L'espansione economica dei primi decenni del XX secolo
I primi decenni del XX secolo sono stati caratterizzati da un periodo di espansione economica che ha coinvolto la quasi totalità dei Paesi Occidentali, anche se sono stati gli Stati Uniti a trarre i maggiori benefici. La fine degli anni venti, però, fu segnata da una grande depressione economica che fece registrare una drastica battuta d'arresto al processo di crescita.
Teoria della sintesi Keynesiana
Ciò ha portato all'introduzione dei principi della teoria della "sintesi Keynesiana", che ha portato a dare spazio all'intervento pubblico introdotto come regolatore dell'economia e non per sostituire gli usuali meccanismi di mercato. Dopo la Seconda Guerra Mondiale è andata crescendo l'attenzione verso la teoria Keynesiana nel tentativo di lottare contro le differenze economiche che la guerra aveva contribuito ad accentuare.
Il Rapporto Barlow
Come risulta dai documenti redatti dalla Commissione Barlow del 1939, la Gran Bretagna fu la prima ad affrontare situazioni critiche. Il Rapporto Barlow aveva individuato cinque temi nodali sui quali riteneva necessario che fosse concentrata l'attenzione:
- L'assetto delle agglomerazioni urbane congestionate;
- La ridistribuzione delle industrie e della popolazione attiva;
- La diversificazione e l'equilibrio delle attività regionali;
- Il fenomeno delle migrazioni;
- La riorganizzazione degli spazi urbani.
Scienze regionali e politica regionale
Da queste analisi si è sviluppato gradualmente il settore delle scienze regionali che risultano fondamentalmente di matrice economica, ma hanno un ruolo importante anche territorialmente. Infatti, man mano l'interesse per le tematiche territoriali ha portato a considerare la politica regionale come un ramo della pianificazione territoriale, per i suoi obiettivi e per i suoi strumenti.
La "politica regionale" è andata affermandosi nei paesi cosiddetti sviluppati quando ci si è resi conto dell'esistenza di squilibri socio-economici all'interno di uno stesso Stato. Per quanto ci si possa avvicinare allo studio dei problemi regionali sotto approcci di diverso tipo, le questioni di fondo risultano similari, e le vie da percorrere sembrano riconducibili a due tipologie di logica a seconda che si ponga l'attenzione sullo squilibrio regionale o sullo sviluppo regionale.
Squilibrio regionale e sviluppo regionale
Nel primo caso, il problema principale è dato dall'assenza di livelli diversi di reddito tra regioni che appartengono allo stesso Stato; nel secondo, il problema è quello del ritardo e declino economico di una regione in rapporto ad altre ad essa relazionate. È evidente che le correzioni delle disparità debbano tener conto di una serie di fattori e che, in relazione ad essi, variano le misure e gli strumenti da adottare.
Concetti di regione
Si parla di regione secondo tre accezioni:
- Regione omogenea, quando si dà rilievo all'omogeneità di alcuni caratteri delle diverse componenti;
- Regione funzionale, quando si dà enfasi alle interrelazioni tra le parti soffermando l'interesse sui nuclei urbani e i loro intorni rurali;
- Regione di piano, quando si fa riferimento ad un ambito territoriale che è soggetto ad un unico centro decisore.
Dunque si può notare come il termine regione sia stato utilizzato alludendo a un lembo di territorio il cui paesaggio subisce gli effetti di un'incessante evoluzione tecnica e culturale, un continuo miglioramento qualitativo e quantitativo delle produzioni e dei consumi, un'intensa mobilità delle persone tra i differenti ambiti sociali e tra le diverse parti del territorio.
La politica regionale
Ritornando allo squilibrio regionale, possiamo dire che una politica regionale tendente a ridurre gli squilibri, oltre a tener conto del problema della disparità tra ambiti, deve avere l'obiettivo di garantire la coesione evitando eccessive divergenze tra le parti, così come lo sviluppo delle aree in ritardo. Un problema di particolare rilievo perché riguarda tutte le aree, è quello relativo all'attenzione che le regioni arretrate devono prestare nel valutare adeguatamente le proprie potenzialità e carenze in rapporto alla situazione odierna caratterizzata da processi di mondializzazione dell'economia e da rapidi cambiamenti.
Misure e sviluppo regionale
Di fronte a una molteplicità di problematiche da affrontare, due sembrano le questioni sulle quali, in linea di massima, si è maggiormente concentrata l'attenzione: l'evoluzione delle misure e degli strumenti di politica regionale e i modi per conseguire lo sviluppo regionale e i suoi possibili limiti, tenendo conto dei diversi fattori in relazione ai singoli territori e ai rapidi cambiamenti che caratterizzano l'attuale momento storico.
La politica regionale
Il circuito economico che si attiva attraverso gli investimenti pubblici porta a una crescita della domanda di beni e di servizi, il processo evidenzia l'esistenza di fenomeni di polarizzazione della crescita economica. Un contributo fondamentale negli anni '50 è giunto dall'economista svedese Gunnar Myrdal, preoccupato del grave ritardo socio-economico di molte aree. Egli elaborò la teoria della crescita circolare e causale, secondo la quale le aree che godono di determinati vantaggi comparativi sono capaci di un processo di crescita che si autosostiene e che finisce con l'attrarre nuove risorse verso di esse.
Tali risorse si trasformano in un ulteriore incremento delle potenzialità dell'area aumentando l'attrazione. Gli elementi che contribuiscono al processo di polarizzazione della crescita sono: vantaggi iniziali, vantaggi comparativi, moltiplicatore iniziale, moltiplicatore secondario e economie di agglomerazione.
Teoria della polarizzazione dello sviluppo
La teoria della polarizzazione dello sviluppo delinea scenari molto differenti di sviluppo economico in contrasto con il principio dell'equilibrio territoriale (che è contrario all'esistenza di forti disparità). Le grandi disparità sono state oggetto di molti studi teorici, tra i quali numerosi sono quelli orientati a ridurre le disparità tra centro e periferia caratterizzata da vari modelli, in particolare uno centrato su uno sviluppo autocentrato, e l'altro aperto all'esterno.
Il primo fa leva su di un efficiente funzionamento del sistema capitalistico che combina la produttività con il consumo di massa. Il secondo (tipico dei paesi periferici) si caratterizza perché le sue variabili macroeconomiche non tendono all'equilibrio e perché l'incremento della produzione non si accompagna a una crescita parallela dei redditi.
Un concetto molto importante sulla teoria della polarizzazione della crescita è quello del "polo di sviluppo" che consiste nella formazione di fasce concentriche che circondano un nucleo centrale a forte densità.
L'ambito nel quale di muovono le politiche regionali è quello che guarda all'interno dei paesi a più elevato livello di sviluppo. La tendenza verso la globalizzazione dell'economia non suppone un processo di convergenza dei redditi e del livello della qualità della vita e le cause della disparità possono ritrovarsi nell'evoluzione storica e dei sistemi politici.
La disparità economica tra regioni non è prerogativa solo dei paesi sviluppati; infatti, le politiche regionali oggi sono impegnate nella ricerca di strategie e misure capaci di correggere queste disparità.
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