Luigi Pirandello 01/04
1867-1936
Massimo autore del teatro italiano del 900
Il dramma borghese allora dominante raggiunge il suo massimo soprattutto all'estero
L'Italia si allinea a questa tendenza e alla fine dell'800 si sviluppa anche qui una
drammaturgia di tipo borghese (temi della famiglia, dell'adulterio, del contrasto tra le
aspirazioni del singolo e le convenzioni della società) a cui si accompagnano flussi veristi
e dialettali, la rappresentazione si associa a una descrizione dell'ambiente regionale, il
dialetto è un tratto distintivo del personaggio in questione. È qui che arriva Pirandello, a
metà della sua vita, quando è già un affermato romanziere e novellista, fasi:
1)il teatro dialettale
-1910: offerta di Nino Martoglio, fondatore del Teatro Minimo. È il suo amico catanese
che gli chiede di fare una trasposizione drammatica di alcune novelle in ambiente
siciliano -> anche lui comincia a scrivere per il teatro più per ragioni economiche che
artistiche, è un'iniziativa vantaggiosa per lui, frutterebbe di più di una novella
pubblicata, gli si riconosce un diritto d'autore su ogni novella. Inaugura così il filone di
produzione che lo porta ad essere famoso in tutto il mondo
-1915: l'incontro con Angelo Musco, uno dei più famosi attori drammatici siciliani e
italiani in generale, che gli propone di scrivere per la sua compagnia (ancora quelle
nomadi senza regia). Gli riscrive lumie di Sicilia con più centralità sul suo personaggio, e
gli altri emancipati dalla base della novella. dal 1915 al 1917 scrive Lumie di Sicilia -
Pensaci, Giacuminu! - 'A giarra - Liolà - 'A birritta cu 'i ciancianeddi. Ma Musco è un
attore abituato a intervenire sul testo del drammaturgo, con controscene,
improvvisazioni e cambi che influiscono sul peso del personaggio, che Pirandello
accetta inizialmente a denti stretti anche perché riconosce che sulla scena sono migliori
-> fa di necessità virtù e impara dall'artigianato di Musco le leggi del teatro, fa i conti
con una realtà differente dalla narrativa
-1917: si stanca di accettare e di Musco, che vuole parti troppo grandi e che essendo
dialettale è circoscritto al pubblico dell'Italia del Sud. Invece lui aspira a diventare un
drammaturgo famoso a livello nazionale e internazionale -> vuole scrivere in italiano, i
primi testi sono del '15
2)Il teatro borghese in italiano
Intercetta il circuito delle compagnie del Nord, a cui si associa la possibilità di fare tour
all'estero. Ma anche il contenuto è innovativo nell'ormai consunto modello del dramma
borghese. Nella solita vicenda di carattere coniugale e familiare ambientata nel
salotto, mostrando quelle contraddizioni che già erano palesi nella drammaturgia
europea e portandole all'implosione. Infatti vede nel teatro borghese l'ambito ideale in
cui applicare e sviluppare la sua concezione dell'uomo, in bilico tra vita e forma: cioè il
ruolo che ognuno pensa di avere ma che è invece diverso agli occhi dell'altro, un tema
perfetto per il teatro -> è su questo che costruisce i successivi testi. La zampata di
Pirandello consiste però nell'ESASPERAZIONE DELL'INTRECCIO, che sono paradossali e la
cui realtà non è oggettiva, è mutevole a seconda del punto di vista. -> la massima
espressione di questo pensiero è Così è (se vi pare) (1917)
->verità oggettiva subito affiancata dalla relatività del punto di vista
->impossibilità di stabilire la verità oggettiva, conflitto tra verità e finzione
->impossibilità di vivere autenticamente
Parla di una famiglia borghese per antonomasia, gli Agazzi, che commenta la strana
fisionomia dei nuovi vicini di casa: perché il signor Ponza vive con la suocera, la signora
Frola, e non con la moglie? Perché la moglie vive lontano, dice lui, ma in realtà la moglie
è morta e lui gli fa credere che la sua seconda moglie sia lei (perché la suocera è
pazza), mentre la suocera dice che è lui a tenerla lontana apposta perché è troppo
geloso. Ma quando arriva la signora Ponza, che viene convocata dagli Agazzi proprio
per svelare la verità, dice "io sono colei che vi si crede". Estremamente contorto per lo
spettatore del tempo, che si trovava davanti a una scomposizione della realtà così
articolata, per questo c'era la figura del Raisonneur (ovviamente preso dal teatro
brillante francese/inglese di fine secolo) che doveva commentare all'interno del testo
le vicende presentate, una sorta di portavoce della morale del testo e quindi
dell'autore, che orientava lo spettatore. In questo tipo di teatro diventa centralissimo, è
anche lui uno spettatore, straniante dal testo. Impedendo l'immedesimazione dello
spettatore innesta in lui piuttosto una riflessione, diventa chiara la fruizione che
Pirandello vuole dal suo teatro: non essendo personaggi credibili, ma doppi e
scomposti, non ci si può identificare. In questo caso il Raisonneur è secondario, è il
fratello della padrona di casa, ma ha comunque la funzione di innestare il dubbio
all'interno del sistema dei personaggi e quindi nello spettatore.
