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Introduzione

L’adolescenza, come fase di transizione dall’infanzia all’età adulta, è caratterizzata da molteplici, repentini e simultanei processi o compiti di sviluppo, ovvero le sfide in cui ogni adolescente è coinvolto nel processo di conquista della propria identità, che per essere adattiva deve necessariamente essere allo stesso tempo autonoma e connessa agli altri. La complessità di tali compiti evolutivi espone inevitabilmente l’adolescente a vissuti d’incertezza e di vuoto a causa della sospensione tra la perdita dell’immagine infantile e la non ancora strutturata identità adulta, riorganizzando l’immagine di sé non più dipendente dalle immagini genitoriali idealizzate. Gli interrogativi esistenziali accompagnano l’adolescente nei tentativi di riconoscersi, rappresentarsi e capirsi durante le trasformazioni in corso, durante la perdita dell’immagine infantile certa. Alcuni adolescenti tollerano i sentimenti di malessere che derivano da tutto ciò, altri incorrono in una crisi più intensa dove può trovare spazio la sintomatologia depressiva, l’evitamento delle relazioni sociali e, alcune volte, anche il pensiero di porre fine alla propria esistenza.

Occorre analizzare il rapporto fra compiti di sviluppo e reazioni disadattive a tali compiti, in un periodo dell’esistenza in cui le traiettorie evolutive possono virare repentinamente verso lidi accoglienti, o al contrario, approdare a condizioni di esistenza disadattive, quando non addirittura patologiche. Un ruolo importante nel determinare la qualità dei percorsi di sviluppo è senz’altro giocato dalla capacità dell’adolescente di sfruttare la rete sociale che fa da cornice al proprio crescere. In questo senso, il disagio adolescenziale può essere inteso come l’esito della deviazione da una traiettoria normativa: frutto della relazione dinamica disfunzionale fra individuo e contesto, che caratterizza i vissuti di disagio di quegli adolescenti che, durante la tensione del cambiamento e nel tentativo di rispondere alla spinta alla costruzione dell’identità, si sentono soli, non compresi, non riconosciuti e non amati.

Di fronte alla spinta all’autonomia emotiva (che si configura come quell’aspetto dell’indipendenza che riguarda i cambiamenti che si verificano nelle relazioni intime che l’adolescente intrattiene in particolare con i genitori), alla trasformazione di quei legami di attaccamento che avevano caratterizzato l’infanzia, essi rispondono con la reale rottura dei legami che sentono più come vincoli ed ostacoli, piuttosto che fonte di conforto e sostegno. Il processo di individuazione fase-specifico, che si esplica attraverso un simultaneo allontanamento emotivo dai genitori e un avvicinamento verso gli altri non familiari, per lo più coetanei, è reso più difficile da una disfunzionalità relazionale che affonda le radici nell’infanzia. Essa spinge il soggetto a rompere i legami, piuttosto che a trasformarli, perché vissuti negativamente, esponendo alcuni adolescenti a quell’isolamento che trova spazio come soluzione della percezione della propria incapacità e della propria non amabilità.

L’adolescente si trova ad affrontare il difficile compito di imparare a rinegoziare il proprio ruolo sociale, a stabilire un equilibrio tra bisogni interni e aspettative esterne, a conciliare sistemi diversi di valori e di regole. L’adolescente e il suo sistema familiare vanno così incontro ad un processo di separazione reciproca che avviene non senza sentimenti di dolore e di perdita. Entrambe le parti sono chiamate a ridefinire le relazioni, a fissare nuove norme alla vita comune, a ri-articolare la qualità della comunicazione ed il livello dei conflitti.

La definizione di sé è collegata in modo dialettico anche alla vicinanza agli altri: un contesto familiare supportivo, che incoraggia l’indipendenza e che contemporaneamente è pronto a sostenere materialmente ed emotivamente lo sviluppo dei figli, consente a questi ultimi di elaborare una propria individualità e di acquisire un senso di autonomia adattiva.

Negli ultimi anni, il modello che meglio consente di leggere il corso dello sviluppo e dei suoi aspetti fisiologici e patologici è quello che vede ogni fase dello sviluppo come riflesso di un flusso di transazioni e di possibilità che danno origine ad un complesso sistema nel quale individuo e ambiente sono costantemente inseriti. Lo sviluppo è quindi visto in una dimensione dinamica in cui sia le caratteristiche dell’individuo che dell’ambiente sono soggette a continui cambiamenti attraverso processi di influenzamento reciproci.

