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Anni dieci-venti collage

Agli esordi il collage ingloba pezzetti di mondo nell’opera d’arte da un lato e dall’altro la mistura che ne alimenta l’essenza ha, fino ai giorni nostri, apparizioni più rapide, impalpabili. In formula è l’utilizzo di materiali bidimensionali incollati su una tela o su supporti piani; gli elementi incollati devono sempre essere leggeri (a differenza dell’assemblage).

Fa la sua prima apparizione con il Cubismo di Braque e Picasso. È il 1912 quando Braque in Fruttiera e bicchiere incolla alcuni fogli di carta, papier collé, in mezzo a disegni molto stilizzati: l’opera resta bidimensionale, ma è un primo passo verso la realtà “tale e quale”. Nello stesso anno Picasso va oltre, in Natura morta con sedia impagliata immette una porzione di tela cerata, ricavata da una sedia e contorna l’opera con una corda (avvicinandosi così all’assemblaggio). Sempre nel ’12 Gris colloca un frammento di specchio nel suo Lavabo. Sempre nel ’12 Severini in Ballerina blu cosparge di lustrini alcuni lembi delle vesti della danzatrice e ancora in Natura morta con giornale Lacerba inserisce frammenti di giornale, un prodotto uscito dalla lavorazione impersonale della macchina. Un altro futurista, Carrà, fa lo stesso nel suo Manifesto interventista e ancora Prampolini in Béguinage inserisce materiali “dal mondo” spostando però l’attenzione su elementi di softness.

La funzione del collage è quindi quella di racimolare spezzoni della civiltà contemporanea, e avvicinarsi al mondo. Spostandoci a Berlino la situazione è simile: i lavori di Hausmann formano una partitura da eseguire in performance vocali, a Colonia abbiamo i collage di Baargeld e Arp. La personalità più innovativa del Dada berlinese è però Hannah Höch, con lei il collage prende una piega perturbante, ed aderisce a tematiche d’attualità. Sforna sequenze di donne-mostriciattoli, donne-insetti. Ritaglia modelle dai giornali e le dota di una bellezza strana, di occhi polifemici, bocche ghignanti: fa saltare all’aria ogni cliché sulla femminilità e sull’uomo, anticipa le modalità di Cindy Sherman e Ines van Lamsweerde fino alle ambivalenze sessuali di Sarah Lucas.

Negli stessi anni esiste però anche il collage di Ernst, che produce illustrazioni per i suoi romanzi illustrati. Crea personaggi robotici, metà androidi metà uomini, ibridi uomo-robot uomo-bestia. La sua tecnica è sopraffina, accosta immagini proveniente dalle illustrazioni ottocentesche e rifotografa le opere per eliminare il rilievo. Anche Heartfield utilizza il fotomontaggio intervenendo direttamente sui negativi, esibiti sulla rivista “A-I-Z”. Rodcenko colloca i suoi ritagli in composizioni molto regolari estremizzate attraverso la lezione di Malevic che si cimenta anch’egli con la tecnica. Un altro marker è quello di Citroën che nella serie Metropolis anticipa Giacomo Costa.

Assemblage

Quando due o più materiali eterogenei compongono un aggregato unitario, autonomo rispetto al supporto bidimensionale, abbiamo un assemblaggio o assemblage: il distacco totale da una superficie non è inderogabile, esistono assemblaggi con elementi che sporgono. In pratica basta che gli elementi siano aggettanti, specie se hanno un certo spessore fisico, tattile. Boccioni nel suo La scultura futurista preconizzava l’allargamento a materiali impensabili, alcuni richiamanti i valori hard come il ferro ed il cemento, altri valori soft come i capelli e le stoffe.

È il ’12 ed è ancora Picasso che unisce carta, cartone e corde nella sua Chitarra, ispirata ai plastici di Braque (maquettes). Nel ’14 Boccioni realizza Dinamismo di un cavallo in corsa + case, composto da cartone, legni, fil di ferro... La toga e il tarlo è un assemblaggio di Depero, con un marker recessivo, troppo figurativo. Laurens è un altro assemblatore delle avanguardie che crea ritagli disposti in orizzontale. Ancora più significativi sono i Rilievi e Controrilievi di Tatlin, padre del Costruttivismo russo sottolinea la natura aggettante dell’assemblaggio: gli oggetti sono pensati per essere toccati, sono interagibili. Sempre su questo fronte si muove Puni, che bandisce il pittoricismo a favore di oggetti reali fissati su un supporto: i suoni sono assemblaggi perché il collage prevede elementi leggeri e discreti.

