1898: IL TEATRO D’ARTE A MOSCA
Regia diffusa in Europa.
Ambito russo: 1898 apertura del teatro d’arte di mosca, fondato da due intellettuali russi, stanislaski e
danceko, due uomini di teatro desiderosi di rinnovare la scena drammatica russa, affrancandola al
provincialismo. La Russia era terra di tournée di grandi attori italiani e stranieri.
Teatro votato a uno spettacolo che sia concepito come opera d’arte, come operazione culturale. È una
espressione che avrà molto fortuna in Europa e molti la imitano. Quello di mosca è il primo di molti teatri
d’arte, modello a cui si rifà quello di Pirandello.
Progettano spettacoli per pubblico qualificato, disponibile a recarsi a teatro per un’operazione di
approfondimento e cultura e non per quel modello di teatro mondano ancora dominante.
Per questa ragione la sala è una piccola sala con una platea e balconate, platea molto vicina allo spazio
scenico, in modo che la recitazione sia ben colta dal pubblico, favorisce lo studio degli attori e anche la
trasmissione del loro messaggio allo spettatore.
L’obiettivo dei due era quello di presentare allestimenti curati, sul profilo esteriore e testi appresi dagli
attori, per questo il teatro d’arte aveva sale di servizio come camerini per gli attori, luoghi per il cambio
scene per la possibilità di realizzare messe in scene secondo i moderni canoni di regia, come quella di
antuan e quella di una compagnia tedesca. I due si erano divisi le competenze perché stanislaski che era
attore e regista si occupava della messa in scena mentre danceko che era scrittore e dramaturg era addetto
alla selezione dei repertori e alla direzione del lavoro degli attori.
Il teatro d’arte primi spettacoli sotto l’insegna del realismo esteriore di stanislaski, una ricostruzione
dell’ambientazione il più possibile realistica, con spazio scenico autonomo senza punto preferenziale dello
spettatore oppure per gli spettacoli storici l’esempio dei meinengem, rimanendo fedeli alla verità storica. Il
teatro presenta una serie di spettacoli che sono dei drammi storici e ottengono un piccolo successo fino a
che danceko propone uno strano testo di un certo Cechov, un medico che da qualche tempo scrive per il
teatro.
CECHOV
Scrive drammi di atti unici e una commedia in 4 atti, messa in scena al teatro aleksandrinskij di san
Pietroburgo con pessimi risultati. La cura dell’ambientazione, la scelta delle atmosfere possano fare al caso
di stanislaski, gli propone il testo e riesce a convincerlo, arriva il nuovo autore e iniziano le prove lunghe
degli attori, mettono a contatto gli attori con l’autore e con stanislaski.
IL GABBIANO: 4 atti, scritto nel 1895
Il dramma ha un esile intreccio, racconta una serie di fallimenti, a partire dal giovane kostantin treplev che
vuole fare il drammaturgo ma non ci riesce e il suo amore con Nina che si fa attirare dall’illusione della
carriera a mosca, e tornerà delusa. E una serie di sconfitte degli altri personaggi, all’intreccio e all’azione si
sostituiscono le reazioni psicologiche dei personaggi.
Interni ed esterni si alternano, alla casa borghese si sostituisce la provincia russa.
struttura policentrica cioè, non c’è un grande personaggio ma personaggi multipli, un sistema di
personaggi, con diverse caratteristiche, raccontati e analizzati in modo preciso al fine di mettere in evidenza
una cifra esistenziale comune dell’insoddisfazione, rinuncia a vivere, propria dei giovani e dei vecchi. I
personaggi dialogano tra loro, l’azione è ridotta al minimo, e accade tra un atto e l’altro, cosi non lo
vediamo, vediamo solo le reazioni. Dialogo a intarsio, i punti di vista si intrecciano senza che quasi mai i
personaggi arrivano a una comunicazione costruttiva. All’interno di questa situazioni ci sono rimandi
simbolici come quello legato al titolo, il gabbiano ricorda un episodio del secondo atto, in cui costia uccide
un gabbiano e lo porta a Nina che è inorridita. Il gabbiano è il simbolo delle aspirazioni alte, accadute per un
capriccio, una sorta di immagine ribaltata della fanciulla che aprirà a volare e si ritrova come il gabbiano a
andare incontro al fallimento.
La drammaturgia di Cechov sembra semplice ma in realtà è piena di sfaccettature, ogni momento a un
preciso significato. Ha un successo strepitoso diventa il simbolo del teatro.
Alla fine del 98, Cechov diventa il drammaturgo del teatro d’arte.
Scrive tre opere: Zio Vania, Tre Sorelle(1901) e il giardino dei ciliegi (1904)
Caratteristiche: grandi novità:
Struttura: superamento divisione degli atti in scene, interesse che va dall’intreccio alla situazione immobile.
Azione minima o assente.
L’interesse è rivolto al gruppo di personaggi che popolano il dramma, i personaggi di Cechov non dominano
la scena, ma si presentano come tanti elementi di un quadro che nella complessità trova interesse. Questo
anche in zio Vania, il protagonista è una voce del coro.
Non sono personaggi tragici, ne toni drammatici.
Nelle tre sorelle, mettiamo a fuoco l’individualità dei personaggi, tre ragazzi giovani, entrambe non
riescono a entrare in sintonia con il loro presente, cercando di uscire dal loro stato di apatia. Vivono o
proiettate nel passato di un infanzia mondana vissuta a mosca, oppure in un futuro utopistico, l’idea di
lasciare la provincia russa per tornare a mosca. Tutte e tre si crogiolano in una situazione di stallo, e anche
Irina, la più propositiva, si riscopre una fallita dopo aver provato molti lavori.
Interesse rivolto all’interiorità dei personaggi, allo scopo di rappresentarne la condizione di sofferenza
dell’umanità.
Interesse drammaturgico sta nel dialogo, struttura a mosaico, rimangono fermi sulle loro posizioni. Uno dei
motivi ricorrenti è quello dell’incomunicabilità, che viene a portare a compimento la tecnica analitica di
Hisben. I personaggi di Cechov non arrivano a chiarirsi, sviano e fanno di tutto per rimanere isolati dalle
loro posizioni. Nel monologo confessano il loro dolore, unico momento in cui scopriamo che il personaggio
è capace di esprimersi in maniera adeguata sul suo dolore, se si trovano davanti agli altri, hanno un dialogo
pieno di interruzioni e pause, sulle