In un sistema transazionale, l’influenza di ogni elemento è complessa e bidirezionale; il bambino è continuamente impegnato in un’attività di organizzazione e modificazione dell’ambiente; i cambiamenti ambientali, a loro volta, ne producono nel bambino. In questa prospettiva, lo sviluppo di psicopatologie, per esempio, non può essere considerato funzione esclusiva dell’individuo o dell’ambiente, bensì delle transazioni individuo-ambiente che rinforzano e sostengono pattern disadattivi di comportamento attraverso il tempo. Il modello transazionale presuppone, quindi, che fattori costituzionali e ambientali, legati alle prime esperienze si combinino contribuendo alla formazione di un particolare stile comportamentale che può essere adattivo o meno.

Cap. 1: La sfida del crescere. Corpo, mente, identità

1. Trasformazioni adolescenziali

L’adolescenza è una tappa evolutiva caratterizzata dal cambiamento, dal passaggio dall’infanzia all’età adulta. Il duplice movimento di allontanamento dall’infanzia e di ricerca di un’identità stabile di adulto è l’essenza di questa fase travagliata di sviluppo e di quella "crisi" che ogni adolescente attraversa perché tutte le certezze sembrano venir meno e la ricerca di punti di riferimento sembra non aver fine.

Oggi, l’adolescenza è un’età della vita che occupa molto spazio psicologico nell’immaginario sociale. Il marcatore cronologico e sociale dei diciotto anni può essere ritenuto un elemento rilevante, poiché segna istituzionalmente la fine della condizione di "minore" e l’acquisizione della maggiore età: modifica giuridicamente l’identità del soggetto e ridefinisce l’area delle responsabilità nelle relazioni familiari, interpersonali e sociali.

Diventare adulti è un processo che implica, da parte dell’adolescente, l’acquisizione in itinere di capacità previsionali e di ipotesi progettuali più o meno realistiche, più o meno conflittuali, che si definiscono lungo un terreno di confronto con vecchie e nuove ipotesi su di sé da ricostruire e adattare alle esigenze reali del mondo del lavoro e degli affetti. L’adolescenza è, quindi, un’interruzione della tranquillità dello sviluppo infantile, caratterizzata da dinamiche spesso estreme, mutevoli e fluttuanti che danno a questo periodo della vita il suo aspetto di tumulto, di sconvolgimento.

La traversata adolescenziale non è necessariamente traumatica, ma avverrebbe in modo fluido, laddove il contesto sociale e culturale la sostiene, quando le alternative di scelta sono limitate e quando l’impegno e il raggiungimento delle stesse è quasi certo. L’adolescenza è, quindi, un momento della vita dell’individuo caratterizzata da cambiamenti e compiti di sviluppo finalizzati alla conquista dell’autonomia e all’acquisizione di abilità di funzionamento adulto. Havighurst individua i seguenti compiti evolutivi:

  • Instaurare relazioni nuove e più mature
  • Acquisire ruoli sessuali adulti
  • Accettare le manifestazioni del proprio corpo
  • Conseguire un’indipendenza emotiva dai genitori
  • Raggiungere un’indipendenza economica
  • Scegliere un’occupazione e prepararsi per la carriera
  • Prepararsi per la procreazione
  • Sviluppare capacità intellettuali
  • Raggiungere un comportamento socialmente responsabile
  • Acquisire un sistema di valori e una coscienza etica

Trasformazioni di ogni genere, quindi, irrompono nella quiete del periodo di latenza e i processi di trasformazione che l’adolescente mette in atto sono interrelati tra di loro. All’acquisizione di nuove competenze cognitive corrispondono riflessioni su se stessi e sul contesto relazionale nel quale si è inseriti. Ma l’autonomia cognitiva determina anche la ricerca di indipendenza dalle figure d’attaccamento e lo sviluppo dell’autonomia morale. Le trasformazioni corporee e sessuali determinano una riorganizzazione dell’identità in cui deve trovare posto una nuova rappresentazione dell’immagine di sé sessuato. Le nuove pulsioni sessuali determinano uno spostamento dalle relazioni d’attaccamento a nuove relazioni oggettuali, di cui è investito il gruppo dei pari.

