Tecniche di scavo e ricognizione: l'essenziale di archeologia
Introduzione
L'archeologia è unica nella sua capacità di dirci ciò che possiamo conoscere della storia dell’uomo a partire dalle sue origini oltre 3 milioni di anni fa. Per più del 99% della cultura materiale del passato, l'archeologia è l’unica fonte di informazioni. Le testimonianze permettono di rispondere a domande sull’evoluzione e sugli sviluppi della cultura. L’archeologia viene ritenuta per molti una branca dell’antropologia, disciplina che studia l’uomo, suddivisa in antropologia fisica e biologica, antropologia culturale, antropologia linguistica e archeologia. L’archeologia ha aspetti in comune sia con la storia che con la scienza. Come la storia, si occupa della documentazione del passato, ma su intervalli di tempi molto più lunghi. Il periodo precedente le testimonianze scritte è detto preistoria. L’archeologia studia l’uomo, diventando materia umanistica come la storia. I materiali trovati dagli archeologi però, non ci dicono direttamente cosa pensare. Siamo noi che dobbiamo trovare un senso a questi oggetti. Infatti la pratica dell’archeologia da questo punto di vista viene etichettata più come scientifica. L’archeologia dunque è una materia sia umanistica che scientifica.
Le domande importanti dell'archeologia
Uno dei compiti più importanti dell’archeologo è porre le domande giuste a proposito delle evidenze archeologiche. Oggi la semplice ricostruzione della cultura materiale non è più sufficiente. Siamo interessati a spiegare il cambiamento.
I ricercatori: la storia dell’archeologia
La storia dell’archeologia è considerata comunemente la storia delle grandi scoperte. È importante tenere presente che solamente 150 anni fa, quando nacque l’archeologia come la conosciamo noi oggi, si credeva che il mondo fosse stato creato solamente qualche migliaio di anni prima, secondo la concezione generata dalla Bibbia. Oggi siamo invece in grado di penetrare nelle profondità del passato, imparando a porre le giuste domande e ad utilizzare i metodi appropriati. La storia dell’archeologia è in primo luogo fatta di idee, teorie, di modi di vedere il passato e in secondo luogo una storia di metodi di ricerca. È importante ricordare che ogni concezione del passato è un prodotto del tempo in cui è formulata: la natura dinamica dell’archeologia.
La fase speculativa
La maggior parte delle culture ha sviluppato propri miti fondativi per spiegare perché la società è come è. Gli Aztechi con la città di Teotihuacàn da loro considerata (erroneamente) roccaforte Tolteca e il rinascimento con le collezioni di manufatti nelle famose “camere delle meraviglie” sono solo piccoli esempi di ciò.
I primi scavi
Il XVIII secolo è quello dello scavo di alcuni dei siti più importanti. La città romana di Pompei fu proprio scoperta in questo periodo. Il “primo scavo scientifico” fu però attribuito a Thomas Jefferson che, prima di diventare terzo presidente degli Stati Uniti d’America, scavò un “mound” sepolcrale su un terreno di sua proprietà in Virginia, segnando la fine della fase speculativa. All’epoca si credeva che i “mound” ritrovati nella regione del Mississippi non fossero di origine Indiana, bensì di un misterioso popolo “moundbuilder”. Jefferson attraverso il metodo scientifico verificò le ipotesi sul tema scavandone uno suo. I suoi metodi erano abbastanza accurati da permettergli di riconoscere differenti strati e di vedere che le ossa umane erano conservate peggio negli strati inferiori. Da qui dedusse che il “mound” era stato utilizzato come luogo di sepoltura in diverse occasioni e epoche diverse. Egli non ritenne ciò abbastanza evidente per ritenere chiusa la questione, ma nemmeno da escludere gli Indiani d’America come autori di questi “mound”. Il suo approccio ragionevole non venne adottato in America dai suoi immediati successori. In Europa Hoare condusse molti scavi in Gran Bretagna, non contribuendo per nulla al progresso, data la visione errata dell’origine dell’antichità recente secondo il quadro biblico.
Gli inizi dell'archeologia moderna
A metà del XIX secolo l’archeologia divenne effettivamente disciplina. Lo studio della stratificazione delle rocce stabilì principi secondo cui si sarebbe basato lo scavo archeologico. Il principio dell'attualismo, secondo cui le condizioni geologiche antiche erano simili a quelle attuali, poteva essere applicato anche al passato dell’umanità, considerando il passato molto simile al presente sotto molti aspetti.
