La personalità e la valutazione
Cap. 1: L’autore di abuso sessuale
1. Le perversioni: fenomeni tanto clinici quanto sociali
La determinazione di normalità e anormalità viene operata sulla base di alcuni criteri, usati come modelli. Il modello soggettivo, per cui la modalità è ritenuta tale dal giudizio personale di ciascun individuo, che valuta se stesso come lo standard di riferimento; il giudizio è formulato indipendentemente da una validazione sociale. Il modello culturale, in cui la normalità è definita culturalmente e designa i segmenti di comportamento elaborati socialmente da ciascuna cultura, mentre anormali sono quei comportamenti che non vengono adoperati e approvati da essa. Il modello statistico, per il quale normale è ciò che si colloca nell’ambito medio dei valori di una determinata variabile; in altre parole, normale è la struttura o funzione che si riscontra in un’alta percentuale di individui omogenei. Il modello normativo, in base al quale viene stabilito un ideale di comportamento e si considera la normalità degli individui in relazione del grado di approssimazione al predefinito ideale. Il modello clinico deriva il suo criterio di normalità dalla nozione di condotta intesa come l’insieme e la successione delle operazioni attraverso le quali l’individuo riduce le tensioni motivazionali e realizza le sue potenzialità.
La perversione può essere definita come un comportamento psicosessuale che si esprime in forme atipiche rispetto alla norma.
2. Le teorie delle perversioni
Il primo a parlare di perversioni in ambito sessuologico fu lo psichiatra tedesco Richard Von Krafft-Ebing che definisce le perversioni, preferendo il termine "aberrazioni sessuali", come "il risultato di un processo graduale di degenerazione che, prodotto da cause ereditarie, porterebbe di generazione in generazione, all’estinzione della linea evolutiva.
Secondo Bloch, in ciascun essere sono presenti componenti "normali" e perverse e lo sviluppo di un disturbo dipende esclusivamente da fattori ambientali. Sigmund Freud, che assume come criterio di riferimento il completo sviluppo della libido, definisce come perversa ogni condotta che si discosta dalla norma o in ordine all’oggetto sessuale. L’autore classifica le perversioni rispetto a: la fonte pulsione (orale, anale, fallica), allo scopo (attivo o passivo) e all’oggetto (individuo dello stesso sesso, un bambino, un oggetto o un animale).
Un esempio di devianza rispetto all’oggetto è l’attrazione per un soggetto dello stesso sesso, l’inversione. Essa viene definita assoluta quando l’oggetto sessuale è esclusivamente dello stesso sesso; anfigena quando l’oggetto sessuale può essere dello stesso sesso o del sesso opposto; e occasionale, dipendente cioè da condizioni esterne. L’autore teorizza che in ciascuno di noi sia presente un latente nucleo perverso; le attività perverse del bambino sopravvivrebbero nell’età adulta in forma di piacere preliminare e servirebbero per rendere più intenso l’atto sessuale normale. Nella perversione, invece, l’atto perverso diviene l’unico modo che permette al soggetto il soddisfacimento sessuale.
Dopo Freud altri psicanalisti si sono occupati delle perversioni, come la Klein e Winnicott. Entrambi sottolinearono l’importanza dell’aggressività pregenitale, intesa dalla prima come innata e da Winnicott come reazione alla frustrazione, all’origine delle perversioni. Jung spiega la perversione a partire dagli Archetipi dell’Inconscio Collettivo. In particolare, l’Ombra, l’insieme dei caratteri negativi che presiedono l’inconscio, irrompendo nella coscienza può indurre all’atto perverso. Per Jung ogni Archetipo è responsabile di una possibile perversione.
Stoller definiva la perversione come aberrazione, “tecnica erotica o costellazioni di tecniche erotiche che un individuo usa come proprio atto sessuale completo e che si discostano dalla definizione di normalità tradizionalmente confessata dalla cultura della persona che la utilizza”.
