Cap. 1. Metodo psicodiagnostico e valutazione dell’abuso
Il metodo di indagine in psicodiagnostica
Non esiste alcun metodo psicologico per stabilire se la vittima di abuso stia dicendo la verità o se i segni psicopatologici riscontrati siano riconducibili inequivocabilmente ad un trauma di natura sessuale. Non si può mai escludere l’ipotesi di una menzogna detta in maniera così abile da ingannare l’ascoltatore o ancora la presenza di una patologia sovrapponibile a quella d’abuso ma dovuta ad altri fattori traumatici.
La logica della verità obiettiva viene presto sostituita con quella relativistica del metodo indiziario che già caratterizza l’indagine poliziesca per cui le conclusioni vengono tratte a partire dalla raccolta di indizi e segni. Nell’ambito specifico della psicodiagnostica, la raccolta delle osservazioni avviene con lo scopo di formulare ipotesi affidabili sul funzionamento della personalità, in altre parole sulle dinamiche psicologiche che consentono di comprendere e spiegare il comportamento della persona oggetto della valutazione (nel caso specifico la vittima di abuso).
L’affidabilità della psicodiagnosi deriva dalla possibilità di analizzare diversi aspetti della personalità attraverso l’uso di differenti strumenti testologici, così da massimizzare la validità delle conclusioni tratte. In tal senso, la psicodiagnosi può essere definita come un processo di valutazione psicologica che, attraverso l’applicazione di colloqui e strumenti testologici, conduce all’acquisizione di informazioni concernenti:
- I contenuti e le dinamiche di funzionamento della personalità;
- Le condizioni psicologiche e/o psicopatologiche delle funzioni psichiche.
Scopo del processo diagnostico è la formazione di un modello di funzionamento della persona osservata che consenta di comprendere e spiegare il suo comportamento, le sue reazioni e le sue esperienze interne; il modello di lavoro che il diagnosta crea è, in altre parole, una rappresentazione della persona analizzata.
I quesiti peritali
La valutazione dell’abuso sessuale consiste in un processo che conduce, normalmente, all’espletazione di tre diversi quesiti:
- Idoneità a rendere testimonianza;
- L’attendibilità psicologica;
- Presenza di alterazioni psicopatologiche da trauma.
L’idoneità a rendere testimonianza
La capacità o idoneità a rendere testimonianza si riferisce alla capacità del soggetto interrogato di fornire una versione degli eventi obiettiva, cioè complessivamente corrispondente alla reale dinamica dei fatti di cui è stato testimone. L’esame di tale idoneità avviene attraverso un accertamento dell’integrità delle funzioni psicologiche, indispensabile per un’obiettiva descrizione degli eventi percepiti e vissuti.
Le funzioni normalmente valutate sono quelle che risultano maggiormente responsabili del ricordo di un’esperienza:
- Percezione;
- Attenzione;
- Concentrazione;
- Comprensione;
- Memoria a breve e lungo termine.
Una persona viene ritenuta idonea a rendere testimonianza se non si riscontra alcuna alterazione clinica che comprometta le funzioni descritte. Le condizioni psicopatologiche che normalmente inficiano l’idoneità a rendere testimonianza sono le insufficienze mentali gravi, i disordini psicotici ed i gravi disturbi di personalità. Tutti questi disturbi, diagnosticabili secondo i criteri psicopatologici del DSM IV-TR, sebbene molto diversi tra loro, possono essere caratterizzati da una compromissione delle funzioni cognitive necessarie per rendere testimonianza.
Per tale motivo, al di là della diagnosi psichiatrica, il contributo della psicodiagnostica nell’accertamento dell’idoneità a rendere testimonianza consiste nella misurazione diretta delle funzioni necessarie per rendere un resoconto obiettivo dei fatti vissuti; tale verifica può essere effettuata attraverso l’esecuzione di strumenti testologici ed attraverso l’osservazione clinica della modalità con cui tali processi si manifestano naturalmente durante l’espletamento della testimonianza o degli incontri peritali.
Un test molto utile, in tal senso, è la scala Wechsler per adulti (WAIS-R) e per bambini (WISC-R). Questo test consiste in un insieme di compiti che consentono di valutare l’integrità delle funzioni cognitive e l’effetto che la personalità e le emozioni hanno su di esse. L’obiettivo è quello di sollecitare determinati processi psicologici attraverso compiti specifici.
