Estratto del documento

Welcome to the machine

Cubisti: (nati attorno al 1880)

Picasso (1981)
Braque (1982)
Laurence
Gris

Futuristi: (nati attorno al 1880)

Boccioni
Carrà
Prampolini
Marinetti
Russolo
Bragaglia
Depero

Eros è vita: Dadadadaisti: (nati attorno al 1890)

Cravan
Duchamp
Man Ray
Ball
Tzara
Arp
Hausmann
Hoch
Grosz
Heartfield
Baader
Ernst
Baargeld
Schwitters

Silence is sexy

Informale: (nati attorno al 1910)

George Mathieu
Fautrier
Dubuffet
Tobey

Welcome to the machine

Cubisti: (nati attorno al 1880)

Picasso (1981)
Braque (1982)
Laurence
Gris

Futuristi: (nati attorno al 1880)

Boccioni
Carrà
Prampolini
Marinetti
Russolo
Bragaglia
Depero

Eros è vita: Dadadadaisti: (nati attorno al 1890)

Cravan
Duchamp
Man Ray
Ball
Tzara
Arp
Hausmann
Hoch
Grosz
Heartfield
Baader
Ernst
Baargeld
Schwitters

Silence is sexy

Informale: (nati attorno al 1910)

George Mathieu
Fautrier
Dubuffet
Tobey
Pollock
Cage
Merce Cunningham

Gutai (Shimamoto, Murakami, Motonaga, Shiraga, Tanaka, Mizuguchi)

Trash splash clash

New Dada

Rauschenberg (1925): leggerezza/pesantezza oggetto + primordio (filone schwittersiano)
Jasper Johns (1930): alleggerimento oggetto + primordio noetico (filone duchampiano)
John Chamberlain (1927): pesantezza, heavy metal, colore
Richard Stankiewicz (1923): pesantezza, heavy metal, ruggine, macchine celibi
Edward Kienholz (1927): junk art, assemblaggi e arte ambientale passiva

Formula: Oggetto + primordio (→pittura)

Nouveau realisme

César (1921): no pittura, Crash, eros-thanatos, compressioni ed espansioni
Arman (1928): pesantezza (accumulazioni)→leggerezza (colère)
Jean Tinguely (1925): macchina celibe (Schwitters), merzbilder animati
Daniel Spoerri (1930): quadri trappola epifanici
Christo (1935) e Jeanne-Claude: impacchettamento, presenza/assenza
Mimmo Rotella, Jacques de la Villeglé, Raymond Hains: decollage

Formula: Oggetto + primordio (→no pittura)

Pop Art

Richard Hamilton (1922): Independent Group
Edoardo Paolozzi: compare per la prima volta la scritta Pop (Independent Group)
Peter Blake: copertina di Serpent Pepper’s dei Beatles. (Independent Group)
George Segal (1924): pop art ambientale passiva, oggetto intonso, superfalt
Tom Wesselmann (1931): bidimensionale, esistenziale annullato, passività
Jim Dine: pop art meno rigida
Claes Oldenburg (1929): installazione passiva, kitsch, desessualizzazione

Formula: Rappresentazione dell’oggetto, iconosfera

Minimalismo

Si sviluppa dal 1964, rilanciando le avanguardie storiche di matricemeccanomorfica; si propone di azzerare la figurazione della Pop con una mano di bianco disinfettante e con forme geometriche euclidee.

  • Bob Morris: nel '67 cambia direzione e dà vita all’Antiform, opposta al minimalismo
  • Donald Judd
  • Sol Lewitt
  • Carl Andre
  • Dan Flavin: Voce fuori dal coro (luci al neon)

Il superamento dall’interno dei suoi stessi limiti meccanomorfi porterà il Minimalismo a rigenerarsi dando vita alle imprese ciclopiche della Land Art.