Un’altra interessante teoria sul tema delle perversioni è quella di Louise J. Kaplan, la prima a parlare nello specifico di perversioni femminili. L’autrice ritiene che le perversioni non siano da considerarsi semplicemente aberrazioni sessuali; la sessualità è solo un aspetto di una strategia mentale complessa che si serve dell’eccitamento erotico per regolare affetti dolorosi come l’ansia, l’aggressività e la depressione altrimenti insopportabili. La perversione sessuale non deve quindi essere considerata l’elemento distintivo di una perversione, bensì solo uno scopo manifesto e cosciente che serve a tenere nascosti aspetti dolorosi e vergognosi della vita psichica. Le perversioni femminili, secondo l’autrice, non sono state individuate proprio perché si è preso in considerazione sempre il solo comportamento sessuale, mentre la strategia perversa può anche manifestarsi in comportamenti che non hanno come fine ultimo l’eccitazione sessuale.
Il DSM - IV – TR utilizza un criterio comportamentale per qualificare una perversione o parafilia: lo scopo del comportamento parafiliaco deve essere l’eccitazione e l’atto sessuale, infatti le parafilie sono classificate nella sezione "Disturbi Sessuali e dell’Identità di Genere". Le caratteristiche essenziali di una parafilia sono fantasie, impulsi sessuali o comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti sessualmente, che in generale riguardano:
- Oggetti inanimati
- La sofferenza e l’umiliazione di se stessi e del partner
- Bambini o altre persone non consenzienti
Tali atti devono manifestarsi per un periodo di almeno 6 mesi (Criterio A).
Per alcuni soggetti, fantasie o stimoli parafilici sono indispensabili per l’eccitazione sessuale e sono sempre inclusi nell’attività sessuale. In altri casi le preferenze parafiliche si manifestano solo episodicamente, mentre altre volte il soggetto riesce a funzionare sessualmente senza fantasie o stimoli parafilici.
Viene posta la diagnosi di Pedofilia, Voyerismo, Esibizionismo e Frotteurismo se la persona ha agito sulla base di questi impulsi o gli impulsi o le fantasie sessuali causano considerevole disagio o difficoltà interpersonali. Per il Sadismo Sessuale, viene formulata la diagnosi se la persona ha agito sulla base di questi impulsi con una persona non consenziente o gli impulsi, le fantasie sessuali o i comportamenti causano considerevole disagio o difficoltà interpersonali. Per le restanti parafilie la diagnosi viene posta se il comportamento, i desideri sessuali, o le fantasie causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre aree importanti del funzionamento (Criterio B).
Le fantasie parafiliche possono essere agite con un partner non consenziente in modo da risultare lesive per il partner stesso (come nel Sadismo Sessuale o nella Pedofilia). In alcune situazioni, la messa in atto delle fantasie parafiliche può comportare lesioni autoprovocate (come nel Masochismo Sessuale).
3. Modelli teorici del comportamento abusante
Si può definire comportamento abusante, ogni comportamento che si realizza senza consenso, in una relazione non paritaria e come risultato di una coercizione. Gli abusi sessuali comprendono: rapporto sessuale, sodomia o penetrazione anale, contatto bocca genitali, carezze, masturbazione, penetrazione con le dita o manipolazione ed esibizione.
3.1. Modello fisiologico
L’assunto teorico di questo modello si basa sull’affermazione secondo la quale alcuni abusatori sessuali esibiscono un’uguale o maggiore eccitazione genitale a stimoli di stupro, rispetto ad altri soggetti. Secondo questo modello l’eccitazione è un processo attraverso il quale uno stimolo evoca o incrementa il desiderio sessuale nell’individuo. Al contrario, l’inibizione è un processo tramite il quale uno stimolo inibisce la forza dell’eccitazione sessuale sperimentata dal soggetto. L’eccitazione sessuale è solo uno degli elementi presenti in un atto di violenza sessuale e non è quindi sufficiente da solo a determinare l’abuso. L’abuso sessuale riguarda l’abilità del soggetto nel reprimere consapevolmente la sua eccitazione sessuale, in altre parole il soggetto abusante sarebbe deficitario nella sua abilità nel reprimere l’eccitazione sessuale. L’abuso sessuale consiste di modalità specifiche di risposta apprese per condizionamento classico o per apprendimento operante.
3.2. Modello cognitivo
Questo modello sottolinea l’importanza delle cognizioni individuali nel comportamento abusante. Una decisione a rispondere in modo sessualmente deviante può basarsi sulle valutazioni cognitive specifiche, quali il mito dello stupro, o giustificazioni dell’atto in virtù di credenze distorte che riguardano la vittima. Questi miti o giustificazioni possono essere acquisiti attraverso condizionamenti culturali o sociali. Se il comportamento sessuale deviante non viene valutato come tale, non esistono ragioni morali o etiche per controllarlo. Inoltre, se si ritiene che le proprie azioni abbiano una scarsa probabilità di essere legalmente punite, gli individui possono essere più inclini a mettere in atto comportamenti sessualmente devianti.
