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Riassunto esame Comunicazione interpersonale, prof. Garotti, libro consigliato La comunicazione della diagnosi in caso di malattie gravi, Buckman

Riassunto per l'esame di Tecniche di comunicazione interpersonale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Buckman R. (2003) La comunicazione della diagnosi, in caso di malattie gravi. Milano, Raffaello Cortina
"Si deve dire la verità? Qual è il modo migliore di comunicare al paziente una cattiva notizia? Buckman propone una riflessione su un... Vedi di più

Esame di Tecniche di comunicazione interpersonale docente Prof. P. Garotti

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appropriate alla sua condizione.

In breve…

-Le cattive notizie alterano drasticamente e negativamente la vita delle

persone e consistono nella differenza tra le aspettative,le ambizioni,le

speranze per il futuro da un lato e la realtà clinica dall’altro.

-Le cattive notizie riguardo la salute implicano stigmatizzazione da

parte della società di oggi.

-I pazienti come i medici temono le cattive notizie per svariati

motivi,alcuni comuni,altri diversi perchè legati più che altro al

training professionale dei medici.

-Morire è un processo che avviene in 3 stadi nel corso dei quali il

paziente manifesta più emozioni nello stesso momento,a differenza

del modello a 5 stadi di E. Kubler-Ross.

CAPITOLO 4 – DARE CATTIVE NOTIZIE: UN PERCORSO IN 6

STADI

Innanzitutto bisogna dire che il colloquio in cui si danno cattive notizie è

asimmetrico,nel senso che il paziente viene informato di fatti che ancora

non conosce.Il colloquio può essere scomposto in due parti:

-una in cui si danno notizie precise circa lo stato di salute del paziente.

-un’altra relativa all’ascolto e al contenimento delle reazioni emotive del

paziente a seguito delle informazioni fornite.

In questo capitolo ci si sofferma in particolare sulla prima parte del

colloquio e vengono descritte le linee guida che consentono al

professionista della salute di trasmettere le informazioni in modo da

ridurre il più possibile la sensazione di disagio.

1. AVVIARE IL COLLOQUIO

Come iniziare,da dove poi? Semplice,iniziate e basta!il resto verrà da

sé…Alcuni accorgimenti però possono risultare utili:

-privacy: create un contesto adeguato;se possibile conducete il paziente

in un luogo appartato dove possiate sedervi e,se il paziente non è

solo,assicuratevi di poter iniziare il colloquio anche in presenza di altri.

-siate delicati,cominciate con domande formali del tipo “se la sente di

parlare un po’?come si sente al momento?”.In questo modo vi accertate

delle condizioni attuali del paziente e da subito fate capire che il

colloquio non sarà un monologo.

2. ESPLORARE CHE COSA SA IL PAZIENTE

-Che cosa sa effettivamente il paziente della sua situazione clinica?

Il paziente potrebbe deliberatamente nascondere delle informazioni

riguardo la malattia e chiederle a voi per rendersi conto se sono coerenti

con quelle già possedute.

-Qual è il livello culturale e lo stile comunicativo del paziente? Occorre

adeguarsi.C’è una bella differenza tra chi dice:

“ho saputo che si potrebbe trattare di sclerosi multipla e che i potenziali

visivi evidenziano una neurite ottica”

e chi invece vi dice: “ho saputo di avere una specie di cosa al seno,un

nodulo come lo ha chiamato il mio dottore…”

-Quali sono le sue reali emozioni?

Prestate attenzione alla concordanza tra linguaggio verbale e non

verbale(per esempio notate se a fronte di parole dette con calma,le mani

si agitano dimostando ansia),ma non ponetevi mai in una posizione

inquisitoria e giudicante.

3. CAPIRE QUANTO IL PAZIENTE DESIDERA SAPERE

Desidera un colloquio approfondito oppure preferisce sorvolare sui

dettagli e gli aspetti più scabrosi della sua malattia?Nella maggior parte

dei casi i pazienti preferiscono sapere tutto,ma ci sono anche quelli che

invece non vogliono avere informazioni e vanno rispettati.In

quest’ultimo caso ci limiteremo a discutere delle caratteristiche della

terapia e delle modalità con cui ci si prenderà cura di loro in futuro.Siate

comunque sempre disponibili a fornire informazioni di qualunque tipo

qualora vi venissero richeste e,se non siete in grado di rispondere,fatevi

portavoce delle domande dei pazienti e chiedete aiuto ai membri dello

staff medico.

4. CONDIVIDERE LE INFORMAZIONI COL PAZIENTE

-Attraverso due fasi:

allineamento&educazione: mettere a fuoco le informazioni rilevanti da

dare al paziente,partendo da quelle che già conosce, per portarlo il più

vicino possibile alla reale situazione medica.

