RIASSUNTO DI TDP, PROF. ROMOLI
Studente: Fabrizio di Pietrangelo
1. INTRODUZIONE
La tecnologia è la disciplina che studia i metodi e gli strumenti atti a trasformare le materie prime in
prodotti finiti. La tecnologia della produzione si basa sulla conoscenza delle caratteristiche dei materiali
diverse da quelle fisiche, chimiche e meccaniche; queste caratteristiche saranno contraddistinte come
proprietà tecnologiche, ovvero caratteristiche che i materiali manifestano quando sono sottoposti ad un
qualunque processo di trasformazione che ne permetta il loro impiego in forme più o meno definite.
Oggetto della tecnologia della produzione è quindi la fabbricazione dei pezzi che andranno a formare un
complessivo.
Per realizzare correttamente un pezzo sarà importante avere buone basi di disegno tecnico industriale per
partire da un disegno di progetto e di componente. Il disegno di componente è da dividersi in due tipi:
- disegno di prodotto finito: contiene quotatura e stato delle superfici, con le tolleranze richieste;
- disegno di fabbricazione: contiene informazioni necessarie per i processi di fabbricazione ed è derivato dal
primo.
Il corso si concentra sul disegno di fabbricazione per fare in modo di definire una serie di operazioni da
effettuare per ottenere il pezzo finito; saranno molto importanti le tolleranze, in quanto precisano il
margine di errore relativo ad una o più superfici concesso nella realizzazione del componente.
Le tolleranze sono di vario tipo: ci sono quelle generali (o dimensionali) che definiscono un livello medio di
precisione da applicare per errori dimensionali; e poi ci sono le tolleranze superficiali.
Le tolleranze dimensionali rendono accettabile una dimensione del pezzo se questo rientra in un range di
valori accettabili che si discostano di poco dal valore nominale.
Le tolleranze superficiali, invece, possono riferirsi a errori:
- macrogeometrici per i quali si adottano le tolleranze di
- forma (forma non corrispondente a quella disegnata)
- posizione (posizione relativa della superficie rispetto ad altre non corrette)
- microgeometrici si riferiscono a errori più piccoli di 1/10 mm e sono caratterizzati tramite la rugosità.
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Studente: Fabrizio di Pietrangelo
2. ERRORI MICROGEOMETRICI (RUGOSITÀ)
Dobbiamo sapere che nella valutazione degli errori microgeometrici entrano in gioco varie definizioni di
superfici: La rugosità di una superficie è detta anche tessitura
primaria e compete ai difetti microstrutturali del
materiale e all’interazione tra l’utensile e il materiale; le
ondulazioni rappresentano il profilo tecnico e sono dette
tessitura secondaria e dipendono dalle fluttuazioni
dell’utensile e alle vibrazioni che si innescano durante la
lavorazione della superficie.
Per stimare la rugosità si utilizza il rugosimetro. Questo strumento, utilizzando il pattino sulla sua punta,
scorre in tiro (e non a spinta) sulle parti più alte della superficie, perciò utilizza come riferimento il profilo
tecnico e rileva l’ondulazione. C’è da sapere che lo strumento effettua nuove registrazioni ogni volta che
percorre una lunghezza di cut-off (in genere 0,8 mm); di queste lunghezze si scartano le due misurazioni
effettuate all’inizio e alla fine dell’avvio dello strumento, questo perché il sistema, durante la sua
accessione e il suo spegnimento, fa variare la velocità e va a falsare la misurazione.
Se faccio variare il valore per cui vale il cut-off ottengo una variazione della Ra.
Sul pattino del rugosimetro è presente il palpatore, realizzato in punta di diamante o granati sinterizzati, ha
l’apice di 2-3 μm di raggio di raccordo ed è riferito al pattino tramite una cerniera. Il pattino è costituito in
modo che pochissima forza si scarichi tra palpatore e superficie in modo che il palpatore non risenta
dell’attrito. Una volta rilevato il profilo, si procede con il calcolo della rugosità media
aritmetica:
Si fissa un sistema di riferimento con una linea media (LM)
= 0
Questa linea media è tale per cui ∫
0 ||
Si ribaltano le valli e si calcola l’area totale: ∫
0
Questa area delle valli sarà uguale all’area del rettangolo equivalente: Ra*L
||
∫ ∑ | |
0 =0
Dunque si ottiene Ra = oppure Ra = (sistemi discreti)
Un altro tipo di rugosità è quella totate R definita come l’escursione tra valle più bassa e cresta più alta.
