Che materia stai cercando?

Riassunto esame Comunicazione Interpersonale, prof. Garotti, libro consigliato Psicologia delle Espressioni facciali, Russell

Riassunto per l'esame di Tecniche di Comunicazione Interpersonale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Psicologia delle Espressioni facciali, Russell, Fernandez-Dols. Quello delle espressioni facciali è il campo più importante nello studio del comportamento non verbale. In questo libro i maggiori esperti del settore presentano le più... Vedi di più

Esame di Tecniche di comunicazione interpersonale docente Prof. P. Garotti

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

esempio incontriamo un vicino di casa che ci è simpatico o un

amico sorridiamo ancora prima di salutarlo.

4. Spesso anche gli animali,le piante,gli oggetti divengono

compagni di conversazione.

Accade di parlare ai nostri animali domestici proprio come se

fossero esseri umani in grado di capire le nostre parole;

i più fanatici si complimentano con le loro piante per quanto sono

verdi, belle e sane;

i bambini si dilettano in amabili discorsi con i loro giocattoli,che

siano bambole,soldatini,orsacchiotti;

infine a chi di noi non è mai capitato di inveire animatamente

contro il pc che si impalla?

Conclusioni

La prospettiva dell’ecologia comportamentale sostiene che le espressioni

facciali:

- non sono necessariamente in relazione con le emozioni.E’ auspicabile

abbandonare l’idea che il volto rispecchi sempre le passioni dell’anima.

- non derivano da un compromesso tra “Sé autentico”,inibito dalle

pressioni sociali e culturali,e “Sé sociale”.

-in quanto strumenti che si sono evoluti filogeneticamente e culturalmente

per la negoziazione ottimale degli incontri sociali,esse possiedono

determinati significati in relazione al contesto di occorrenza e ai motivi

personali e sociali insiti in tale contesto.

-sono ugualmente “sociali”anche quando sono emesse in solitudine,in virtù

della “teoria della socialità implicita”.

Capitolo sesto – l’approccio dei sistemi dinamici all’azione facciale

dell’infante

Due sono gli approcci teorici e metodologici allo studio dell’azione

facciale:

-l’approccio delle “emozioni differenziali” sostiene che certe esibizioni

facciali siano,più di altre,espressione di emozioni distinte,associate a loro

volta a condizioni elicitanti diverse.Tale approccio ha dato luogo a ricerche

sulla produzione (Izard) e il riconoscimento(Ekman,Friesen,Ellsworth) di

emozioni “prototipiche” generate mediante il volto.

-l’approccio dei “sistemi dinamici” considera l’azione facciale come il

risultato derivante dall’influenza reciproca di costituenti(del sistema)

rilevanti,quali fattori fisiologici di tipo neuro-muscolare e fattori

interpersonali(il tipo di relazione che si ha con il partner,i feedback che si

inviano e che si ricevono).

Applicazione dell’”approccio dei sistemi dinamici” a due tipi di sorriso.

E’ stata condotta un’osservazione delle interazioni faccia a faccia in cui la

madre giocava con il bambino attraverso l’utilizzo del FACS di

Ekman&Friesen che permette di identificare quelle AU (unità d’azione

facciale) costitutive delle varie espressioni facciali. E’ emerso che:

-l’emozione rappresenta un elemento importante ai fini

dell’organizzazione del comportamento e un motore propulsivo per il

futuro sviluppo dell’infante (Tomkins).

-le espressioni facciali dei bambini erano spesso fugaci e mutevoli,un

sorriso poteva rapidamente trasformarsi in una smorfia e viceversa,talvolta

comparivano in un solo lato del viso o in un lato erano più intense rispetto

all’altro.

-vi sono fondamentalmente due tipi di sorriso:

1. il sorriso di Duchenne (dal nome del neurologo che lo descrisse per

la prima volta).E’ associato a un’esperienza piacevole.

2. il sorriso ludico,associato a interazioni che comportano il contatto

fisico come nel gioco.

Nell’ambito della “prospettiva dei sistemi dinamici” si può affermare che

entrambi i sorrisi sono generati dalla combinazione di azioni facciali

potenzialmente indipendenti.

-Il sollevamento degli angoli delle labbra e il sollevamento delle guance

dovuti alla contrazione dello zigomatico + la contrazione degli orbicolari

degli occhi = sorriso di Duchenne.

-Il sollevamento degli angoli delle labbra (contrazione dello zigomatico) +

apertura della bocca =sorriso ludico.