-La regola fondamentale del dare informazioni è di “somministrarle a

poco a poco,in piccole dosi” e se ci si rende conto che c’è un divario

troppo vasto tra quello che crede il soggetto e la realtà,utilizzare la

tecnica del “colpo di allerta”:richiamare l’attenzione sul fatto che le

cose sono più serie di quanto sembrano.

-E’ decisamente importante utilizzare durante l’intero colloquio e ogni

volta che si interagisce col paziente o i suoi familiari un linguaggio

“base”,comprensibile a tutti e verificare se quanto è stato detto è stato

anche compreso.Alcuni appunti su carta lasciati al paziente possono essere

di grande aiuto.

-Tenete in cosiderazione “l’agenda del paziente” e cercate di integrarla con

la vostra.

Per “agenda del paziente” si intende l’insieme dei sentimenti, delle

aspettative,dei desideri e delle interpretazioni del paziente su quello che

sta accadendo.Non è necessario che voi siate d’accordo con quello che

dice,ma almeno ascoltate e cercate di includere questi aspetti nel corso

dei colloqui successivi.

5. RISPONDERE AI SENTIMENTI DEL PAZIENTE

Da questo dipende il successo o il fallimento di un incontro nel quale si

danno cattive notizie.Sarà l’esperienza oltre che la competenza acquisita

/grazie anche a questo magnifico e piacevolissimo libro ;)P / a produrre

la gran parte dei miglioramenti. Come rispondere allora? Se ne

discuterà più avanti e in maniera approfondita nel capitolo successivo

dedicato appunto alle reazioni del paziente.

6. PIANIFICARE E ACCOMPAGNARE

Non basta ascoltare con partecipazione il paziente e cercare di andare

incontro alle sue necessità.

-Realizzate un progetto terapeutico per pianificare il suo futuro.Quali

sono gli obiettivi clinici e gli strumenti adatti a raggiungerli?Cosa può

essere modificato e migliorato e cosa no?Non lasciate nulla

d’intentato,nulla al caso,insomma siate scrupolosi!Parlatene poi col

paziente che ha il diritto inalienabile di accettare o meno il trattamento a

cui avete pensato e che vi sarà in ogni modo riconoscente.

-Identificate le strategie di coping del paziente e rinforzatele se risultano

adattive nell’affrontare la malattia.

-Trovate altre risorse di possibile supporto al paziente,come relazioni (al

di fuori di quella medico-paziente) che siano d’aiuto.

-Stabilite una sorta di “contratto”,un accordo col paziente ricapitolando

ciò che avete stabilito insieme e poi rispettatelo!

In breve…

-Il colloquio in cui si danno cattive notizie è composto da una parte in cui

si forniscono le informazioni e una parte dedicata all’allacciamento di

una relazione terapeutica di supporto e progettualità a vantaggio del

paziente.

-Ricordiamoci che la cattiva notizia è intrinsecamente fonte di disagio per

chiunque,per chi la dà e per chi la riceve.Ergo,un colloquio fatto “come si

deve” può ridurne l’impatto emotivo.

-Il percorso a sei stadi per fare un colloquio ottimale:

1. Avviare il colloquio:

• creare un contesto adeguato

• chi deve essere presente

• come iniziare.

2. Esplorare che cosa il paziente sa.

3. Capire quanto il paziente vuole sapere.

4. Condividere le informazioni col paziente:

allineamento ed educazione: dare le informazioni in piccole dosi,”il

colpo d’allerta”,parlare in un linguaggio comprensibile e verificare

la comprensione dell’interlocutore chiarendo se

necessario,considerare l’agenda del paziente e confrontarla con la

vostra(diagnosi,trattamento,progetto,prognosi,supporto).

5. Rispondere ai sentimenti e alle reazioni del paziente.

6. Pianificare e accompagnare stabilendo e rispettando un accordo.

CAPITOLO 5 – LE REAZIONI DEL PAZIENTE

Ed eccoci qui,finalmente. Ribadisco che la differenza tra un professionista

della salute competente e uno incompetente si vede dal modo in cui è in

grado di gestire le reazioni del paziente nel momento in cui gli viene

comunicata una cattiva notizia.

Ci sono criteri che possono prima di tutto aiutare a stabilire come sono le

reazioni del paziente per poi intervenire correttamente in un secondo

tempo.I criteri più utili sono i seguenti:

-accettabilità sociale: la reazione deve mantenersi nei limiti stabiliti dalle

norme e dalle regole culturali.Per esempio piangere è qualcosa

d’accettabile,perdere la testa no. Se capitano situazioni “critiche” può

essere necessario ricorrere ad aiuti esterni come la polizia,ma in genere

basta un richiamo fermo alle regole.E’ essenziale restare calmi e non farsi

prendere dall’agitazione.