Tra oggetto e performance

Fuorigrupo

Yves Klein (1928): parabola opposta agli altri novorealisti → dall’oggetto al concetto (prima appesantisce poi alleggerisce), prima del Minimalismo rimuove la presenza ingombrante degli oggetti, “Yves le monochrome” → inventa un Blu (IKB) che sarà il suo segno distintivo → rimanendo diretto alla schermo del video, al nuovo mondo elettronico (luce endogena) limite → bidimensionalità, happened (vedi le antropometrie) → entrambi superati con il suo capolavoro, “il vuoto” (1958), Leggerezza come parola chiave, smaterializzazione, culto del corpo (era insegnante di judo), “i miei quadri sono le ceneri della mia arte”.

Piero Manzoni (1933): omìnidi antennuti (alieni ma anche antenne della televisione) alleggerimento, la baldoria oggettuale non fa per Manzoni va verso il concetto (tecnoformismo elettronico → monocromi bianchi → lo spazio bianco dei software → panspermia sempre più verso il noetico (linea sotterrata) esalta il corpo e tutti i suoi derivati (bianco → panspermia) → Body Art ante litteram, basi magiche → attività encefalica (segue la linea che parte da Duchamp) merda d’artista e fiato d’artista → tutto è arte in potenza, anche e soprattutto il corpo

Happening

Allan Kaprow: conia il termine nel 1959 (anche data del primo happening) → definizione: HAPPENING = AMBIENTE + AZIONE non c’è casualità, a differenza di quello che si crede, c’è invece un forte e indispensabile uso degli oggetti. Inoltre, a differenza delle correnti artistiche subito precedenti come il New Dada e il Nouveau Realisme, con lo happening si rinuncia all’idea stessa di opera promuovendo oggetti da agire, non destinati a fini statico-contemplativi; rinvigorisce il credo delle avanguardie storiche riproponendo l’arte come vera e propria forma di esperienza. Gli happening accadono, non per forza con un senso logico (→ Dadaismo), spesso in un ambiente multimediale scandito anche da istruzioni per il “pubblico” (elemento cardine è la coralità).

Fluxus

George Maciunas (1931): personalità centrale del gruppo
Ben Vautier (1935): kit per il suicidio, flux holes
Ben Patterson (1934): please wash your face
Ay-O (1931): finger box
Takako Saito (1929): smell chess
Riabilitazione dei sensi, ready-made da usare, contro i canali convenzionali dell’arte, “Act different”
Yoko Ono (1933): concetto, fuga dalla routine con la sola forza del pensiero, haiku giapponesi che si ricollegano alla filosofia zen → “Grapefruit”
George Brecht (1926): la tempesta elettrica

Process Art (nati tra il 1925 e il 1940)

Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison
Joseph Beuys (1921): primordio + tecnologia (low-tech) riconfigurazione della vita tabula rasa a favore delle radici ancestrali ma una tabula rasa elettrificata si erige a guaritore (spesso nelle sue opere compara la croce rossa) che possiede le giuste arti per superare la malattia della contemporaneità Sciamano – antenna – connettore "I Love America and America loves me” (1974), "Iphigenia", "Telefono-terra", "Trasmettitore di burro"

Eva Hesse (1936): primordio + tecnologia (low-tech) process art = eros polimorfico, elettrizzato. Profezia gli embrioni di un sex appeal dell'inorganico. Prima sulla carta e poi nelle tre dimensioni, la Hesse progetta ingranaggi in bilico tra organico e artificiale, dove zone erogene e cavi elettrici si fondono dando vita a una bizzarra circolazione idraulica ("idromatici") → cerca di riattivare una sorta di circolazione emotiva (leggi Morrison: "il cervello è pieno di orologi, trapani e scarichi d’acqua"). Capezzolo motivo costante nella produzione della Hesse. "I need a man to love" di Janis Joplin ha molto in comune con la poetica della Hesse. Bisogno d'amore, di eros, del mondo. Riessualizzazione. Mondo = corpo = oggetti primordiali e organici, genitalomorf + forza di gravità.

