Tecnologia dei cicli produttivi
Lezione 1
La tecnologia dei cicli produttivi si occupa di verificare in che modo la tecnologia contribuisce alla maggiore efficienza del processo di produzione, ed è quindi evidente che la prima cosa di cui ci dobbiamo occupare è legata all'ambito tecnologico.
Distinzione tra tecnica e tecnologia
La tecnica può essere considerata un complesso di regole o un'arte, un’azione da eseguire per praticare un mestiere o una scienza (è una mera esecuzione). La tecnologia è una parte della scienza che si occupa dei procedimenti tecnici e dei macchinari attraverso i quali le materie prime (input) si trasformano in prodotti finiti.
Evoluzione della tecnologia - La tecnologia dura
Questo processo di trasformazione, che ha permesso di arrivare in qualche modo ad un prodotto finito e diverso rispetto all'origine, ha subito un'evoluzione nel corso del tempo (dall'invenzione della macchina a vapore sino a quella dell'intelligenza artificiale o informatica). La tecnologia in sostanza ha seguito quello che è stato l'avvento della rivoluzione industriale o il progresso tecnologico ed economico. Durante questa evoluzione dobbiamo distinguere due periodi temporali, con il 1970 (rivoluzione industriale) come spartiacque.
I modelli di evoluzione della tecnologia in questi periodi venivano definiti come modelli di tecnologia dura. Questo modello tecnologico (quindi di procedimenti tecnici) era caratterizzato da:
- Alta capital intensive, ovvero sofisticazione dei macchinari e quindi grandi investimenti nei macchinari stessi per una grande produzione di massa;
- Elevata intensità energetica, quindi grandi costi energetici (scarsa efficienza energetica, inoltre scarsa attenzione verso i problemi ambientali);
- Ridotta richiesta di manodopera per via dell'alta sofisticazione dei procedimenti tecnici dei macchinari (Taylorismo: l’uomo era un ingranaggio e quindi parte della macchina);
- Scarsa attenzione verso i problemi ambientali (almeno fino a quando vennero varate le prime leggi sull'ambiente e creato il primo ministero per l'ambiente in Italia).
In questi periodi quindi ci troviamo in sistemi di industrializzazione altamente sofisticati ed altamente standardizzati poiché siamo di fronte a sistemi produttivi di massa dove l’obiettivo era di lavorare materie prime e di produrre prodotti finiti in grandissime quantità per la soddisfazione dei consumatori.
Sensibilizzazione verso i problemi ambientali
Dopo il 1970 iniziano ad emergere problemi in ambito ambientale e si diffonde la sensibilizzazione verso quelle che sono le problematiche ambientali. Un modello tecnologico che ha una scarsa attenzione verso i problemi ambientali, dunque, non va più bene ed entra in crisi perché non risponde più a quelle che sono le esigenze di nuovi scenari economici che cambiano in relazione alle attenzioni su tali problemi ambientali. Perciò le aziende cominciano ad adeguare i propri sistemi produttivi a quelli che sono i riflessi sull'ambiente.
Con il rapporto di Brundtland nascerà il concetto di economia sostenibile che non è più basata su due parametri quali capitale-lavoro, ma è basata su tre parametri: capitale-lavoro-risorse naturali. In Italia la politica ambientale fa il suo ingresso con un ritardo di 15 anni rispetto all'Europa. Solo nel 1986 viene istituito il primo ministero per l'ambiente e da lì si comincia a legiferare per la sua salvaguardia. Gli anni '70 furono caratterizzati da due grandi crisi energetiche, la prima del '72 e la seconda del '79, che rimisero in discussione tutto il sistema energetico non solo italiano ma anche europeo.
Tecnologia intermedie e in particolar modo verso tecnologie appropriate
Il modello di tecnologia dura è stato adottato per molto tempo dai paesi industrializzati, anche se non favoriva il trasferimento delle tecnologie fra paesi non industrializzati (fondamentale per lo sviluppo della tecnologia stessa). Tale modello entrò in crisi ed una soluzione è stata quella di cambiare modello, passando a quello della tecnologia soffice, che si adatta meglio alle caratteristiche dei paesi a bassa industrializzazione. In questo modello si cerca di trovare delle tecnologie che possano essere applicate in maniera semplice, che non costino troppo e che siano valide per tutti, quindi applicabili in diversi paesi di bassa industrializzazione in maniera tale che possano fornire il proprio contributo.