-adattività: talvolta è richiesta un’osservazione prolungata nel tempo per

verificare se le reazioni messe in campo dal paziente diminuiscono o al

contrario aumentano lo stress dovuto alla malattia. Alcune possono essere

adattive al momento,ma non sul lungo periodo; un esempio classico è la

“negazione” (prima fase del processo del morire per la

Kubler-Ross,rammentate?).Essa viene adottata quando alle persone viene

spiattellata in faccia qualcosa che rischia di sopraffarle.

-Modificabilità: cercare interventi che possano modificare la situazione se

la reazione del paziente peggiora le cose. Se non li trovate o non ci riuscite

lasciate stare e non insistete…accettate e amen!Non potete aiutare chi non

ve lo permette!

RISPOSTE EMOTIVE SPECIFICHE

-identificarle,comprendere le cause,capire cosa fare-

• Incredulità:

-è dovuta alla difficoltà di accettare la cattiva notizia,ancor di più se non

la si aspetta.Quando se ne prende atto,il paziente comincia a decidere e

ad agire in base alla nuova situazione.

-Una risposta possibile:”Deve essere molto difficile per lei accettare una

malattia così seria quando invece si sentiva davvero bene”.

• Shock:

-l’emozione è così travolgente da “disattivare” la persona che resta

immobile,in silenzio,incapace di pensare o agire.

-Può essere procurato da emozioni come rabbia,tristezza,paura.

-Una domanda classica,da manuale rispetto a un silenzio

significativo,adottata anche in ambito psicoterapico per dare l’idea che

siete pronti ad ascoltare…La domanda da fare è “cosa sta pensando in

questo momento?”

La risposta: “Dev’essere sconvolgente per lei”…State ammettendo che

è normale sentirsi in questo modo.

• Negazione:

(è stata già accennata prima,come esempio per far capire meglio il

criterio dell’adattività,ma reputo utile ampliarne la trattazione perché è

un meccanismo di difesa interessante).

-L’essenza della negazione consiste nel rifiuto del paziente di

riconoscere la cattiva notizia,credendo che non sia vero o che si tratti di

un errore.Può manifestarsi anche come impassibilità.

-La risposta da dare: “deve essere difficile per lei accettare una cosa

così terribile”…State sottolineando che siete consapevoli della difficoltà

di accettare la cattiva notizia.

-Nonostante le condizioni mediche peggiorino a vista d’occhio,il

paziente può continuare a negare perché è fermamente convinto di

poter influenzare l’andamento della malattia con un atteggiamento di

speranza incrollabile.Qui signori secondo Buckman siamo di fronte a

quella cazzatina new age nota come “pensiero positivo” che fa vedere

tutto rosa alla faccia della più oscura realtà.Con ciò non si vuole affatto

dire che è sbagliato sperare,ma che è necessario essere realistici.La

“speranza del boia”(Cassell) si riferisce al caso del prigioniero che spera

che la corda si rompa quando viene appeso al patibolo;questa speranza a

quanto pare non ha mai salvato nessun condannato a morte.

• Spostamento:

-Freud lo descrive come “una rifocalizzazione emotiva su un soggetto o

un oggetto diverso dalla reale fonte che ha suscitato l’emozione”.

-Spesso i pazienti deviano le emozioni e la loro carica energetica verso

una certa attività che può assumere perfino i connotati di una

missione,di un progetto importante come una creazione artistica,una

ricerca...In questo modo viene facilitato il processo di elaborazione

delle cattive notizie,dei conflitti,delle emozioni negative.Si tratta

dunque di un meccanismo di coping da incoraggiare.

-Purtroppo c’è anche un rovescio della medaglia;a volte lo

“spostamento” può risultare disadattivo e accrescere lo stress e

l’angoscia del paziente,qualora l’attività intrapresa cominci a occupare

completamente e ossessivamente la sua mente.

• Paura e ansia:

-mini premessa: guai a non averle!Sono fondamentali per la nostra

sopravvivenza e,anche se non abbiamo più a che fare con bestie feroci

al giorno d’oggi,la paura e l’ansia continuano a svolgere la loro

funzione di sempre,cioè segnalare eventuali pericoli in modo da correre

ai ripari e salvare la pelle.Quindi, dovremmo allarmarci se non le

riscontriamo,in misura adeguata al funzionamento sociale e

lavorativo,in noi stessi e in coloro con cui abbiamo a che fare (l’”effetto

pilota” di De Plato!).