Commisurato alla sua epoca, era una novità enorme e faceva fatica ad essere
rappresentato. Sa di aver scritto una cosa che esce dagli schemi, e quindi la offre al
maggiore attore dell'epoca Ruggero Ruggeri. Lui rifiuta perché, da primo attore, dice
di non avere la compagnia adatta. Pirandello risponde che la sua commedia non è
scritta per il sistema dei ruoli ottocentesco. Quindi a mettere in scena Così è se vi pare
è Virginio Talli, direttore di una delle compagnie più all'avanguardia del tempo e
interessato a fare un lavoro di complesso e di direzione. Infatti fa parte di quegli
intellettuali che tra i 10 e i 20 cominciano a sentire necessaria la figura di un regista. È
già uno di quelli che si preoccupa di impostare il lavoro dei suoi attori, attribuendo i ruoli
e cercando di essere coerente ed omogeneo. Così fa anche su quest'opera, dà alla
prima attrice Maria Melato la parte della Signora Ponza, che ha una sola battuta e
compare solo sul finale -> scandalo totale per le abitudini dell'epoca, ma che diede
importanza allo spettacolo perché il pubblico capì che lui aveva sacrificato la prima
attrice per mettere l'accento sul complesso. Successo nazionale e fiducia di Ruggero
Ruggeri, che lo ricontatta e promette la collaborazione se scriverà per lui come
Raisonneur. Perché la fisionomia di questo personaggio si adattava perfettamente al
talento di Ruggeri, molto bravo nella fabulazione, nella conduzione di lunghi discorsi,
modulati con una voce suadente ed espressiva, non declamatoria come quella
dell'800. -> Il piacere dell'onestà e Il gioco delle parti (1918) e Enrico IV (1922), tutti
personaggi cervellotici e cerebrali, filosofi, capaci di ragionare su sillogismi e sulla
razionalità che guida le loro azioni. Enrico IV è quello di più successo, rappresentato fino
agli anni 40, ma Il giuoco delle parti è quello importante perché è quello che stanno
provando gli attori all'inizio della commedia dei Sei Personaggi
->era quello in cui Pirandello credeva di più e sentiva più adatto a Ruggeri, pensava di
avere raggiunto il massimo con un personaggio che ha fatto della razionalità l'unico
mantra della sua vita. Ma il pubblico invece non capisce, fischia, e Ruggeri toglie la sua
parte dallo spettacolo. Una grande sconfitta perché si rende conto che il pubblico non
era pronto a seguirlo su questa sperimentazione, ecco perché lo rimette nei Sei
personaggi. La trama riguarda un mancato delitto perfetto e un classico triangolo
amoroso marito, moglie, amante. Verrà ripresa solo nel 1965
-> Video, edizione televisiva 1970
Romolo Valli - Leone Gala, marito
Rossella Falk -Silia, moglie
Carlo Giuffré, Guido Venanzi, amante di Silia e amico di famiglia
Il marito scopre l'adulterio ma accetta di mantenere il suo status di marito, per non
sconvolgere i vicini, ma Silia non lo sopporta più perché sebbene in modo pacato
indaga su ogni aspetto della sua vita -> confessa a Guido che vuole ucciderlo. Ma a
un certo punto arriva in casa sua un gruppo di ubriachi che ha confuso casa sua con
l'indirizzo di una prostituta, lei coglie l'occasione per realizzare il suo piano -> essendo
stata offesa, chiede il duello d'onore per riparare tra uno dei giovani, il marchese
Miglioriti, migliore spadaccino della città, contro il marito che lei sa totalmente
incapace. Il secondo atto vede infatti Guido e Silia convincere Leone, ma facendo il
ragionamento di vita - forma, dice che lui accetta ma che è Guido a dover andare a
combattere, perché nella sostanza è lui il marito -> a questo ragionamento non c'è
niente da obbiettare, e quindi Guido va e muore ammazzato, sconvolgendo il
pubblico. Scrittura che raggiunge i vertici del pirandellismo. Leone ha capito il gioco
della vita, che assegna ad ognuno un ruolo suo malgrado e dalla quale non può
scappare, può però epurarne i contenuti e toglierne le sofferenze provocate dai
sentimenti -> è come se si anestetizzasse, trovando appigli nel ragionamento razionale.