Queste tecnologie non devono richiedere un impiego massiccio di risorse naturali e soprattutto devono essere facili da applicare. Successivamente si venne a considerare maggiormente il discorso delle efficienze energetiche e del giusto apporto di tali risorse all'interno dei processi produttivi alla luce delle nuove realtà economiche. Viene infatti avanti il modello delle tecnologie intermedie: incalca il modello della tecnologia soffice (quindi tecnologie semplici, facili da usare e nella manutenzione) e avrebbe dovuto consentire ai PVS l'autonomia tecnica in un primo tempo e finanziaria successivamente; tuttavia nei PVS furono un fallimento.
Il fallimento della proposta delle tecnologie intermedie rimise in discussione il modello di sviluppo dei paesi industrializzati e con esso le tecnologie impiegate e per questo si passò al modello delle tecnologie appropriate. Quest’ultime sono ripensate in modo da tener conto delle singole situazioni (politiche; economiche; sociali; culturali; ambientali e territoriali) e sono caratterizzate necessariamente da semplicità e facilità di utilizzo che nascono dal fallimento dell'approccio delle tecnologie intermedie. Le tecnologie appropriate richiedono quindi competenze che non sempre sono presenti, come competenze multidisciplinari e mano d'opera qualificata per l'esercizio e la manutenzione delle apparecchiature che vengono a mancare in paesi non industrializzati.
Ci avviamo quindi non più verso quelle che sono le produzioni di massa, bensì verso una tecnologia definita "flessibile", che tiene conto di quelle che sono le esigenze di mercato. Una delle differenze tra il modello della tecnologia appropriata con quella della tecnologia dura è il fatto che la prima richiede una manodopera qualificata per l'esercizio e la manutenzione delle apparecchiature, superando quindi l’idea del Taylorismo di uomo come ingranaggio (esso ora ha un ruolo pensante e non è più parte della grande macchina azienda).
Tecnologie delle risorse locali, gestione dei rifiuti e fonti rinnovabili
Entra con il tempo anche il concetto di sfruttare le risorse locali, possibilmente utilizzando fonti rinnovabili, di produrre pochi scarti (zero waste) e di recuperare materiali usati. Negli anni '70 comincia anche a sorgere la questione riguardo la gestione dei rifiuti (verrà successivamente creato anche il t.u. ambientale che introdurrà la raccolta differenziata) che man mano stavano creando un danno all'ambiente. Nasce l'idea di lasciare in eredità la terra alle successive generazioni cercando di distruggere nel minor modo possibile l'ambiente.
Un esempio era riscontrabile nell’agricoltura dove l’impiego di pesticidi e prodotti chimici avevano un notevole impatto ambientale.
Le nuove tecnologie
Dopo le tecnologie intermedie l'evoluzione porta ad un concetto attuale delle "nuove tecnologie" che tengono conto di tutti i principi espressi fin ora ma che incorporano anche alcuni rami importanti del progresso tecnologico con la nascita di un processo automatizzato grazie allo sviluppo dell'elettronica, informatica e telecomunicazione.
Le nuove tecnologie sono quindi quelle capaci:
- Di penetrare orizzontalmente in tutte le attività economiche (agricoltura, industria, servizi);
- Presentano un elevato grado di reattività (e quindi come già detto la particolare capacità di penetrare orizzontalmente in tutte le attività economiche: agricoltura, industria, servizi);
- Di interessare tutti i settori e tutte le aree geografiche, offrendo soluzioni utili nei campi più disparati.
Queste tecnologie sono reattive, e quindi reagiscono a quelle che sono le innovazioni, e sono utilizzabili in maniera trasversale in tutte le attività economiche, nonché sono ormai parte comune della vita di tutti i giorni e quindi capaci di influenzare lo svolgimento dei cicli produttivi. Le cosiddette nuove tecnologie sono fondamentalmente mirate a migliorare il processo produttivo, assicurare una migliore risposta al mercato, per quanto riguarda l’azienda, e andare il più possibile incontro alle richieste della clientela tenendo in considerazione anche ulteriori aspetti che originariamente si ritenevano marginali come la sicurezza, la salute e la qualità dell'ambiente. Il processo produttivo deve tenere quindi conto delle esternalità che derivano dal processo stesso, che potrebbero contribuire in maniera negativa allo sfruttamento della tecnologia.