Autorganizzazione e mutua influenza

Per la “prospettiva dei sistemi dinamici” vi sono processi autorganizzanti i

cui elementi costitutivi si influenzano reciprocamente dando così origine a

pattern specifici.Da qui dunque le azioni facciali.

Il sorriso di Duchenne

La sua formazione viene spiegata con il concetto di “struttura

coordinativa”: connessione funzionale di azioni muscolari potenzialmente

indipendenti in uno specifico pattern neuromuscolare.

In questo senso alla base del sorriso di Duchenne vi è una “struttura

coordinativa”,ovvero la contrazione dello zigomatico + quella

dell’orbicolare dell’occhio.

Ci sono dei contesti sociali nei quali il sorriso di Duchenne è più

probabile?

-No,secondo Fridlund(“prospettiva dell’ecologia comportamentale”)

-Sì,per Ekman et al. (“prospettiva delle emozioni”) che hanno riscontrato

una sua maggiore occorrenza quando la madre sorride al bambino;negli

adulti in risposta a vissuti di interesse,eccitazione,divertimento,felicità.

Lo sviluppo del sorriso di Duchenne

Prende forma a partire da azioni che inizialmente si presentano da sole:la

contrazione dello zigomatico per il sorriso precoce e quella degli orbicolari

degli occhi durante il pianto.Poi,nel corso dei primi sei mesi di vita le due

azioni testè descritte cominciano a presentarsi congiuntamente in risposta a

cambiamenti ignoti e molto probabilmente dovuti alla maturazione del

sistema nervoso.

Il sorriso ludico

A differenza del sorriso di Duchenne la spiegazione anatomica del sorriso

ludico non è molto chiara perché lo zigomatico e gli altri muscoli

responsabili dell’apertura della bocca hanno funzioni abbastanza

antagonistiche.Quello che si può notare è l’apertura della bocca quando

l’infante sta già sorridendo o è sul punto di farlo durante un’interazione

caratterizzata da contatto fisico.Anche in altri primati è stata rilevata

un’espressione(la bocca aperta) che può essere benissimo paragonata a un

sorriso ludico,precisamente in situazioni di gioco sociale e di

combattimento simulato.

lo sviluppo del sorriso ludico

qui si ricorre al concetto formulato da Edelman di “rientro neurale” per

chiarire come la co-occorenza di azioni facciali diverse diventi nel corso

del tempo un pattern neuro-motorio specifico.Il “rientro” è un processo di

integrazione dell’informazione all’interno di attività motorie e

sensoriali.Per esempio le informazioni riguardanti il sollevamento degli

angoli delle labbra e la contrazione dello zigomatico vengono integrate a

livello cerebrale in modo da fornire la percezione di un unico stimolo,il

sorriso appunto.Il “rientro” è possibile per una selezione e un

rafforzamento dell’attività di popolazioni neurali definite “strutture

rientranti”.

Spiegazioni alternative (“dall’alto in basso”) della coordinazione facciale

La visione dominante dell’azione facciale sostenuta da Ekman&al. è

prevalentemente “unidirezionale” e questo significa semplicemente che

specifici pattern neurali determinati geneticamente(dunque innati) danno

luogo a specifiche espressioni facciali nell’esperienza emozionale.

Pattern neurale espressione facciale

In alternativa a questo punto di vista vi sono spiegazioni “dall’alto in

basso” della coordinazione facciale che escludono spiegazioni

unidirezionali,chiamando invece in causa le componenti delle emozioni

(fisiologica,affettiva…) con le loro relazioni sistemiche.

Detto diversamente,il nostro cervello funge da processore centrale che con

l’attività delle sue regioni corticali e sottocorticali coordina tutta l’azione

facciale.La critica mossa a questa visione alternativa riguarda il problema

della complessità:un numero praticamente illimitato di azioni facciali

possono avvenire contemportaneamente e ognuna di queste potrebbe avere

dei programmi neurali distinti.La spiegazione “dall’alto in basso” della

coordinazione facciale sembra essere troppo semplificativa nel ridurre il

tutto a livello di sistema nervoso centrale.

Il tutto e le parti: proprietà emergenti

Quando le parti di un sistema si configurano in maniera precisa creano il

tutto e rendono possibile l’emergere di proprietà (stati sentimentali,effetti

sociali…) che altrimenti non ci sarebbero se solo fossero prese

singolarmente e poi sommate.Vi ricordate del principio gestaltico “il tutto

non è dato dalla somma delle parti”?In termini concreti,la contrazione

degli orbicolari degli occhi può essere indice di più cose ed essere

associata a pattern contrastanti(pianto,sorriso),ma è soltanto in base al

contesto specifico e alle altre espressioni facciali con cui si presenta che

possiamo dedurre quel significato affettivo che di per sé non possiede.Così

essa può evidenziare la positività di certe espressioni e la negatività di altre

come nel caso della collera.