Valli mette molto più pathos rispetto a Ruggeri, più tagliente definito dalle recensioni
del 1918 "angelo vendicatore". Dal momento che il pubblico del 1918 non capisce,
Pirandello la fa capire tramite il capocomico dei Sei Personaggi -> scena del guscio
d'uovo. Inizia la trilogia del teatro nel teatro partendo dal punto più alto del suo dramma
borghese.
->Sei personaggi in cerca d'autore, 1921.
Il pubblico non si trova davanti una commedia già pronta ma "una commedia da farsi".
Gli attori stanno provando la commedia nel teatro vuoto. Aggiunta del tema del
rapporto fra scrittura e creazione dell'autore/ materialità della scena -> i 2 ambiti sono
inconciliabili, il teatro è del tutto autonomo rispetto alla scrittura, la scrittura diventa
tutt'altra cosa in teatro. Ma il pubblico capisce ancora meno. Prima rappresentazione
9/05/1921, Roma, compagnia di Dario Niccodemi. Anche lui si era fatto direttore, molto
simile a Talli. Il pubblico si lamenta già dal primo tempo, alla fine grida "manicomio",
Pirandello se ne va prima della fine. Un grande fiasco, di cui lui fa tesoro e taglia alcune
parti del padre Raisonneur, lo riporta a Milano a settembre, dove questa volta è
apprezzato-> Inaugurazione del filone della trilogia.
3)Direzione del Teatro d'Arte di Roma (2/04/1925-15/08/1928) , convinto dal figlio
Stefano e dall'amico Orio Vergani a dedicarsi a quello che stava diventando il ruolo del
regista. Farà l'allestitore di testi, finanzia la compagnia coi suoi soldi (Teatro Odescalchi,
prima di marionette ora adattato alla drammaturgia), riqualifica la messa in scena degli
spettacoli (soprattutto i suoi). Sono una cinquantina di cui 22 suoi. Tenuta scenica del
suo teatro, attraverso modalità più nuove possibili. È lui a scegliere il nome Teatro d'Arte
proprio come quello di Stanislaskij, per fare arte e cultura alla pari di quello europeo ->
compagnia (semi)stabile, semi perché dovrà comunque girare un po' per sopravvivere.
È un esperimento fondamentale nella vita di Pirandello anche se durato poco e non di
molto successo, perché cambia il suo modo di scrivere e pensare il teatro. Ad esempio
il numero delle didascalie nei suoi testi aumenta radicalmente (10% -> 25%), il che
significa che capisce che servono le indicazioni giuste per la messinscena. Seguendo
questi schemi scrive i secondi testi della trilogia, con il quale ROMPE LA QUARTA PARETE
e fa sconfinare l'azione in platea, cercando una comunicazione tra palco e pubblico (
I 6 entrano da dietro e finisce con la figlia che scende le scale ridendo) Questo periodo
è il punto di svolta della sua carriera, qui allestisce e mette in scena e impara a toccare
con mano la materialità della scena, impara molto da quest'esperienza. Ha anche
modo di partecipare a numerose tournée in Italia e all'estero e quindi viene a contatto
con la realtà scenica più aggiornata ma anche con sviluppi sulla drammaturgia.
-Commedie dedicate a Marta Abba, attrice milanese che entra nella compagnia del
teatro d'arte dai tempi della sua formazione e che diventa la musa di Pirandello, se ne
innamora e scrive tutto per lei, la protagonista femminile del dramma borghese: L'amica
delle mogli (1926), e poi negli anni 30 Diana e la Tuda, Trovarsi, Come tu mi vuoi, Quando
si è qualcuno (ultima opera che Pirandello riesce a concludere). Questo nuovo
personaggio femminile è capace di incarnare in sé la razionalità pirandelliana con
aspetti fascinosi come mai era accaduto in precedenza. Marta Abba è una presenza
chiacchierata nella vita di Pirandello; lo segue in Germania quando lui si trasferisce lì
(tra il ’28 e in ’30) per risanare i suoi debiti; Marta non riuscirà a inserirsi nel teatro tedesco
e tornerà in Italia.