Concorrenti allo sviluppo delle nuove tecnologie
Per ottenere gli sviluppi di queste tecnologie i principi sono i più disparati, in ambiti come chimica, fisica, matematica, tecnologia, e grazie al loro contributo si è reso possibile l'avvio di questo processo tecnologico che a partire dagli anni '70 ha così tanto influenzato il modo di produrre e la vita di ognuno di noi.
Esempi di una caratterizzazione da parte delle scienze appena citate sono:
- La chimica, con la possibilità di ottenere alimenti più salutari, oppure l’utilizzo di nuovi materiali introdotti sul mercato o farmaci più efficaci. Lo sfruttamento di materie vegetali, come ad esempio la produzione dei biocarburanti, oppure la possibilità di ottenere nuove molecole per ottenere nuovi materiali: tutto questo consente di apportare delle migliorie ai prodotti che andiamo a portare sul mercato.
- La fisica, che ha per obiettivi la comprensione e la descrizione della materia e delle forze a cui è sottoposta, come lo studio dell'elettronica che si basa su principi fisici attraverso cui è possibile ottenere determinati risultati di funzionamento. Ciò che è elettronico non fa altro che andare a controllare lo spostamento dell’elettrone, e quindi conseguentemente a seconda delle reazioni che si possono essere è possibile ottenere determinati risultati.
- La matematica, (che contribuisce anche per lo studio della fisica) che ci consente di effettuare una simulazione degli effetti che sono ottenibili dallo sfruttamento di principi di questo genere, nonché per le sperimentazioni e per riformulare le teorie.
- La biologia, per capire come funzionano le molecole, oppure capire come funzionano le cellule dei tessuti e degli organismi negli esseri viventi, per capire quali sono i prodotti che in qualche modo possono contribuire tecnologicamente in maniera positiva allo svolgimento di queste attività (scoperta fondamentale del 1953 ad opera di Crick e Watson sulla struttura a doppia elica del DNA).
Fino all’inizio degli anni ‘70 si è continuato a produrre secondo il modello della società industriale caratterizzato dalla rigidità delle strutture economico-produttive. Allorché la richiesta del mercato si orientò verso un miglioramento qualitativo dei prodotti, dei servizi e della vita, il paradigma socio-tecnologico della società industriale venne messo in discussione e si pose il problema dell’uso più efficiente delle tecnologie in armonia con il mutato quadro socio-economico. Nacquero così le tecnologie intelligenti, caratterizzate da: capacità di intervenire autonomamente su problemi chiaramente formulati; capacità di adeguarsi ai cambiamenti di situazioni ed esigenze; capacità di riconoscere l’iter da seguire per raggiungere obiettivi prefissati. L’uso di tali tecnologie ha permesso lo sviluppo di importanti settori high-tech.
Invenzione e innovazione tecnologica
L’innovazione tecnologica è un processo che permette di produrre sul mercato nuove tecnologie ed innovazioni sotto forma di prodotti, processi o servizi, metodi di produzione o di commercializzazione e tecniche di gestione a tutti i livelli dell’economia. Possiamo dire che la tecnica è un complesso di regole, la tecnologia è il procedimento, mentre l’innovazione tecnologica è un processo che permette di introdurre sul mercato nuove tecnologie e quindi innovare andando a migliorare una situazione esistente.
L’innovazione è un processo aggiuntivo che permette di introdurre qualcosa, può essere a sua volta un’innovazione di prodotto e di processo (esempio Findus che vedremo dopo). Una prima grande distinzione è tra invenzione e innovazione tecnologica. Quest’ultima è proprio perché è un processo che mi permette di cambiare la situazione attuale (che può essere a sua volta radicale o incrementale), “innovare”. L’invenzione invece è spesso acausale e non indotta a differenza dell’innovazione tecnologica che ha sempre una causa ed è indotta dalle circostanze attuali (viene rinnovato un prodotto perché sul mercato magari è diventato obsoleto, es. restyling della Fiat Panda).