Epilogo: una cornice metateorica?

Un’ azione facciale è quindi un pattern che comprende contrazioni

muscolari,segnali sociali e il cui significato dipende proprio dall’influenza

reciproca dei suoi elementi costitutivi.

-Quale associazione sussiste tra azione facciale e sentimento?

Fridlund per l’ennesima volta afferma che non vi è necessariamente una

relazione e che le configurazioni prototipiche delle emozioni hanno

principalmente la funzione di mettere in uno stato di allerta,di disponibilità

o anche di ingannare il partner sociale.

Izard è invece contrario a questa posizione,per lui vi è un’associazione

diretta tra azioni facciali e sentimenti dell’infante.

Potremmo dire che non c’è bisogno di essere così categorici e che la verità

sta nel mezzo,nel senso che le azioni facciali del bambino possono sì

funzionare come segnali sociali,ma non sono riducibili a essi…Più che

altro sono possibili componenti delle emozioni.Questa è ovviamente una

posizione di sintesi,di compromesso,in virtù del fatto che l’esperienza

emozionale è qualcosa di veramente complesso che include

percezioni,cognizioni,sentimenti.Nel sorriso di Duchenne per esempio il

sentimento di coinvolgimento positivo con il partner è inestricabilmente

legato alla sensazione delle guance tirate e a quella del sollevamento degli

angoli delle labbra.

-Che relazione temporale intercorre tra azione facciale e sentimento?viene

prima l’una o viene prima l’altro,che cosa precede e che cosa segue?

Ci troviamo di fronte al famoso quesito dell’uovo e della gallina e la

risposta non è semplice.Di certo però si può tranquillamente affermare che

“dipende”…Sì,dipende dalla situazione perché vi sono casi in cui

sentimenti positivi possono portare alla produzione di azioni facciali come

quella di fissare un partner e casi in cui tale azione può di per sé suscitare

un sentimento di questo tipo.La verità è che le relazioni unidirezionali

causa-effetto fra componenti di un sistema sono decisamente poco

probabili proprio perché esse si influenzano reciprocamente.

In questo capitolo si è sottolineato come lo studio dell’azione facciale può

trarre vantaggio da una “prospettiva dinamico-sistemica” in grado di

conciliare le prospettive precedenti (“dell’ecologia comportamentale” e

“delle emozioni differenziali”) con l’idea che un’azione facciale

coordinata trae origine da un sistema in grado di autorganizzarsi,grazie alla

mutua influenza dei suoi elementi costitutivi come processi

neuromuscolari,anatomici,interattivi e affettivi.

Capitolo decimo – leggere le emozioni dai e nei volti: il recupero di

una prospettiva dimensionale-contestuale.

Russell in questo capitolo presenta un approccio alle emozioni che si

differenzia da quello di Tomkins,Izard,Ekman,Friesen e da quello “alla

Kuleshov”,famoso regista russo.L’approccio in questione dà nuovamente

risalto al ruolo del contesto ed ha molto in comune con quello proposto da

Woodworth e i suoi allievi.

Per capire meglio,farò di seguito una breve rassegna delle diverse

posizioni:

• La teoria dell’illusione

Kuleshov condusse un esperimento in cui si dimostrò che l’emozione

vista in un volto dipendeva più dalla conoscenza della situazione in cui

si trovava colui che la mostrava,piuttosto che dal comportamento

facciale vero e proprio.Le persone sottoposte all’esperimento vedevano

tre film muti e identici tranne per il finale e attribuivano sulla base di

questo,precisamente sulla base degli elementi contestuali presenti nella

scena,un’emozione diversa al volto dell’attore,pur essendo questo

totalmente inespressivo in tutti e tre i casi!

Quindi vedere un’emozione in un volto è una pura illusione.