2. Corpo e immaginario corporeo

Il corpo è al centro della maggior parte dei conflitti dell’adolescente: l’irrompere della maturità sessuale, infatti, rimette in discussione l’immagine corporea che il bambino si era costruito. Sul piano sessuale, l’adolescente registra una trasformazione fisica con la comparsa dei caratteri sessuali e della capacità riproduttiva. Se la differenziazione maschile-femminile si stabilisce nel periodo edipico, l’immagine di sé come maschio o femmina si instaura in maniera definitiva solo alla fine dell’adolescenza.

Freud sosteneva che lo sviluppo sessuale ha origine nell’infanzia. L’adolescenza è una fase di transizione dalla sessualità infantile, perversa e polimorfa, all’organizzazione psico-sessuale adulta, che l’autore denomina "genitalità". In adolescenza, le pulsioni sessuali si rivolgono ad un oggetto sessuale esterno con il quale realizzare gli antichi desideri edipici, senza infrangere il divieto dell’incesto. Anna Freud insiste sostiene come durante la pubertà, la maturazione sessuale causa un’esplosione libidica e una crescita esponenziale dell’eccitamento pulsionale, che cerca una via per essere soddisfatta e ridurre così la tensione. L’aumento di energia determina nell’Io un sentimento di angoscia particolarmente rilevante. Questa angoscia induce il soggetto a mettere in atto meccanismi di difesa, tra i quali, quelli più tipici dell’adolescenza, sono l’ascetismo e l’intellettualizzazione. Il primo consiste in una lotta, da parte del soggetto, contro i suoi impulsi sessuali e aggressivi, lotta che può coinvolgere anche il corpo, determinando un mancato soddisfacimento dei bisogni fisiologici. Il secondo ha lo scopo di controllare le pulsioni al livello del pensiero, facendo emergere l’esigenza di pensare ed elaborare tematiche vaste, esistenziali e ideologiche. Il conflitto che si instaura tra la spinta interna e la pressione esterna, spiega la continua indecisione e la radicalità dei cambiamenti che caratterizzano l’atteggiamento dell’adolescente nei confronti dei propri bisogni, desideri, intenzioni e programmi.

Laufer e Laufer sostengono che il principale compito evolutivo dell’adolescente consiste nell’organizzazione di un’identità sessuale definitiva. I profondi cambiamenti corporei e sessuali fanno riemergere dinamiche edipiche. L’atto sessuale incestuoso non è più solo desiderabile ma, adesso, anche possibile. Il superamento di questo conflitto attraverso lo spostamento delle pulsioni sessuali dal genitore edipico ai partner possibili, insieme alla conseguente riorganizzazione dell’immagine di sé sessuata, rappresenta il traguardo specifico dell’adolescente.

3. Sviluppo cognitivo

Il pensiero dell’adolescente si trasferisce dal reale al possibile. Il ragazzo diviene capace, così come l’adulto, di trattare problemi del tutto astratti, basarsi su ipotesi e su relazioni logiche, manipolare le idee, capire e costruire delle teorie. Sul piano cognitivo, si assiste ad una progressiva acquisizione delle capacità di ragionamento, di astrazione, di formulazione di ipotesi che consentono all’adolescente quella riflessione sul proprio pensiero e su quello degli altri che facilita l’instaurazione di relazioni non più ego-centrate. Ora il soggetto può fare esperienza degli schemi mentali di tipo logico-formale. Il mondo fantastico dell’adolescente è costituito da ipotesi sociali, etiche, politiche, non reali, ma logicamente realizzabili.

4. Sé e identità

Per ciò che riguarda il processo di costruzione dell’identità, Erikson sottolinea l’importanza del passaggio dal concetto di sé, costruito sull’opinione dei genitori, al concetto di sé, costruito sulla base dell’opinione dei coetanei. Erikson afferma come la costruzione dell’identità personale sia un processo di sintesi di due differenti costrutti, l’identità individuale e quella culturale. L’autore sottolinea come la formazione dell’identità sia un processo inconscio che, tramite l’osservazione e la riflessione, permette all’individuo di giudicarsi e giudicare il modo altrui di valutarlo, rispettivamente in base al giudizio percepito dagli altri e alla propria percezione sociale. L’ambiente, quindi, gioca un ruolo fondamentale nella formazione dell’identità. L’identità è una questione generazionale che viene complicata dalle pressioni dei media (che non si limitano alla sola informazione ma forniscono modelli con cui identificarsi), dagli atteggiamenti dei genitori nei confronti dei giovani e dall’orientamento tecnologico di un determinato periodo storico.