T
Grandi valori di rugosità rendono il materiale duro. RIASSUNTO DI TDP, PROF. ROMOLI
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3. METROLOGIA
Abbiamo visto come misurare gli errori microgeometrici, ma ora è fondamentale capire come fare a
valutare gli errori macrogeometrici di forma e di posizione. Ad esempio, un controllo dimensionale ci dice
quanto l’oggetto in questione si discosta dalla quota nominale e se lo scostamento è tollerabile.
Partiamo con il definire alcuni parametri metrologici che uno strumento possiede:
- Sensibilità (o risoluzione): la più piccola variazione che lo strumento può misurare
- Precisione: grado di convergenza dei dati rilevati rispetto al valor medio della serie a cui
appartengono
- Accuratezza: differenza tra valor medio della serie a cui appartengono i dati e valore ideale da
realizzare
- Ripetibilità: grado di concordanza tra più serie di misure eseguite sul medesimo oggetto, quando le
singole misurazioni sono effettuate lasciando immutate le condizioni di misura
- Riproducibilità: concordanza dei risultati della misura al variare di una o più condizioni (metodo di
misurazione, operatore, strumento, luogo e condizioni ambientali, etc)
Adesso vediamo i principali strumenti di misura manuali; avremo il calibro e il micrometro che sono di
misura assoluta (ovvero che forniscono una misura che non dipende da alcun campione); come campioni di
misura abbiamo i blochetti Johansson; infine troviamo comparatore, alesamentro e calibro passa non passa
come strumenti di misura relativa (ovvero che ci dicono come è il pezzo rispetto ad un campione di misura).
• CALIBRO
Composto da una asta graduata in mm e in inch, sulla quale scorre un corsoio che porta incise le
due scale relative ai due tipi di valori presenti sull’asta. Tali scale prendono il nome di nonio ed esse
contengono sottomultipli del millimetro. Il corsoio e l’asta sono dotati di ganasce e becchi per
misurare spessori, diamentri interni ed esterni; all’estremità opposta il corsoio termina con una
sottile asta per rilevare le profondità.
Abbiamo diversi tipi di calibri a seconda di quante le divisioni sul nonio. C’è il calibro decimale(rileva
1/10 mm), ventesimale(rileva 1/20 mm) e cinquantesimale(rileva 1/50 mm).
• TRUSCHINO GRADUATO -> è un calibro speciale e viene utilizzato per identificare gli assi nei fori
durante le lavorazioni alle macchine utensili
• MICROMETRO
Il calibro non può misurare variazioni piccole di dimensioni in quanto può misurare al massimo
variazioni che stanno sui 20 μm, perciò si utilizza il micrometro (può misurare anche i centesimi di
millimetro).
È uno strumento formato da una incudine che chiude il pezzo da misurare su uno stativo mentre
una vite, messa in rotazione da un tamburo, avanza fino a toccare il pezzo. Esistono diversi
micrometri in funzione delle misure dei pezzi che possono misurare; questo si fa perché misurare
pezzi grandi con micrometri grande andrebbe a danneggiare la vite e rendere inefficiente lo
strumento.
• BLOCCHETTI JOHANSSON (DI RISCONTRO PIANO PARALLELI)
Sono strumenti che servono ad azzerare gli strumenti comparativi. Troviamo 6 classi di precisione
con errore dell’ordine di 0,1-0,2 μm. Hanno le superfici elettrolucidate, perciò possono essere
impegnati singolarmente o come combinazione di più blocchetti collegati tra loro, sono poco
sensibili alla variazione di calore. RIASSUNTO DI TDP, PROF. ROMOLI
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• COMPARATORE
Utilizzato per calcolare lo spostamento di un oggetto rispetto ad un altro, oppure per la verifica
della planarità o ortogonalità tra due superfici, o ancora per la verifica della cilindricità rispetto ad
un asse. Ha una risoluzione pari al centesimo di millimetro.
Viene azzerato ponendolo sui blocchetti Johansson (posti ad una dimensione pari a quella nomiale)
e girando la ghiera si imposta lo zero facendolo coincidere con la lancetta.
• ALESAMETRO
Utilizzato per comparare i fori.
In genere viene azzerato mediante anello di azzeramento: si incastra il tastatore nell’anello e si
procede con il basculamento nel foro fino a quando non si rileva la quota minima. Una fatto ciò si
muove la ghiera per far coincidere lo zero con la quota minima
• CALIBRO PASSA NON PASSA
Esistono da interni o da esterni e servono a valutare il diametro di fori o il diametro di esterni.