Arte povera: (nasce a Torino nel ‘67, sotto l'egida di Germano Celant)

Mario Merz (1925): tecnorganismo tipico di tutti i poveristi. È un fuori generazione. L'uso del neon è una delle sue principali caratteristiche (→ Dan Flavin): preleva oggetti di uso comune e li fa percorre un tubo al neon quasi fosse loro la vene; oggetto attraversato da flussi di corrente. Igloo → simbolo di umanità nomade e allo stesso tempo di uno spazio uterino, dotato di un cordone ombelicale al neon. Altra morfologia usatissima da Merz è dai poveristi: la SPIRALE (di per sé è una figura archetipica, riscontrabile anche nelle collane nelle galassie, è collegabile sempre alla Signora Elettrica). Anche la Mole antonelliana nel 1984 ha beneficiato di un'intensa visitazione di energia, grazie ai neon di Merz e alla serie di Fibonacci.

Gilberto Zorio (1944): anche lui tecnorganismo, ma anzì che i neon usa cavi elettrici e fuoco → vedi Hendrix che guardandoso da fuoco alla sua chitarra seguendo il consiglio di Tzara (→ Kounellis)
Giovanni Anselmo (1934): I suoi lavori hanno un senso minaccioso, sono pericolosi; si può prendere la scossa, restare carbonizzati. Brivido di uno scatenamento, situazione alienogena.

Michelangelo Pistoletto (1933): performer e artista, vaglono sempre le regole in vigore per tutti i poveristi; basate sui bipolarismo primordio + tecnologia elettrica (+specchi)
Giuseppe Penone (1947): rifiuta di inserirsi in luoghi cittadini, preferendo a essi dimensioni in cui allegra un pantestismo naturale più mistheggiante. I suoi lavori più belli compenetrano l'uomo nella natura, come quando inserisce nella corteccia di un albero il calco della sua mano e lascia che esso le cresca intorno. L’uomo è natura, la natura è uomo. Sempre vivo il concetto di RETE.

Pier Paolo Calzolari (1943): anche lui è un amante della signora elettrica, solo che nelle sue opere essa non si vivifica solo come fuoco, ma anche come ghiaccio. Vuole ribadire che nella sua dimensione elettrificata l'uomo contemporaneo non è così lontano dalle sue radici tribali.
Eliseo Mattacci (1940): nota bene i suoi gomitoli di metallo che in quanto a scopo anticipano la land art → vogliono essere catalizzatori di fulmini. Crede in una sorta di cosmologia astrale, affidandosi a uno spiritualismo che si ricollega proprio alla religiosità pantestica e tribale degli indiani d'america.

Jannis Kounellis (1936): scherza con il fuoco, dopo un inizio vicino all'universo della pop art. Posiziona 12 cavalli all'interno di una galleria a Roma, riattualizzando l’porcellini d'India delle Merzbau. Alighiero Boetti, Luciano Fabbro, Pino Pascali

Giappone → Mono-ha

America → Richard Serra e Bob Morris

I poveristi si ispirano alla sfera vegetale, zoologica e minerale per ricavarne diverse modulazioni di energia. Capiscono che libido e corrente funzionano nella stessa maniera (sessualità senza centro, perverso-polimorfa), tecnorganismo, formula estetica → primordio + tecnologia (low-tech)

Land Art: (si potrebbe dire che è l’arte povera applicata en plein air)

Walter De Maria (1935): “Lighting Fields”, nel New Mexico (1973-77). Perché il deserto? Per questioni di spazio, sì ma anche per ragioni ideologiche: deserto come dimensione selvaggia, dove non è minimamente rintracciabile nessuna pop o retaggio di civiltà. (si veda Antonioni)

Michael Heizer (1944): I suoi pennelli sono scavatrici e dinamite, e l’artista si muove tra forme minimaliste e forme più organiche e fluide

Robert Smithson (1938): Spiral Jetty è la sua opera più famosa, realizzata in un lago salato della Utah, nel 1970. La linea di rocce e detriti che l’artista realizza grazie a scavatrici segna il definitivo superamento delle forme minimaliste e l’avvento della morfologia più amata in quegli anni: quella della spirale; questa, in particolare, è addirittura percorribile a piedi →sinesestia.

