti li troviamo tra i deficit e la disabilità (funzione riabilitativa): l’ausilio

mi riduce la disabilità (esempio: gli occhiali; il deficit c’è sempre, ma lo strumento mi

riduce la disabilità).

Con l’ausilio rendo il deficit incapace di provocarmi conseguenze, sempre se

l’ambiente è educato (esempio: tempo fa chi usava gli occhiali era chiamato “quattro

occhi” e veniva escluso).

La capacità di ridurre la disabilità si può ottenere allenando l’abilità attraverso

l’esercizio. A volte non ne vale la pena di allenare, in particolare quando per ottenere

un miglioramento minimo devo impegnare tanto tempo e fatica; in questo caso,

quando non si può più fare nulla, si introducono ausili. Con l’allenamento in una prima

fase si assiste ad un buon miglioramento, poi si arriva ad un punto di stallo, dove non

ha più senso continuare gli sforzi per ottenere un piccolo cambiamento.

Per un bimbo che non sa fare le moltiplicazioni perché ha dei problemi nel calcolo non

ha senso che continui e sia frustrato nel riuscire a fare le moltiplicazioni come gli altri,

quando il miglioramento sarà minimo e il bambino può sfruttare quel tempo per

apprendere altre cose, visto che comunque c’è un ausilio (calcolatrice) che può

permettergli di svolgere le moltiplicazioni più velocemente e senza commettere errori.

2

La fatica che un bambino fa nell’apprendere determinate cose può non essere così

produttiva.

Tra la disabilità e l’handicap (funzione abilitativa cioè di pronto soccorso): è la

possibilità di fare qualcosa di alternativo per riuscire a non avere l’handicap. Se

l’insegnante utilizza nelle verifiche solo la moltiplicazione il bambino avrà sempre

l’incapacità nello svolgimento, sta nell’insegnante costruire una situazione facilitante.

Dall’altra parte però il bambino che si trova ad utilizzare la calcolatrice può sentirsi

escluso, per questo motivo bisogna lavorare sull’inclusione, non deve esserci diversità.

Per alcuni anni disabile è stato sostituito con diversamente abile. Canevaro diceva che

è inutile cambiare i termini per definire sempre la stessa cosa, è pur vero che il

cambiamento di termini può aiutare a riflettere e a cambiare il pensiero (una persona

povera è diversamente ricca, ma resta pur sempre povera).

Parole negative: svantaggio, mancanza, non-abilità.

Con l’ICF c’è stata la svolta: nell’ICIDH i termini sono molto negativi e si parla solo di

menomazioni. La nostra testa è fatta per ragionare per “differenze”. L’ICF dice che le

persone sono tutte diverse tra loro e ogni persona ha un diverso grado di

funzionamento nei compiti da svolgere. Noi abbiamo diversi livelli di capacità su

diverse caratteristiche. Ha una visione globale, partendo dalle funzioni presenti, non

quelle deficitarie.

ICF: Funzioni e strutture corporee

 Attività e partecipazione

 Fattori contestuali (ambiente di vita)

 Caratteristiche personali (che non sono definibili in una classificazione)

Gli ausili tecnologici nell’ICF li troviamo nei fattori contestuali. Fa parte dell’ambiente

anche la necessità che ci siano i soldi necessari per comprare tali strumenti. 3

A partire da una disabilità tutto ciò che aiuta a ridurre questa situazione è un ausilio.

Può essere uno strumento di sintesi vocale per DSA che gli permette di studiare senza

dover leggere e arrivare a scuola preparato. Questo strumento viene utilizzato dai

DSA, ma esisteva anche prima, non è nato per loro.

Uno strumento che mi permette di fare esercizio di lettura, scrittura e correzione di

errori grammaticali ha una funzione riabilitativa ed è un ausilio tecnologico. Questo

strumento è stato ideato ad hoc per i DSA, non lo utilizzano gli altri.

Gli ausili sono esterni alla persona, non fanno parte del mio corpo; sta tra me e gli

altri. Se l’ausilio non è socialmente accettato mi distingue dagli altri. L’oggetto in

alcuni casi può diventare uno svantaggio, per esempio i ragazzini delle scuole medie

preferiscono fare fatica e non riuscire a fare le cose piuttosto che dover stare in classe

con un computer di fronte perché sono diversi dai compagni. Tanti genitori temono che

per il problema di DSA il figlio venga escluso se utilizzano ausili.