L'antichità dell'uomo e il concetto di evoluzione
Uno degli eventi più importanti del XIX secolo fu la dimostrazione dell’antichità dell’uomo, sorpassando quello che era il concetto biblico. Grazie alle scoperte di Charles Darwin e alla sua teoria sull’evoluzione spiegata nell’ “origine della specie”, si riuscì a spiegare che attraverso la selezione naturale sopravviveva il più “adatto”. I caratteri di una specie cambiano in maniera tale da determinare la nascita di una nuova. Con ciò si implicava che la specie umana fosse nata grazie a questo stesso processo.
Il sistema delle tre età
Agli inizi dell’800 il Danese Thomsen propose di suddividere i manufatti preistorici in quelli provenienti da un’età della pietra, del bronzo e del ferro. Questa classificazione fu presto trovata molto utile da tutti i ricercatori europei. L’età della pietra venne poi suddivisa in Paleolitico e Neolitico. Questa terminologia era però meno indicata per Africa e le Americhe, dove il bronzo e il ferro non ebbero o ebbero datazioni differenti. Il sistema delle tre età stabiliva il principio secondo il quale si potevano ordinare cronologicamente i manufatti preistorici, studiandoli e classificandoli. Anche se oggi superato da metodi moderni, questo metodo rimane una delle suddivisioni cronologiche archeologiche fondamentali.
Etnografia e archeologia
Lo studio delle comunità viventi condotto dagli etnografi in differenti parti del mondo venne considerato un utile punto di partenza per gli archeologi che cercavano di comprendere qualcosa degli stili di vita degli abitanti primitivi dei loro territori. Gli etnologi e gli antropologi stessi crearono schemi per descrivere il progresso umano. Influenzati da Darwin, Tylor e Morgan negli anni 70 dell’800 pubblicarono opere in cui sostenevano che le società si erano evolute da uno stato selvaggio, passando per uno stato barbarico, fino ad arrivare alla civiltà.
La scoperta delle prime civiltà
Le idee alla base dell’archeologia moderna presero forma con le grandi scoperte del XIX secolo. La stele di Rosetta venne scoperta da un soldato francese e fu la chiave per decifrare la scrittura geroglifica egizia. Stephens con i suoi viaggi nello Yucatan rivelò le città in rovina degli antichi Maya.
Pionieri nordamericani del XIX secolo
Nel Nord America l’archeologia fu dominata da due temi: la credenza della razza “Moundbuilder” e la ricerca dell’uomo dei ghiacci, ossia l’idea che anche nelle Americhe i fossili umani e gli strumenti dell’età della pietra sarebbero stati trovati in associazione con animali estinti. Per esempio Ephraim Squier, che contribuì ad alimentare il mito dei Moundbuilder, dopo aver scavato più di 200 mound ed aver dedotto che non potevano essere stati realizzati da Indiani d’America, secondo lui “riluttanti al lavoro”. Haven nel 1856 pubblicò una sintesi, “The archeology of the United States”, che sostenne l’idea che gli Indiani d’America fossero collegati alle razze Asiatiche, giungendo inoltre alla conclusione che i mound erano stati costruiti dagli antenati degli Indiani d’America. Powell raccomandò l’istituzione di riserve e iniziò anche la registrazione delle storie orali tribali. Powell assunse l’etnologo statunitense Cyrus Thomas nel 1881, che studiò migliaia di mound e dimostrò che non erano mai esistiti i Moundbuilder.
Lo sviluppo delle tecniche sul campo
Soltanto alla fine del XIX si cominciò ad adottare una valida metodologia di scavo scientifico. Il generale Rivers agli inizi dell’800 trasferì la sua esperienza militare negli scavi, realizzando piante, sezioni e modelli, registrando la posizione esatta di ogni oggetto. Il suo obiettivo era quello di recuperare tutti gli oggetti, anche se comuni. I quattro volumi che fece registrare sono considerati il più alto esempio di letteratura archeologica. L’egittologo Petrie si fece notare per l’insistenza nella raccolta e descrizione di tutto ciò che veniva trovato. L’inglese Wheeler portò la tecnica di scavo per quadrati. Lo statunitense Kidder introdusse il Sud-Ovest americano nelle mappe archeologiche. Fu il primo ad utilizzare un’equipe di specialisti che lo aiutasse ad analizzare i manufatti e i resti umani. Delineò un modello di ricerca su scala regionale, diviso in ricognizione, scelta dei criteri per l’ordinamento cronologico, organizzazione dei siti in una sequenza probabile, scavo stratigrafico e ricognizione regionale e datazione particolareggiata.