3.3. Modello sociobiologico
I comportamenti sessualmente devianti abbiano una base evolutiva. L’abuso sessuale non è motivato da un impulso non controllabile, ma da un desiderio di umiliare, controllare e dominare il partner, inoltre l’aggressione sessuale è "appresa per imitazione". L’aggressione sessuale sarebbe un prodotto della selezione naturale, in altre parole una predisposizione genetica. Essenzialmente la teoria si basa sui seguenti quattro punti:
- L’abuso sessuale è motivato dalle spinte sessuali e da un impulso a possedere e controllare coloro da cui ci si sente attratti sessualmente, entrambe le spinte sono innate, cioè non apprese;
- La selezione naturale avrebbe favorito lo stabilirsi nei maschi di una spinta sessuale più forte e decisive rispetto alle donne, e avrebbe favorito quel maschio che, pur di riprodursi, ha imparato a usare la forza per accoppiarsi la dove non trova femmine disposte all’accoppiamento con un uomo che non risponde ai criteri da esse desiderati;
- L’aggressione sessuale sarebbe dovuta a una predisposizione innata e a una modalità appresa tramite esperienza, attraverso rinforzi positivi in base al risultato gratificante;
- A causa delle variazioni nell’esposizione del cervello a ormoni sessuali tipicamente maschili, gli individui differiscono tra loro per la potenza delle loro spinte e per la maggiore o minore sensibilità alla minaccia di punizione e alla sofferenza degli altri.
3.4. Modello multivariato quadripartito
Il modello multivariato quadripartito è un tentativo di considerare nell’analisi dell’abuso sessuale diversi fattori causali. Essi ritengono che l’eccitazione fisiologica sessuale, le cognizioni che giustificano l’abuso sessuale, lo scarso controllo emotivo e specifici problemi evolutivi correlati alla personalità possano incidere significativamente sull’aumento della probabilità della messa in atto del comportamento di abuso. Gli autori definiscono il precursore sessuale come il più potente tra le componenti fisiologiche, cognitive, emozionali, e di personalità che induce una persona a superare la soglia che abitualmente inibisce un comportamento sessuale deviante. Quando le quattro componenti interagiscono, la probabilità che avvenga un abuso sessuale aumenta e il precursore motivazionale, pur non essendo necessariamente l’iniziale componente motivazionale, nel senso temporale, tuttavia costituisce la principale spinta sottostante l’abuso. In sintesi, il modello quadripartito teorizza che componenti prettamente psicologiche interagiscano con componenti specifiche quali l’eccitazione fisiologica sessuale, le valutazioni cognitive, lo scarso controllo emozionale e i disturbi di personalità. L’intreccio di queste componenti e il contributo eziologico specifico di ciascuna di esse potrebbe delineare peculiari tipologie di abusatori sessuali.
3.5. Modello di giudizio delle distorsioni cognitive
Il ruolo delle distorsioni cognitive è stato largamente riconosciuto quale fattore importante sia per l’esordio che per il mantenimento del comportamento abusante. Con il termine distorsioni cognitive ci si riferisce alle credenze sui bambini, sul mondo, e su se stessi che permettono agli abusatori sessuali di facilitare e mantenere il comportamento abusante. Tale modello spiega le distorsioni cognitive a diversi livelli di analisi, assumendo che esse abbiano origine dalla combinazione di:
- Credenze;
- Valori e scopi a essi associati;
- Azioni.
Le credenze funzionano come mappe cognitive che rappresentano gli aspetti rilevanti del mondo e i valori forniscono obiettivi che guidano gli individui alla realizzazione dei risultati desiderati tramite le proprie azioni. Credenze, valori e azioni interagiscono in maniera dinamica per aiutare gli individui a prendere decisioni e a risolvere i problemi posti dall’ambiente. Il modello di giudizio delle distorsioni cognitive focalizza l’attenzione in particolare su due tipologie di autori di abusi sessuali, gli stupratori e gli autori di abuso sessuale infantile. Esso si articola su tre livelli di analisi:
- Il microlivello, focalizzato su credenze, valori o azioni dell'individuo, le quali possono essere investigate separatamente;
- Il mesolivello, focalizzato sulla relazione tra i progetti di vita dell'individuo e le condizioni ambientali in cui questi progetti vengono realizzati;
- Il macrolivello, focalizzato sulla più ampia relazione tra l’abusatore e l’ambiente culturale e sociale nel quale è inserito.
