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Saper comunicare

La scrittura come strumento della comunicazione

In oltre seimila anni di storia la scrittura si è trasformata da antico bene di pochi in moderno bene di comunione e di contatto, in luogo di interazione e scambio con l’altro. Oggi la scrittura è cambiata notevolmente nelle sue funzioni sino a diventare una complessa gamma di variazioni, modelli, tipologie. Ed è proprio nella Società del ‘2000 etichettata come “Società dell’informazione”, che le relazioni socio-culturali e le azioni comunicative, si definiscono sempre più attraverso i testi. Pertanto è sempre più necessario saper:

  • Elaborare un testo, ossia saperlo adeguare alle diverse situazioni comunicative e saperne differenziare la forma.
  • Produrre un testo, ossia essere in grado di filtrare e calibrare le ambiguità della comunicazione.

Il modello della comunicazione

Ricorrendo al famoso schema di Jakobson possiamo riassumere che in ogni atto comunicativo concorrano sempre i sei seguenti elementi detti fattori della comunicazione: ricevente o emittente, messaggio, destinatario, contesto o referente, codice, canale.

Nel processo di comunicazione sono coinvolti almeno due soggetti: uno (l’emittente) interessato a formulare, l’altro (il ricevente o destinatario) ad assumere un contenuto, un’informazione; in ogni caso un reciproco atto di volontà di instaurare un contatto (messaggio). Il messaggio vive in un contesto o referente, ovvero nelle condizioni extratestuali, pertinenti alla realtà di cui il messaggio parla o in cui si produce. L’emittente si esprime grazie ad un codice (un sistema di segni usato per tradurre i significati in materia espressiva), che deve essere condiviso da entrambi i soggetti. Il messaggio così “codificato”, viaggia verso il ricevente attraverso un canale, strumento fisico che consente la trasmissione.

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L’emittente

È colui che formula ed emette il messaggio.

È fondamentale per l’emittente aver ben chiaro qual è il suo “target”, ossia quali sono gli obiettivi del suo dire e soprattutto di che natura è il soggetto a cui si vuole rivolgere. Questo comporta che la modalità di costruzione del messaggio debba tenere conto sia dell’influenza che si vuole esercitare sul ricevente, sia dello stato di conoscenze che si prevedono comuni.

Il tipo di messaggio che l’emittente produce, non può, perciò, prescindere dalla selezione dei contenuti la quale, a sua volta, è indotta dalla natura del destinatario.

Il messaggio

Il messaggio è il centro del processo comunicativo, lega emittente e destinatario, costituisce l’atto sociale di instaurare un contatto.

Ciò di cui parliamo (ovvero il “contenuto” che trasmettiamo in un messaggio), è ovviamente condizionato dall’obiettivo della nostra comunicazione: ad esempio, scrivere una lettera d’amore, una legge, una relazione, implica di volta in volta un diverso obiettivo che potrebbe essere rispettivamente quello di voler trasmettere un sentimento, imporre un comportamento, commentare dati e informazioni.

Nel caso dello scritto, in quanto atto comunicativo, si assume come regola generale quella che il testo debba trasmettere un contenuto in modo chiaro e comprensibile: ci si rifà cioè alle massime conversazionali di Grice:

  • Massima della quantità = il contributo formativo non deve essere né troppo prolisso né troppo conciso.
  • Massima della relazione = rispettare le pertinenze degli argomenti, senza divagare su temi non coerenti.
  • Massima del modo = essere chiari, congrui e trasparenti, evitando le ambiguità.
  • Massima della qualità = fornire un contenuto che non sia falso o di cui non si hanno prove adeguate.

Il ricevente o destinatario

Il ricevente è colui che riceve il messaggio anche se non è diretto a lui (es.: intercettazione di discorsi senza volerlo). Il destinatario invece è colui che è interessato ad assumere il messaggio.

In sostanza la figura del ricevente o destinatario, è speculare a quella dell’emittente: chi riceve il testo deve essere in grado di interpretare il messaggio e risalire al significato che l’emittente aveva voluto dare. Se questo non avviene, si ha un “fallimento” della comunicazione. Nessun messaggio è efficace se non si considera la qualità del destinatario!1

Molte inferenze vengono operate dal ricevente sulla base di proprie conoscenze, ma è bene precisare che, in generale, il ricevente deve solo collaborare con il testo e non ricostruirlo o intuirlo o, addirittura, scoprirne l’inganno. Chi scrive non deve mai dare per scontato che l’altro sia in grado di comprendere, ed è proprio su questa premessa che deve saper calibrare contenuti espressi ed omissioni.

1 Inferenze = interpretazioni, deduzioni.

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Il contesto o referente

Il contesto è l’ambito in cui viene prodotto il testo. Può anche essere esplicitato nel termine di “referente”, vale a dire, l’argomento o l’oggetto del messaggio a cui l’emittente si riferisce.

Più dettagliatamente, possiamo dire che il contesto è l’insieme dei fatti (idee, parole, ecc.) che circondano il messaggio e ai quali il messaggio fa riferimento. È la situazione più generale in cui il messaggio si colloca e a cui è necessario riferirsi per capirlo.