Classificazione e consolidamento
Fino al 1960 ci fu un periodo descritto come “storico-classificatorio”, il cui interesse centrale era la cronologia e l’istituzione di sistemi cronologici regionali. Gli studiosi delle società preistoriche dell’Europa e del Nord America fornirono contributi importanti. L’antropologo Boas auspicò un’attenzione maggiore alla raccolta e alla classificazione di informazioni sul campo. Furono compilati inventari dei caratteri distintivi di quelle culture. Questo procedimento si collegava con l’approccio “storico-diretto”. McKern ideò il “sistema tassonomico del Midwest, che metteva in correlazione le sequenze degli Stati centro-occidentali degli Stati Uniti identificando similarità tra le raccolte di manufatti. L’australiano Childe fu l’unico a effettuare confronti di questo tipo tra sequenze in Europa. Questi ultimi due metodi erano progettati per rispondere a domande come: a che periodo risalgono i manufatti? Con che materiali si associano? A chi appartenevano? Childe tentò di spiegare l’origine delle sequenze e sostenne che in Europa vi fu uno sviluppo indigeno, mantenendo però l’idea che i principali cambiamenti erano dovuti al Vicino Oriente. Si chiese perché la civiltà ebbe origine qui. Ipotizzò una rivoluzione neolitica che aveva dato origine all’agricoltura e una rivoluzione urbana che diede origine alle città. Fu uno dei pochi della sua generazione che affrontò la questione del perché le cose avvennero e cambiarono il passato.
L'approccio ecologico
L’antropologo Stewart era interessato a spiegare il cambiamento culturale. Pose in rilievo il fatto che le culture non interagiscono semplicemente tra di loro, ma con la natura. Denominò ecologia culturale lo studio dei cambiamenti culturali dati dall’adattamento all’ambiente. L’archeologo Clarke sviluppò un approccio ecologico allontanandosi da quello “storico-culturale”. Sostenne che studiando l’adattamento all’ambiente si possano capire molti aspetti della società. Essenziale in questo è il contributo di specialisti (ossa animali, resti vegetali per esempio).
La nascita della scienza archeologica
Dopo la 2 Guerra Mondiale ci fu lo sviluppo di ausili scientifici all’archeologia. Nel 1949 Libby annunciò l’invenzione della datazione con il metodo del radiocarbonio, che diede agli archeologi un metodo di datazione diretta di siti e reperti non datati. Permetteva di arrivare ad una cronologia completamente indipendente per l’antica Europa. La data quindi, non era più uno dei risultati principali della ricerca. Negli ultimi anni il progresso in biologia e chimica ha portato alla nascita di archeologia molecolare e archeogenetica (DNA).
Una svolta nell'archeologia
Gli anni 60 del 900 vide l’insoddisfazione degli archeologi nel metodo di ricerca disciplinare, soprattutto nel modo di spiegare le cose. Questo nasce dal fatto che l’archeologia sapesse solo dare spiegazioni riguardo migrazioni di popolazioni e supposte “influenze”. Willey e Phillips decisero di dare maggior importanza agli aspetti sociali.
La nascita della New Archaeology
Binford propose un nuovo approccio ai problemi dell’interpretazione archeologica, la New Archaeology. Sosteneva che le potenzialità dell’archeologia erano molto maggiori di quanto non si ritenesse. Le conclusioni, dovevano essere suscettibili di verifica. Cercava di analizzare la cultura come un sistema che poteva essere suddiviso in sottosistemi, attribuendo minor importanza alla tipologia e alla classificazione dei manufatti. Si allontana dall’approccio storico per avvicinarsi a quello delle discipline scientifiche, con terminologie poco familiari al settore. Al giorno d’oggi tutti i ricercatori riconoscono il grande contributo che la New Archaeology ha dato all’archeologia, dato che l’obiettivo principale della materia è quello di spiegare le cose, oltre che descriverle.