In breve, gli autori ipotizzano che le distorsioni cognitive siano il risultato di differenti combinazioni di credenze, valori e azioni. Ciascuno di questi tre fattori è il risultato di giudizi di vario tipo. Le distorsioni cognitive possono riflettere sottostanti valori o credenze problematiche o essere il risultato di conclusioni errate derivate da un raggiungimento approssimativo. Questo modello teorizza che ci sono sette temi evidenti nelle descrizioni degli abusi di stupratori e di autori di abuso sessuale infantile che si ipotizza derivino da false credenze. Questi temi sono:
- Incontrollabilità
- Mondo pericoloso
- Autorizzazione
- Bambini come esseri sessuali
- Natura del danno
- Donne impossibili da conoscere
- Donne come oggetti
4. Modelli teorici dell’abuso sessuale infantile
L’abuso sessuale di bambini comprende l’incesto, lo stupro, la sadomia, rapporti sessuali con bambini, pratiche o comportamenti omosessuali indecenti e libidinosi con bambini, fare fotografie pornografiche a bambini, incoraggiare i bambini a prostituirsi o a guardare materiale pornografico. Le caratteristiche delle situazioni sessualmente abusanti comprendono: mancanza di consenso, ambivalenza, sfruttamento, segretezza, violenza, intento. L’abuso sessuale infantile è inteso come il coinvolgimento di bambini o adolescenti, ancora dipendenti e immaturi sotto il profilo mentale, in un’attività sessuale che essi non comprendono completamente e verso la quale sono incapaci di dare un consenso informato, o che viola i tabù sociali dei ruoli della famiglia. Tipologie di abuso all’infanzia sono: abuso fisico, abuso psicologico, incuria o trascuratezza, ipercuria, discuria, abuso sessuale. Per quanto attiene alla tipologia dell’abuso sessuale, si è soliti distinguere tra "abuso extrafamiliare" ed "intrafamiliare", che a sua volta si distingue in:
- Abusi sessuali manifesti
- Abusi sessuali mascherati
- Pseudo-abusi
Negli abusi sessuali manifesti vengono compresi non solo gli abusi di valenza incestuosa consumati. Per abusi sessuali mascherati si intendono le pratiche genitali inconsuete. Con il termine di pseudo-abusi si intendono gli abusi dichiarati, ma che non sono stati in realtà consumati. Questo solitamente avviene per diversi motivi: una convinzione errata e delirante, dell’ “abusato” di essere stato abusato; un’accusa consapevolmente falsata lanciata allo scopo di screditare, aggredire e perseguire penalmente una persona; dichiarazioni false del minore vittima allo scopo di sconvolgere una situazione familiare divenuta intollerabile.
4.1. La concezione psicoanalitica
La concezione psicoanalitica classica sostiene che l’abuso sessuale infantile è legato a fissazioni e regressioni verso forme di sessualità infantile. Il fattore esplicativo ipotizzato consiste nell’arresto dello sviluppo psico-sessuale dovuto a un trauma precoce o all’aver vissuto la propria sessualità in un ambiente restrittivo. L’approccio di Freud si fonda sull’angoscia di castrazione, che ostacola il perverso nel raggiungimento di una sessualità adulta e lo fa regredire ad una pulsione parziale. L’angoscia di castrazione può spiegare, almeno in parte, il comportamento di colui che compie un abuso sessuale infantile che è così spaventato dell’incontro con una donna da preferire rapporti con bambini/e, con i quali l’orgasmo è raggiungibile senza un’obbligatoria penetrazione genitale.
4.2. La teoria dell’abusato abusatore
Coloro che hanno commesso abuso sessuale infantile sono stati a loro volta vittime di abuso durante l’infanzia. Il soggetto adulto replica la vittimizzazione subita da bambino, secondo le medesime modalità patite allora; una volta adulto ottiene il trionfo proprio nello stesso ambito in cui da bambino era stato vittimizzato: l’atto perverso è "od...
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