L’attendibilità psicologica
È importante, inoltre, non perdere di vista e/o trascurare il vissuto del minore, creando le condizioni affinché la testimonianza non costituisca, per il minore, un’ulteriore esperienza eccessivamente dolorosa. L’ascolto empatico da parte dello psicologo diviene essenziale in questo senso, poiché consente di approfondire la vita emotiva del minore con cautela e nel rispetto dei suoi bisogni, a prescindere dal fatto che l’abuso dichiarato sia effettivamente avvenuto.
Lo psicologo, attraverso il suo operato, non potrà mai fornire dati relativi alla "verità processuale" (ovvero ciò che, con certezza, è realmente accaduto) ma si limiterà a dare valutazioni ed indicazioni utili a sostegno dell’attività del giudice, in termini di "verità clinica". Al fine di garantire che l’assunzione della testimonianza del minore avvenga nel rispetto del suo vissuto e, al contempo, non venga intaccata la genuinità del racconto, a causa di interventi suggestivi che possono interferire con la corretta rievocazione del ricordo, è stato redatto il Memorandum of Good Practice (Home Office, 1992), un documento che fornisce linee guida sulle modalità di intervista del minore.
In sintesi, tale documento differenzia quattro fasi dell’assunzione della testimonianza.
- Nella prima fase si crea il clima di collaborazione e di ascolto tra il minore e lo psicologo.
- Nella seconda fase vengono poste al minore domande aperte (non suggestive) e si lascia a questi la libera rievocazione e narrazione dei fatti.
- La terza fase prevede un approfondimento di quanto narrato, con domande che devono essere poste in modo da non generare in questi sentimenti di colpa e/o responsabilità e non devono essere vissute come pressanti nei suoi confronti.
- La quarta fase è la fase conclusiva dell’intervista, in cui lo psicologo deve riassumere quanto narrato dal bambino e comprendere se quanto è stato detto coincide con ciò che realmente il bambino ha voluto comunicare.
Fatta tale premessa, per quanto concerne la valutazione dell’attendibilità sono state messe a punto tecniche di valutazione basate su criteri attraverso i quali “leggere" i dati forniti dal minore nel corso dell’audizione. Tra queste possiamo citare la Statement Validity Analysis e la Criteria Based Content Analysis. La SVA prevede l’analisi della videoregistrazione della testimonianza tenendo conto delle caratteristiche dell’intervista (domande aperte, chiuse, dirette ecc.), degli aspetti psicologici del minore (sviluppo affettivo, cognitivo e del linguaggio), della motivazione alla testimonianza e degli aspetti investigativi (coerenza generale con altri aspetti e/o prove riguardanti l’evento).
La CBCA (che è sostanzialmente una fase della SVA) valuta la presenza di diciannove criteri che caratterizzano i racconti di eventi accaduti realmente e che, invece, non si rintracciano in racconti dal contenuto irreale o immaginario. L’attendibilità di una testimonianza viene piuttosto utilizzata affidandosi a un giudizio clinico-intuitivo piuttosto che a regole di decisione formali. L’interpretazione della CBCA dipende anche dalle abilità cognitive del testimone, dalla natura dell’evento accaduto ma anche dalla personalità del testimone; la valutazione della credibilità delle affermazioni riportate da bambini vittime di possibili abusi sessuali richiede anche un’analisi della personalità attraverso l’applicazione di metodi di natura psicometrica e diagnostica.
L’analisi della personalità della vittima appare quindi centrale per dare il giusto peso alle reazioni emotive emerse durante la testimonianza. Il ruolo specifico della psicodiagnostica nella valutazione dell’attendibilità è quello di fornire una valutazione psicologica di coerenza, considerando quanto affermato dalla vittima in merito all’abuso, le sue reazioni al supposto trauma e le caratteristiche di personalità e/o patologiche riscontrate. Si sottolinea come sia proprio il convergere di molteplici osservazioni attraverso diverse metodologie (colloqui, test proiettivi, questionari, esame degli atti) a garantire l’affidabilità delle conclusioni psicodiagnostiche.
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