Hanno il difetto di essere molto costosi. RIASSUNTO DI TDP, PROF. ROMOLI
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4. CENNI ALL STRUTTURA DEI MATERIALI METALLICI
Visto che in questo corso andremo a lavorare termicamente i materiali, occorre studiare un minimo ciò che
accade all’interno della struttura che compone il materiale.
C’è da sapere che nei solidi gli atomi non sono in movimento, ma è loro consentita solo la vibrazione
derivante dal movimento degli elettroni. Dunque, è l’energia potenziale (forze di attrazione) a prendere il
sopravvento e a formare il reticolo. Quando la temperatura cresce molto, gli elettroni di un corpo solido
vibrano così forte da far ritrasformare l’energia potenziale in cinetica (il corpo passa allo stato liquido).
Le sostanze solide possono presentarsi allo stato:
- Amorfo: atomi e molecole occupano lo spazio in modo disordinato;
- Cristallino: atomi disposti ordinatamente e legati a determinate posizioni. Questo reticolo può
avere diverse possibilità di simmetria. Considerando una porzione del reticolo cristallino, la più
piccola possibile tale da mantenere ancora tutte le caratteristiche di simmetria del cristallo,
otteniamo una cella elementare.
Ci sono diverse strutture cristalline:
- Materiale monocristallino: la cella unitaria si ripete in tutto il materiale (l’unico in natura è
il diamante);
- Materiale policristallino: è formato da un insieme di regioni cristalline dette grani cristallini
a diversa orientazione.
La formazione dei cristalli avviene durante il passaggio dei metalli dal passaggio da liquido a solido. Il
fenomeno prende il nome di cristallizzazione e ha inizio spontaneo da più punti della massa liquida; in
questi punti, che si dicono nuclei di cristallizzazione, gli atomi rallentano si dispongono casualmente con
una certa simmetria o addirittura secondo una forma prossima a quella di una cella elementare.
In seguito, i nuclei captano altri atomi ed i cristalli si accrescono ordinatamente fino a quando non
interferiscono tra loro andando a formare i bordi. A questo punto la crescita si arresta.
Ci sono casi in cui si ha scambio termico in una direzione preferenziale e i nuovi cristalli seguono nuove
direzioni andando a creare una struttura dendritica. Questo può andare ad influenzare le proprietà
meccaniche del materiale.
Il fatto che a volte i grani siano disposti in modo non ordinato, oppure che possano rimanere impurità
bloccate nei bordi, fa si che si verifichi il fenomeno dell’anisotropia: una struttura reticolare, seppur
perfetta, presenta proprietà fisiche e meccaniche diverse a seconda delle direzioni o dei piani di riferimento
considerati. Queste direzioni dipendono dai piani a maggiore densità atomica visto che gli scorrimenti
preferenziali avvengono proprio sui questi piani. Questi piani possono variare per via di vari difetti che
possono esserci nel reticolo.
֍ Abbiamo difetti puntuali in cui la struttura del reticolo differisce da quella teorica a causa di:
- Presenza di atomi estranei (sostituzionali se si trovano in posizione normale di reticolo, interstiziali
se sono interni al reticolo)
- Disordine con il quale gli atomi si dispongono nel reticolo e possibile vacanza di atomi nel reticolo.
֍ A seguire ci sono anche difetti di linea: le dislocazioni. Le dislocazioni sono imperfezioni lineari formatesi
durante la crescita dei cristalli o a seguito di sollecitazioni esterne. La presenza delle dislocazioni spiega
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come mai lo sforzo tangenziale per provocare lo scorrimento secondo i piani preferenziali risulta molto
inferiore rispetto allo sforzo calcolato usando l’energia di legame.
֍ Infine, troviamo i difetti più complessi: quelli di superficie. In questi casi i grani cristallini crescono
riproducendo la disposizione di celle elementari ma con orientamento differente tra loro. Ne consegue una
struttura a mosaico che è intrinsecamente fonte di difetti in quanto non riproduce la continuità tra le celle
elementari in grani adiacenti. Inoltre, bordi dei grani si arricchiscono di elementi di impurità segregati dal
liquido durante la solidificazione in celle elementari. Si ha che il bordo del grano è quindi una zona critica
dove si addensano dislocazioni ed elementi chimici diversi.
