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Tensioattivi

Molecole che si dispongono alla superficie di un liquido o all interfaccia tra due liquidi immiscibili

riducendo la tensione superficiale/ interfacciale. Sono molecole anfipatiche, ovvero costituite da una

porzione polare e una apolare, e si dispongono all interfaccia, esponendo la loro porzione polare nel

liquido idrofilo e la porzione apolare nel liquido lipofilo. Raggiunta una certa concentrazione, detta

concentrazione micellare critica, i tensioattivi si dispongono sotto forma di micelle. Quando ciò succede,

la tensione superficiale/ interfacciale non diminuisce più.

Bilancio idrofilo-lipofilo (HLB): è un parametro proposto da Griffin per esprimere qualitativamente il

rapporto tra parte idrofila e idrofila di un tensioattivo.

Classificazione dei tensioattivi

Si dividono in:

1) Ionici: a loro volta divisi in anionici, anfolitici e cationici

2) Non ionici

3) Naturali

Tensioattivi anionici

Possono presentare o un gruppo carbossilico (saponi) , o un gruppo solforico o un gruppo solfonico

terminale.

Saponi: sono sali di acidi grassi a lunga catena; si ottengono per saponificazione di oli naturali o

direttamente da acidi grassi a lunga catena.

I saponi alcalini (O/A) si preparano da basi monovalenti, sono spiccatamente basici, sensibili alla

durezza dell’ acqua, hanno un sapore sgradevole, sono destinati ad uso esterno e sono irritanti sulla

pelle. Es: stearati di Na e K.

I saponi alcalino-terrosi (A/O) si preparano da basi polivalenti e sono molto utilizzati in dermatologia.

I saponi metallici possono essere preparati in situ utilizzando acido oleico e acqua di calce Ca(OH)2

I saponi aminici (O/A) si ottengono per reazione di un amina con un acido grasso libero. Es: stearato e

oleato di trietanolammina

Esteri solforici: si ottengono per reazione di un alcool con acido solforico o addizione di acido solforico

a livello di un doppio legame della catena idrocarburica di un olio. Hanno una buona solubilità in acqua

e sono spesso utilizzati in sostituzione dei saponi in quanto sono men basici. Possono però, col

passare del tempo, idrolizzarsi e liberare l acido. Es: sodio lauril solfato

Esteri solfonici: si preparano per reazione di un alcool con acido solforico fumante e anidride

solforica. Si dividono in alchil solfonati( i più impiegati, soprattutto in preparazioni per la cura della stipsi

cronica, e presentano inoltre tra gruppo solfonico e catena idrocarburica un gruppo intermedio che può

essere un estere un amide o un etere) e solfonati alchil aromatici( utilizzati largamente nei detersivi).

Tensioattivi anfionici

La porzione polare è costituita da un gruppo cationico e uno anionico. Es: lecitina (O/A e A/O)

caseina(A/O e O/A) e gelatina (O/A).

Tensioattivi non ionici

Sono stabili sia in ambiente acido che basico e possono essere associato a tensioattivi cationici o

anionici. Non hanno un azione fungistatica, ma favoriscono comunque la crescita di muffe e possono

ridurre l azione fungistatica di molti antisettici. Inoltre bisogna far attenzione alla loro tossicità.

Si dividono in: lipofili, ovvero alcoli polivalenti parzialmente esterificati con acidi grassi; essendo trp

idrofobi, funzionanano bene se addizionati ad un tensioattivo anionico (O/A). es: monostearato di

glicole etilenico; idrofili: sono o esteri ed eteri di glicoli polietilenici o polisorbati ( si ottengono per

eterificazione degli esteri del sorbitano con ossido di etilene).

Proprietà elettriche dell’ interfaccia

Il passaggio di corrente attraverso una dispersione colloidale provoca la migrazione delle particelle

verso un elettrodo. Tale fenomeno è definito elettroforesi e dimostrano che le particelle posseggono

una carica elettrica.

La carica elettrica è dovuta a colloidi idrofobi (che adsorbono selettivamente ioni derivanti da Sali

aggiunti nel mezzo o dall idrolisi dell’ acqua); e colloidi idrofili (che ionizzano i gruppi sulla superficie

delle particelle).

Il potenziale zeta

Ogni particella è circondata da una nuvola contenente cariche di segno opposto a quello della

particella, inoltre attorno ad essa possiamo distinguere:

1) Uno strato fisso dato dalla carica superficiale della particella e ioni di segno opposto fortemente

adsorbiti

2) Uno strato diffuso, dato da ioni si ambo i segni, con prevalenza però di quelli di segno opposto

rispetto alla particella

3) Piano di Stern, che separa i due strati.

Sulla superficie della particella, inoltre, si trova anche una quantità di solvente, il cui margine esterno è

il limite tra la due fasi. Questo piano ipotetico è detto piano di scorrimento.

La differenza di potenziale tra il piano di scorrimento e la regione elettricamente neutra è detto

potenziale zeta, responsabile della migrazione elettroforetica.

Per le particelle cariche, la forza repulsiva diminuisce con l aumentare della distanza tra le particelle;

responsabile della repulsione è proprio il potenziale zeta, il cui valore è massimo al piano di

scorrimento.

Concludendo, possiamo dire che una dispersione colloidale è stabile quando, ad una determinata

distanza tra le particelle, l energia di repulsione è maggiore dell’ energia d attrazione tra le particelle.

Proprietà reologiche dei sistemi dispersi

La reologia studia la deformazione dei corpi sotto l azione di forze. Tale deformazione può essere

reversibile o irreversibile. Conoscere la reologia significa, facilità nel determinare consistenza,

spalmabilità e stabilità di semisolidi, sospensioni ed emulsioni.

Le proprietà reologiche di un fluido sono descritte da: sforzo di taglio, gradiente di velocità di

scorrimento o deformazione e tempo.

Sforzo di taglio

Si immagini che un liquido, sia formato da tante lamine di area A che scorrono l una sull’ altra. Tra

queste, la lamina inferiore è fissa. La forza che noi sottoponiamo alla lamina superiore si definisce

sforzio di taglio e sarà uguale a F/A.

Si definisce invece velocità di taglio o gradiente di velocità, il rapporto tra la differenza di velocità dv fra

due strati adiacenti separati da una una distanza dx infinitamente piccola.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in farmacia
SSD:
Docente: Miro Agnese
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dariom_89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnologia e legislazione farmaceutica I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Miro Agnese.

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