Gli ausili non sono di immediato apprendimento (curva dell’apprendimento): all’inizio il

risultato sarà poco, poi alla fine invece si nota che il risultato è consistente. Una

calcolatrice è abbastanza semplice, ma ci sono anche strumenti più complessi che mi

richiedono un grande lavoro iniziale nel capire come funziona. Se il bambino desidera

tanto utilizzare l’oggetto ma poi non è in grado di utilizzarlo, il rischio è quello di un

rifiuto.

Nella scelta di un ausilio non bisogna partire dal deficit ma dalla complessità della

situazione. Bisogna chiedersi a cosa deve servire l’oggetto, quale funzione ha. Uno

strumento è ad hoc per la persona, per la funzione che svolge, per le tempistiche e

l’ambiente in cui viene utilizzato. Se scelgo uno strumento non è adattabile non è

stimolante per la persona. Una griglia per la comunicazione aumentativa deve essere

adattabile per seguire le necessità della persona; se è molto lungo creare una griglia

adeguata tenderò a posticipare la creazione di una griglia più adatta.

A volte le indicazioni nelle diagnosi sono molto standard. Lo scopo per cui verrà

utilizzato un ausilio fa la differenza. Uno strumento come può far crescere la

persona ,può anche limitarla. Tante volte si può fare meglio con delle “buone

pensate”: bisogna avere le idee chiare, comprare pensando al futuro, pensare che lo

strumento possa essere messo in comune con altri bambini che fanno fatica (siano

condivisi)

Seconda parte: tecnologie e disturbi dello spettro autistico.

1. Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) 4

2. Sistemi di comunicazione basata su simboli

3. Esempi di software e applicazioni

Disturbi dello spettro autistico: disturbi pervasivi dello sviluppo non diversamente

specificati, autismo, asperger, sindrome di Rett,..

Nell’autismo si parla di funzionalità della comunicazione. Solitamente la

comunicazione è carente, ma c’è desidero di farlo. Le abilità necessarie per la

comunicazione verbale sono superiori a quelle richieste per i linguaggi non verbali, che

sono il sistema iconico (cioè delle immagini) e il sistema gestuale. La comunicazione

verbale richiede più abilità rispetto alla non verbale. La comunicazione gestuale è più

limitata rispetto al verbale: è meglio preferire la comunicazione orale; eventualmente

può andare bene anche la comunicazione scritta in alternativa alla verbale. Se la

verbale funziona male, utilizzo quella scritta e se questo non è possibile sfrutto i gesti.

Sia la forma orale che la forma scritta si basano sul linguaggio verbale. Il linguaggio

verbale struttura il pensiero.

Nei bambini con autismo si nota una prevalenza di utilizzo del canale visivo. La

comunicazione verbale, scritta o orale, ha uno sbilanciamento dalla parte dello scritto,

c’è una maggior comprensione di ciò che vedo piuttosto di ciò che penso. Il prestare

attenzione a stimoli visivi è il canale che in tanti casi funziona meglio, quindi è da

preferire. Fare distinzione tra soggetti ad alto funzionamento e a basso. In tutti i casi

comunque c’è un progresso nelle abilità di comunicare. Non ha senso incaponirsi nella

lettura o scrittura con soggetti autistici perché queste non saranno mai di supporto

alle attività del pensiero.

La comunicazione avviene sempre in un contesto che determina il successo o

l’insuccesso dell’azione comunicativa; spesso noi trascuriamo la preparazione

dell’ambiente credendo che non cambino le performance.

Noi dobbiamo utilizzare la comunicazione più adatta; prima abbiamo definito la

comunicazione scritta come se fosse di serie B, ma in realtà non è così, perché noi

dobbiamo pensare anche al tipo di comunicazione che è più facile ed immediata per la

persona. L’importante è che la comunicazione di serie B non escluda la comunicazione

di serie A. Noi a volte buttiamo via la comunicazione simbolica perché la riteniamo

limitata, mentre invece può fornirci un buon ponte per passare ad una comunicazione

migliore.