Quando le dislocazioni arrivano al bordo del grano si dice che il materiale ha subito snervamento; se
continuo a eseguire uno sforzo sul materiale otterrò l’incrudimento di quest’ultimo con conseguente
deformazione plastica permanente. Per abbassare il grado di incrudimento di un materiale lo si deve
riscaldare al di sopra della temperatura critica di ricristallizzazione, temperatura per la quale si possono
formare nuclei di ricristallizzazione (e quindi nuovi piani di scorrimento).
L’incrudimento aumenta la resistenza meccanica, la durezza, il limite elastico. Allo stesso tempo diminuisce
la deformabilità (duttilità e malleabilità), la resilienza.
I metalli puri non presentano i requisiti richiesti per l’impiego tecnico. Sarà necessario inserire nel metallo
puro alti metalli per modificarne profondamente le proprietà. Si ottengono le leghe metalliche.
Allo stato solido le leghe presentano tre tipi di forme cristalline:
- Cristalli misti o soluzioni solide: il solvente è il metallo e i soluti sono gli elementi di alligazione. Le
forze di attrazione sono le medesime tra atomi uguali e atomi diversi;
- Composti intermetallici: sono a concentrazione fissa tipo A B come formula chimica. Le forze di
x y
attrazione sono maggiori tra atomi diversi.
- Cristalli eutettici: sono miscugli di solidi a due fasi in cui le forze di attrazione sono minori tra atomi
diversi.
Per capire che differenza c’è nell’ottenimento di una lega binaria rispetto alla solidificazione di un solo
materiale puro si utilizzano le curve di raffreddamento. Queste curve esprimono la temperatura della lega
in funzione del tempo. Raggiunta la temperatura di solidificazione si avrà un diverso andamento della curva
in funzione della varianza del sistema calcolabile grazie alla regola delle fasi di Gibbs:
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A questo punto si costruisce il diagramma di
equilibrio: ha lo scopo di consentire la rapida
individuazione delle fasi presenti in una lega in
determinate condizioni di temperatura e di
concentrazione. In questi diagrammi riusciamo
ad individuare i punti critici di un composto
formato da A e B in cui variano le loro
concentrazioni.
Si hanno tre diverse possibilità di miscibilità delle leghe, vediamole una alla volta:
1) Completa solubilità allo stato solido
Quando i due componenti sono solubili allo strato solido e sono
capaci di dar luogo alla formazione di cristalli misti, il diagramma di
equilibrio è il seguente:
La solidificazione ha inizio in t2 con la formazione di cristalli misti di
soluzione solida, tra t2 e t3 la temperatura non è costante e
abbiamo la coesistenza di liquido e solido, a t3 si ha la completa
formazione del solido.
2) Insolubilità allo stato solido
I due componenti non sono solubili allo stato solido e cristallizzano ciascuno per contro proprio dando
luogo a cristalli di corpi semplici. Raffreddando una lega di composizione X, la solidificazione avrà inizio nel
punto C con la deposizione di un cristallo di A puro. Nel punto D avremo una certa quantità di A che si è
depositata; il liquido rimanente risulta più povero di A e più ricco di B, tanto è vero che la sua
concentrazione è rappresentata del punto DL. Col proseguire del raffreddamento il liquido si concentra
sempre di più di B, fino ad F dove il liquido ha concentrazione E e vi è la comparsa di una nuova fase, cioè di
cristalli puri di B.
La solidificazione prosegue a temperatura
costante dando luogo ad un aggregato finissimo di
cristalli di A e di B che prende il nome di eutettico;
similmente il punto E nel diagramma si dice punto
eutettico. La lega che ha il punto di fusione più
basso è quella con la composizione eutettica. Un
eutettico fonde a T costante e la sua curva di
raffreddamento è uguale a quella di un metallo
puro. RIASSUNTO DI TDP, PROF. ROMOLI
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3) Scomparsa della solubilità
A volte i componenti di una lega binaria sono
solubili allo stato solido e danno luogo a cristalli
misti solo al di sopra di una certa temperatura
mentre non sono solubili a temperature inferiori.
Raffreddando una lega di composizione X si ha
che la solidificazione ha inizio nel punto 1 e
termina nel punto 2 sotto forma di cristalli misti.
Nel punto 3 la soluzione solida inizia a decomporsi
segregando il costituente A per cui nel punto 4
avremo un po’ di soluzione solida e un po’ di A
segregato. Nel punto 5 si separa dalla soluzione
anche il componente B con la formazione di una finissima
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