La cornice del colloquio: aspetti psichici
Che scopo ha un colloquio? Il colloquio dovrebbe corrispondere all’esame obiettivo e la realtà che si deve indagare è quella psichica della persona che abbiamo davanti. Il colloquio è la presentazione che il paziente fa di sé e del suo modo di usare la mente. Prima di iniziare il colloquio è importante che lo psicologo/psichiatra abbia chiaro lo scopo generico e le distinzioni che implica questo scopo. Si deve tener presente la distinzione tra il lavoro dello psichiatra e quello dei giudici, poliziotti e degli storici. Essi devono indagare infatti una realtà differente da quella psichica. Il colloquio dello psichiatra invece è un esame obiettivo che continua a essere trasformato nella raccolta dell’anamnesi.
La ricerca della realtà obiettiva è disastrosa per lo psichiatra, questa ricerca può essere vista come la tendenza a negare. La negazione è sempre presente e raccoglierla significa mettere fine al colloquio. Nel nostro campo di osservazione non è possibile mentire. Esistono diversi tipi di menzogna, ma una vera menzogna può essere detta solo da un adulto sano sebbene neanche lui riuscirebbe a mentirci. La paura di andare dallo psicologo può derivare da questo timore, che qualcuno ci guardi dentro e scopra qualcosa che neanche noi sappiamo. Quello che una persona non può nascondere è chi è, come pensa e come organizza il suo pensiero. Si può mentire sulla realtà esterna ma non su quella psichica.
Gli scopi del colloquio
Ogni colloquio ha degli scopi particolari e poiché il colloquio è una situazione caratterizzata dalla presenza di due persone, si dovrebbero tenere presenti gli scopi di entrambi. Psichiatra: visto che è fondamentale il rispetto, lo psichiatra dovrebbe chiedersi per quale motivo accetta di vedere quel paziente, cosa si aspetta e cosa può offrire. Non basta fissare un appuntamento solo perché viene chiesto, deve avere chiare le sue capacità professionali e materiali per il trattamento.
Prerequisiti mentali
Si intendono le condizioni, i fatti, le conoscenze, gli stati emotivi del mondo interno dello psichiatra. Fanno parte del mondo interno anche le nozioni teoriche o apprese attraverso l’esperienza pratica. Gli atteggiamenti che lo psichiatra deve riconoscere in sé stesso sono:
- Disponibilità e professionalità: lo psichiatra non deve né comportarsi come un amico né in modo troppo rigido. Ognuno deve usare il proprio stile personale (il proprio modo di parlare e impostare il discorso). Fondere il proprio stile con la tecnica del colloquio permette al paziente di sentire che la persona che ha di fronte è disponibile, incuriosita.
- Frustrazione e sadismo: non vuol dire che si debba essere maleducati col paziente perché se si sentono così è un fatto loro, se siamo noi a farlo il problema diventa nostro. È importante tener conto della regola della frustrazione, ossia evitare che il paziente e l’analista agiscano insieme soddisfacendo il secondo le richieste inconsce del paziente, cercando invece che il paziente prenda coscienza dei suoi desideri profondi. La regola della frustrazione è mirata a difese e desideri precisi ma durante il primo colloquio non sappiamo che difese utilizza il paziente e non possiamo quindi applicare questa regola. Nel primo colloquio si deve essere neutrali e questo indica un atteggiamento attivo di curiosità, disponibilità e attenzione.
Riassumendo: per essere in grado di ascoltare occorrono: disponibilità attenta e rispettosa; coscienza sufficiente del proprio stile comunicativo; curiosità non invadente; chiarezza sugli scopi specifici del colloquio. Tra i prerequisiti mentali c’è anche quello di essere a conoscenza del fatto che in questo lavoro si deve mettere in gioco se stessi. La psiche non può nascondere se stessa. Lo psichiatra deve essere distaccato ma non troppo. Due esseri umani che entrano in contatto si modificano a vicenda.
La cornice del colloquio: aspetti materiali
Il luogo in cui avviene il colloquio ha un ruolo molto importante per lo svolgimento del colloquio stesso. Una stanza è un luogo delimitato da pareti con aperture verso l’esterno finalizzate all’entrata o all’uscita, al cambio d’aria. La porta è il confine al di là del quale non diremmo le cose che possiamo dire al di qua. L’arredamento è qualcosa che noi presentiamo al paziente. I requisiti fondamentali sono un tavolo con due sedie, deve far sentire il paziente come se fosse a casa. Il corpo dello psichiatra, lo stile corporeo (il nostro aspetto e il nostro atteggiamento posturale) concorrerà a costruire l’immagine che il paziente si farà di noi. Alcuni casi da evitare sono presentarsi in tuta o ostentare la propria ricchezza.
Le regole del gioco
Esistono delle regole senza le quali non si può condurre un colloquio. Sono tre:
- La regola del linguaggio: durante un colloquio si deve usare il linguaggio del paziente. Spesso tendiamo a sottovalutare il linguaggio, ma la maggior parte del nostro lavoro è espresso tramite esso. Lo psichiatra è un uomo di cultura. I livelli di osservazione del linguaggio nel colloquio sono: la lingua usata, il paziente sta parlando la lingua che usa quotidianamente o un’altra? È frequente trovarsi davanti persone che nella vita quotidiana parlano in dialetto e l’uso dell’italiano durante il colloquio crea una situazione di rispetto ma di minore partecipazione emotiva del paziente. Uno dei modi che il paziente usa per difendersi dai sentimenti spiacevoli è quello di parlare una lingua diversa da quella quotidiana. Noi parleremo nel linguaggio quotidiano di uso corrente, evitando accuratamente di usare un linguaggio tecnico-scientifico (che useremo con i nostri colleghi). Vocabolario prevalente, spesso il paziente cerca di utilizzare quello che crede essere il linguaggio dello psicologo. Il paziente che usa questo linguaggio non fa altro che cercare di distanziarsi emotivamente dai suoi problemi talvolta volendosi mettere anche nei panni dello psicologo in quanto sembrano più comodi dei suoi. Il linguaggio del paziente può darci informazioni riguardanti la sua provenienza socio-culturale (lessico lavorativo, sociale-televisivo, idiomatico-proverbiale). Ricchezza del lessico, se la persona che abbiamo di fronte è in grado di utilizzare un lessico ricco per descrivere in modo adeguato la propria situazione personale siamo molto avvantaggiati. Spesso però ci troviamo di fronte persone che sembrano disporre di un lessico molto povero e questa situazione è molto preziosa perché ci permette di chiederci se è dovuto a una situazione culturale o se sono prevalenti le componenti personali e in quest'ultimo caso o
-
Appunti Teoria e tecnica del colloquio e dell'intervista
-
Tecnica del colloquio, Teorie e tecniche dei test
-
Fisica Tecnica
-
Fisica tecnica