Il dibattito post-processuale degli anni 80 e 90 del 1900
Negli anni 80 e 90 cominciavano a nascere molti nuovi approcci, definiti post-processuali. Hodder stabiliva l’impossibilità dell’oggettività archeologica. Questa critica trascura gli sviluppi più recenti della metodologia, conducendo all’accusa di relativismo. Alcuni credevano che l’archeologia post-processuale rappresentasse una critica così forte all’archeologia processuale, da averne creata una nuova. Altri la consideravano semplicemente uno sviluppo dei concetti teorici della New Archaeology. Per alcuni il termine post-processuale si presentava come arrogante, dato che poteva integrare le teorie processuali, al posto di soppiantarle. Il termine “archeologie interpretative” è stato preposto come definizione più positiva. Gli archeologi di questo movimento hanno adottato un tono meno aggressivamente antiscientifico, per favorire un ampio impiego di intuizioni personali. Non esiste un’archeologia post-processuale unica e coerente, ma una serie di approcci e interessi interpretativi. Uno dei punti forti è mettere al centro degli studi il pensiero e le azioni degli individui del passato. Per sostenere ciò, è necessario entrare nella loro mente. I dibattiti hanno avuto come conseguenza quella di ampliare in modo positivo la portata delle teorie archeologiche e di porre in risalto gli aspetti simbolici e cognitivi dello sforzo umano.
I confini si allargano
L’archeologia non può evitare di essere coinvolta nei problemi sociali, politici e intellettuali attuali. Un esempio è quella dell’influenza del pensiero femminista e la crescita dell’archeologia femminista, che si sovrappone al nuovo campo degli studi di genere. Margaret Conkey pone l’attenzione sull’androcentrismo, rivendicando come valida l’esperienza delle donne, teorizzandola e utilizzandola per costruire un programma di azione politica. Non si dovrebbe sottovalutare il carattere profondamente pervasivo del pensiero androcentrico nella maggior parte delle interpretazioni del passato: la terminologia genere-specifica dell’”uomo produttore di strumenti”, depurata da ogni riferimento al genere maschile è corretta in “genere umano”, cela in effetti ulteriori ipotesi e pregiudizi ampiamente condivisi. Negli anni 90 del 900 la preoccupazione femminista per l’androcentrismo era diventata una voce tra le tante che misero in discussione la supposta oggettività e neutralità politica dell’archeologia. I gruppi emarginati hanno cercato di ottenere maggiore influenza nella definizione e nella gestione del patrimonio culturale e hanno spesso dovuto constatare che i loro interessi venivano trascurati e fraintesi. L’archeologo ha un ruolo importante nel giungere ad una visione adeguata anche per quanto riguarda il mondo attuale, che è inevitabilmente il prodotto dei mondi che lo hanno preceduto. Il compito dell’interpretazione è oggi ritenuto molto più complesso di quanto non sembrasse un tempo.
Le donne pioniere nell'archeologia
Storie di esclusione, mancanza di riconoscimenti o di promozioni e addirittura di disoccupazione, che sono rimaste invariate fino ai giorni nostri.
- Harriet Boyd Hawes: Perlustrando Creta, scoprì il sito di Gournia, la prima città minoica. Pubblicò una relazione utilizzata e consultata ancora oggi.
- Gertrude Cathon-Thompson: Protagonista del progetto di ricognizione e scavo nei Faiyum in Egitto e negli scavi in Zimbabwe.
- Dorothy Garrod: Prima donna ad ottenere una cattedra a Cambridge. Famosa per gli scavi a Zarzi (Iraq) e sul Monte Carmelo (Palestina). I resti umani da lei scoperti rimangono fondamentali per la conoscenza della relazione tra Neandertal e Homo Sapiens Sapiens.
- Anna O.Shepard: Pioniera dell’analisi petrografica della ceramica archeologica, concentrando l’attenzione sull’impasto, la decorazione e gli inclusi (dimagranti) dei frammenti.
- Kathleen Kenyon: Adottò il metodo di Wheeler basato sul controllo della stratigrafia. Applicò il metodo negli scavi a Gerico e Gerusalemme e scoprì il villaggio murato di una comunità agricola del neolitico.
- Tatiana Proskouriakoff: Dopo aver visitato il sito maya di Piedras Negras, dedicò la sua vita a questo settore.
- Mary Leakey: Insieme al marito trasformò il campo professionale. Lavorò per quasi 50 anni in siti dell’Africa Orientale.
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