-Paura e ansia descrivono entrambe uno stato emotivo di

timore,apprensione,accompagnati da iperarousal del sistema nervoso

simpatico e dunque da tachicardia,ipertensione,secchezza delle fauci…

-Le differenze:la paura non è pubblicamente accettabile e si riferisce in

genere a uno specifico oggetto o evento,al pensiero di questi,mentre

l’ansia,che è considerata accettabile,tende a essere aspecifica,diffusa,a

volte non si riesce nemmeno a capire che cosa può averla provocata ed

è più lenta a risolversi.La paura invece scema spesso quando lo stimolo

che l’ha generata viene a mancare.

-Stati estremi e patologici della paura e dell’ansia sono rispettivamente

la fobia e il panico.

-Cosa fare con pazienti che presentano paura o ansia o entrambe le

cose:cercare di identificare le cause che le scatenano e adoperarsi per

fornire mezzi adeguati a tenerle sotto controllo, come un supporto

psicologico,un intervento medico,una combinazione delle due cose…

Assolutamente da evitare gli atteggiamenti di iper-rassicurazione che

sono altamente controproducenti e possono dar luogo a veri e propri

disastri rovinando il rapporto terapeutico,poiché allontanano dalla

situazione reale che tralaltro è in continua evoluzione.

• Rabbia e accusa

Figura 1 AU 4+7,abbassare e avvicinare le sopracciglia,serrare le

palpebre (rabbia)

-Può essere implicita o esplicita,focalizzata o non focalizzata(astratta) e

molto frequentemente è diretta contro i professionisti della salute.Un

motivo per cui è meglio resistere alla tentazione di “ripagare con la stessa

moneta”,cioè rispondere con rabbia è che essa può mascherare in realtà

una profonda paura.Se l’accogliamo con una disposizione di

apertura,probabilmente con la nostra risposta mite e placida riusciremo a

stemperare la rabbia del paziente senza incorrere in spiacevoli

conseguenze.

-L’accusa si accompagna alla rabbia focalizzata,specifica e ne rappresenta

una sottocategoria.

• Colpa:

-tre sono le componenti:

1)è rivolta verso di sé

2)è presente l’autoaccusa

3)ci sono scuse e dispiacere

-il senso di colpa per la malattia è generalmente una risposta disadattiva

e inutile,tranne nei casi di “prevenzione secondaria” in cui costituisce

un incentivo a non mettere più in atto comportamenti nocivi per la

salute del paziente.Se uno ha avuto una broncopolmonite o un

infarto,smettere di fumare ridurrà le possibilità di una ricaduta.

• Depressione:

-è uno stato cronico di abbassamento dell’umore con sintomi fisici noti:

-Non ignoriamo qualsiasi accenno a gesti autolesionistici,al

suicidio,chiediamo eventualmente una consulenza psichiatrica e se

opportuno predisponiamo un intervento psico-farmacologico.

• Iper-dipendenza:

-si distingue da una relazione medico-paziente “sana” perché impedisce

a quest’ultimo di autodeterminarsi,il che significa delegare ad altri

decisioni che in passato avrebbe preso da solo.Il paziente inoltre

dimostra adulazione nei confronti dello staff medico che può essere

lusingato in un primo momento,salvo poi scoprire una sorta di

dietro-front nel momento in cui si accorgerà di non poter più soddisfare

tutte le continue richieste che gli vengono fatte.

-Cerchiamo di “separare il grano dalla crusca”,ovvero di individuare

quali sono le reali necessità del paziente e quali richieste invece

possono essere posticipate o anche non esaudite se ritenute

inappropriate.

• Pianto e lacrime:

-è una reazione acuta in quanto evidente e molto comune.Se non

accenna a diminuire nel corso del tempo e dei colloqui, rivolgetevi ad

altri professionisti della salute come psicologi,psicoteraputi o psichiatri.

-consigli pratici da applicare nell’immediato:avvicinatevi di più al

paziente,porgetegli un fazzoletto,appogiategli magari una mano sulla

spalla,se la causa non è nota cercare di capirla con domande del tipo

“riesce,ce la fa a spiegarmi che cosa la sta facendo piangere in questo

momento?”,rimanete col paziente finchè le cose non vanno un pò

meglio.

-come lo shock,il pianto può essere evocato da emozioni e stati d’animo

diversi(paura,tristezza,rabbia ma anche amore quando ci commuoviamo

o proviamo compassione)

• Sollievo:

-E’ paradossale se non persino folle assistere a una reazione di sollievo

da parte di un paziente che ha appena ricevuto una brutta notizia,eppure

accade.Avviene quando il paziente ha aspettato a lungo e con intensa

preoccupazione,prima di capire quale fosse la diagnosi.