Le Tavole tattili di Marinetti sono assemblaggi da sfregare, toccare. C’è qualcosa di tattile anche negli assemblaggi di Arp, composti utilizzando “oggetti trovati” su cui sono impresse le tracce del caso, che li ha modificati. L’assemblage rimonta la realtà, utilizza elementi “già fatti” e li accosta in maniera inedita.

Hausmann assembla la sua Testa meccanica con una testa di manichino, un righello, un ricchere: qui l’effetto è però scultoreo, sospeso tra tradizione ed innovazione che fa presagire le sirene del ritorno all’ordine. Molto più coraggioso è Il grande Plasto-Dio-Dada-Dramma di Baader che rappresenta il prototipo dell’assemblaggio: ingloba ogni tipo di elemento, aggrega, accumula. Il grande Plasto è da annoverare tra le fonti di ispirazione di Schwitters, amico della Höch e si vede per la comune passione verso forme circolari che in Schwitters prendono consistenza nei Merzbilder, ruote aggettanti fissate sul quadro dopo averle raccolte per strada. I suoi assemblaggi ospitano scarti estromessi dalla civiltà e lui riscatta quell’ammasso dandogli una nuova vitalità: i suoi assemblaggi spesso formano meccanismi, macchine celibi utili a creare movimenti inutili. Su questi scarti stende una coltre di pittura grassa, tesa a sprigionare le forze del profondo.

C’è infine un’altra propaggine futurista: Marinetti elabora infatti La cucina futurista, in cui allude a complessi plastici fatti di elementi culinari.

Readymade

Pirandello, L’uomo dal fiore in bocca in cui il protagonista vede le cose del mondo sotto una nuova luce, epifania mondana. Duchamp sceglie. Difendendo il suo alterego Mutt dichiara infatti che egli ha scelto l’orinatoio, e che Mutt ha creato un nuovo pensiero per quell’oggetto. Duchamp prende oggetti tali e quali e li ridispone in maniera insolita, o li isola dal contesto, per avviare nel fruitore un nuovo processo di identificazione. Il readymade è la tecnica più rivoluzionaria dell'arte contemporanea, il denominatore comune. È un oggetto preso “tale e quale” che l’artista si limita a prelevare e ad utilizzare nei modi più disparati. È un comportamento indotto, un suggerimento.

Nasce ufficiosamente nel 1913 e ufficialmente nel ’15 a New York, dove Duchamp apprende l’aggettivo readymade. Duchamp rifiuta la tradizionale idea di arte come produzione di oggetti da plasmare e sostiene che basta rivolgere al creato un’attenzione particolare da rivelazione epifanica.

Suono

Il readymade può essere anche un rumore. Nel 1913 è pubblicato il manifesto futurista L’arte dei rumori di Russolo. La sua intenzione è quella di celebrare i rumori della vita aprendo la strada al readymade acustico. Il mondo è un grande readymade dunque e l’estetica del contemporaneo se ne deve abbeverare. Russolo inneggia ai rumori delle fabbriche, degli ingranaggi, dei tram. Inventa quindi gli Intonarumori.

Installazione

Pensando al collage, all’assemblage ed al readymade e pensandoli su scala ambientale ci si fa l’idea della definizione di installazione: un ambiente percorribile, ad alto impatto percettivo. Si distinguono due tipi di installazione: attiva e passiva. La Merzbau di Schwitters è il prototipo dell’installazione. A partire dal ’23 inizia l’accumulazione di detriti attorno alla Colonna Merz (un assemblaggio costruito con oggetti di scarto). Schwitters dà al mondo dei rifiuti una sorta di emanazione freudiana, percepisce il legame diretto dei rifiuti con la sfera dell’inconscio, del rimosso: il rifiuto è simbolo dell’inconscio. Ecco così la Cattedrale delle miserie erotiche. Nelle gallerie e pertugi della Merzbau era possibile entrare, lasciare altri oggetti, liquidi corporei, c’erano odori e olezzi era come un grande intestino.