In sostanza possiamo quindi considerare il contesto come una complessa realtà “extralinguistica” e cioè come l’insieme delle condizioni spazio-temporali, sociali e psicologiche dei soggetti che partecipano all’atto comunicativo. Questa ricca cornice, consente di poter omettere informazioni e, contemporaneamente, consente di ricostruirle. Di seguito un esempio che chiarisce quanto detto. 2

L’enunciato “S to pensando alla campagna”, suona ambiguo data la presenza di un sostantivo polisemico, che rende la frase estrapolata dal suo contesto non interpretabile univocamente. Soltanto ricostruendo la situazione propria dell’emittente nel determinato contesto in cui si trova, la frase si scioglie e rende senza difficoltà un significato. Ad esempio per un copywriter significherà “devo creare uno spot per una pubblicità sto”, per un contadino “immaginando il raccolto di quest’anno”, per un militare “devo fare in modo di evitare una sconfitta”, per un allenatore di calcio “devo riflettere sui giocatori da comprare”, e via di seguito. Ecco pertanto che la realtà extratestuale aiuta a comprendere il testo che, calato in quella realtà stessa, non appare più ambiguo.

La presenza di un contesto non incide soltanto a livello “linguistico”, ovvero sul significato di una determinata parola o frase, ma comporta altresì delle interpretazioni di ordine pragmatico. 3 Una frase come “forato la gomma”, 4 non presenta ambiguità di ordine semantico, ma nasconde diverse interpretazioni dovute ciascuna ad una diversa intenzionalità: chi entra da un gommista vuole evidentemente formulare una richiesta di sostituzione di uno pneumatico; se la stessa frase viene detta perché si è arrivati in ritardo, ecco che allora assume il significato di “scuse”.

Una dimostrazione di quanto detto finora, è data da un messaggio pubblicitario del 1997, il quale, ricorreva alla frase sopraccitata (sfruttando il gioco di parole indotto dalla decontestualizzazione), per pubblicizzare un paio di scarpe a cui è stata forata la suola per permettere al piede di respirare. L’azione del “bucare”, non più subìta ma volontaria, si presenta quindi come innovazione tecnologica e non come inatteso evento.

Nota: il linguaggio, nella pubblicità, è caratterizzato fondamentalmente dalla retorica e dalla funzione persuasiva; spesso propone inoltre un messaggio ingannevole. È però sempre molto importante il contesto, in quanto da esso dipende l’interpretazione che si dà al messaggio.

Il contesto può giustificare qualsiasi cosa, è l’elemento fondamentale della comunicazione!

2 Polisemico = parola che ha più significati.

3 Pragmatico = pratico, non teorico.

4 Semantico = relativo al significato.

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Il codice

Il codice è il sistema di segni mediante il quale si formula e si comprende il messaggio. Può essere grafico, sonoro, gestuale.

Il codice deve essere innanzitutto interpretato, quindi affinché emittente e destinatario si possano capire, essi devono utilizzare un codice comune. L’esempio più classico è dato dal linguaggio: un insieme di regole, il codice più complesso del quale disponiamo.

Nota: il termine “codice” deriva dal latino “codex”, cioè rotolo, pergamena per scrivere.

Un codice molto importante fu il “codice di legge napoleonico”.

  • I codici contengono testi prescrittivi e regolativi, ossia leggi!
  • Un testo di legge deve essere scritto affinché tutti convergano sulla stessa opinione.
  • Il codice di legge fu all’origine il codice per eccellenza.

Il canale

Il canale è il mezzo attraverso il quale avviene la comunicazione.

Sono 5 i canali: visivo, uditivo, gustativo, tattile e olfattivo.

Il canale si realizza attraverso diverse tipologie:

  • Livello fonico-acustico = il parlato
  • Livello grafico-visivo = lo scritto

Nel caso della scrittura per esempio, il canale è costituito da ogni supporto che consentirà alla scrittura stessa di essere visualizzata (supporti cartacei, video ecc.).

Ovviamente la scelta di un canale dipende dal tipo di messaggio che si vuole inviare e ciò implica che il canale imponga delle differenti condizioni di forma: in sostanza si vuole sottolineare l’esistenza di regole ben precise ma altrettanto differenti tra parlato e scritto e come spesso le caratteristiche dell’uno e dell’altro, si incrociano con differente gradualità.

Dallo scritto al parlato: un complesso “continuum”

Generalmente scritto e parlato sono due tipi di testo segnatamente differenti l’uno dall’altro. Le regole dello scritto sono ad esempio più rigide di quelle del parlato; lo scritto è cioè soggetto a forte regolamentazione. Vediamo alcune variabili:

Parlato

Orale monologico (3 tipi):

  • Spontaneo (parlare da soli)
  • Parzialmente pianificato (studiare ad alta voce, preparare una conferenza)
  • Pianificato (leggere ad alta voce)

Orale dialogico (2 tipi):

  • Spontaneo (conversazione faccia a faccia o telefonica)
  • Parzialmente pianificato (esame, intervista)

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Scritto (6 tipi)

  • Scritto informale (scrivere un diario)
  • Scritto dialogico (chat line, lettere)
  • Scritto per essere det
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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