• Minacce:

-la minaccia è fondamentalmente una risposta difensiva scatenata da

una percezione d’insicurezza e messa in atto dal paziente per dimostrare

una certa quantità di controllo su quanto accade.Può essere rivolta al

medico(minaccia di un’azione legale) o a se stessi(il paziente minaccia

di suicidarsi).

-Cosa fare: cercate di stare calmi e chiedete al paziente di fare

altrettanto per poter dialogare in maniera civile e costruttiva.Rispondete

più che altro all’emozione sottesa alla minaccia;un esempio:”possiamo

parlare prima del perché si sente così disperato/a?”

• Ironia:

-si tratta di una strategia di coping molto valida usata da alcune persone

per sminuire eventi minacciosi e che sembrano insormontabili,al di là

dell’idea che questo possa influenzare l’andamento e l’esito della

malattia.C’è chi ha detto che “l’umorismo è la medicina dell’universo”

oppure “una forma d’amore che,impedendoci di prenderci troppo sul

serio,ci avvicina gli uni agli altri” (Jacques Dufilho).

-E’ importante incoraggiare questo atteggiamento e prestare attenzione

alla sua genuinità,dato che ci sono persone che fanno battute solo per

dare una finta impressione di coraggio.

• Seduzione:

-consiste nel desiderio di risultare speciali agli occhi del medico o

dell’infermiere,con lo scopo di ottenere attenzioni extra e cure

particolari.Si realizza comunemente adulando e facendo doni,anche di

una certo valore.

-Cosa fare:neutralizzarla immediatamente come con le

minaccie,esplicitando che il trattamento non cambierà per via di doni o

complimenti:”è davvero cortese da parte sua ma…”

• Venire a patti:

-è il terzo dei cinque stadi del morire per la Kubler-Ross; Buckman la

vede come una modalità di razionalizzare la paura connessa alla

malattia,sperando che si trovi una cura efficace.

-E’ adattivo nella misura in cui non è irrealistico(ricordiamoci del

“pensiero positivo” criticato dall’autore).

DOMANDE IMBARAZZANTI

-Quanto tempo mi resta, dottore?

I medici trovano sgradevole questa domanda,sia perché non sono degli

indovini e non sanno prevedere con certezza il futuro ma possono solo

ipotizzarlo,sia perché dare un’indicazione della sopravvivenza attesa

può significare ammettere un fallimento della terapia.

Questa domanda sorge dall’incertezza,uno degli aspetti più dolorosi di

una malattia grave;i pazienti passano di continuo dalla speranza alla

disperazione e i medici hanno il dovere di riconoscere l’incertezza che

caratterizza la situazione clinica e di rispondere comunque alla

domanda.

DARE CATTIVE NOTIZIE AI BAMBINI

-I bambini sono speciali;si richiedono pertanto competenze e qualità

personali che siano all’altezza di tale status.

-Parlate se possibile con un parente adulto per capire come condurre il

colloquio e quali parole dire,controllate di frequente che il bambino

segua il vostro discorso e nel caso ripetete e ripetete ancora,rispondete

alla sue domande e soprattutto utilizzate il più possibile un linguaggio

semplice,tarato su quello del bambino.

-la questione del “pensiero magico”:

i bambini (e anche gli adulti votati alla “legge d’attrazione”…)tendono

a credere che le azioni e i pensieri siano dotati di una forza,di una

potenza in grado di far accadere le cose nel mondo esterno.Ecco perché

possono facilmente pensare che siano loro i responsabili di quanto

successo,che la rabbia e il risentimento provati verso quella persona

siano sfociati in malattia. Pertanto è assolutamente necessario


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AUTORE

Danilo p

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Tecniche di comunicazione interpersonale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Buckman R. (2003) La comunicazione della diagnosi, in caso di malattie gravi. Milano, Raffaello Cortina
"Si deve dire la verità? Qual è il modo migliore di comunicare al paziente una cattiva notizia? Buckman propone una riflessione su un tema al quale finora è stata dedicata poca attenzione e, basandosi su anni di esperienza nell'ambito della pratica clinica e dell'insegnamento, fornisce le linee guida per affrontare il problema in modo "positivo". Obiettivo del volume, rivolto a tutti i professionisti della salute (medici, psicologi, assistenti sociali), è delineare strategie e migliorare le capacità comunicative, di grande importanza in questa delicata area della medicina."


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia cognitiva applicata
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Danilo p di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche di comunicazione interpersonale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Garotti Pier Luigi.

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