-Teatro dei miti (1928->1931->muore) La nuova colonia, Lazzaro, I giganti della
montagna (lasciato incompiuto). L’ispirazione di Pirandello abbandona
completamente il filone del teatro borghese e l’ambientazione contemporanea,
rimanendo anche lontano dalle sperimentazioni del teatro nel teatro, ma invece
propone una riflessione su tempi e luoghi indeterminati e sui grandi valori dell’umanità.
Arrivato alla fine della carriera si sente abbastanza per poter ambire ad andare al di
sopra dei suoi tempi e a dare una parola generale. Si tratta di testi che affrontano valori
appunto generali, indipendenti dai condizionamenti della società, che proprio per
questo si collocano in vicende dai contorni un po’ magici e fantastici, non in ambito
realista. Il testo più interessante è I giganti della montagna. Giorgio Strehler allestisce
questo testo addirittura tre volte. Questo dramma, di cui Pirandello riesce a scrivere solo
primo e secondo atto, tratta della funzione del teatro e della poesia nel mondo
contemporaneo. È la storia di una compagnia di attori che gira di città in città per
proporre l’arte del teatro a un pubblico più vasto possibile, trovandosi di fronte a
indifferenza e rifiuto, tanto che un giorno approda in una villa isolata dove vive una
strana comunità di uomini (gli scalognati), che si sono ritirati dal contesto sociale per
vivere una vita di autosufficienza. Il loro capo si chiama Cotrone ed è capace di
evocare visioni fantastiche: egli invita anche gli attori ad unirsi a loro in questa vita
votata all’arte, ma la capocomica rifiuta ed essi decidono di affrontare la recita per i
servi dei giganti (i giganti della montagna sono votati al profitto e indifferenti al teatro).
Non sappiamo come finisce del 3 atto, anche se il figlio Stefano raccoglie la
testimonianza del padre prima di morire che dice che ci sarebbe stata una ribellione
del pubblico nei confronti degli attori, quindi il teatro come cosa disprezzata.
La parabola pirandelliana si chiude con una serie di testi che ne caratterizzano la
valenza universale e internazionale, che tra l’altro aveva raggiunto con la trilogia del
teatro nel teatro.
02/04
La trilogia del teatro nel teatro
Siamo di fronte a una stranissima trilogia, fatta di cinque parti invece che di tre: sono tre
testi ma con più edizioni, le quali presentano varianti molte vistose. Sei personaggi in
cerca d’autore 1921 – Ciascuno a suo modo 1924 – seconda edizione di Sei personaggi
in cerca d’autore 1925 – prima edizione del terzo scritto (Questa sera si recita a
soggetto) 1930 – Seconda edizione di Ciascuno a suo modo 1933 – nel ’33 Pirandello fa
un primo volume per il progetto con Mondadori (maschere nude). La trilogia si recita
soltanto a posteriori: si realizza più o meno nella prefazione di questo volume in cui
Pirandello commenta i testi, ma è un processo che si fa lentamente luce all’interno della
stessa consapevolezza pirandelliana. Solo l’ultimo testo ha una sola edizione: nel ’33
viene stampato sostanzialmente uguale. Gli altri due testi hanno dei ripensamenti, quasi
che davvero solo con l’ultimo testo Pirandello abbia chiaro il piano, mentre negli anni
passati va per approssimazioni, per avvicinamento all’idea di realizzare un moderno
teatro nel teatro. Se andiamo a vedere in cosa differiscono le edizioni ci rendiamo
conto che la data spartiacque è il 1925, l’anno del Teatro d’Arte e l’anno in cui
Pirandello scrive la seconda edizione dei Sei personaggi per la sua compagnia.
Pirandello si rende conto che una trilogia del teatro nel teatro, che si occupi di
analizzare tutte le componenti dello spettacolo teatrale discutendole e dichiarandole
davanti al pubblico, ha bisogno di una tecnica che non sia quella tradizionale del
teatro realista. È infatti a partire da questa data che decide che tutte e tre i pezzi
debbano avere la rottura della quarta parete, cioè lo sconfinamento dell’azione oltre
il palcoscenico. Nei Sei personaggi l’azione travalica i limiti del palco e arriva nella
platea, negli altri arriva addirittura alla sala teatrale (zona della biglietteria e nel ’33
addirittura la strada). Si tratta di un teatro che supera i suoi limiti e dichiara i suoi
meccanismi al di fuori dello spazio tradizionale, accogliendo uno spunto che
apparteneva alle avanguardie, cioè i gruppi di contestazione del teatro realista
sviluppatesi in Europa in quegli anni; in particolare Pirandello guarda al futurismo. È
quindi un progetto non più solo drammaturgico, ma scenico, che investe tutta la
dimensione spettacolare e si allar
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