Dal ’28 poi si mette in atto un processo di igienizzazione, cambia strada: è il primo dei “cancellatori”, alla fine degli anni Venti la Merzbau si presenta come Cattedrale delle miserie erotiche rimosse. Schwitters vuole sterilizzare la presenza di tutti quegli oggetti. Uno degli altri motivi che l’hanno spinto a questo azzeramento è l’incontro con Van Doesburg, figura di spicco del Neoplasticismo; questa “svolta neoplastica” trova eco in un lavoro di Tatlin per Zangezi, opera teatrale di Chlebnikov. Tatlin progetta anche un’installazione su scala urbana di oltre 400 metri: Il Monumento per la Terza Internazionale, trionfo di ondulazioni elettromorfe. Sterili e passive sono le installazioni di El Lissitzky tutti intrisi di Suprematismo. Anche Marinetti, sulla scia delle intuizioni sul Tattilismo prevede interi ambienti tattili.

Happening

Lo happening è una forma di espressione che equivale a “ambiente + azione”. Il termine significa “accadimento”, “avvenimento”; una delle caratteristiche dell’happening è l’interattività. Le serate futuriste sono un anticipo di questa tecnica: durante queste serate avvenivano tafferugli di ogni tipo dagli spalti piovevano ortaggi, fischi e spesso tutto culminava in rissa. Il ruolo dell’audience quindi era attivo e vincolante.

Anche i Pranzi futuristi si svolgevano in questo senso. Nella Cucina futurista si prevedevano vere e proprie situazioni, happening. Il Pranzo musicale autunnale: “sulla tavola ancora una volta passerà il fischio che il vento infila nella serratura della porta”. Il Pranzo tattile da svolgersi indossando speciali tute polimateriche. Kandisnky concepisce happening ottenuti in gran parte con la luce; le sue opere rientrano formalmente nell’ambito del teatro, ma prevedono già un “insieme di tutte le arti”. Abbondano di suoni e colori.

Le serate dadaiste di Tzara, Arp, Täuber si svolgevano in un clima di totale unione tra le arti, si declamavano manifesti, poesie. Il Dada parigino rappresenta l’embrione del Situazionismo: era un Dada applicato a scala ambientale: Crotti e Breton realizzavano eventi dediti all’erranza, alla deriva. Nel ’21 si riuniscono davanti alla chiesa di Saint-Julien-le-Pauvre con l’intenzione di visitare luoghi banali, privi d’appeal “quelli che non hanno nessuna ragione di esistere”. Riscatto dada del banale.

Fotografia

Se pensata come un comportamento potenziale la fotografia diventa vitale nelle arti contemporanee. Va applicata ad essa una lettura in linea con il readymade: la fotografia seleziona bradelli di mondo, individua epifanie. Vi sono due possibilità di utilizzo: 1) dirigere l’obiettivo sul corpo, la usiamo così come catalizzatrice di pose, di comportamenti altri; 2) certificare le cose, le selezioniamo.

Il Fotodinamismo di Bragaglia è uno dei primi esempi di uso concettuale della fotografia: foto + gesto. Gli atti una volta isolati nella fotografia, sono straniati, subiscono un diverso picco di consapevolezza diventano qualcosa di esteticamente rilevante anche se privi di interesse. È un appannaggio della performace. La sua iconografia comprende titoli prosaici, Salutando, Inchino; ma c’è anche la via parallela di scegliere gesti “fuori norma”, vedi lo Schiaffo. Le scie di Bragaglia inoltre si presentano in chiave digitale e illiquidità, alleggeriscono corpo e oggetti.

Depero utilizza la fotografia con l’obiettivo di estrapolarne dei comportamenti eccentrici. Anche Schiele ha un parentesi fotografica in cui si mette in pose caricate. Duchamp si fa fotografare da Man Ray in Tonsure mostrando un’insolita rasatura a stella. Claude Cahun sceglie un nome d’arte che in francese è sia maschile che femminile. Da un lato si mostra acqua e sapone, con viso dai tratti mascolini lontana da ogni tipo di femminilità. Le immagini rapate, sono il prototipo della Bodyart. Parallelamente a questo scavo identitario mostra anche una corporalità in aggiunta, assume vari ruoli vestendo i panni di maschere culturali (Buddha o aviatore), rimescolando il già fatto anticipando quella linea che da Ontani va a Cindy Sherman.