Quando si parla d’identità e costruzione d’identità, il compito non è quello di scegliere un ruolo da impersonare, ma di percepirsi sempre se stessi nonostante si recitino ruoli diversi sul palcoscenico sociale, nonostante gli eventi di sviluppo e le esperienze della vita ci pongano di fronte a un continuo cambiamento. Questo senso di unicità e continuità è ciò che l’adolescente cerca di costruire, spinto da repentini e improvvisi cambiamenti corporei, spinto dall’abbandono delle dipendenze dai genitori e dall’esplorazione dell’ambiente esterno e dall’investimento verso il gruppo dei pari, spinto, ancora, dalle capacità di ragionamento astratto e riflessivo e dal contesto.

Il modello di Erikson espone il raggiungimento dell’identità come un processo segnato dal superamento di otto crisi attraverso le quali si costruisce il Sé e si strutturano relazioni sociali soddisfacenti; il soggetto, individualizzandosi-differenziandosi dal contesto, potrà relazionarsi con esso pienamente. Per Erikson, lo sviluppo è contrassegnato da stadi, ognuno dei quali implica un conflitto che, solo quando risolto, rende possibile passare allo stadio di sviluppo successivo. Lo stadio di sviluppo caratteristico dell’adolescenza è quello che l’autore chiama crisi d’identità in cui l’individuo deve fare delle scelte, ma soprattutto deve percepirsi in continuità rispetto al proprio passato, nonostante i cambiamenti che lo coinvolgono.

Secondo Marcia ciò che determina la costruzione dell’identità è la scelta e l’assunzione di impegni sociali e privati. Egli individua quattro stati dell’identità: 1) moratorio, stato in cui l’individuo è in fase di esplorazione delle alternative; 2) acquisizione dell’identità, stato in cui l’individuo sceglie gli impegni da assumere e si impegna a raggiungerli dopo aver esplorato; 3) blocco dell’identità, in cui l’individuo ha acquisito un’identità, generalmente conformandosi ai modelli offerti dalla famiglia, senza aver vagliato altre possibili alternative; 4) diffusione dell’identità, in cui l’individuo ha messo in atto vari tentativi di esplorazione ma comportandosi sempre in maniera superficiale; mancando quasi assolutamente l’impegno.

Altro modello teorico è quello degli stili d’identità di Berzonsky per il quale ciò che influenza l’adolescente nel processo di costruzione dell’identità è il modo in cui elabora le informazioni e il tipo di strategie cognitive che mette in atto per rispondere alle spinte evolutive. L’autore indica tre stili d’identità: 1) stile orientato all’informazione, proprio di quegli adolescenti che acquisiscono informazioni, sperimentano, in vista della risoluzione di un problema o presa di una decisione; 2) stile orientato all’evitamento, proprio degli adolescenti che rimandano l’assunzione di impegni e le prese di decisione, evitando l’assunzione di responsabilità; 3) stile orientato alla norma, tipico degli adolescenti che hanno bassi livelli di esplorazione e che assumono gli impegni imposti dalla società o dalle figure genitoriali.

La costruzione dell’identità dipende anche dalla capacità di narrarsi, di costruire una storia di Sé, di pensare al passato nel presente e di vivere il presente in relazione alle aspettative future. Il tempo per l’adolescente è il tempo del Sé. Le esperienze passate vissute, se positive, gli permetteranno di guardare al futuro con fiducia e di motivarlo alle scelte, alle assunzioni di impegni e responsabilità. Lo sviluppo cognitivo permette all’adolescente di pensare a Sé, agli altri, agli eventi, al contesto e alle relazioni tra questi in modo reale.

Cap. 2: L'eclissi dell'anima. Disturbi dell'umore e dell'agire

L’esistenza individuale è da intendersi come un susseguirsi di tappe di sviluppo, ognuna caratterizzata da bisogni e compiti fase-specifici. L’adolescenza, in particolare, è un periodo di...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/03 Psicometria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher caranzame di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sviluppo tipico e atipico dall'infanzia all'adolescenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università della Sicilia Centrale "KORE" di Enna o del prof Pace Ugo.
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