La raccolta della testimonianza della vittima superstite
La vittima può essere considerata un individuo o un gruppo che, senza aver violato regole convenute, viene sottoposto ad angherie, maltrattamenti e sofferenze di ogni genere, spesso per effetto di un meccanismo di proiezione che istituisce un capro espiatorio sul quale vengono scaricate colpe da attribuire più realisticamente a sé stessi o ad altri.
Lo scopo principale di qualsiasi investigatore in ambito giudiziario, consiste nella raccolta di una buona testimonianza da parte della vittima superstite, grazie alla quale è possibile la ricostruzione dell’evento criminoso e la conseguente cattura dell’autore del reato. Da un punto di vista psicologico però, la testimonianza non si profila mai come un ricordo imparziale ed assoluto, ma come un’interpretazione che implica l’intervento attivo del testimone, con la sua personalità, la sua cultura, i suoi pregiudizi.
L’individuo fin dalla fase di acquisizione o di codifica di un’informazione, percepisce essa in maniera tutt’altro che passiva; il nostro organismo non effettua una fotografia della realtà, ma la interpreta a modo proprio attribuendole un significato del tutto personale sulla base di esperienze e vissuti personali, stati d’animo, idee, valori. Ciò spiegherebbe perché uno stesso evento può essere vissuto e interpretato in maniera differente da due o più persone sulla base di elementi sia obiettivi che riguardano cioè quel determinato fatto, sia di elementi soggettivi che fanno invece riferimento alla specifica personalità della vittima.
Fattori legati all’evento
- Tempo di esposizione all’evento
- Posizione seriale dello stimolo
- Salienza dei dettagli
- Ambiente
- Posizione dell’osservatore
- Assunzione droghe e alcool
- Disturbi psicologici
Fattori legati alla vittima
- Stato emotivo
- Esperienze precedenti
- Abitudini
- Pregiudizi
- Deficit sensoriali
- Sesso
- Razza
- Età
Secondo il Codice di Procedura Penale la testimonianza costituisce un “factum probandi”, un mezzo di prova in seduta processuale, durante la quale il testimone è chiamato a rispondere in maniera veritiera a tutte le domande che gli vengono poste nel tentativo di massimizzare la probabilità di ottenere informazioni che risultino il più possibile vicine alla realtà dei fatti. Molti studi hanno però sottolineato diverse problematiche nell’ambito della valutazione dell’attendibilità e dell’accuratezza di una testimonianza, ponendo in primo piano le caratteristiche di percezione degli eventi e la natura della memoria connessa soprattutto alla fase di rievocazione e recupero delle tracce mnesiche.
La memoria è la capacità di un organismo vivente di conservare tracce della propria esperienza passata e di servirsene per relazionarsi al mondo e agli eventi futuri. Essa è fondata sul funzionamento di un gran numero di sistemi cognitivi, che sono relativamente indipendenti e che possono essere danneggiati in maniera selettiva da una lesione cerebrale. In definitiva la memoria è considerata una funzione multi-componenziale.
Memoria
Memoria a breve termine
Memoria a lungo termine
- Memoria dichiarativa
- Memoria episodica
- Memoria semantica
- Memoria non dichiarativa
- Memoria procedurale
- Sistema percettivo-rappresentazionale
Tale processo risulta tuttavia assai vulnerabile e fragile e quindi sottoposto a numerose modifiche nel corso del tempo. Nella fase di recupero mnestico, il nostro cervello è impegnato in un atto di costruzione che vede coinvolto diverse strutture anatomiche come i sistemi frontali e l’ippocampo. Anche questa fase come le altre, non è esente da possibili distorsioni dovute alle capacità cognitive del soggetto, dal suo grado di coinvolgimento nell’evento, e soprattutto dal tempo che in...
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Tecnica del colloquio
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Teoria dei fatti, della cura e della tecnica
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Architettura tecnica
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Fisica tecnica