• La teoria della rilevazione accurata

Attualmente è la teoria dominante nel mondo

scientifico.Ekman,Friesen,Izard e Tomkins hanno condotto studi

transculturali e sono giunti alla conclusione che indipendentemente

dalla lingua,cultura o età delle persone,chiunque è in grado di leggere

dal volto lo stato emozionale del proprio interlocutore,a meno che non

venga efficacemente mascherato e inibito.Secondo i ricercatori esistono

7 (più o meno 2) emozioni primarie,innate e universali:

1. Felicità

2. Sorpresa

3. Paura

4. Disprezzo

5. Collera

6. Disgusto

7. Tristezza

• La posizione di compromesso di Woodworth

È sostenuta da Russell in questo capitolo.Vedere

un’emozione in un volto non è né un’illusione né una

semplice rilevazione.Le emozioni possono essere

raggruppate in famiglie e possono risultare simili tra loro per

via di certe dimensioni,come per esempio quella di

“piacevolezza/spiacevolezza”.

La percezione dell’emozione nei volti: una prospettiva

dimensionale-contestuale

Ognuno di noi dà significato agli stimoli che percepisce,monitora

il volto altrui e da questo inferisce molto circa lo stato psicologico

del proprio interlocutore,ottenendo in modo automatico

informazioni di due tipi:

1. Informazioni non emozionali,quasi-fisiche

2. Il livello generale di piacere (compiaciuto VS dispiaciuto) e

di attivazione (agitato VS sonnolento) dell’interlocutore.

Si tratta in entrambi i casi di informazioni primarie che insieme

ad altre di carattere situazionale o relative all’esprimente (ad es

la sua personalità),determinano quali emozioni specifiche

l’osservatore possa attribuire all’esprimente.

Informazioni quasi-fisiche

L’osservatore vede cosa sta facendo l’esprimente.

-Il capo fa cenni,ruota,s’inclina

-gli occhi piangono,ammiccano,guardano in alto o in

basso,fissano qualcosa,si distoglie lo sguardo

-la bocca mostra se il soggetto parla,grida,sbadiglia,sorride,ride

Piacere e attivazione

Durante le nostre interazioni giudichiamo (magari anche

inconsciamente) quanto gli altri appaiono felici o

infelici,sonnolenti o agitati.

Queste 2 dimensioni universali rappresentano caratteristiche

che sono comuni a molte emozioni diverse e delineano uno

“spazio di giudizio psicologico”.Infatti qualsiasi stimolo

emozionale (volto,parole,tono della

voce,postura,azioni,situazioni emotigene) può essere collocato

nello spazio piacere-attivazione.Mi spiego meglio…Le due

dimensioni possono essere descritte mediante un piano

cartesiano di cui rappresentano gli assi.Quello orizzontale che

riguarda la prima dimensione ha ai suoi estremi il dispiacere

(sofferenza,infelicità) e il piacere (appagamento,felicità),mentre

quello verticale riguarda la seconda dimensione e ha i suoi

estremi la sonnolenza e l’eccessiva attivazione.Il punto centrale

del piano cartesiano e di intersezione dei due assi è detto

“neutro” o di “adattamento”.Alle regioni dello spazio

(combinazioni di piacere + attivazione) può essere assegnato un

nome e difatti nella versione in questione di tale modello,noto

come “circomplesso”,si possono individuare categorie di

emozioni e di stati correlati a queste,che si dispongono in

ordine circolare attorno allo spazio cartesiano.

Le Unità di Azione facciale nello spazio piacere-attivazione

Quale significato emozionale attribuisce l’osservatore a

movimenti facciali specifici?

La ricercatrice Snodgrass ha utilizzato le unità di base del

FACS (UA-unità d’azione),ovvero i singoli movimenti facciali

che sono numerati e descritti oggettivamente uno per uno,e ha

poi scelto di adottare per le risposte l’approccio dimensionale

prima presentato invece che le etichette delle emozioni di base

prototipiche proprie della concezione tradizionale.

Alcuni risultati moooolto esemplificativi:

Tab. dei punteggi di piacere e attivazione per alcune Unità di

Azioni singole

UA Descrizione Piacere Attivazione

1 Sopracciglia - 1,92 -0,85

interne sollevate

2 Sopracciglia 1,85 2,11

esterne sollev.

4 Sopracciglia - 2,00 1,23

corrugate

5 Palpebre -1,19 3,04

superiori

sollevate

Bene.Ogni riga come potete vedere corrisponde a una diversa

UA.Soffermiamoci però solo sulle UA 4 e UA 5.Il punteggio di piacere per

ogni UA indicato in tabella è relativo alla valutazione derivante dal

confronto con un volto identico,ma dall’ espressione neutra.Idem per il

punteggio che riguarda il grado di attivazione.Nel caso specifico,del

corrugamento delle sopracciglia (UA 4),i soggetti della ricerca hanno

valutato il volto dell’esprimente come di 2 punti meno compiaciuto e

diciamo di 1 punto più attivato rispetto a quando si trovano di fronte al

medesimo volto,però neutro.L’esprimente appare loro come angosciato

anche nel caso della UA 5 dove il punteggio rilevante riguarda,a differenza

dell’UA 4 ,la dimensione di attivazione.