Perché la comunicazione a volte non funziona? A volte il problema può essere di

comprensione( mal interpretazione delle aspettative, dei comportamenti e mal

comprensione delle consegne). Il problema può essere di espressione (gestualità,

sguardo). Se dico una frase ad un autistico senza utilizzare modo/tono giusto arriviamo

ad avere un problema di comprensione. Anche la sintassi, la pragmatica, il role-taking

rischiano di interrompere la comunicazione. È un processo che può fallire per

innumerevoli motivi.

Comunicazione Alternativa e Aumentativa (CAA):sono tutto l’insieme delle tecniche e

dei modi in cui si possono usare questi strumenti. L’obiettivo è quello di sostenere la

comunicazione verbale orale e scritta. La comunicazione non verbale è intesa come

scelta di serie B: dove possibile tutto deve a completamento della comunicazione 5

verbale. La comunicazione ha successo se si raggiunge lo scopo, cioè l’efficacia

comunicativa; per questo motivo non mi interessa che si utilizzino i modi più raffinati,

eleganti e corretti, ma che arrivino allo scopo.

Il termine Aumentativa significa che migliora la comunicazione partendo dalle abilità

che la persona ha già.

Il termine Alternativa significa che è una modalità alternativa rispetto ai canali

comunicativi più ovvi.

Comunicatori “Vocal”: scatolotto con dei pulsanti, al premere dei pulsanti c’è un

altoparlante che fa uscire una frase. Permette di comunicare oralmente ad una

persona che non è in grado di fare questo. La comunicazione è resa più efficace, è più

sostenuta rispetto all’utilizzo di immagini stampate su un cartoncino. Le due modalità

sono efficaci allo stesso modo, la differenza la fa l’ambiente perché se la maestra non

sta guardando il bambino che ha l’immagine in mano, non riuscirà a comunicare osi

dovrà alzare dal banco, per questo motivo si utilizza il comunicatore. La modalità di

inserimento delle frasi in questi comunicatori è faticosissima. Il comunicatore è più

vicino a quello che fa un bambino normodotato. È un tipo di sistema sia alternativo

che aumentativo.

Comunicazione Facilitata (CF): è una tecnica che si basa sulla presenza di una persona

chiamata facilitatore che interviene nel processo di produzione dei messaggi

assistendo la persona che vuole comunicare; per esempio la persona gli tiene il

braccio facilitandogli la comunicazione. Non deve essere il facilitatore a comunicare

con la persona che sta aiutando. La controversia attuale riguarda il fatto che non sia

così facile per il facilitatore aiutare il bambino, non ne è stata dimostrata l’efficacia, o

meglio in alcuni casi ne è stata dimostrata l’inefficacia. È difficile capire chi realmente

stia scrivendo. 6

Valutazione:

1. Identificare i bisogni comunicativi: andare in bagno, devo approfondire dei testi,

desidero dire la mia opinione

2. Valutare le abilità della persona

3. Identificare strategie che migliorano la comunicazione

4. Identificare gli elementi che impediscono la comunicazione

5. Insegnamento di abilità e strategie agli adulti coinvolti: ognuno utilizza strategie

che sono diverse da quelle che utilizzano gli altri; ogni adulto ha uno scopo

diverso, il fatto che vengano tutti coinvolti permette di svolgere le cose con le

stesse modalità, le più accessibili al bambino.

Esempi di CAA:

Scrittura al computer

 Attraverso immagini

 Produzione di messaggi verbali registrati

 Composizione e lettura di messaggi attraverso software di sintesi vocale

 Composizione e lettura usando software con messaggi ed immagini (Clicker,

 Board Maker)

Simboli grafici: sono sistemi di simboli pensati per la CAA che vengono costruiti e

selezionati in base ai livelli di difficoltà. Si incomincia con i simboli base poi si

aumenta, diventano gradualmente sempre più esaustivi. Questi sistemi di simboli sono

già stati pensati e validati senza la necessità di inventarci simboli nostri. 7


PAGINE

15

PESO

4.09 MB

PUBBLICATO

7 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marilu1312 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnologie didattiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Giliberti Enrico.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienze della formazione primaria

La professionalità dell'insegnante di sostegno e dell'educatore in Italia. Prassi di individualizzazione di percorsi per disabilità e disturbi dell'apprendimento
Appunto
L’importanza della valutazione preventiva e del potenziamento linguistico nella scuola dell infanzia
Appunto
Osservazione
Appunto
L'integrazione dei bambini stranieri nelle istituzioni scolastiche
Tesi