L’invenzione, che porta anche ad un cambiamento tecnologico, è una nuova idea, un nuovo sviluppo scientifico, una novità tecnologica che non è stata ancora realizzata tecnicamente e materialmente. La nascita di un’invenzione è spesso casuale e non indotta da motivazioni economiche o competitive. L’innovazione, al contrario, è la realizzazione dell’invenzione in un nuovo prodotto o processo produttivo e il suo sfruttamento commerciale. Essa comprende dunque, la progettazione (design), la realizzazione fisica (manufacturing) e la commercializzazione (marketing) dell’invenzione stessa.
Quindi l’invenzione è la scoperta in sé per sé, mentre l’innovazione è la verifica che una scoperta sia effettivamente commercializzabile da parte di un'azienda che la vuole portare sul mercato. È molto sottile la linea di demarcazione tra le due cose ma sicuramente la distinzione si nota nella causalità e anche dal fatto che mentre l’innovazione ha dei cicli periodici brevi, l’invenzione ha dei tempi molto lunghi (anche 50-100 anni).
Un esempio controverso è la scienza dell’informatica che è stato un mutamento tecnologico radicale al punto che si può avvicinare molto all’invenzione per la trasformazione e il cambiamento radicale del modus operandi, questo poiché i computer entrando in ogni più vario settore hanno cambiato ad esempio la realtà lavorativa.
Il processo innovativo
Il processo innovativo può essere determinato da due grandi esigenze di tipo dinamico che rafforzano l’impresa quando essa dipende dall’ambiente economico, ovvero:
- Demand Market Pull, composto dai mercati e dai bisogni dei consumatori. Esso nasce perché le aziende moderne si avvalgono di sistemi legati al Quality Management, dove la soddisfazione del cliente non è un punto di arrivo, bensì un punto di partenza. Non è più l'azienda che entra nel mercato ma il mercato che entra nell’azienda (ricerca di mercato sulla base del marketing e della Customer Satisfaction, analisi di mercato prima dell’introduzione del prodotto nel mercato). Piuttosto che uscire fuori dal mercato le aziende si devono quindi innovare analizzando ciò che richiede il mercato per porre quindi in essere prodotti che abbiano un impatto nel mercato stesso.
Un esempio pratico di questa visione lo ha posto in essere la Findus con i salti in padella. Quest’ultimo è un prodotto di ottima qualità, rapido e veloce che permette al consumatore di aprire la confezione e di cuocere il prodotto precotto e di sedersi a tavola in 5 minuti. Ciò è molto utile magari per il lavoratore che torna a casa a fine serata e non ha né il tempo, né la forza. La Findus con questo stratagemma ha avuto un incremento delle vendite, uscendo quindi da quel segmento obsoleto dei semplici surgelati “già pronti” per arrivare ad un nuovo segmento di prodotti che il mercato richiedeva (es. di innovazione di prodotto e anche di processo).
- Technology Push, conseguenza dell’avanzamento tecnologico di tipo dinamico che rafforza l’impresa, la quale deve rispondere ad esigenze diverse di mercato innovando i prodotti ed i sistemi.
Il Market Pull (che rafforza i business esistenti con la soddisfazione dei bisogni dei consumatori) non è altro che il voler mantenere e il voler migliorare la posizione di mercato dell’azienda tramite l’innovazione. La posizione conservativa da parte dell’azienda è quindi finalizzata a mantenere e migliorare la propria quota di mercato. Il Technology Push (che consente l’ingresso in nuovi business) permette invece di entrare in mercati differenti, quindi di commercializzare prodotti nuovi o utilizzare metodi produttivi differenti in maniera tale da poter accedere a nuovi mercati. Ambedue gli effetti portano ad un’innovazione tecnologica in grado di cambiare quindi la dimensione dell’impresa.
Multidimensionalità e globalità
L’innovazione tecnologica ha anche la caratteristica di essere multidimensionale ed innovativa. Multidimensionale poiché tale innovazione si può realizzare con differenti tipi di tecnologie in quanto non è legata soltanto alla tecnologia della produzione industriale, intesa in senso tradizionale, ma a qualunque tipo di attività si svolga in un’azienda produttrice o utilizzatrice di beni o di servizi. In sostanza è multidimensionale poiché innovando la...
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