Le Ua facciale si presentano anche in combinazione dando luogo a

configurazioni prototipiche di emozioni.Ne sono state calcolate

otto,disposte all’interno dello spazio piacere-attivazione di cui si è parlato

in precedenza.E’ possibile inoltre notare come nella colonna a sinistra vi

siano espressioni facciali che indicano dispiacere per via delle bocche

rivolte in basso e delle sopracciglia corrugate;al contrario nella colonna di

destra le espressioni facciali segnalano piacere,le sopracciglia sono distese

e le bocche rivolte all’insù.

Giudizi di categorie di emozione dai volti

I giudizi circa le informazioni quasi-fisiche,il piacere e l’attivazione sono

automatici (primo stadio) e con un’elaborazione cognitiva ulteriore è

possibile compiere altre inferenze circa per esempio la spontaneità o falsità

delle espressioni facciali del nostro interlocutore (secondo stadio).Le

categorie di emozione subentrano proprio in quest’ultimo stadio.

Da sempre nella psicologia delle emozioni,le categorie risultano

contrapposte alle dimensioni emozionali,ma in realtà si può dire che

ciascun elemento ammette tranquillamente l’altro.In ogni caso Russell

adotta una visione dimensionale e ritiene che le dimensioni siano primarie

e basilari rispetto alle categorie.

Più precisamente,le dimensioni sono:

-automatiche

-elementari (non è possibile scomporle)

-universali.

le categorie:

-non sono così scontate,richiedono una certa elaborazione cognitiva e

vengono attribuite solo tenendo conto di tutte le informazioni possedute

dall’esprimente e di quelle situazionali.

- sono complesse (è possibile scomporle nelle loro caratteristiche

costitutive)

-variano con lingua e cultura.In Giappone per esempio ci sono termini che

definiscono emozioni e che sono intraducibili o per nulla considerate in

Occidente.

Russell dà di nuovo risalto al ruolo del contesto che,sempre insieme alle

informazioni circa l’esprimente,permette di discriminare se un sorriso è

sincero o simulato,amichevole o ostile,segno di imbarazzo,nervosismo o

simpatia.

I volti segnalano le emozioni di base?

Ekman,Friesen ed Ellsworth insieme a Izard hanno esplicitamente

contrapposto la loro tesi,che vede alcuni pattern facciali come indicatori

di emozioni specifiche, all’intepretazione formulata dalla scuola di

Woodworth e alla concezione contestualista di Landis e Sherman.

Russell muove 6 obiezioni alla prima tesi delle emozioni che attualmente è

ancora la più accreditata:

1. La produzione dei volti

Non si hanno prove attendibili per sostenere l’ipotesi che le persone

producano spontaneamente pattern facciali indicanti emozioni

distinte.Chi può dire se le persone felici sorridono sempre e quelle

tristi no?E se fingessero? Qui si riprende il tema dell’inibizione e del

mascheramento delle reali emozioni.

2. Le categorie di emozione

Il riconoscimento innato e universale delle emozioni di base a partire


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

28

PESO

156.53 KB

AUTORE

Danilo p

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Tecniche di Comunicazione Interpersonale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Psicologia delle Espressioni facciali, Russell, Fernandez-Dols. Quello delle espressioni facciali è il campo più importante nello studio del comportamento non verbale. In questo libro i maggiori esperti del settore presentano le più importanti teorie e alcune ricerche sulla natura, sul significato e sulle funzioni delle espressioni facciali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia cognitiva applicata
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Danilo p di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche di comunicazione interpersonale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Garotti Pier Luigi.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Tecniche di comunicazione interpersonale

Riassunto esame Comunicazione interpersonale, prof. Garotti, libro consigliato La comunicazione della diagnosi in caso di malattie gravi, Buckman
Appunto
Riassunto esame Processi e Disturbi dell'Apprendimento, prof. Bonifacci, libro consigliato Neuropsicologia dello Sviluppo, Vicari, Caselli
Appunto
Psicologia dell'invecchiamento - Appunti
Appunto
Ritmi del comportamento e ciclo veglia sonno - Appunti
Appunto