Meno corporale è Man Ray che si concentra sulla rivelazione epifanica dell’oggetto fotografando i propri readymade. Un’altra serie è quella dei rayogrammi, che nascono da una casualità. Dematerializzano il mondo, arrivano ad un livello di volatilizzazione elettronica. C’è anche una componente pulviscolare legata al pixel: con l’utilizzo dell’aerografo infonde un ulteriore alone di sbriciolamento. Moholy-Nagy realizza qualcosa di simile nei suoi fotogrammi con lo schema regolare e “supremo” legato al mondo della macchina. Schad nelle schadografie utilizza un procedimenti simile alle rayografie, ma con la sostanziale differenza che in lui non si riconosco gli oggetti, sono liquefatti e gassosi, le poche figure sono sforacchiate, conformi alla logica dei pixel.

Anche Magritte utilizza a volte come supporto per quadri ed altre come causa scatenante di un evento performativo.

Video

Negli anni ’10 e ’20 questo mezzo è ancora imbrigliato. Tra i futuristi spiccano Ginna e Corra che sperimentano un cinema astratto con Vita futurista (in cui Balla sposa una sedia). Hans Richter sperimenta giochi non figurativi nei Ritmi. Moholy-Nagy è anche molto efficace nelle dichiarazioni teoriche con il policinema. Duchamp con il suo Anémic Cinéma del ’26 che si assesta sui ritmi spiralici della Spiral Jetty con bellissimi giochi di parole.

Concetto

Nel 1911 Braque e Picasso introducono nei loro lavori lettere dell’alfabeto e Boccioni negli Addii i numeri di matrice aprendo così un capitolo che si diffonderà attraverso l’Arte concettuale.

Performance

La performance è un’opzione espressiva fondata sull’uso del corpo e su azioni che si dividono in due categorie: 1) una organica, autenticistica, che non ha interesse per protesi aggiuntive; 2) l’altra inorganica, che veste il corpo, lo stratifica lo dota di strumenti e apparati artificiali. Ogni azione performativa è tale se si pone ad un tenore di esecuzione distinguibile da un ambito di manovra quotidiano: il gesto della performance dev’essere “anomalo”, “act different”. La differenza tra happening e performance è dovuta al fatto che nella seconda l’ambiente rimane indifferente all’azione, con la pregnanza esecutiva del corpo, dei gesti. Con la performance l’estetica abbraccia arte e vita: si stimola il corpo, lo si sente.

Cravan dichiara l’importanza estetica del proprio corpo, si fa poeta pugile. Usa il corpo per compiere gesti insensati. La nudità è un filo comune nelle sue esibizioni. Höch dopo la rottura con Hausmann intraprende un pellegrinaggio da Berlino a Roma che sa di vera e propria performance (embrione artistico del futuro nomadismo). Anche la Ursonate di Schwitters si configura come performance, così come Russolo che configura la sua produzione con urla, rantoli.

Molti teatri d’avanguardia pongono in questo periodo l’interesse sulla gestualità. Qui siamo nella linea opposta a Cravan e Höch: il corpo non è al naturale, ci sono protesi meccanomorfe. È il caso di Mejerchol’d e Foregger. Il primo inventa sequenze di movimenti da lui stesso definite biomeccaniche, vuole organizzare l’uomo come un motore. Foregger è autore della Danza delle macchine: imitazione di automatismi di una macchina motrice. C’è un convergenza con Marinetti che teorizzava di “avere una gesticolazione geometrica, dando alla braccia rigidità taglienti di semafori e di raggi di fari”.

Schlemmer (Bauhaus) veste il corpo con costumi sgargianti e ingegnosi. Celebra il corpo accompagnato dall’artificio più assoluto: la gestualità è meccanica, robotica, i performer si vestono con tute e scafandri e diventano bambolotti, inorganici nei vari Balletto triadico, Danza metallica, Danza del vetro. Importante anche lo spazio ed il concetto di stereometria. Schlemmer però rifluisce nell’ondata di ritorno all’ordine.

Anni cinquanta-sessanta collage

Mimmo Rotella ha fatto del collage il suo cavallo di battaglia. Per lui e per gli altri novorealisti si tratta di “decollage”. Lo strappo esercitato dall’artista sui cartelloni pubblicitari incollati. I novorealisti in questo senso prendono atto della presenza degli articoli “secondari”, ma per il Pop è ancora presto e l’invasione delle icone non aveva fatto i conti con le onde dell’Informale. In quegli anni quindi si scontrano due galassie opposte: l’Informale di Fautrier e i prodotti del cinema, dei giornali, del supermercato: il risultato è il Nouveau Realisme e il New Dada entrambi instabili oscillando tra icona e informe. Rotella dà luogo quindi a affiches lacérées mantenendo ancora ben visibile l’individualità.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher codal di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Fabbri Fabriano.
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