Dennis Oppenheim (1938): anche lui attratto dal modulo della spirale, ed opera su distese di ghiaccio, campi di grano, zone innevate. Le sue opere hanno la caratteristica di essere destinate a breve durata, come in Vortice, in cui un aereo disegna spirali di fumo nel cielo (Perela?)

Christo e Jeanne-Claude: pazzeschi. Impacchettano il mondo. Si veda uno dei loro capolavori, running fence, in cui un telo di 40 km appeso a una corda corre per tutta la costa del California creando un effetto alienogeno ed eccitante. Un tripudio di colori, visto che il bianco del telo riflette la luce del sole nei vari momenti del giorno.

La land art conferma molti punti di coincidenza con i dolmen e menhir di origine preistorica, il cerchio misterioso di Stonehenge → stesso gusto per ambientazioni evocative e cerimoniali.

Nel deserto si possono trovare spazi inviolati e pieni di pace e religione, che gli artisti hanno sempre cercato di mettere nel loro lavoro (NB Land Art ↔ Body Art)

Body Art: (→collegamento con “Tommy”, album degli Who uscito nel 1969, primo concept album)

Vito Acconci (1940): Schiaffeggia un microfono fino a ferirsi, prende a pugni l’immagine di sé stesso allo specchio, ingoia la sua mano fino a soffocarsi; si strofina il braccio fino a procurarsi una piaga, si morde, si schiaccia scarafaggi sulla pancia, pedina sconosciuti, si aggiina il pene come una bambola e come tale lo tratta, fanciullizzando il ministero degli ormoni dei benpens, si nasconde sotto le assi di legno di un pavimento di una galleria e si masturba al passaggio del pubblico.

Bruce Naumann (1941): (non solo body artista: famoso anche per il suo uso dei neon). Si abbellisce i testicoli con del make up nero, scalpitia sdraiato a terra come posseduto, cerca di levitare in trazione da tre sedie, fa smorfie terribili sull’onda dell’imperativo “Act different”.

Gina Pane (1939): (inizia con la landart, ma le ferite imposte al terreno non tardano a spostarsi sul corpo) Sale su una scala chiodata a piedi nudi, si conficca spine di rose bianche e rosse nelle braccia si procura pseudo-orfizi con una Gillette, si strofina vermi sulle guance.

Marina Abramovic (1946) e Ulay: imprime su un nastro registrato il rumore dei tagli che si procurano con coltelli, inghiotte delle pillole dal principio attivo opposto, una contro la catatonia e una contro l’epilessia, provocandosi convulsioni, si lascia fare di tutto dal pubblico per sei ore, danza otto ore con un sacchetto in testa fino a svenire, urla fino a farsi sanguinare la gola, col compagno Ulay si lanciano contro il muro che li divide, oppure fungono contro l’altro; lui le punta un arco al cuore, in un sottile gioco di equilibri. Percorrono la muraglia cinese a piedi.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 6
Riassunto esame Tecniche dell'arte contemporanea, prof. Fabbri, libro consigliato Sesso, arte e rock'n roll, Fabbri Pag. 1 Riassunto esame Tecniche dell'arte contemporanea, prof. Fabbri, libro consigliato Sesso, arte e rock'n roll, Fabbri Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 6.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Tecniche dell'arte contemporanea, prof. Fabbri, libro consigliato Sesso, arte e rock'n roll, Fabbri Pag. 6
1 su 6
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ricky5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Fabbri Fabriano.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community